Papa Paolo II

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« Io sono il papa e posso, secondo che più mi piace, fare e disfare »
(Platina, Le Vite de' Pontefici, Vol.I, Steffano Monti, Venezia 1715, p. 452)
Papa Paolo II
Paolo II
211º papa della Chiesa cattolica
C o a Paulo II.svg
Elezione 30 agosto 1464
Incoronazione 16 settembre 1464
Fine pontificato 26 luglio 1471
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Pio II
Successore papa Sisto IV
Nome Pietro Barbo
Nascita Venezia, 23 febbraio 1417
Morte Roma, 26 luglio 1471
Sepoltura Grotte Vaticane

Paolo II, nato Pietro Barbo (Venezia, 23 febbraio 1417Roma, 26 luglio 1471), fu il 211º papa della Chiesa cattolica dal 1464 alla morte[1].

Formazione e carriera ecclesiastica[modifica | modifica wikitesto]

Pietro Barbo nacque a Venezia il 23 febbraio 1417[2][3] da Niccolò e Polssena Condulmer. I Barbo erano una ricca famiglia del ceto patrizio dedita ai commerci, ma al loro prestigio contribuivano soprattutto le parentele illustri: per parte di madre, Pietro era pronipote di papa Gregorio XII e nipote del cardinale Gabriele Condulmer (il futuro papa Eugenio IV)[4].

Fu proprio quest'ultimo a distoglierlo dalla mercatura, cui era stato inizialmente destinato, per indirizzarlo verso gli studi umanistici. Condotto a Roma per essere educato alla corte papale, venne presto avviato alla carriera ecclesiastica[2][4].

La sua scelta della carriera ecclesiastica venne incentivata dall'elezione a papa dello zio. Le sue promozioni furono rapide: divenne cardinale diacono nel 1440[2] e cardinale presbitero con il titolo di San Marco sotto papa Niccolò V; posto alla guida della diocesi di Vicenza dal 1451, sotto i papati di Eugenio IV, Niccolò V e Callisto III ebbe notevole influenza e già nel 1458 era un papabile. Sotto papa Pio II, invece, il suo prestigio diminuì considerevolmente[2].

Pontificato (1464-1471)[modifica | modifica wikitesto]

L'elezione al Soglio[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante fosse caduto in disgrazia sotto Pio II, il cardinale Barbo fu a sorpresa eletto Papa all'unanimità, il 30 agosto 1464, al primo scrutinio[5]. La scelta del nome da parte del neoeletto fu alquanto discussa. Inizialmente Pietro Barbo avrebbe desiderato chiamarsi Formoso II, dal latino formosus, bello, per il suo bell'aspetto[2], ma i cardinali lo dissuasero perché rievocatrice della sfortunata figura di Papa Formoso[6], vissuto nel tormentato periodo del IX secolo. Pensò allora di chiamarsi Marco II, in onore di San Marco patrono di Venezia, ma i cardinali lo dissuasero di nuovo perché all'epoca lo Stato della Chiesa aveva screzi con Venezia. Rassegnato, il nuovo papa scelse infine il nome di Paolo II.

Il suo giuramento all'atto di accettare la carica lo impegnava ad abolire il nepotismo nella Curia al fine di migliorarne la moralità, a continuare la guerra ai Turchi e a indire un concilio ecumenico nel giro di tre anni. Ma i termini di tale giuramento vennero modificati da Paolo a sua discrezione, dichiarando, subito dopo l'elezione, che avrebbe seguito tali norme solo come direttive e non come obblighi, e impose al Sacro collegio un nuovo documento modificato: questa azione gli fece perdere la fiducia da parte dei cardinali[7].

Governo della Chiesa[modifica | modifica wikitesto]

Deciso a sopprimere ogni possibile rinascita del conciliarismo[8], Paolo II impresse al suo pontificato una concezione assolutista e autocratica nei confronti del collegio cardinalizio. Per sottolineare la sua volontà di dominio, Paolo sostituì definitivamente alla mitria il triregno[6], eredità dell'antico impero romano e simbolo del potere temporale del papa.

Il 19 aprile dello stesso anno, stabilì che dal 1475 (anno a cui non arrivò), i giubilei sarebbero stati celebrati ogni venticinque anni[9].

Relazioni con i monarchi cristiani[modifica | modifica wikitesto]

Nella questione della guerra ai Turchi, l'unico sovrano che avrebbe potuto prenderne la guida, re Giorgio di Poděbrady di Boemia, venne rifiutato dal Papa e perseguito come eretico poiché appoggiò la convenzione di Basilea[10] in favore degli utraquisti[11]. Nell'agosto 1465, Paolo convocò re Giorgio davanti al tribunale romano. Constatando che il re non si era presentato, si alleò con gli insorti in Boemia, liberando i sudditi dal giuramento di fedeltà al re. Nel dicembre 1466, pronunciò il bando di scomunica e la sentenza di deposizione contro il re di Boema[11].

