America Settentrionale

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America Settentrionale
L'America settentrionale fotografata in orbita bassa nella Giornata della Terra dal satellite di ricerca Suomi NPP.
L'America settentrionale fotografata in orbita bassa nella Giornata della Terra dal satellite di ricerca Suomi NPP.
Stati 3 + 3 dipendenze
Superficie 21 949 120 km²
Abitanti 351 211 696
Lingue inglese, francese, spagnolo, lingue amerinde
Fusi orari da UTC-10 a UTC+0
Nome abitanti nordamericani
Posizione dell'America Settentrionale nel mondo
Posizione dell'America Settentrionale nel mondo

L'America Settentrionale o America del Nord o Nord America (grafie alternative: "Nord-America", "Nordamerica") è una delle tre principali macroregioni, distinte per posizione geografica, in cui attualmente viene suddivisa l'intera America (le altre due macroregioni sono l'America Centrale e l'America Meridionale). In particolare l'America Settentrionale rappresenta gran parte di quello che secondo alcuni geografi è il continente nordamericano mentre secondo altri geografi è il subcontinente nordamericano.[1]

Toponimia[modifica | modifica sorgente]

La denominazioni "America del Nord" e "Nord America" (e sue grafie alternative) sono ambigue in quanto utilizzate anche per indicare tutto il continente nordamericano (o subcontinente nordamericano).[2] Al fine di evitare equivoci con il continente nordamericano (o subcontinente nordamericano) la denominazione "America Settentrionale" è quindi preferibile.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

L'America settentrionale rappresenta la parte settentrionale e centrale del continente nordamericano (o subcontinente nordamericano). È delimitata quasi esclusivamente da mari e oceani: a nord dal Mar Glaciale Artico a ovest dall'Oceano Pacifico, a est dall'Oceano Atlantico, a sud dall'America Centrale continentale e dal Golfo del Messico. In particolare, come confine tra l'America settentrionale e l'America centrale continentale, viene considerato l'Istmo di Tehuantepec.[3]

L'America Settentrionale ha una superficie di 23.473.000 km² che rappresentano il 95% circa della superficie del continente nordamericano (o subcontinente nordamericano), il 55,2% circa della superficie dell'America, il 15,7% circa della superficie delle terre emerse della Terra e il 4,6% circa della superficie della Terra.

Orografia[modifica | modifica sorgente]

L'America settentrionale è caratterizzata da tre grandi catene montuose orientate da nord a sud, all'interno delle quali si aprono le Grandi Pianure: lungo la costa ovest una lunga serie di catene costiere (con il monte Mc Kinley, 6.194 m, il più alto del continente); poco più all'interno, parallela a queste, si snoda poi la catena delle Montagne Rocciose, mentre lungo la costa atlantica si eleva la catena dei monti Appalachi, meno elevata perché più antica.

Idrografia[modifica | modifica sorgente]

I fiumi più importanti dell'America settentrionale sono il Mississippi e il San Lorenzo. Il primo scorre negli Stati Uniti, il secondo negli Stati Uniti e in Canada. Altri fiumi importanti sono il Colorado e il Columbia, entrambi negli Stati Uniti.

In America settentrionale ci sono cinque laghi importanti: il Michigan, il Superiore, l'Erie, l'Ontario e l'Huron. Altri laghi importanti sono: il Lago Athabasca, il Grande Lago degli Schiavi e il Lago delle Renne, tutti in Canada.

L'America settentrionale è bagnata dall'Oceano Atlantico a est, dall'Oceano Pacifico a ovest e dal Mar Glaciale Artico a nord.

Geografia umana[modifica | modifica sorgente]

La popolazione stanziata nell'America Settentrionale è di circa 430.000.000 di abitanti (dato del 2010).

Geografia politica[modifica | modifica sorgente]

Politicamente l'America settentrionale è suddivisa fra i seguenti tre stati indipendenti:

Il Canada è compreso interamente nell'America settentrionale. Degli Stati Uniti d'America non è compreso nell'America settentrionale solo l'Atollo Palmyra, atollo dell'Oceano Pacifico. Il Messico è compreso solo in gran parte nell'America settentrionale. In particolare del Messico non rientrano nell'America settentrionale il Tabasco, il Campeche, lo Yucatán, il Quintana Roo, il Chiapas e una piccola parte del Veracruz e dell'Oaxaca.

