Claude Lévi-Strauss

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
« Più che dare risposte sensate, una mente scientifica formula domande sensate. »
(Claude Lévi-Strauss[1])
Lévi-Strauss nel 2005

Claude Lévi-Strauss (Bruxelles, 28 novembre 1908Parigi, 30 ottobre 2009[2]) è stato un antropologo, psicologo e filosofo francese.

Tra i suoi contributi alla psicologia scientifica vi è l'applicazione del metodo di indagine strutturalista agli studi antropologici.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato a Bruxelles da genitori francofoni di religione ebraica, si trasferisce presto con la famiglia a Parigi, dove suo padre lavorava come ritrattista, nel cui clima intellettuale avviene la sua formazione culturale.

La formazione culturale e le prime esperienze in campo antropologico[modifica | modifica sorgente]

Studia legge e filosofia alla Sorbona di Parigi e nel 1931 si laurea in filosofia, abbandonando gli studi di legge, ed inizia ad insegnare in un liceo di provincia.

Le sue posizioni filosofiche si dimostrano subito molto critiche nei confronti delle tendenze idealiste e spiritualistiche della filosofia francese del periodo fra le due guerre, soprattutto perché egli riconosce in se stesso un'esigenza di concretezza che lo porta verso direzioni completamente nuove.

Egli scopre presto nelle scienze umane, in particolare nella sociologia e nell'etnologia, la possibilità di costruire un discorso innovatore sull'uomo. Decisivo fu per Lévi-Strauss l'incontro con Paul Rivet, che conobbe in occasione dell'esposizione di Jacques Soustelle al Museo Etnografico, e con Marcel Mauss del quale fu allievo. Egli rimane affascinato dal forte senso del concreto che scaturisce dall'insegnamento di Mauss e dal metodo che egli utilizza per spiegare e analizzare i riti e i miti primitivi.

Nel 1935 gli viene offerta l'occasione di andare ad insegnare sociologia a San Paolo in Brasile. Questa sarà l'occasione per conoscere un mondo completamente diverso da quello europeo ma soprattutto per entrare in contatto con le popolazioni indie del Brasile che diventeranno l'oggetto delle sue ricerche scientifiche sul campo. Il suo esordio nel campo dell'antropologia avviene gradualmente. Nei primi tempi, compie brevi visite nell'interno del paese. A cavallo tra il 1935 e il 1936 organizza una spedizione, della durata di qualche mese, tra i Bororo e infine, tra il giugno e il dicembre del 1938 una missione nel Mato Grosso e nella foresta amazzonica dove incontrerà "i veri selvaggi"[3], cioè le popolazioni meno acculturate e nello stesso tempo più interessanti.

Il ritorno in Francia e la fuga negli Stati Uniti[modifica | modifica sorgente]

Tornato in Francia nel 1939 viene mobilitato allo scoppio della seconda guerra mondiale ma nel 1941, subito dopo l'armistizio, a causa delle persecuzioni contro gli ebrei, è costretto a fuggire e riesce ad imbarcarsi per gli Stati Uniti.

A New York inizia a insegnare presso la "New School for Social Research"; presto viene considerato uno dei fondatori dell'École Libre des Hautes Études, una specie di "Università in esilio" per accademici francesi. Gli anni trascorsi a New York si rivelano presto molto importanti per la sua formazione, e soprattutto la sua relazione con il linguista Roman Jakobson gli sarà d'aiuto per mettere a punto il suo metodo di indagine strutturalista. Lévi-Strauss è anche considerato, insieme a Franz Boas, uno degli esponenti principali dell'Antropologia Americana, disciplina che insegna presso la Columbia University a New York, e che gli fa ottenere il titolo per essere accettato con facilità negli Stati Uniti. Nel 1948 ritorna a Parigi e in quell'anno consegue il suo dottorato alla Sorbona con una tesi maggiore e una minore, come era tradizione in Francia, dal titolo "La famiglia e la vita sociale degli Indiani Nambikwara" (La vie familiale et sociale des Indiens Nambikwara) e le "Le strutture elementari della parentela" (Les structures élementaires de la parenté).

