Henry Moore

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Three Forms: Vertebrae (1968-69), all'Israel Museum di Gerusalemme

Henry Spencer Moore (Castleford, 30 luglio 1898Much Hadham, 31 agosto 1986) è stato uno scultore britannico. Figlio di un ingegnere minerario, Moore divenne famoso per le sue opere astratte in bronzo di grandi dimensioni e per le sue sculture squadrate in marmo.

Durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale da parte dei tedeschi, Moore come molti dei suoi concittadini londinesi, era solito rifugiarsi nelle stazioni della metropolitana. Da qui trasse ispirazione per molte delle sue opere che lo resero famoso. Il suo stile influenzato dall'arte primitiva e tribale rompe con i canoni classici tradizionali.

Henry Moore amava ispirarsi al corpo umano. Le sue statue rappresentano corpi primitivi e deformati, spesso dalle lunghe membra innaturalmente distese ma dinamiche nei gioco dei movimenti. Spesso raffigurano donne, simbolo di fertilità, o figure supine che sottolineano come l'uomo appartenga alla natura. Questo tema è stato interpretato come un segno di speranza e di fede nell'umanità, messaggio positivo che ha contribuito al successo di cui l'artista ha goduto dopo la Seconda guerra mondiale.

Una sua opera è collocata a Prato in piazza San Marco, ed è ora uno dei simboli della città (Forma squadrata con taglio, 1974).

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia per le scienze e per le arti (Austria) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia per le scienze e per le arti (Austria)
— 1978

Opere di Moore[modifica | modifica wikitesto]

Testimonianze e Scritti di Henry Moore[modifica | modifica wikitesto]

  • "Drawings", Curatore Kenneth Clark, Harper & Row, 1974
  • Henry Moore, Curatori: Alessandro Bettagno, Istituto di storia dell'arte (Fondazione "Giorgio Cini"), Henry Moore Foundation, Electa, 1995
  • Sulla scultura, Abscondita 2002
  • "writings and conversations", Curatore Alan G. Wilkinson, University of California Press, 2002
  • Una tortura deliziosa. Pagine sull'arte di scrivere (Filigrana), Minimum Fax, 2003

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sir Herbert Edward Read, "Henry Moore, sculptor", A. Zwemmer, 1934
  • Will Grohmann, "The art of Henry Moore", H.N. Abrams, 1960
  • Silla Zamboni, "Henry Moore", Fratelli Fabbri, 1966
  • Roberto Sanesi, "Sul linguaggio organico di Henry Moore: annotazioni e diari",Testo italiano/inglese. Fotografie di Maria Mulas. La Nuova Foglio, 1977
  • Giovanni Carandente, Moore e Firenze, Il bisonte : Nuovedizioni E. Vallecchi, 1979
  • Walker Daniel P., "Il concetto di spirito o anima in Henry Moore e Ralph Cudworth", Bibliopolis 1986
  • Causey, Andrew " Sculpture Since 1945" Oxford University Press.1998
  • Mitchinson, David; Julian Andrews "Celebrating Moore: Works from the Collection of The Henry Moore Foundation". University of California Press.1998
  • Roberto Bondì, "L' onnipresenza di Dio. Saggio su Henry Moore", Rubbettino 2001
  • Kosinski, Dorothy M.; Julian Andrews. "Henry Moore, Sculpting the 20th Century" Yale University Press.2001
  • Wilkinson, Alan G. "Henry Moore: Writings and Conversations. Berkeley (California)" University of California Press 2002
  • Roger Berthoud, "The life of Henry Moore", Giles de la Mare, 2003
  • Beckett, Jane; Fiona Russell "Henry Moore: Space, Sculpture, Politics". Burlington (Vermont): Ashgate.2003
  • Hedgecoe John, "Henry Moore. A Monumental Vision", Taschen, 2005
  • Papi Anna M, "Henry Moore e il mago Merlino", Gli Ori, 2009
  • Neumann Erich, "Henry Moore e il suo immaginario archetipico", Moretti & Vitali, 2012

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