Papa Eugenio III

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Papa Eugenio III
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167º papa della Chiesa cattolica
Elezione 15 febbraio 1145
Consacrazione 18 febbraio 1145
Fine pontificato 8 luglio 1153
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Lucio II
Successore papa Anastasio IV
Nome Bernardo (dei Paganelli?)
Nascita Montemagno, ?
Morte Tivoli, 8 luglio 1153
Sepoltura Basilica di San Giovanni in Laterano

Eugenio III, nato Pietro Bernardo dei Paganelli (Montemagno, ... – Tivoli, 8 luglio 1153), fu il 167º papa della Chiesa cattolica dal 1145 alla morte.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Bernardo dei Paganelli nacque in data sconosciuta, dalla famiglia nobile dei Paganelli di Montemagno (castello antichissimo a sette miglia circa da Pisa, oggi una frazione di Calci).

Scelse la vita monastica cistercense dopo aver incontrato Bernardo di Chiaravalle, abate cistercense di Clairvaux, il più illuminato ecclesiastico della Chiesa occidentale di quel tempo, del quale divenne amico e discepolo.[1]

L'elezione al Soglio Pontificio[modifica | modifica sorgente]

Fu eletto Papa mentre era abate del Monastero di SS. Anastasio e Vincenzo, presso le Tre Fontane, appena fuori Roma. Uomo colto e molto pio, era cresciuto nella solitaria e austera vita cistercense. La scelta dei cardinali comunque, non ebbe l'approvazione di Bernardo, che fece le sue rimostranze contro l'elezione, sulla base dell'«innocenza e semplicità» di Eugenio, ritenute non adatte nella gravissima circostanza dell'insurrezione dei cittadini romani contro il papato e l'instaurazione di una repubblica antipontificia.[1]

In piena rivoluzione comunale, alla tragica morte di Papa Lucio II, il conclave si era riunito nello stesso giorno, nella chiesa di San Cesario al Palatino. Appena eletto, i senatori romani gli chiesero esplicitamente di riconoscere l'autorità del Comune e di rinunciare ai suoi poteri temporali. Eugenio si rifiutò ed i rivoltosi bloccarono l'accesso alla basilica di S. Pietro nel tentativo di bloccare la consacrazione del nuovo papa. Egli allora lasciò Roma e si recò nel monastero di Farfa, a circa 40 km dalla città eterna, dove venne consacrato solennemente il 18 febbraio.[2]

Il primo "esilio" a Viterbo[modifica | modifica sorgente]

Quindi scelse Viterbo come sede residenziale.[2]

Roma in mano ai facinorosi vide devastate le abitazioni di prelati e cardinali, ed assaltati conventi e monasteri. Inoltre venivano assaliti e depredati i pellegrini. Arnaldo da Brescia, grande oppositore del potere temporale dei Papi, fece istituire la vecchia costituzione romana ed abolire la carica di prefetto pontificio, sostituito dalla carica elettiva del "Patrizio" di Roma nella persona di Giovanni Pierleoni parente dell'antipapa Anacleto II. Il papa non tardò a scomunicare il Pierleoni. Nello stesso tempo chiedeva aiuto a Tivoli e alle altre città intorno Roma. Forse spaventati da un'imminente interdizione su tutta la cittadinanza e forse perché l'isolamento intorno a Roma cominciava a creare seri problemi, i repubblicani chiesero un accordo al Papa. Nel dicembre 1145 si giunse ad un accordo verbale nel quale i repubblicani s'impegnavano a sospendere la carica di "Patrizio" e a riconoscere l'autorità pontificia, mentre il Papa s'impegnava a riconoscere il Comune ed il Senato sotto il suo vassallaggio. A Natale di quell'anno il papa era tornato solennemente a Roma.

Rientro a Roma e nuovo "esilio"[modifica | modifica sorgente]

Arnaldo da Brescia durante il soggiorno del papa a Viterbo, vi si era recato mostrandosi pentito ed ossequioso, e successivamente poco dopo l'ingresso del Papa a Roma, anch'egli fece il suo ingresso a Roma in forma penitenziale. Ma in poco tempo i suoi sermoni e le sue invettive contro i possedimenti materiali degli ecclesiastici aizzarono nuovamente i cittadini incolti ed i repubblicani contro la Chiesa e il Papa e fecero schierare anche alcuni esponenti del basso clero con i repubblicani. Il malcontento cresceva sempre più ed Eugenio III decise di lasciare Roma nel marzo 1146 non avendo, tra l'altro, voluto accettare un patto traditore contro Tivoli, città che lo aveva subito appoggiato. Restò per qualche tempo a Viterbo, e quindi si recò a Siena, ma alla fine andò in Francia.