L'apogeo scientifico[modifica | modifica sorgente]

"Le strutture elementari della parentela" viene pubblicato l'anno seguente e immediatamente considerato uno degli studi più importanti di antropologia sui rapporti di parentela fino a quel momento effettuati. Già Emile Durkheim, aveva pubblicato un famoso studio, dal titolo Forme elementari della vita religiosa, frutto di una analisi sull'organizzazione familiare dei popoli e sull'esame delle strutture logiche che vengono a formarsi nelle relazioni tra i vari componenti. Mentre, tra gli antropologi inglesi, Alfred Reginald Radcliffe-Brown sosteneva che la parentela era basata sulla discendenza da un comune antenato, Lévi-Strauss sostiene che la parentela era basata sull'alleanza tra due famiglie che si viene a creare quando una donna proveniente da un gruppo sposa un uomo appartenente ad un altro gruppo.

Tra gli anni 1940 e 1950 Lévi-Strauss continua le sue pubblicazioni e ottiene sempre maggior successo. Al suo ritorno in Francia lavora come amministratore del CNRS, al "Musée de l'Homme" e in seguito all'"École Pratique des Hautes Études", alla sezione di "Sciences religieuses", sezione precedentemente fondata da Marcel Mauss e rinominata "Religions comparées des peuples sans écriture" ("Religioni comparate dei popoli senza scrittura").

Lévi-Strauss era già conosciuto nei circoli accademici ma, nel 1955, con la pubblicazione della sua opera "Tristes Tropiques" raggiunge un pubblico più vasto. Tristi Tropici è essenzialmente un diario di viaggio nel quale egli annota le sue impressioni, frammiste a una serie di geniali considerazioni sul mondo primitivo amazzonico, che risalgono al periodo 1935-1941 quando egli era espatriato dalla Francia. L'opera di Lévi-Strauss viene presa in considerazione dall'organizzazione del Premio Goncourt, ma viene rifiutata con la giustificazione che "Tristes Tropiques" era una "non-fiction".

Nel 1959 egli diventa titolare della cattedra di Antropologia sociale presso il Collège de France. Dopo qualche tempo egli pubblica "Anthropologie structurale" che comprende una collezione dei suoi saggi con esempi e teorie strutturaliste.

« Sono qui raccolti diciassette dei cento testi circa che ho scritto in quasi trent'anni. Alcuni sono andati perduti; altri possono benissimo rimanere nell'oblio. Tra quelli che mi sono apparsi meno indegni di sussistere, ho fatto una scelta, scartando i lavori il cui carattere è puramente etnografico e descrittivo, e anche altri, di portata teorica, ma la cui sostanza è incorporata nel mio libro Tristi Tropici. Pubblico qui per la prima volta due testi (i capitoli V e XVI), che, uniti ad altri quindici, mi sembrano adatti a chiarire il metodo strutturale in antropologia [4]»

In quel periodo egli sviluppa un programma che comprende una serie di organizzazioni, come un Laboratory for Social Anthropology e un nuovo giornale, l'Homme, per poter pubblicare i risultati delle sue ricerche.

Nel 1962 Lévi-Strauss pubblica quello che per molti venne ritenuto il suo più importante lavoro, "Pensée Sauvage". Nella prima parte del libro viene delineata la teoria della cultura della mente e nella seconda parte questo concetto si espande alla teoria del cambiamento sociale, senza però portare prove scientifiche a supporto delle proprie teorie, di origine umanistica e filosofica. Questa seconda parte del libro coinvolgerà Lévi-Strauss in un acceso dibattito con Jean-Paul Sartre riguardo alla natura della libertà umana.

"Il triangolo culinario" di Lévi-Strauss. Diagramma di analisi strutturale nella preparazione dei cibi. Adattato da Le Cru et le cuit

Ormai diventato una celebrità, Lévi-Strauss trascorre la seconda metà degli anni sessanta alla realizzazione di un grande progetto, i quattro volumi di studi dal titolo Mythologiques. In esso, Levi-Strauss analizza un singolo mito seguendone le variazioni di gruppo in gruppo dall'estremità del Sud America attraverso l'America Centrale e Settentrionale, fino al Circolo Artico ed esamina, con una metodologia tipicamente strutturalista, le relazioni di parentela tra i vari elementi nella struttura sottostante invece di considerare il contenuto della storia in sé. Mythologiques è un esempio di analisi ampio e dettagliato (in quattro volumi); benché sia l'opera principale di Lévi Strauss questo libro è meno conosciuto del Pensiero Selvaggio.

