Piramide Cestia

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Coordinate: 41°52′35″N 12°28′51″E / 41.876389°N 12.480833°E41.876389; 12.480833

Piramide di Caio Cestio
La Piramide vista da piazzale ostiense.
La Piramide vista da piazzale ostiense.
Utilizzo tomba
Epoca 12 a.C. circa
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Roma
Dimensioni
Altezza 36,40 m
Amministrazione
Patrimonio Centro storico di Roma
Ente Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma
Responsabile Rita Paris
sito web
La Piramide Cestia in un'incisione di Giovanni Battista Piranesi
Veduta notturna della Piramide Cestia

La Piramide Cestia (o Piramide di Caio Cestio) è una piramide di stile egizio sita a Roma, vicino a Porta San Paolo e al cimitero acattolico, la cui costruzione fu completata nel 12 a.C.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Fu costruita tra il 18 e il 12 a.C.[1] come tomba per Gaio Cestio Epulone, un membro dei septemviri epulones; è in calcestruzzo, con cortina di mattoni e copertura di lastre di marmo di Carrara; è alta 36,40 metri con una base quadrata di circa 30 metri di lato e si leva su una piattaforma di cementizio.

La piramide fu costruita in soli 330 giorni, forse anche meno. Infatti Gaio Cestio nel testamento dispose espressamente che gli eredi gli innalzassero il sepolcro piramidale entro tale termine, pena la perdita della ricca eredità, come ricorda l'iscrizione scolpita sul fianco orientale del monumento: opus absolutum ex testamento diebus CCCXXX, arbitratu (L.) Ponti P. f. Cla (udia tribu), Melae heredis et Pothi l(iberti). Gli eredi si affrettarono ad eseguire la disposizione testamentaria, tanto che, sembra, completarono la costruzione della piramide con qualche giorno di anticipo.[2]

All'interno di questa montagna di calcestruzzo vi è un'unica camera sepolcrale, di 5,95 × 4,10 ed alta 4,80 metri, la cui cubatura costituisce poco più dell'1% del volume complessivo del monumento. Su entrambi i lati verso oriente e verso occidente, a due terzi dell'altezza, è incisa nel rivestimento l'iscrizione che registra il nome e titoli di Cestio; sul solo lato orientale, a circa un terzo dell'altezza, sono descritte le circostanze della costruzione del monumento[3].

Una comparazione della forma con le Piramidi di Giza rivela che la resistenza strutturale del calcestruzzo ha permesso di costruire la piramide romana ad un angolo molto più acuto di quelle dell'Egitto. La forma più slanciata ha permesso che la Piramide Cestia raggiungesse un'altezza maggiore con la stessa quantità di materiale.

Il monumento era posto lungo la Via Ostiense, era circondato da una recinzione in blocchi di tufo, oggi parzialmente in vista, aveva 4 colonne agli angoli (di cui sono state rialzate quelle dal lato opposto dell'Ostiense) e due statue del defunto ai lati della porta.

La camera sepolcrale con volta a botte – originariamente murata al momento della sepoltura, come nelle piramidi egizie – è dipinta in bianco, con sottili cornici e figure decorative (sacerdotesse ed anfore alle pareti, 4 figure di Nike sulla volta) di stile pompeiano. È relativamente ben conservata, ma completamente nuda, e sulla parete di fondo, dove doveva esserci il ritratto del defunto, ora c'è un buco, praticato da scavatori alla ricerca di tesori.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La presenza di un monumento funebre in forma di piramide a Roma si deve probabilmente al fatto che l'Egitto era divenuto provincia romana alcuni anni prima, nel 30 a.C., e la cultura sontuosa di questa nuova provincia stava venendo di moda anche a Roma.

Nel III secolo la piramide di Cestio fu incorporata nelle Mura Aureliane, delle quali venne a costituire un bastione, e l'attuale accesso corrisponde ad una posterula che immetteva su una strada secondaria – il cui basolato è in vista – in direzione dell'emporio sul Tevere. Questa circostanza costituisce, presumibilmente, la ragione per cui il monumento si salvò dalle spoliazioni che afflissero nei secoli tutti i marmi di rivestimento dei monumenti antichi.

La Piramide Cestia in una foto del 1880

Nel Medioevo, la credenza popolare identificava la Piramide come "meta Remi", collegandola con un'altra piramide indicata come "meta Romuli", molto simile e coeva, esistente sino al 1499 nel rione di Borgo, riportata nella Pianta della città di Roma di Alessandro Strozzi del 1474, e demolita nel XVI sec. da Alessandro VI per l'apertura della nuova strada di Borgo Nuovo. Lo stesso Francesco Petrarca, umanista e esperto latinista, in un'epistola indica la Piramide Cestia come "sepolcro di Remo". Poggio Fiorentino per spiegare l'errore del grande scrittore afferma che esso fu causato dal "non avere il grande uomo voluto scoprire l'iscrizione coperta dagli arbusti"[2].

