John Beazley

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Sir John Davidson Beazley (Glasgow, 13 settembre 1885Oxford, 6 maggio 1970) è stato un archeologo e storico dell'arte britannico, insigne studioso di antichità classiche, specialista nella ceramografia classica, i cui metodi di studio hanno aperto nuovi orizzonti all'interpretazione stilistica dei materiali conservati.

Studi e carriera accademica[modifica | modifica wikitesto]

Beazley attese ai suoi studi presso il Balliol College, all'Università di Oxford, dove si legò di un'intensa amicizia al poeta James Elroy Flecker. Dopo la laurea, nel 1907, fu studente e tutor in antichità classiche all'oxfordiano Christ Church College, per divenire poi, nel 1925, Lincoln Professor of Classical Archaeology in Art.

Fu nominato Cavaliere dell'Ordine dell'Impero Britannico nel 1949 e si ritirò dall'insegnamento nel 1956, continuando però i suoi studi fino alla morte.

Fu membro straniero dell'Académie des Inscription et Belles-Lettres dal 1945[1]

Il suo prezioso archivio personale nel 1965 andò a costituire il Beazley Archive, conservato presso l'Ashmolean Museum: un preziosa collezione di 500.000 appunti, 250.000 fotografie in bianco e nero, 2000 libri e 1500 disegni.

L'interesse per la ceramica antica[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1908 pubblica il suo primo articolo su tre vasi greci dell'Ashmolean Museum. Si specializza da allora nello studio della Ceramica greca, in particolar modo quella a figure nere e a figure rosse, un campo di studio allora poco frequentato e nel quale divenne presto un'autorità mondiale.

Fu probabilmente sotto gli auspici del collezionista d'arte Edward Warren, animato da una comune passione, che Beazley entrerà in contatto con Bernard Berenson. Warren patrocinerà inoltre i suoi viaggi e le sue frequentazioni museali in giro peri il mondo. Si recò ad esempio negli Stati Uniti con l'intento di studiare le collezioni vascolari, in particolar modo quelle dell'università di Harvard, del Museum of Fine Arts di Boston e del Metropolitan Museum of Art di New York. Il risultato di questi studi confluì nel suo Attic Red-figure Vases in American Museums, pubblicato nel 1918.

Risale al 1925, anno in cui conseguì la cattedra, la pubblicazione della sua opera maggiore Attische Vasemaler des rotfigurigen Stils una lista di identificazioni di artisti che vedrà la sua prima edizione inglese nel 1942, sotto il titolo Attic Red-figure Vase-painters.

Il metodo di Beazley[modifica | modifica wikitesto]

Hypnos e Thanatos trasportano il corpo di Sarpedonte, da una lekythos a fondo bianco del Pittore di Thanatos (ca. 460 a.C.) al British Museum, Londra

Beazley applicò e adattò al suo campo di studi, in maniera feconda, il metodo di interpretazione stilistica ideato per l'Arte rinascimentale da Giovanni Morelli, al fine di attribuire, in analogia a quanto fatto da Bernard Berenson, opere e manufatti vascolari a una specifica mano o bottega d'artista, perfino quando l'assenza di qualsiasi segno impedisse l'attribuzione di un nome. È il caso, ad esempio, del cosiddetto Pittore di Berlino, la cui cifra stilistica egli fu il primo a individuare.

I primi passi[modifica | modifica wikitesto]

Non è chiaro come Beazley sia pervenuto a definire il suo metodo, se attraverso l'influenza di Berenson o la conoscenza del metodo di Morelli, oppure attraverso il lavoro di Crowe e Cavalcaselle sulla pittura fiamminga (Early Flemish Painters, 1856), che lui avrebbe potuto ben conoscere.

Di certo il primo abbozzo si può rintracciare negli appunti di viaggio datati giugno 1908, quando, giunto a Palermo, rivolse la sua attenzione a un cratere attico a volute, con raffigurazione a figure rosse di un'amazzonomachia.

L'osservazione sistematica e comparata[modifica | modifica wikitesto]

Egli partiva dal presupposto che i vasi greci fossero opera di una varietà di artisti e atelier ciascuno dotato di una propria impronta stilistica. Si trattava allora di identificarne lo stile peculiare attraverso lo studio comparato di tutti quei minuti dettagli, apparentemente minori insignificanti, come le mani, le orecchie o i drappeggi, in cui poteva nascondersi la soggettività dell'artista.

Beazley iniziava innanzitutto dalla osservazione delle forme dei vasi, della loro taglia e dei motivi. Eseguiva poi minuziosi ricalchi delle raffigurazioni da trasformare poi in disegni. Proprio grazie a queste riproduzioni grafiche si proponeva di ricostruire e comprendere il sistema di disegno utilizzato dall'artista, secondo un metodo che gli permette di attribuire le singole opere a pittori identificati da un nome convenzionale. Nascono così denominazioni come il Pittore di Thanatos, così chiamato da una lekythos funeraria a fondo bianco del British Museum rappresentante Hypnos e Thanatos, o il già citato Pittore di Berlino, che prende il suo nome da un'anfora allo Staatliche Museen.