Nel 1971, Lévi-Strauss completa l'ultimo volume di Mythologique e nel 1973 viene eletto dall'Académie Française, uno dei più grandi onori per un intellettuale francese. Egli era anche membro dell'"American Academy of Arts and Letters". Nel 1973 ha ricevuto l'Erasmus Prize, nel 2003 il Meister Eckhart Prize per Filosofia e ha ricevuto la laurea ad honorem dalle Università di Oxford, della Harvard e dalla Columbia University. Egli è anche stato onorato della Grand-croix de la Légion d'honneur, e gli è stato attribuito il merito di "Commandeur de l'ordre national du Mérite" e di "Commandeur des Arts et des Lettres". Dopo il ritiro egli ha continuato a pubblicare occasionalmente meditazioni sull'arte, sulla musica e sulla poesia, e, se intervistato, a raccontare le reminiscenze della sua vita.

Muore venerdì 30 ottobre 2009 all'età di quasi 101 anni[2].

Il pensiero[modifica | modifica sorgente]

Lévi-Strauss cercò di applicare la linguistica strutturale di Ferdinand de Saussure all'antropologia. I suoi studi riguardano, fra gli altri, la famiglia e il mito. Levi-strauss connettendo cognitivismo e antropologia arricchisce il tema dell'anti-etnocentrismo e del relativismo dell'antropologia. Attraverso la ricerca di strutture logiche comuni a tutte le culture, di costanti comuni che poi si manifestano in molteplici forme di concettualizzazione umana, comprensibili solo nel contesto etnografico di riferimento, riconosce il caratterere di sistematicità e razionalità del modo di vivere e pensare dei popoli tribali (Frabboni e Pinto Minerva, 2005).

Proibizione dell'incesto[modifica | modifica sorgente]

Secondo Lévi-Strauss tutte le culture pongono un divieto al desiderio incestuoso e pertanto il tabù dell'incesto si configura come una legge universale. Il tabù dell'incesto è, in pratica, la proibizione dell’endogamia, il cui effetto, quindi, è l’incoraggiamento dell’esogamia. Grazie a quest’ultima, la famiglia è in grado di stabilire relazioni esterne che rafforzano la solidarietà sociale. Lévi-Strauss espresse ampiamente questa teoria dell'alleanza matrimoniale nel suo Le strutture elementari della parentela (1949). La proibizione dell'incesto è la costante universale che segna il passaggio dal puro stato di natura a una società umana seppure minimamente organizzata.

In talune società antiche l'incesto era comunque spesso consuetudine nelle famiglie che detenevano il potere, con l'evidente finalità dell'autoconservazione dello stesso: esempi giunti fino a noi sono quelli dei faraoni egizi.

Critiche[modifica | modifica sorgente]

Notevoli critiche sono state fatte al pensiero di Claude Levi Strauss, specialmente a partire dal '68 californiano, quando furono totalmente rigettate sia dalle minoranze afroamericane sia dal gotha dei sociologi ed antropologi statunitensi (tra cui Herbert Marcuse, Angela Davis, Desmond Morris, Huey Newton, Stokely Carmichael).

I principali appunti mossi al filosofo originario del Belgio furono:

  • l'assoluta ignoranza dei caratteri evoluzionistici riscontrati nell'Uomo, specie riguardo alla fase in cui la "scimmia umana" divenne carnivora;
  • l'arbitrarietà del "punto zero", ovvero la "tribù felice" anziché l'uomo civilizzato, che riflette l'influenza romantica di Jean-Jacques Rousseau;
  • l'assenza di dati e statistiche scientifiche a supporto;