Per il riferimento fantasioso alle origini della fondazione di Roma - oltre che per la sua forma - la Piramide Cestia fu molto ammirata dai viaggiatori, in particolare nel Seicento, e godette comunque di costante attenzione da parte dell'amministrazione pontificia: nel 1663 furono intrapresi degli scavi per ordine di Alessandro VII, che ne fece incidere la memoria sulla facciata; all'esterno furono trovate le basi di due statue dedicate a Cestio e fu scavata un'apertura nella piramide stessa, scoprendo la camera sepolcrale - che, come detto sopra, fu trovata vuota e già visitata da tombaroli, chissà quando. Esiste anche un progetto del Borromini per trasformare la cella funeraria in chiesa, che non ebbe seguito. Ancora alla fine del potere temporale, comunque, la Piramide era oggetto di manutenzione conservativa: vi fu installato il primo parafulmine, che c'è ancora. Altri dicono che il primo parafulmine, messo a punto dal monaco Giovanni Battista Beccaria esperto di fisica e matematica, fu installato al Quirinale all'incirca nel 1770. [4].

Ai piedi della piramide, ancora dentro la cinta urbana ma immediatamente a ridosso delle mura, dal XVIII secolo si cominciò a seppellire gli stranieri non cattolici morti in Roma. Il sito fu ufficializzato nel 1821 come Cimitero degli inglesi.

Collegamenti urbani[modifica | modifica wikitesto]

Metropolitana di Roma B.svg
 È raggiungibile dalla stazione Piramide.
È raggiungibile dalla fermata P.le Ostiense del tram Rete tranviaria di Roma
  • Biglietteria Linee autobus ATAC (3 tram, 23, 30 express feriale, 60 express, 63, 75, 118, 121 venerdì e sabato sera, 130 express festiva, 175, 271 feriale, 280, 630, 673, 715, 716, 719, 769 feriale)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La datazione è deduttivamente basata sulle iscrizioni connesse alla piramide, e fornisce anche alcune interessanti informazioni sui gusti orientalizzanti di Cestio: tra i beneficiari ed esecutori del suo testamento, citati nel piedistallo di una delle colonne poste agli angoli del monumento, è nominato anche Agrippa, il genero di Augusto, morto a sua volta nel 12 a.C. – e che quindi doveva essere ancora vivo al momento della morte di Cestio. D'altra parte, nella dedica di una statua in bronzo del defunto che era posta a lato della porta (a grandezza maggiore del naturale, come si deduce dalle parti rimaste attaccate al piedistallo), si legge che essa fu realizzata vendendo le ricche stoffe orientali intessute d'oro (attalica) che Cestio avrebbe voluto portarsi nella tomba (alla maniera delle sepolture egizie): la disposizione degli edili che vietava gli sprechi di ricchezza (e che impedì agli eredi di Cestio di seppellire gli arazzi nel buio della Piramide) era del 18 a.C.: la data di costruzione del monumento deve quindi situarsi dopo il 18 a.C. ma prima del 12.
  2. ^ a b Willy Pocino, "Le curiosità di Roma", Roma, Tradizioni italiane Newton, 2009, p. 68
  3. ^ Il testo, registrato nel CIL VI, 1374 e leggibile qui [1], recita: OPVS · APSOLVTVM · EX · TESTAMENTO · DIEBVS · CCC•XXX ARBITRATV L · PONTI · Publii · Filii · CLAudia tribu · MELAE · HEREDIS · ET · POTHI · Liberti, che vuol dire: "Quest'opera è stata completata per testamento in 330 giorni per disposizione di Lucio Ponzio Mela figlio di Publio della tribù Claudia, erede, e di Potho, liberto".
  4. ^ Si legge infatti nel rapporto del ministro dell'epoca, cav. Pier Domenico Costantini Baldini (Ragguaglio delle cose operate dal Ministero del commercio, belle arti, industria, agricoltura e lavori pubblici dall'anno 1859 al 1864, Roma 1864), a pag. 7: "Essendo stata divelta da una folgore la cuspide della Piramide e cadute per conseguenza molte pietre anche del rivestimento, talché era rimasta tronca nell'alto, vi è stato apportato riparo con riporvi quanto dal fulmine era stato abbattuto. E perchè sia per l'altezza del monumento, sia per la forma sua potrebbe essere colpito di nuovo e danneggiato dal fuoco elettrico, così vi è stato messo un conduttore che lo salvi dalla percossa.".

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]