L'applicazione costante di queste tecniche, in oltre quarant'anni di lavoro, gli permetterà, ad esempio, di seguire la mano di un artista attraverso più opere nel tempo fino a riconoscerne e seguirne persino l'evoluzione stilistica, dalle prime espressioni giovanili fino alle fasi senili.

Formalizzazione del metodo[modifica | modifica wikitesto]

Questo metodo comparativo, che egli andò perfezionando e divulgando, trovò la sua più compiuta formalizzazione nel 1922, in un articolo pubblicato sul Journal of Hellenic Studies il cui titolo, Citharœdus, riecheggiava la raffigurazione di un musicista da un'anfora conservata al Metropolitan Museum e da lui attribuita, proprio grazie al suo metodo, al Pittore di Berlino.

Nell'articolo del 1922 Beazley focalizza l'attenzione sulle sagome dei vasi, il design, i disegni, le figure e le tecniche di esecuzione, elementi che connotano quello che lui chiama «system of forms», il cui esame comparato permette di pervenire a una conoscenza dell'arte vascolare il cui livello di solidità non ha termini di confronto in alti campi della storia dell'arte.
Al suo apparato di appunti, ricalchi e disegni aggiunse poi la fotografia, soprattutto, inizialmente, a opera di sua moglie Marie Bloomfield, sposata nel 1919.

Uno studio senza pregiudizi[modifica | modifica wikitesto]

Un grande merito di Beazley è stato il saper rivolgere la sua attenzione di studioso all'intero fenomeno della ceramica antica - senza alcuna preclusione verso le realizzazioni minori. Per la prima volta con lui la pittura vascolare diveniva oggetto di studio quale fenomeno intrinseco e rilevante, non più arte minore di interesse subalterno e sussidiario rispetto alla scultura e alla pittura. Beazley applicò così la propria tempra intellettuale alla ricostruzione della storia di un intero movimento di artisti ceramografi e botteghe nell'antica Atene, facendo inaspettatamente risorgere, da un indistinto e bimillenario anonimato, le insospettate individualità delle singole mani d'artista.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Membres, de l'Académie des Inscription et Belles-Lettres de Paris

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Attic Red-figured Vases in American Museums. 1918
  • Attische Vasenmaler des rotfigurigen Stils. Tübingen, 1925
ed. inglese: Attic Red-Figure Vase-Painters, Clarendon Press, Oxford, 1942, 2a ed. 1963
  • Greek Vases in Poland. 1928
  • The Pan Painter. 1931 e 1974
  • The Berlin Painter. 1932 e 1974
  • The Kleophrades Painter. 1933 e 1974
  • Attic Red-figure Vase-painters. Oxford, 1942
  • Potter and Painter in Ancient Athens. 1944
  • Attic White Lekythoi. 1946
  • Etruscan vase painting. Oxford, 1947
  • The Development of Attic Black-figure. Berkeley 1951. Revised edition Dietrich von Bothmer und Mary B. Moore. Berkeley: University of California Press, 1986 ISBN 0-520-05593-4
  • Attic Black-Figure Vase-Painters, Clarendon Press, Oxford, 1956
  • Donna C. Kurtz (a cura di). Paralipomena: additions to Attic black-figure vase-painters and to Attic red-figure vase-painters. Oxford University Press, Oxford, 1971
  • Donna C. Kurtz (a cura di). Greek Vases, Lectures by J. D. Beazley. Oxford, 1989
  • Master of the Achilles Amphora in the Vatican, in Journal of Hellenic Studies, 34, 1914, pp. 179-226.
  • Citharoedus, in Journal of Hellenic Studies, 42, 1922, pp. 70-98
  • The little Master Cups, in Journal of Hellenic Studies, 52, 1932, pp. 167-204.

Approfondimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Herbert A. Cahn. John Davidson Beazley. In: Kleine Schriften zur Münzkunde und Archäologie. Basel, 1975, pp. 168-170
  • Martin Robertson: Beazley and after. In: Münchner Jahrbuch, 27, 1976, pp. 29-46
  • Donna Kurtz (Hrsg.): Beazley and Oxford. Lectures delivered at Wolfson College, Oxford on 28 June 1985. Oxford, 1985. ISBN 0-947816-10-0
  • Philippe Rouet. Approaches to the study of Attic vases. Beazley and Pottier. Oxford 2001. ISBN 0-19-815272-8

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 54232695 LCCN: n80015719