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • La Vie familiale et sociale des Indiens Nambikwara (1948) > La vita familiare e sociale degli indiani Nambikwara, trad. di Paolo Caruso (Einaudi, 1970)
  • Les Structures élémentaires de la parenté (1949, 1968) > Le strutture elementari della parentela, trad. di Alberto Mario Cirese e Liliana Serafini (Feltrinelli, 1972)
  • Race et Histoire (1952) > Razza e storia, trad. di Paolo Caruso (Einaudi, 1967)
  • Tristes tropiques (1955) > Tristi tropici, trad. di Bianca Garufi (Il Saggiatore, 1960)
  • Anthropologie structurale (1958) > Antropologia strutturale, trad. di Paolo Caruso (Il Saggiatore, 1966)
  • Le totémisme aujourd'hui (1962) > Il totemismo oggi, trad. di Danilo Montaldi (Feltrinelli, 1964)
  • La Pensée sauvage (1962) > Il pensiero selvaggio, trad. di Paolo Caruso (Il Saggiatore, 1964)
  • Mythologiques I. Le cru et le cuit (1964) > Mitologica I. Il crudo e il cotto, trad. di Andrea Bonomi (Il Saggiatore, 1966)
  • Mythologiques II. Du miel aux cendres (1967) > Mitologica II. Dal miele alle ceneri, trad. di Andrea Bonomi (Il Saggiatore, 1970)
  • Mythologiques III. L'origine des manières de table (1968) > Mitologica III. Le origini delle buone maniere a tavola, trad. di Enzo Lucarelli (il Saggiatore, 1971)
  • Mythologiques IV. L'homme nu (1971) > Mitologica IV. L'uomo nudo, trad. di Enzo Lucarelli (Il Saggiatore, 1974)
  • Anthropologie structurale II (1972) > Antropologia strutturale II, trad. di Sergio Moravia (1978)
  • La Voie des masques (1977; 1979) > La via delle maschere, trad. di Primo Levi (Einaudi, 1985)
  • Myth and Meaning (1978) > Mito e significato: cinque conversazioni radiofoniche (2002)
  • Mito e Significato, (1980) Il Saggiatore, Milano
  • Le regard éloigné (1983) > Lo sguardo da lontano, trad. di Primo Levi (1984)
  • Paroles données (1984)
  • La Potière jalouse (1985) > La vasaia gelosa. Il pensiero mitico nelle due Americhe, trad. di Giuseppe Mongelli (1987)
  • De près et de loin. Entretiens avec Didier Eribon (1988) > Da vicino e da lontano, trad. di Massimo Cellerino (1988)
  • Histoire de lynx (1991) > Storia di lince. Il mito dei gemelli e le radici etiche del dualismo amerindiano (1993)
  • Regarder, écouter, lire (1993) > Guardare ascoltare leggere, trad. di Francesco Maiello (1994)
  • Saudades do Brasil (1994) > Saudades do Brasil (1995)
  • Le Père Noël supplicié (1994) > Babbo Natale giustiziato, trad. di Clara Caruso (1995)
  • Loin du Brésil. Entretiens avec Véronique Mortaigne (2005)
  • Levi Strauss Fuori di sé a cura di Marino Niola. Edizioni QUODLIBET Italia 2008

Articoli[modifica | modifica sorgente]

1944, “The Social and Psychological Aspects of Chieftainship in a Primitive Tribe: The Nambikuara of Northwestern Mato Grosso", Transactions of the New York Academy of Science, 7: 16-32.

1944/45, “Le dédoublement de la représentation dans les arts de l'Asie et de l'Amérique”, Renaissance, II-III, pp. 169–186) poi in LÉVI-STRAUSS 1958b (trad. it. "Lo sdoppiarsi della rappresentazione nelle arti dell'Asia e dell'America" in trad. it. di 1958a: 275-300).

1945a, “French Sociology”, in GURVITCH MOORE (a c. di), 1945: 503-537.

1945b, “L'œuvre d'Edward Westermarck", RHR, 129: 84-100.

1948, "Compte rendu de Sun Chief, the Autobiography of a Hopi Indian, par L. Simmons”, Année sociologique, Troisième série, I, 1940-1949 (pubblicato nel 1945 in Social Research, 10).

1950, “Introduction à l'œuvre de Marcel Mauss“ in MAUSS, 1950: IX-LII (trad. it. Einaudi, 1965).

1952ª Race et histoire, Parigi: Unesco; edizione riveduta in LÉVI-STRAUSS 1973: 377-422.

1952b, “Les Structures sociales dans le Brésil central et oriental”, Proceedings of the 29th Congress of Americanists, Chicago: University of Chicago Press; ora in LÉVI-STRAUSS 1958ª: 133-145 (trad. it. “Le strutture sociali nel Brasile centrale e orientale” in trad. it. di 1958ª: 140-152).

