Anfora

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Anfora di tipo Dressel 1B
Legenda : 1: orlo - 2: collo - 3: manico - 4: spalla - 5: corpo - 6: piede

L'anfora è un vaso di terracotta a due manici, definiti anse, di forma affusolata o globulare utilizzato nell'antichità per il trasporto di derrate alimentari liquide o semiliquide, come vino, olio, salse di pesce, conserve di frutta, miele, ecc. Le anfore si possono classificare in fenicie o puniche, greche, etrusche, della Magna Grecia (greco-italiche antiche) e romane.

Il nome deriva dal greco ἀμϕορέα (accusativo singolare di ἀμϕορεύς, composto di ἀμϕί + ϕέρω, "portare da entrambe le parti"), attraverso il latino amphora.

Indice

[modifica] Classificazione

Il primo studioso di questi recipienti fu, nel 1872, Heinrich Dressel, insieme a padre Luigi Bruzza. Studiando i cocci presenti sulla collina romana di Testaccio, antica discarica di questi contenitori, cominciò a catalogare e datare le anfore romane.

Per quanto riguarda le anfore di età romana le tipologie attualmente in uso sono molto numerose e la loro denominazione può discendere dal nome di una località (es. Camuludunum 184), di uno studioso (es. Keay VI), di un inventario/contesto di scavo (es. Agora M273); altre denominazioni possono derivare invece da caratteristiche fisiche dell'anfora (es. hollow foot amphora) o dall'arco cronologico di diffusione (es. Late Roman Amphora 2).

[modifica] Unità di misura

L'anfora (in lingua greca: ἀμφορεύς) era una unità di misura di volume in uso nell'antica Grecia, [1], che nel sistema attico di Solone corrispondeva a 72 cotili o a 1/2 metreta (19,44 litri).

Con il termine anfora veniva indicato nel Cinquecento una unità di peso e di capacità, utilizzata dai commercianti italiani, soprattutto veneziani. Veniva abbreviata con il segno @[2]

[modifica] L'anfora nella ceramica greca

Anfora

Il termine anfora (dal greco amphorèus) è inoltre utilizzato per una forma ceramica greca decorata, caratterizzata da un corpo rastremato inferiormente, con collo più stretto e due anse impostate sul collo e sulla spalla. A differenza dei contenitori da trasporto sopra descritti, che presentavano un piede appuntito atto a facilitare l'immagazzinamento sulle navi, le anfore avevano un fondo piatto che permetteva ad esse di sostenersi. Erano destinate a contenere liquidi o granaglie.

Già conosciute in epoca micenea, in epoca greca se ne distinguono due principali tipi, a seconda se il profilo tra spalla e collo segue una curva continua, ovvero presenta uno stacco netto.

Tra le prime si distinguono un tipo "B", più antico (diffusa nella prima metà del VI secolo a.C.) con anse cilindriche e piede "ad echino rovesciato", un tipo "A", successivo (intorno alla metà del secolo), con anse quadrangolari e piede a doppio scalino, e un tipo "C", che presenta un orlo a profilo rotondo invece che trapezoidale, più rara ma il cui utilizzo si estende tra il 580 e il 470 a.C. circa.

Tra le anfore con il collo distinto una variante è rappresentata dall'"anfora panatenaica", fortemente rastremata verso il piede, creata ai tempi di Pisistrato e offerta come premio delle competizioni delle Panatenee di Atene: presenta una decorazione dipinta tipica, sempre a figure nere (la dea Atena su un lato e la gara vinta sull'altro), fino al II secolo a.C. A partire dal IV secolo a.C. le anfore panatenaiche sono datate dall'iscrizione del nome dell'arconte eponimo. Furono prodotte anche anfore della medesima forma ma con diverse decorazioni, a volte più piccole, forse come souvenir.

Un'altra variante particolare era l'"anfora nicostenica", che prende il nome dal vasaio Nicostene (Nikosthenes, 530-520 a.C.), e presenta anse piatte che partono dall'orlo e collo a profilo concavo.

Una variante con corpo meno espanso era l'"anfora tirrenica", prodotta a partire dal 575 a.C. circa e destinata all'esportazione in Etruria, mentre l'"anfora nolana", che prende il nome dagli esemplari rinvenuti a Nola, presentava un alto collo svasato con ampio orlo convesso.

Un'anfora di piccole dimensioni prendeva il nome di "anforisco".

[modifica] Note

  1. ^ Nell'antica Grecia le misure di capacità variavano a seconda che fossero destinate ai liquidi (μέτρα ὑγρά) o ai solidi (μέτρα ξηρά) (Guy Rachet e Marie Francoise Rachet (a cura di), Dizionario Larousse della civiltà greca. Roma: Gremese Editore, 2001, p. 157-8, ISBN 88-8440-107-0, ISBN 978-88-8440-107-6)
  2. ^ L'icon@ dei mercanti di Giorgio Stabile

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