Non compreso nei suddetti tre stati indipendenti, il rimanente territorio dell'America settentrionale politicamente è suddiviso fra i seguenti tre territori dipendenti da stati europei:

Questi tre territori dipendenti da stati europei sono compresi interamente nell'America settentrionale.

L'America settentrionale in ambito geopolitico[modifica | modifica sorgente]

L'America settentrionale in ambito geopolitico

In ambito geopolitico normalmente, per quanto riguarda le macroregioni sovranazionali, si prescinde dai confini riconosciuti in ambito geografico e si considera i confini degli stati ad essi più prossimi. Secondo tale consuetudine, in ambito geopolitico l'America settentrionale è delimitata a sud da confini diversi rispetto a quelli riconosciuti in ambito geografico.

L'America settentrionale secondo l'ONU

In particolare, come confine tra America settentrionale e America Centrale continentale, in ambito geopolitico non viene considerato l'Istmo di Tehuantepec ma il confine tra Messico e Guatemala e tra Messico e Belize. Cioè tutto il Messico (quindi anche il Tabasco, il Campeche, lo Yucatán, il Quintana Roo, il Chiapas e tutto il Veracruz e l'Oaxaca) viene considerato appartenente all'America settentrionale.

Discostandosi da quanto normalmente avviene in ambito geopolitico, l'ONU considera invece tutto il Messico appartenente all'America centrale. Cioè considera, come confine tra l'America settentrionale e l'America centrale, il confine tra Stati Uniti d'America e Messico. Secondo l'ONU l'America settentrionale è dunque formata dai territori dei seguenti stati e dipendenze: Canada, Stati Uniti d'America, Bermuda, Groenlandia e Saint-Pierre e Miquelon.[4]

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'America precolombiana e le esplorazioni europee[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Nativi americani.

Prima dell'arrivo degli europei, l'America settentrionale era popolata da innumerevoli tribù indigene non molto evolute che si distinguevano in grossi gruppi, tutti presumibilmente discendenti da genti asiatiche che attraversarono lo Stretto di Bering 40.000 anni fa: gli indiani delle zone più vicine al Messico erano più evoluti, e arrivarono a edificare vere e proprie città con il fango, in zone desertiche. Fu qui probabilmente che nacquero gli Aztechi prima di migrare verso sud. Le altre popolazioni erano invece più primitive, e spesso non conoscevano né l'agricoltura né la pastorizia, ma erano cacciatori e raccoglitori, come gli indiani delle Grandi Pianure, la cui sopravvivenza fu sempre legata intimamente con le mandrie dei bisonti.

I primi a giungere nell'America del nord dall'Europa furono certamente i Vichinghi, che intorno all'anno 1000 sbarcarono nei pressi del Labrador (Canada). Tuttavia, per ragioni sconosciute, non vi si stabilirono a lungo e presto abbandonarono l'unico insediamento perdendo il ricordo della colonia. L'America settentrionale fu così riscoperta da Giovanni Caboto al servizio della Gran Bretagna, che il 24 giugno 1497 raggiunse l'isola di Terranova e credette di trovarsi in Asia. È considerato il primo europeo ad essere sbarcato nell'America continentale (Colombo fino a quel momento aveva esplorato solo le isole dei Caraibi), sempreché non sia stato preceduto da Amerigo Vespucci in Sudamerica. L'interesse dell'Inghilterra fu però di breve durata anche perché nel corso del suo secondo viaggio (1498) Caboto scomparve. Pertanto la classificazione dell'America del nord come continente, e non come uno sparuto gruppo di isole o come parte dell'Asia, fu ritardata di quasi un trentennio.