1956a “The Family” /???/in SHAPIRO (a c. di), 1956; trad. francese in Annales de l'Université d'Abidjan, série F-3, fasc. 3, 1971: 5-29, ora in nuova versione in 1983a: 65-92 .

1956b, “Les Organisations dualistes existent-elles?” Bijdragen tot de Taal-, Land- en Volkenkunde, 112, 2: 99-128 poi in LÉVI-STRAUSS 1958a. (trad. it "Esistono le organizzazioni dualiste” in trad. it. di 1958a: 153-185).

1958, “La Geste d'Asdival”, Annuaire 1958-59, Parigi: École Pratique des Hautes Ètudes, pp. 3–43; ora in Lévi-Strauss, 1973: 175-234 (trad. it. “Le gesta di Asdiwal” in trad. it. di 1973: 187-235).

1960, “Ce que l'ethnologie doit à Durkheim”, Annales de l’Université de Paris: I: 45-50; ora in 1973a: 57-62).

1964, “In Memoriam Alfred Métraux”, L'Homme, IV, 2: 5-19.

1966, “Anthropology: Its Achievement and Future”, CA, 7 (2): 124-127.

1979, « La famille » , in BELLOUR R. et CLEMENT C. (a c. di) Claude Lévi-Strauss. Textes de et sur Claude Lévi-Strauss, Parigi: Gallimard, pp. 93–131.

1980 (1950), « Introduction à l'œuvre de Marcel Mauss », in MAUSS M., Sociologie et anthropologie, Parigi: PUF: IX-LI.

1983b, “Histoire et ethnologie", AESC, XXXVIII, (6): 1217-1231.

Opere collettive[modifica | modifica sorgente]

  • L'identité. Séminaire interdisciplinaire dirigé par Claude Lévi-Strauss, professeur au Collège de France, 1974-1975, Parigi: Grasset, 1977 (trad. it. L'identità. Seminario diretto da Claude Lévi-Strauss Palermo, Sellerio, 1980).
  • LÉVI-STRAUSS Claude – Didier ERIBON (in collaborazione con), De près et de loin, Parigi: Odile Jacob, 1988 (trad. it. Da vicino e da lontano. Discutendo con Claude Lévi-Strauss, Milano: Sellerio, 1988).

Libri su Lévi-Strauss[modifica | modifica sorgente]

  • Lévi-Strauss, fuori di sé, a cura di Marino Niola - Macerata, Quodlibet (saggi di Agamben, Augé, De Beauvoir, Derrida, Le Goff, Sontag et al.) 2008
  • Camilla Pagani Genealogia del primitivo -Il museo du Quai Brauly, Lévi-Strauss e la scrittura etnografica Negretto Editore, Mantova
  • Alessandro Di Caro, Lévi-Strauss: teoria della lingua o antropologismo?, Spirali, Milano 1981

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ cit. in Le mucche possono scendere le scale?, a cura di Paul Heiney, Newton Compton, Roma, 2007. ISBN 978-88-541-0828-8.
  2. ^ a b Sembra esserci del disaccordo in merito alla data della morte infatti i quotidiani italiani riportano come data la notte tra sabato 31 ottobre e domenica 1 novembre: si vedano Corriere della sera e Repubblica, così come (FR) Le Parisien e (FR) Le Monde. France Info afferma che la morte sia avvenuta sabato 31 ottobre. Altre fonti parlano di venerdì 30 ottobre, il (EN) New York Times afferma di aver contattato il figlio di Lévi-Strauss, Laurent che ha affermato che il padre è morto venerdì (30 ottobre). Anche (EN) Yahoo! news riporta la data del 30 ottobre. Si sa che la notizia della morte (v. le fonti precedenti) è stata data solo martedì 3 novembre.
  3. ^ Claude Lévi-Strauss, Tristi Tropici, Il Saggiatore, Milano, 1960
  4. ^ da Prefazione, Claude Lévi-Strauss, Antropologia strutturale, Casa editrice Il Saggiatore, Milano, 1966, p. 11

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Seggio 29 dell'Académie française Successore
Henry de Montherlant 1973 - 2009 Amin Maalouf

Controllo di autorità VIAF: 102346347 LCCN: n79011221