Governo di Roma[modifica | modifica wikitesto]

Le riforme dell'amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Venezia, costruito per volontà di Papa Barbo e principale residenza del Pontefice veneto durante il suo regno.

Paolo II avviò una riforma dell'amministrazione comunale ed approvò nuove misure contro la corruzione e il commercio degli incarichi pubblici. Tra queste vi fu, nell'ottobre 1466, la chiusura del Collegio degli abbreviatori[8], i funzionari che avevano il compito di formulare i documenti pontifici. Il Papa sollevò una tempesta di indignazione, in quanto retori e poeti erano da lungo tempo usi ad acquistare questi incarichi (in effetti il collegio fu ripristinato dal successore Sisto IV).

Nel 1469 Paolo II iniziò, con il consenso dei cittadini, la revisione degli Statuti di Roma, deplorando l'immoralità dei funzionari pontifici che si facevano corrompere accettando doni. Nel 1470 impose alle corporazioni che possedevano benefici una tassa da pagare ogni quindici anni, la quindemia.

Se da un lato Paolo II fu inflessibile nel sottolineare la sua autocrazia nei confronti del collegio cardinalizio, dall'altro praticò una politica demagogica volta ad accattivarsi gli umori del popolo romano. Tale magnificenza esteriore comportò anche l'organizzazione di divertimenti sfarzosi, completamente estranei alla natura sacra e austera della carica pontificia[2]. Ciò gli valse forti critiche da parte dei cardinali Giacomo Ammannati Piccolomini, nipote di Pio II e il Cardinale Bessarione[8].

Decreti e note sulla cultura[modifica | modifica wikitesto]

Paolo II ebbe nei confronti dell'umanesimo un atteggiamento ambivalente. Non si mostrò ostile alla cultura o all'umanesimo in quanto tale, bensì alle sue deviazioni pagane e anticristiane. Il pontefice si circondò, infatti, di studiosi, tra cui il versatile Leone Cobelli (pittore, scrittore, musico, insegnante di ballo) e Gaspare da Verona, nominato docente di retorica all'Università di Roma[8]. Fu inoltre un appassionato collezionista di oggetti di valore; avviò il restauro dei monumenti romani[11]. Fu lui, inoltre, a favorire la fondazione della prima pressa tipografica a Roma nel 1467[8].

Il suo rapporto ambivalente nei confronti della cultura è testimoniato dalla soppressione, nel 1468, dell'Accademia Romana, sospetta di coltivare idee e riti paganeggianti e di ordire una congiura ai danni del papa[12]. Inoltre Paolo II proibì ai bambini romani lo studio dei poeti non cristiani: ciò lo rese odiato in tutti i circoli umanistici[13].

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Paolo II morì il 26 luglio 1471 prematuramente (a soli 54 anni), a causa, pare, di un'indigestione di melone[14].

Dissero di lui[modifica | modifica wikitesto]

Tomba di Paolo II nelle grotte vaticane.

L'umanista e cronista romano Stefano Infessura[8] scrisse che Paolo, benché avesse scontri e dissapori con gli umanisti, non fu secondo a nessuno nel fornire divertimenti al popolo, e mostrò uno stravagante amore dello splendore. Amava l'ostentazione e fu un grande promotore dei carnevali (celebre quello del 1468[15]), alle cui spese furono costretti a contribuire anche gli Ebrei[2]. La tempra repubblicana e l'ideale anti-papale di Infessura rendono i suoi diari una testimonianza ben informata, anche se lontana dalla neutralità.