Poco tempo prima a Viterbo, il 1º dicembre 1145, Eugenio III, avendo avuto la notizia della cattura di Edessa da parte dei Turchi, aveva indetto la seconda crociata, scrivendo direttamente al re di Francia Luigi VII ed esortandolo a partecipare. In una grande dieta tenuta a Speyer nel 1146, l'imperatore Corrado III e molti dei suoi nobili furono incitati dall'eloquenza di Bernardo ad impegnarsi nella Crociata.

Il 13 aprile 1147 fu emessa la bolla pontificia Divini Dispensatione, nella quale Eugenio III quasi paragonava la prossima crociata contro i Venedi, fortemente voluta da Bernardo di Chiaravalle e dai principi tedeschi, a quella in Palestina ed alla Riconquista spagnola.

Eugenio tenne dei sinodi nell'Europa settentrionale: a Parigi, Reims e Treviri, nel 1147 e nel 1149, che furono dedicati alla riforma della vita clericale. Egli tenne in considerazione e approvò il lavoro di Ildegarda di Bingen.[2]

Partiti gli eserciti per la crociata orientale, Eugenio III si decise a visitare numerosi monasteri. Nel 1147, a sostegno dell'arcivescovo di Canterbury Teobaldo di Bec contro il re Stefano d'Inghilterra, depose William FitzHerbert dalla carica di arcivescovo di York.

Il 16 giugno 1148 era a Vercelli. Da qui si recò a Viterbo. Poi chiese aiuto al re normanno Ruggero II di Sicilia e riuscì grazie al suo aiuto a rientrare a Roma.

Nuovamente a Roma e nuovamente a Viterbo[modifica | modifica sorgente]

Il 15 luglio 1148, da Cremona, scomunicò Arnaldo da Brescia.

Da qui il 28 ottobre 1149 scrisse un lettera all'Imperatore Corrado III, appena rientrato dalla deludente crociata, affinché scendesse in Italia per aiutarlo contro i repubblicani. Poco tempo dopo Eugenio III dovette lasciare di nuovo Roma per Viterbo.

Anche i repubblicani romani chiesero aiuto all'Imperatore contro il papa ed i normanni che lo aiutavano. Corrado III rispose ad entrambi i contendenti in modo cortese e disponibile ma non si mosse; egli morì il 15 febbraio 1152 e ad Aquisgrana fu eletto Imperatore Federico I Barbarossa, incoronato il 9 marzo 1152.

Nello stesso anno a Roma i repubblicani approvavano una nuova costituzione nella quale il potere veniva ripartito fra due consoli, mentre il senato veniva ampliato a cento senatori. A questo punto alcune famiglie nobili più vicine al Papa riuscirono a convincere molti cittadini che l'uomo giusto per riportare la pace in città era proprio il papa.

Rientro definitivo a Roma[modifica | modifica sorgente]

Fu così che nel dicembre del 1152 Eugenio III poté rientrare a Roma. Tutta Roma omaggiò l'ingresso del pontefice, mentre i repubblicani si dividevano tra moderati ed intransigenti: i primi pensavano a dare la signoria di Roma all'Imperatore Federico I, gli altri erano invece contrari.

Nel marzo 1153 i legati pontifici furono in grado di stipulare un trattato con l'Imperatore a Costanza (il Patto di Costanza avvenuto trent'anni prima del Trattato di Costanza), nel quale si stabiliva di riportare il Papa alla guida di Roma, di cacciare dall'Italia definitivamente i bizantini, di non stipulare la pace né con i repubblicani romani né con i normanni nel sud Italia. Gli ultimi mesi furono trascorsi da Eugenio III in attesa della discesa dell'Imperatore in Italia, ma la morte lo colse a Tivoli l'8 luglio 1153.

Anche se i cittadini di Roma si erano dimostrati contrari agli sforzi di Eugenio III nell'affermare la sua autorità temporale, essi furono sempre pronti a riconoscerlo come loro guida spirituale e riverivano profondamente il suo carattere personale, mite e sostanzialmente pio. Di conseguenza gli tributarono solenni onoranze funebri e il suo corpo venne sepolto in Vaticano. La sua tomba ben presto acquisì una fama notevole; si narra, anche prodigiose guarigioni ottenute per sua diretta intercessione. Un mese dopo la sua morte il 20 agosto, moriva anche il suo amico e maestro Bernardo di Chiaravalle, anch'egli in fama di santità.

Il culto tributatogli come beato ab immemorabili venne approvato da papa Pio IX il 3 ottobre 1872 e la sua memoria liturgica cade l'8 luglio.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, p. 449
  2. ^ a b c John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, p. 450

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, Casale Monferrato (AL), Edizioni Piemme S.p.A., 1989, ISBN 88-384-1326-6

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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Papa Lucio II 15 febbraio 1145 - 8 luglio 1153 Papa Anastasio IV

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