Lekythos

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Lekythos

La lekythos (in greco antico λήκυθος) è un vaso dal corpo allungato, stretto collo con un'unica ansa e ampio orlo svasato. Era utilizzato nella Grecia antica e nelle zone magno-greche per conservare e versare olio profumato e unguenti ed era impiegato dagli atleti e nelle cerimonie funebri, come segnacolo sepolcrale.

Indice

[modifica] Evoluzione della forma

La forma vascolare compare alla fine dell'epoca micenea e viene utilizzata ancora dai ceramisti italioti nel III secolo a.C.
Può presentare un profilo continuo tra collo e corpo, evolvendo da un corpo di forma più globulare ad uno più allungato. A partire dalla metà del VI secolo a.C. conserva il profilo allungato, ma la spalla si distingue dal corpo, assumendo un andamento orizzontale.

Nella ceramica corinzia poteva avere corpo globulare ("lekythos ariballica", per la somiglianza con l'ariballo) mentre nella ceramica attica presenta frequentemente una decorazione dipinta su fondo bianco.

[modifica] Funzione

In funzione di segnacoli sepolcrali furono usati spesso semplici vasi fittili e poi, nella seconda metà del V secolo a.C., marmorei. Tra le testimonianze più antiche vi sono i grandi vasi di stile geometrico (VIII secolo a.C.) rinvenuti nel cimitero del Dipylon ad Atene.
Questa consuetudine vede la sua maggiore diffusione tra VI e IV secolo a.C., continuando nel mondo greco fino all'età imperiale romana.
Tra le forme più utilizzate vi era proprio la lekythos e la loutrophòros, un alto vaso a due anse usato per contenere acqua, in particolare quella del bagno nuziale, che distingueva le tombe degli adolescenti morti prima delle nozze. In conseguenza del prevalente uso funerario, furono eseguite anche lekythoi in marmo con rilievi che venivano deposte sulle tombe.[1]

[modifica] Lekythoi a fondo bianco

Questi piccoli flaconi di forma cilindrica a collo piuttosto stretto si moltiplicarono a partire dalla metà del V secolo a.C. Disegnate in un primo momento al tratto su fondo avorio, si arricchirono progressivamente di colori vivi.
Per la Karouzou si trattò dei più nobili prodotti dell'arte greca, per le loro forme stabili e slanciate, per la qualità del disegno e per l'intensità emotiva che riuscirono ad esprimere i personaggi rappresentati su di esse. Il Museo Archeologico Nazionale di Atene possiede la collezione più ricca al mondo di lekythoi.

Lo stile delle lekythoi si suddivide convenzionalmente in quattro fasi:

  • la prima fase di transizione fra stile a figure nere e stile a figure rosse
  • la cosiddetta fase a vernice nera.
  • la fase dell'età di Pericle (450-430 a.C.)
  • la fase finale (430-400 a.C.)

I pittori anonimi che ne hanno eseguiti i disegni vengono designati con il nome della loro opera più nota o di una particolarità stilistica che li contraddistinse. Tra i più importanti si annoverano:

  • il Pittore di Achille, che fu considerato uno dei più abili e fini decoratori della metà del V secolo a.C. Il suo nome deriva da una delle sue migliori opere, l'anfora del Vaticano su cui è rappresentato Achille.
  • il Pittore di Charon.
  • il Pittore del Canneto, attivo nell'ultimo quarto del V secolo a.C. (430-400 a.C.) e dunque più giovane degli altri, le cui opere migliori sono ventidue lekythoi, classificate sotto il nome di gruppo R.[2]

[modifica] Note

  1. ^ Maria Serena Mirto, La morte nel mondo greco: da Omero all'età classica, Carocci, 2007, par. 4.2, p.87.
  2. ^ Laura Nicotra, Archeologia al femminile, L'Erma di Bretschneider, 2004, Le lekythoi a fondo bianco, pp. 156-158.

[modifica] Bibliografia

  • 2004, J. H. Oakley, Picturing Death in Classical Athens. The Evidence of the White Lekythoi, Cambridge University Press

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

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