Panatenee

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Frammento di fregio dal Partenone con la gara dei cavalieri nella processione delle Panatenaiche (British Museum).

Le Panatenee (in greco antico Παναθήναια, traslitterato in Panathénaia) era la festa religiosa più importante dell'antica Atene, in onore della divinità protettrice della città, Atena (con l'appellativo di Poliàs, Poliade). Si tenevano il giorno della nascita della dea (il 28 del mese di Ecatombeone, corrispondente alla fine di luglio) e vi partecipavano tutti i cittadini liberi, comprese le donne.

Secondo la tradizione erano state istituite da Erittonio mitico re di Atene, o da Teseo, per celebrare il sinecismo dell'Attica sotto Atene.

Nel 566 a.C. Pisistrato riorganizzò la festa[1] ed istituì ogni quattro anni, nel terzo anno dell'Olimpiade, le "Grandi Panatenee", di durata maggiore, che compresero anche i giochi panatenaici, con competizioni artistiche e sportive.

Processione panatenaica[modifica | modifica sorgente]

La processione panatenaica, che avveniva solo in onore delle Grandi Panatenee, portava il dono di un peplo tessuto dalle ateniesi nobili (Ergastìne)[2] e ricamato con episodi della Gigantomachia.

La processione si radunava prima dell'alba nei pressi della porta del Dipylon, attraversava l'agorà e attraverso la via Panatenaica giungeva all'Acropoli, dove potevano entrare solo i cittadini ateniesi. La processione passava quindi davanti al Partenone e si fermava al grande altare di Atena.

Il rito comprendeva sacrifici, tra cui un'ecatombe.

La processione è raffigurata nel fregio disposto sui muri esterni della cella del Partenone, scolpito da Fidia e dai suoi aiuti. Vi sono rappresentati alla partenza gli ipparchi e il keryx o araldo, gruppi di cavalieri che si stanno preparando o sono colti in corsa per la gara che si svolgeva durante la processione. A questi seguono le quadrighe, tra le quali si svolgeva pure una gara, nell'ultimo tratto della quale un oplita con armatura doveva scendere e correre a fianco del carro in accordo con l'andatura dei cavalli. Segue quindi la processione vera e propria (pompé) con gli animali per i sacrifici, portatori di offerte, suonatori e le canefore che portavano il peplo e vasi per libagioni[3].

Giochi panatenaici[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Giochi panatenaici.

I giochi comprendevano diverse competizioni sportive, i cui vincitori ricevevano in premio olio prodotto dallo stato con gli ulivi sacri ad Atena, contenuto in un certo numero di anfore, dette appunto "anfore panatenaiche" dipinte con soggetti relativi alla gara vinta.

I giochi comprendevano gare sportive aperte a tutti i Greci, sostanzialmente le stesse presenti nei giochi olimpici, di cui la più importante era la corsa dei carri, e giochi tradizionali riservati ai soli ateniesi, tra cui una corsa con le fiaccole che si svolgeva la notte prima della processione sul percorso dal Pireo all'Acropoli di Atene.

Comprendevano inoltre concorsi poetici e musicali, tra cui una declamazione completa dei poemi omerici nella quale si alternavano diversi rapsodi.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Simonetta Angiolillo, Arte e cultura nell'Atene di Pisistrato e dei Pisistradi, Edipuglia, 1997. pp.67-68.
  2. ^ Ergastinai | archeologica toscana
  3. ^ Paolo Morachiello, L'Acropoli di Atene dalla preistoria ad oggi (Ateneo Veneto, marzo-aprile 2005), p.16 e seguenti (testo in (PDF) sul sito IUAV.it, dell'università di Venezia). Nel testo si riporta l'ipotesi secondo la quale sono rappresentate nel fregio due processioni, ambientate in età arcaica (quando la società ateniese era suddivisa in 12 fratrie) e in epoca contemporanea al fregio stesso (quando dopo la riforma di Clistene (508-507 a.C.) la società fu suddivisa in 10 phylai, o tribù) e che si svolgevano con modalità leggermente diverse.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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