Monte Testaccio
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| Monte Testaccio | |
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Una sezione riordinata degli strati di cocci |
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| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Altezza | 54 m s.l.m. |
| Coordinate | 41°52′39″N 12°28′33″E / 41.877437°N 12.475895°E |
| Mappa di localizzazione | |
Coordinate: 41°52′39″N 12°28′33″E / 41.877437°N 12.475895°E
Il Monte dei Cocci o Monte Testaccio (in latino Mons Testaceum) a Roma, è una vera e propria discarica specializzata di epoca romana. È infatti costituita da innumerevoli strati ordinatamente disposti di cocci (in latino testae, da cui il nome del monte) di anfore olearie sbarcate dal vicino porto fluviale sul Tevere e destinate alla vendita a Roma. Si trova tra le Mura aureliane e il Tevere, all'estremo sud della città murata.
Indice |
Storia [modifica]
La "discarica" del vicino porto fluviale dell'Emporium, fu utilizzata dalla tarda repubblica alla metà del III secolo.
Nei secoli successivi lungo la base della collina vennero scavate delle grotte, adibite a cantine e stalle (i "grottini"), sulle quali si costruirono casette che oggi, ristrutturate, ospitano ristoranti e locali notturni, evoluzione delle antiche osterie che erano state meta delle feste e scampagnate dei romani. Ancora in epoca medioevale vi si celebrava il Carnevale, con i giochi crudeli e cruenti da sempre cari ai romani: si allestivano infatti tauromachie e la più popolare "ruzzica de li porci": carretti di maiali vivi venivano lanciati giù dalla collina e quando si sfracellavano in basso il popolo dava la caccia ai frastornati animali. Dal XV secolo - trasferito il carnevale in Via Lata per volontà di Paolo II - il monte divenne il punto di arrivo per la Via Crucis del Venerdì Santo, trasformandosi in un vero e proprio Golgota, come mostra la croce ancor oggi infissa sulla cima.
Più tardi sarà meta privilegiata delle Ottobrate, le tipiche feste romane, che vedevano sfilare verso le osterie e le cantine del Testaccio i carretti addobbati a festa delle mozzatore, le donne che lavoravano come raccoglitrici d'uva nel periodo della vendemmia: tra canti, balli, gare di poesia, giochi e chiacchiere, ci si rinfrancava dal lavoro e soprattutto si 'innaffiava' il tutto con il vino dei Castelli Romani, conservato nelle cantine scavate alle pendici del monte.
Descrizione [modifica]
Il monte Testaccio è alto circa 30 metri (54 sul livello del mare) e largo oltre 100 metri nel diametro massimo, per una superficie totale di circa 20.000 metri quadrati che formano una sorta di triangolo irregolare. Una rampa, probabilmente antica, veniva percorsa dai carri, per poi biforcarsi all'angolo nord-est.
Le anfore saggiate da scavi sono quelle più superficiali, che sono quasi esclusivamente provenienti dalla Betica e dall'Africa, e usate per il trasporto dell'olio, con una forma quasi sferica e il marchio di fabbrica su una delle due anse. Con un pennello a calamo vi era tracciato il nome dell'esportatore, la data consolare e il registro dei vari controlli dalla partenza all'arrivo. La datazione di queste anfore oscilla tra il 140 e il III secolo d.C. Il deposito era tutt'altro che casuale, anzi venne costruito ordinatamente, e periodicamente irrorato di calce, per sanificare la decomposizione dei resti organici contenuti nei cocci.
Dallo studio delle anfore sarebbe sicuramente possibile scrivere una storia economica della città di Roma nell'antichità.
Bibliografia [modifica]
- Emilio Rodrìguez Almeida, Il monte Testaccio - ambiente, storia, materiali, Quasar 1984
Voci correlate [modifica]
Altri progetti [modifica]
Commons contiene immagini o altri file su Monte Testaccio
Collegamenti esterni [modifica]
- Monte dei cocci a Testaccio: Foto e storia
- Le anfore africane di Monte Testaccio
- Il Monte Testaccio sul sito ufficiale della sovrintendenza di Roma
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