Papa Gregorio II

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Papa Gregorio II
GregoryII.jpg
89º papa della Chiesa cattolica
Elezione 19 maggio 715
Insediamento 19/21 maggio 715
Fine pontificato 11 febbraio 731
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Costantino
Successore papa Gregorio III
Nascita Roma, 669
Morte Roma, 11 febbraio 731
Sepoltura Basilica di San Pietro in Vaticano
San Gregorio II

Romano Pontefice

Nascita Roma, 669
Morte Roma, 11 febbraio 731
Venerato da Chiesa cattolica
Ricorrenza 11 febbraio

Gregorio II (Roma, 669Roma, 11 febbraio 731) fu l'89º papa della Chiesa cattolica, che lo venera come santo, dal 19 maggio 715 alla sua morte[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gregorio, Romano, già arcidiacono e bibliotecario pontificio, successe a papa Costantino, interrompendo la sequenza di papi di origine orientale. Aveva accompagnato il suo predecessore nel viaggio a Costantinopoli per discutere il problema dell'approvazione dei canoni del "Concilio Quinisesto" del 692, e lì aveva condotto i lunghissimi negoziati. La sua elezione viene datata al 19 maggio 715.

Non sono tramandate molte notizie sui primi anni di pontificato. Sembra che uno dei suoi primi atti fu la prosecuzione del progetto già avviato da papa Sisinnio nel 708, di ricostruire e rafforzare le mura di Roma, ma una grave esondazione del Tevere produsse ingenti danni alla città e bloccò ben presto i lavori[2].

Nel 716 il duca di Baviera Teodo pianificò con Gregorio un progetto riguardante la giurisdizione ecclesiastica di quel paese e la nomina dei vescovi. Fu l’inizio di un vigoroso sforzo missionario in Germania, soprattutto presso i Frisoni dove il cristianesimo era avversato per principio, essendo la religione ufficiale dei tradizionali nemici Franchi. Dell’impresa si sentì investito il monaco anglosassone Wynfrith (poi ribattezzato Bonifacio), che ottenne presto la fiducia del papa e il 15 maggio 719 ottenne ufficialmente l’incarico di evangelizzatore dei popoli germanici, a cui si dedicò con tanto zelo e tanto successo che nel 723 il papa lo nominò vescovo[3]. L’opera di cristianizzazione di Gregorio si esplicò anche presso le chiese d'Inghilterra e Irlanda, dove era necessario rafforzare l'autorità papale.

Nel 717 il duca longobardo Romualdo II di Benevento si impadronì del castello di Cuma, che evidentemente faceva parte dei territori sotto la giurisdizione papale, se Gregorio chiese l'intervento del duca bizantino di Napoli Giovanni per riconquistarlo, pagando poi 70 libbre d'oro come ricompensa per il felice esito dell’operazione[4].

I rapporti con l’Oriente non furono però altrettanto felici. L’imperatore Leone III Isaurico, salito al trono il 25 marzo 717, nei primi anni di regno fu occupato in una guerra contro gli Arabi, e poi in un’opera di riorganizzazione legislativa dell’impero, operazioni che portarono ad un dissesto economico di Costantinopoli, per risanare il quale fu costretto ad un aumento delle imposte su tutto il territorio dell’impero. La Chiesa ne risentì in quanto colpita nelle vaste proprietà fondiarie in Italia, e Gregorio si rifiutò di pagare, affermando che i proventi delle imposte italiane dovessero essere utilizzati per le necessità locali. Ben più grave fu l’ingiunzione da parte di Leone III a tutti i cittadini ebrei dell’impero di convertirsi al cristianesimo, in base al principio che per la stabilità dello Stato era necessaria un’uniformità di fedi. È probabile che Leone fosse sinceramente ispirato da un sentimento religioso che lo spinse a tentare di ricomporre l’unità spirituale dell’impero, ma uno dei maggiori ostacoli alla realizzazione di quel progetto era il fatto che il cristianesimo ammetteva il culto delle immagini (sul quale peraltro le comunità monastiche lucravano abbondantemente, essendo le principali realizzatrici di tali immagini), che era escluso per gli ebrei. L’evento che fece precipitare la situazione fu l’ordine, impartito nel 723 dal califfo arabo Jesid, di togliere tutte le immagini sacre dalle chiese cristiane del suo territorio; Leone pensò che adottando una simile iniziativa avrebbe risolto il principale problema della conversione degli ebrei e contemporaneamente migliorato i rapporti con gli Arabi, ma non valutò la portata dei gravi tumulti che una tale decisione provocò presso la popolazione cristiana. Il Patriarca di Costantinopoli non lo appoggiò, e Leone si rivolse direttamente al papa (promettendo, forse, di non insistere sul problema delle tasse rimasto insoluto), il quale anziché assecondare l’editto imperiale convocò un concilio che confermò la venerazione delle immagini e diffidò l’imperatore dall’emanare disposizioni in materia di fede. Leone minacciò di destituirlo, ma il papa, con una serie di lettere inviate a tutte le diocesi d’Italia provocò una tale sollevazione di tutte il popolo e il clero dei territori bizantini d’Italia contro l’imperatore, che questi fu costretto a ricorrere alle maniere forti: incaricò i funzionari imperiali a Roma di eliminare il papa, ma il complotto fu scoperto e i congiurati uccisi a loro volta o costretti a riparare in convento per salvarsi; poi ordinò all’esarca di Ravenna di arrestare il pontefice, ma all’ingresso di Roma, al ponte Salario, fu bloccato e costretto alla ritirata dalle truppe longobarde del ducato di Spoleto e della Tuscia. Tutta l’Italia si sollevò contro i bizantini che vennero cacciati e sostituiti da funzionari locali. Gregorio però non approfittò della situazione: l’eliminazione completa del potere imperiale in Italia, e magari la scomunica di Leone, avrebbe prodotto uno squilibrio di forze di cui si sarebbero avvantaggiati i Longobardi, che la Chiesa non vedeva di buon occhio; poteva essere sufficiente un segnale di forza da parte del papato e di insofferenza da parte delle popolazioni italiche. Ma soprattutto veniva ribadita con forza la posizione del papa come capo indiscusso della cristianità occidentale, e non solo spirituale. Un capo che, in una lettera, poteva ormai permettersi di minacciare l’imperatore: “... la tua rabbiosa violenza nulla può contro Roma… L’Europa intera venera il santo principe degli apostoli [San Pietro]; se tu manderai a distruggere la sua immagine, noi ci dichiariamo fin d’ora innocenti del sangue che sarà versato e dichiariamo che esso ricadrà interamente sul tuo capo.”[5].