Nel 1513 intanto lo spagnolo Juan Ponce de León sbarcò in Florida, divenendo il primo europeo a toccare gli attuali Stati Uniti d'America (a meno che non l'avesse preceduto Caboto, che forse raggiunse il Maine prima di scomparire); di conseguenza si compirono in seguito parecchi viaggi, sia per colonizzare la Florida, sia per raggiungere il ricco Messico dal momento che gli Spagnoli avevano ricevuto informazioni sull'esistenza degli Aztechi, sia per appurare se il Golfo del Messico fosse una baia o uno stretto per l'Oriente. Nel 1519 Alonso Álvarez de Pineda scoprì che era un grosso golfo e vide per primo il fiume Mississippi. In seguito alla conquista dell'impero azteco (1521) partirono molte spedizioni nei due decenni seguenti per raggiungere il nord e colonizzarlo. Molti erano spinti dalla leggenda delle Sette città di Cibola, mitici ricchi regni indigeni oltre l'impero azteco. Fu così che nel 1539 Francisco de Ulloa giunse fino in California scoprendo il golfo di California e il fiume Colorado. Nel 1540-1541 Francisco Vázquez de Coronado sfatò il mito delle sette città raggiungendo il Kansas e trovando solo villaggi di fango. Con la spedizione di Coronado l'interesse spagnolo per l'America settentrionale decadde del tutto: gli stessi territori appena esplorati furono in parte dimenticati e la California venne colonizzata solo alla fine del Settecento.

Tuttavia altri navigatori nel frattempo avevano definitivamente classificato l'America settentrionale come continente: Giovanni da Verrazzano al servizio della Francia e Lucas Vázquez de Ayllón ed Esteban Gómez per la Spagna avevano risalito la costa dalla Florida fino al Canada tra il 1524 e il 1527; in particolare Verrazzano fu il primo a vedere la baia di New York. Questi esploratori trovarono terre selvagge abitate da popolazioni barbare povere e decretarono così l'inutilità di quei territori immensi. Malgrado ciò nel 1534 Jacques Cartier diresse una seconda spedizione francese che esplorò il Canada e risalì il fiume San Lorenzo, ma che non fu di stimolo ai francesi per altri viaggi: essi sarebbero tornati in loco solo agli inizi del Seicento.

L'America settentrionale, abbandonata da francesi e spagnoli, tornò d'interesse per i britannici, che essendo meno impegnati dei francesi nei problemi dell'Europa intendevano farsi strada tra le potenze iberiche per il commercio con le Indie. Iniziarono pertanto quell'infinita serie di viaggi nell'America del nord per scoprire il favoleggiato Passaggio a nord-ovest che conducesse al Pacifico e quindi all'Asia. Dalla seconda metà del Cinquecento diversi navigatori tentarono la sorte nelle fredde acque del nord, ricavando solo magri risultati come la scoperta di una baia o di uno stretto, che poi composero il "puzzle" del Passaggio a nord-ovest; in particolare Martin Frobisher (1576), John Davis (1590), Henry Hudson (1610-1611), da cui prende il nome il fiume di New York e l'omonima baia, e William Baffin (1612). Per quanto queste spedizioni non raggiunsero l'Asia, consolidarono nel Nordamerica la presenza britannica, che farà la storia e la cultura del continente fino ai giorni nostri.

L'era coloniale[modifica | modifica sorgente]

Oltre alla ricerca del Passaggio a Nord Ovest, gli Inglesi si interessarono fin dall'inizio alla colonizzazione di questi territori, per insidiare il dominio iberico nell'America centro-meridionale. Già Walter Raleigh nel 1584 tentò, senza successo, di fondare una colonia stabile sull'isola di Roanoke nell'attuale Carolina del Nord; la più antica città dell'America Settentrionale e dunque la prima colonia europea fu comunque Saint John's sull'isola di Terranova. L'interesse britannico risvegliò quello francese e accese per la prima volta quello olandese: all'inizio del Seicento ben tre potenze erano "in corsa" per la conquista di questi territori. Samuel de Champlain fece ritorno nel 1604 nelle zone esplorate da Cartier e fondò le prime due colonie stabili francesi: Montréal e Québec. Gli Inglesi si insediarono in modo definitivo negli attuali Stati Uniti e nella tanto bramata Virginia con la fondazione della colonia di Jamestown nel 1607. Per finire gli olandesi fondarono Nuova Amsterdam (odierna New York) alle foci dell'Hudson (1624). Compagnie commerciali appositamente fondate si impegnarono assieme alle rispettive corone a colonizzare i nuovi territori in cambio del monopolio sugli scambi commerciali.

