Dicearco da Messina

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Dicearco (in greco Δικαίαρχος, Dikaiarkhos) (Messina, 350 a.C.290 a.C.) è stato un filosofo, geografo e cartografo greco antico.

Figlio di un certo Fidia, viaggiò in Grecia per parecchio tempo. Ad Atene fu discepolo e pupillo di Aristotele nella scuola peripatetica, dedicandosi a studi rigorosamente scientifici ed entrando in amicizia con Teofrasto, che gli dedicò alcune opere.

Pensiero e opere[modifica | modifica wikitesto]

L'atteggiamento contemplativo verso la natura viene superato e sostituito da Dicearco con un modello di vita attiva e responsabile: infatti, nel pensiero del filosofo messinese, l'uomo è responsabile del proprio destino e la decadenza è dovuta al cattivo uso della ragione. Dicearco esalta, dunque, nelle sue opere, la superiorità della vita attiva su quella contemplativa, rinnega il fato e mette nelle mani dell'uomo la responsabilità nella costruzione del proprio destino.

Inoltre sostiene che, essendo moralmente sbagliato fare del male ad altri esseri che possono provare dolore, gli uomini devono rispettare, oltre ai propri simili, anche gli animali[1].

Grande fu, inoltre, il contributo di Dicearco alla geografia, con l'adozione delle coordinate geografiche longitudine e latitudine che in breve divenne il sistema di coordinate terrestri dei geografi alessandrini. Delle sue opere, tuttavia, rimangono pochi frammenti e testimonianze. Le più significative furono:

a. Opere filosofico-politiche

  • Vita della Grecia (Βίος Ἑλλάδος) - Il Bios Hellados, in tre libri, di cui restano 24 frammenti,  era una sorta di biografia della nazione greca dai tempi più antichi al regno di Filippo II. I brani più famosi sono quelli citati da Varrone e Porfirio, che suggeriscono una visione dualistica del progresso: ad esempio, l'invenzione dell'agricoltura allevia la fame attraverso la creazione di surplus, ma l’eccedenza, a sua volta, dimostra di essere un incitamento all'avidità che conduce alla guerra. Ogni scoperta umana, dunque, risolve un problema, ma ne genera anche un altro. Passaggi che dettagliano le istituzioni umane e la loro storia suggeriscono che Dicearco pensasse che esse avrebbero potuto bloccare il declino. Molti frammenti sono, inoltre, interessati alle origini della musica e della cultura della Grecia, con un’attenzione in parte polemica: il filosofo messinese, infatti, vuole attaccare le mode correnti della musica ricordando ai suoi lettori delle loro forme originali.
  • L'anima muore con il corpo, Mantica, Vita pratica, dove si sostiene la maggiore concretezza della vita pratica.
  • Tripolitico - Un lavoro oggetto di molte controversie. Probabilmente era uno studio comparativo del governo sulla falsariga di Aristotele: Dicearco, infatti, aveva diviso tutti i governi in tre categorie, la democratica, aristocratica e monarchica, altresì sostenendo un governo "misto", riecheggiando il sistema spartano, in cui gli elementi di tutte e tre le categorie hanno un ruolo.

b. Opere geografiche

  • Descrizione della Grecia (Ἀναγραφὴ τῆς Ἑλλάδος) - Si tratta di un frammento di un'opera dedicata a "Teofrasto", e composta da 150 trimetri giambici. Pur attribuito a Dicearco, le lettere iniziali dei primi ventitré versi mostrano che è opera di un "Dionisio, figlio di Calliphon".
  • Itinerario intorno al mondo (Γῆς περίοδος), dove per la prima volta la terra viene suddivisa in meridiani e paralleli, con un reticolo che individuava qualunque punto delle terre allora conosciute, dalle colonne d'Ercole alle estreme Indie, dall'Africa meridionale all'Europa settentrionale.
  • Sui Monti del Peloponneso, misura dei monti con un sistema di triangolazione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Erica Joy Mannucci, La cena di Pitagora, Carocci editore, Roma, 2008, p. 24.

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