La storiografia moderna risente dell'opera di un altro contemporaneo, il poeta e retore romano Bartolomeo Sacchi, detto "il Platina". Membro del collegio degli abbreviatori, protestò dopo la sua abolizione inviando una lettera minacciosa al Papa; venne imprigionato, poi prosciolto. Nel 1467, accusato di aver partecipato ad una congiura contro il Papa, fu nuovamente imprigionato. Fu anche torturato, venendo accusato, assieme ad altri abbreviatori, di avere ideali pagani[6]. Dopo la morte di Paolo II, il Platina fu riabilitato e riconosciuto innocente da papa Sisto IV, che gli diede vari incarichi tra i quali quello di primo prefetto della biblioteca Vaticana[16][17]. Per rappresaglia, il Platina, nel suo Vitae pontificum, ritrasse in modo sfavorevole la personalità di Paolo II, in modo così negativo che condizionò la storiografia successiva su di lui, tanto che sorsero leggende, come quella secondo cui uno dei suoi primi successori (Sisto IV o Innocenzo VIII o Alessandro VI) propose di chiamarlo Maria Pietissima o Nostra Signora della Pietà per la sua inclinazione a scoppiare in pianto durante le crisi di nervi, oppure a causa della sua peculiare inclinazione a indossare paramenti sontuosi e costosissimi.
Claudio Rendina[18] cita il Platina (Vitae pontificum) riguardo la morte di Paolo II. Il Platina fa correre il sospetto secondo cui Paolo II sia stato avvelenato, "perché il dì precedente alla notte che egli lasciò la vita, due ben gran meloni si mangiò". La storiografia moderna sottolinea infine la rottura di Paolo II nei confronti del precedente pontefice, il Piccolomini. Dotato di scarsa intelligenza e privo di acume intellettuale[2], Paolo guardò con sospetto all'umanesimo, in quanto vi temeva infiltrazioni paganeggianti capaci di danneggiare la fede cristiana.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Papa Paolo II su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  2. ^ a b c d e f g h J.N.D. Kelly, Vite dei Papi, Casale Monferrato, Piemme, 1995, p. 419.
  3. ^ Rendina (I Papi, p. 586), riporta il 26 febbraio 1418 come data di nascita
  4. ^ a b Papa Paolo II, Anna Modigliani in Dizionario biografico degli italiani, vol. 81, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2014. URL consultato il 7 febbraio 2015.
  5. ^ Claudio Rendina, I Papi-storia e segreti, Ariccia, Newton&Compton Editori, 2005, p. 585.
  6. ^ a b c Claudio Rendina, I Papi-storia e segreti, p. 586.
  7. ^ John N.D. Kelly, Dizionario Illustrato dei Papi, Edizioni Piemme Spa, 1989
  8. ^ a b c d e f Anna Modigliani, Paolo II nell'Enciclopedia dei Papi.
  9. ^ Paolo II
  10. ^ Si veda Jan Hus.
  11. ^ a b c J.N.D. Kelly, Vite dei Papi, p. 420.
  12. ^ Secondo tale accusa, il principale artefice era il coltissimo Pomponio Leto, in Rendina, I Papi, p. 588
  13. ^ Claudio Rendina, I Papi, p. 587.
    «"Il papa ha prohibito a tutti li maestri de scole che non vole Sua Santità che leggano poeti latini per la heresia intrata in certi (maestri) che se delectavano de questi poeti." (lettera di Lorenzo da Pesaro a Francesco Sforza)».
  14. ^ 22 - Papa Paolo II, pratodellavalle.org
  15. ^ Claudio Rendina, I Papi, p. 587.
  16. ^ Ferrante Aporti, Memorie di Storia ecclesiastica Cremonese volume II pagina 39, Editore Manini, 1837.
    «Morto il Papa Paolo II fu conosciuta l'innocenza di Platina, e Sisto IV che a lui successe nel 1471 lo restituì nella prima carica e lo dotò di più ampli beni. Creata poscia da Sisto IV nel 1475 la Biblioteca Vaticana celeberrima in tutto il mondo, il nostro Platina ne fu il primo Prefetto».
  17. ^ Enciclopedia Britannica
    (EN)

    « Suspecting that the Roman Academy and its founder, the Italian humanist Julius Pomponius Laetus, were opposing Christian ideals and endorsing a materialistic vision of life inspired by an admiration for the ancient world, Paul dissolved the academy and arrested its members in February 1468, subjecting one of its leading humanists, Bartolomeo Platina, to torture on additional charges of conspiracy »

    (IT)

    « Sospettando che l'Accademia Romana e il suo fondatore, l'umanista italiano Giulio Pomponio Leto, contestassero gli ideali cristiani e sostenessero una visione materialistica della vita ispirata da un'ammirazione per il mondo antico, Papa Paolo II decretò lo scioglimento dell'Accademia e ne arrestò i membri nel febbraio del 1468, sottoponendo uno dei suoi principali esponenti, Bartolomeo Platina, alla tortura con l'accusa aggiuntiva di congiura »

  18. ^ I Papi, Storia e Segreti, Newton & Compton Editori, 1999, p. 589

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Hans Kühner, Das Imperium der Päpste, Classen Verlag, Zürich 1977
  • I Papi, Storia e Segreti, Newton & Compton Editori, edizione del 1995 e/o 2005
  • J.N.D. Kelly, Vite dei Papi, Piemme, Casale Monferrato 2005

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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Papa Pio II 30 agosto 1464 - 26 luglio 1471 Papa Sisto IV
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Bartolomeo Vitelleschi 1451-1464 Marco Barbo
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Francesco Malipiero 1451-1464 Marco Barbo
Predecessore Abate Commendatario di Montecassino Successore TerritorialAbbotCoA PioM.svg
Ludovico Trevisan 1465-1471 Giovanni d'Aragona
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