Le colonie europee, soprattutto quelle inglesi, si caratterizzarono in modo assai bizzarro: in Nord America si insediarono in numero sempre crescente comunità religiose perseguitate in Europa (celebri i “Padri Pellegrini”, puritani inglesi giunti nel 1620 in Massachusetts sulla Mayflower). La carta concessa dal re d'Inghilterra garantiva la possibilità di governarsi secondo principi propri, fermi restando gli obblighi di carattere economico-commerciale (esclusività degli scambi con la madrepatria). La proprietà terriera era molto diffusa, perché divisa di diritto fra tutti i membri maschi della comunità, accentuando il carattere democratico delle strutture di governo e creando uno stretto legame tra i concetti di autonomia economica e libertà politica. In quest'opera di popolamento i coloni anglo-francesi dovettero confrontarsi con la tenace resistenza opposta dalle numerose tribù indiane sospinte sempre più verso l'interno e private dei loro tradizionali territori di caccia e pascolo.

Progressivamente il quadro politico dell'America settentrionale si andò configurando in questo modo: i francesi avevano occupato il territorio canadese, gli inglesi la costa statunitense e la Baia di Hudson (in virtù delle esplorazioni nel 1611): qui venne fondata nel 1665 la Compagnia della Baia di Hudson, che sarà alla base del Canada moderno. Mentre gli spagnoli iniziavano a temere l'avanzata francese verso sud (che dalla regione dei grandi laghi nel 1681 avevano annesso tutto il bacino del Mississippi (Grandi Pianure) fino al golfo del Messico) e consolidavano la Florida, gli olandesi avevano perso nel 1667 le colonie di Nuova Amsterdam e del Delaware a vantaggio degli inglesi, che unificavano così tutta la costa orientale e i territori alle loro spalle, organizzati nelle Tredici colonie. Nel XVIII secolo la situazione, già abbastanza complessa, sfociò nella guerra dei sette anni tra Francia e Gran Bretagna (1756-1763); a vincerla furono i britannici, che così si guadagnarono il dominio su tutto il Canada conosciuto e sull'America settentrionale in generale, scacciando per sempre i francesi; la Louisiana, ovvero le Grandi Pianure, fu spartita tra Britannici e Spagnoli (ad est e ad ovest del Mississippi). Ma fu un apogeo di breve durata: nel 1776 le Tredici colonie che componevano i possedimenti inglesi della costa orientale ottennero l'indipendenza e nacquero gli Stati Uniti d'America, la prima nazione del nuovo mondo.

Dall'800 ai giorni nostri[modifica | modifica sorgente]

I britannici si ritirarono in Canada e proseguirono da lì le esplorazioni: nel 1787 Alexander Mackenzie raggiunse il mar Glaciale Artico discendendo il fiume che porta il suo nome e avviò la colonizzazione del Canada occidentale, mentre nel 1794 raggiunse il Pacifico attraverso quelle stesse terre. Si risvegliò inoltre la ricerca del passaggio a nord-ovest, che portò alla definitiva mappatura delle isole artiche canadesi e all'attraversamento del fantomatico passaggio con Robert McClure nel 1850. Contemporaneamente la Compagnia della baia di Hudson venne accorpata al Canada (1870), aggiungendo così nuovi sterminati territori ai coloni anglofoni. Si compose dunque il dominio, la colonia inglese del Canada; alla fine dell'800 l'uomo bianco si era ormai spinto fino al fiume Yukon, dove nel 1896 scoppiò la memorabile corsa all'oro del Klondyke.