Chi invece tentò di approfittare della situazione fu, come Gregorio aveva previsto, il re longobardo Liutprando, che nel 728 si alleò con l’esarca di Ravenna e discese verso Roma, avendo facilmente ragione dei duchi di Benevento e di Spoleto che erano accorsi in difesa del papa. Trovandosi scoperto, Gregorio non se la sentì di usare anche con Liutprando le maniere forti, e preferì seguire l’esempio di papa Leone I con Attila: si recò dal re longobardo e riuscì a convincerlo a deporre ai suoi piedi la spada e la corona ed a chiedere il perdono per sé e la revoca della scomunica per l’esarca[6], cedendo inoltre alcuni territori e castelli del Ducato romano in quella che è conosciuta come “Donazione di Sutri”.

Passata la fase più acuta della crisi Gregorio si adoperò per ammorbidire i contrasti con l’imperatore, e mentre l’esarca ristabiliva il potere imperiale anche a Roma, nel 730 Gregorio si impegnò in prima persona per denunciare e sventare un tentativo di usurpazione del trono bizantino da parte di un duca della Tuscia; per il momento era necessario e opportuno mantenere in Italia il potere statale di Costantinopoli anche a garanzia della sopravvivenza del papato.

Gregorio morì l’11 febbraio del 731, e fu sepolto in San Pietro.

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Papa Gregorio II è venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalle Chiese ortodosse, e la sua memoria liturgica cade l'11 febbraio.

Il martirologio romano così lo ricorda: « 11 febbraio - A Roma presso san Pietro, deposizione di san Gregorio II, papa, che, nei tempi funesti dell’imperatore Leone l’Isaurico, difese la Chiesa e il culto delle sacre immagini e inviò san Bonifacio in Germania a predicare il Vangelo. »

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Biagia Catanzaro, Francesco Gligora, Breve Storia dei papi, da San Pietro a Paolo VI, Padova 1975, p. 82.
  2. ^ G. Rendina, I Papi. Storia e segreti, p. 210.
  3. ^ C. Rendina, op. cit., pp. 211 e seg.
  4. ^ Armando Saitta, Duemila anni di storia: l’Impero Carolingio, Vol. IV, Laterza, Roma-Bari, 1983 - C. Rendina, ibidem.
  5. ^ C. Rendina, op. cit., pp. 212 e segg. – Paolo Brezzi, La civiltà del Medioevo europeo, Eurodes, 1978, vol. I, pp. 156 e seg., 159 e segg.
  6. ^ C. Rendina, op. cit., p. 215. Secondo altre versioni (P. Brezzi, op. cit.) l'atto di sottomissione avvenne in San Pietro, davanti alla tomba dell'Apostolo.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Newton Compton, Roma, 1983.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Costantino 19 maggio 715 - 11 febbraio 731 Papa Gregorio III
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