Sempre nel Settecento la Russia era comparsa sulla scena colonizzando l'Alaska e divenendo un serio pericolo per i possedimenti inglesi in Canada e addirittura per quelli spagnoli in California, ma i Russi vendettero il territorio agli Stati Uniti nel 1864. La presenza spagnola passò di mano: con la decolonizzazione dell'America centro-meridionale nacque lo Stato del Messico, che controllava gran parte degli attuali Stati Uniti Occidentali; questi tuttavia dopo alcuni decenni di disordini (Zorro) si unirono agli Stati Uniti nel 1848. Un'esplorazione statunitense importante di questi nuovi sconfinati territori fu quella di Meriwether Lewis e William Clark, che nel 1804 attraversarono il continente dalla costa orientale al fiume Columbia. Nel XIX secolo dunque, con la definitiva unificazione tra nord e sud e l'abolizione della schiavitù dopo la guerra di secessione americana (1861-1865) gli Stati Uniti si imposero come potenza moderna ed effettiva, sebbene gli sterminati territori occidentali fossero ancora scarsamente popolati e in parte sconosciuti: nacque così l'epopea del Far West, che portò migliaia di coloni in territori lontanissimi e durò fino all'inizio del '900; come in Canada, essa fu incoraggiata anche da numerose corse all'oro.

La ricchezza permise a questa nazione, mentre nel vecchio mondo era in corso la Belle Époque, di influenzare l'equilibrio mondiale, e di inserirsi tra la schiera delle nazioni colonizzatrici; essi espansero la loro influenza su tutto il resto dell'America, dove le deboli nazioni che da quasi un secolo si erano rese indipendenti da Spagna e Portogallo, benché potenzialmente ricchissime grazie alle risorse naturali non riuscivano a spiccare il volo a causa dei grandissimi divari sociali e delle guerre civili. Crearono inoltre un dominio sul Pacifico, contemporaneamente alla colonizzazione della Polinesia da parte degli Europei: a loro andarono le colonie tedesche nel 1918, dopo la vittoria nella prima guerra mondiale. Nel frattempo il potere europeo in America settentrionale svaniva del tutto con la totale indipendenza del Canada dal Regno Unito e il suo ingresso nel Commonwealth nel 1931. Il novecento vide il trionfo degli Stati Uniti come definitivi dominatori del globo: fu tuttavia un cammino irto di ostacoli; alla vittoria della seconda guerra mondiale essi sarebbero rimasti i signori del pianeta, se non fosse stato per la Guerra fredda che scoppiò subito con l'URSS e divise il mondo in due macrofazioni. Nella loro sfera d'influenza comunque gli Stati Uniti ottennero un prestigio a livello culturale: nacque la globalizzazione, che portò al trionfo del sistema democratico e della cultura occidentale in ogni dove, nonché all'ingerenza economica e politica di questa nazione dappertutto; gli Stati Uniti, con la definitiva vittoria sulla Russia alla fine del secolo non hanno più ostacoli nella politica planetaria, ma di fronte a nuove superpotenze (India, Cina, Brasile, Giappone, Corea) sembra che il loro astro si stia avviando sul viale del tramonto. La loro influenza mediatica è comunque ormai consolidata.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Alla fine degli anni novanta gli Stati Uniti erano la prima nazione al mondo per la produzione economica. Nel 2000 il prodotto interno lordo era di 9.837.405 milioni di dollari USA, equivalente a un PIL pro capite di 34.940 dollari USA. Le attività del settore primario contribuiscono nella misura dell’1,7% alla formazione del prodotto interno lordo annuale, il settore secondario nella misura del 26,2% e il terziario, di gran lunga il più redditizio, nella misura del 72%.

Il Dollaro venne unanimemente scelto come unità monetaria degli Stati Uniti il 6 luglio 1785. Alla fine della guerra di indipendenza americana, il Congresso continentale adottò per la valuta il sistema decimale. I primi dollari coniati negli Stati Uniti furono emessi dal governo federale a Filadelfia nel 1794 in seguito all'approvazione del Coinage Act del 1792, che istituiva due misure di valore: il dollaro d'argento e il dollaro d'oro (dal 1792 al 1873 il Dollaro era supportato liberamente da oro e argento, con un sistema chiamato Bimetallismo). Quest'ultimo, una moneta molto piccola, fu coniato solo dal 1849 al 1889. Col tempo il contenuto d'argento e oro è stato variato. Una disposizione del Congresso del 1900 definì il dollaro d'oro l'unità monetaria degli Stati Uniti e fissò il valore delle banconote a corso legale in rapporto al dollaro d'oro.

Attraverso una serie di cambiamenti legislativi avvenuti tra il 1873 e il 1900, l'importanza dell'argento fu via via diminuita fino all'adozione formale del gold standard. Il Gold Standard, sopravvisse, con molte modifiche fino al 1974. Prima del 1934, per effetto del cosiddetto Gold Standard, la carta moneta statunitense era convertibile in monete d'oro; con la legge sulle riserve auree del 1934 la convertibilità fu abolita. Da allora in poi la moneta circolante, sia cartacea sia metallica, è stata del tipo fiduciario. Il dollaro americano ha ufficialmente subito diverse svalutazioni successivamente al 1934; durante gli anni settanta il suo valore è diminuito bruscamente rispetto ad altre valute più stabili, mentre il prezzo dell'oro è aumentato. Dal 1986, tuttavia, si sono compiuti vari tentativi per ridurre l'enorme deficit commerciale statunitense abbassando il valore del dollaro rispetto ad altre valute, tentativi che hanno avuto particolare successo nei confronti del marco e dello yen giapponese. Il dollaro d'argento rimase in circolazione fino al 1965, allorché fu abbandonato poiché il valore del suo contenuto d'argento era superiore al valore nominale.

A partire dal 1975, i cittadini americani furono autorizzati a possedere, comprare e vendere l'oro come un qualsiasi prodotto, benché le monete d'oro non potessero circolare come denaro corrente. Il dollaro è considerato la principale riserva valutaria internazionale, anche se esistono segni evidenti di un suo declino negli anni novanta: attualmente, oltre il 60% delle riserve di valute estere globali è detenuto in dollari e oltre due terzi del commercio mondiale è fatturato in dollari. Il governo federale statunitense iniziò a emettere valuta, supportata dal Dollaro Spagnolo, durante la Guerra di secessione americana. Queste banconote, conosciute come "greenbacks" per il loro colore, diedero inizio alla tradizione statunitense di stampare la valuta in verde. Contrariamente alle altre nazioni tutte le banconote statunitensi sono state stampate con lo stesso colore per la maggior parte del XX secolo. Le moderne banconote statunitensi, indipendentemente dalla denominazione, misurano 6,63 cm. in larghezza, 15,6 cm. in lunghezza e 0,11 mm. in spessore.

Il 13 maggio 2003, il ministero del Tesoro degli Stati Uniti ha annunciato l'introduzione di una banconota da 20$ a colori (la prima dal 1905). La scelta è dettata dalla necessità di contrastare la crescente contraffazione. Le nuove banconote sono entrate in circolazione il 9 ottobre 2003. Altre banconote da 50$ e 100$ verranno introdotte nel 2004 e 2005, ognuna con differenti schemi di colori. Nome dell’unità monetaria di diversi paesi, tra i quali Australia, Canada, Hong Kong, Nuova Zelanda, Singapore, Stati Uniti. Il termine deriva dall'antico tedesco daler o taler, nome di una moneta d'argento coniata nel 1519 in Sassonia. Il dollaro per antonomasia è quello statunitense, che derivò il suo nome da un’altra moneta d’argento, il peso duro, o doleras, coniata in Spagna e utilizzata nelle colonie spagnole e nell'America settentrionale anche dai coloni inglesi.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La definizione di "continente" (e di conseguenza quella di "subcontinente") è dibattuta nella comunità scientifica e l'America è uno dei casi in cui emergono le divergenze.
  2. ^ Si veda ad esempio la voce "America" dell'enciclopedia Treccani.it: «Si è soliti distinguere l'America in due parti: America Meridionale, a sud dell'istmo di Darién, e America Settentrionale e Centrale, a nord; due parti che [...] è preferibile considerare due continenti separati indicati anche rispettivamente come Sudamerica e Nordamerica. Per il Nordamerica sussiste qualche problema di delimitazione e di denominazione perché spesso si tende a distinguere un'America Centrale formata dalla regione istmica e dalla regione insulare caribica».
  3. ^ Si veda ad esempio la voce "Tehuantepec" dell'enciclopedia Treccani.it: «[L'Istmo di Tehuantepec] segna il limite meridionale fisico dell'America Settentrionale».
  4. ^ Si veda la pagina web Composition of macro geographical (continental) regions, geographical sub-regions, and selected economic and other groupings sul sito web ufficiale dell'ONU.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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