Papa Callisto III

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Papa Callisto III
Papa Callisto III
209º papa della Chiesa cattolica
Coat of Arms of Pope Callixtus III.svg
Elezione 8 aprile 1455
Incoronazione 20 aprile 1455
Fine pontificato 6 agosto 1458
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Niccolò V
Successore papa Pio II
Nome Alfonso de Borgia y Cabanilles
Nascita Xàtiva, 31 dicembre 1378
Morte Roma, 6 agosto 1458
Sepoltura Chiesa di Santa Maria in Monserrato degli Spagnoli

Callisto III, nato Alfons de Borja y Cabanilles, in latino Callistus III (Xàtiva, 31 dicembre 1378Roma, 6 agosto 1458), fu il 209º papa della Chiesa cattolica dal 1455 alla morte.

Vita prima del pontificato[modifica | modifica wikitesto]

Origini e primi passi[modifica | modifica wikitesto]

Alfonso Borgia nacque il 31 dicembre 1378 a Torre del Canals, a Játiva, presso Valencia, in Spagna, figlio primogenito di un ramo secondario di una delle più importanti famiglie dell'isola di Jativa. Egli era nello specifico figlio di Domingo de Borja, piccolo proprietario terriero e gentiluomo di campagna e di Francina Llançol[1]. Alfonso aveva quattro sorelle: Isabella, Giovanna, Catalina e Francesca. Venne battezzato nella chiesa collegiata di Santa Maria a Torre del Canals.

Alfonso Borgia nacque il 31 dicembre 1378 a Torre del Canals, a Játiva, presso Valencia, in Spagna, figlio primogenito di un ramo secondario di una delle più importanti famiglie dell'isola di Jativa. Egli era nello specifico figlio di Domingo de Borja, piccolo proprietario terriero e gentiluomo di campagna e di Francina Llançol. Alfonso aveva quattro sorelle: Isabella, Giovanna, Catalina e Francesca. Venne battezzato nella chiesa collegiata di Santa Maria a Torre del Canals.

Inizialmente, egli studiò grammatica, logica ed arti alla scuola di Valencia e poi dal 1392 studiò all'Università di Lleida ottenendo il dottorato in utroque iure[2]. Spese l'inizio della sua carriera come professore di diritto a Lleida[2] e quindi come diplomatico al servizio dei re di Aragona, in particolare durante il concilio di Basilea. Lettore dell'Università di Lleida, nel 1408 l'antipapa Benedetto XIII lo nominò assessore ed ufficiale della diocesi di Lleida nonché, dal 1411, canonico del capitolo della cattedrale diocesana[1].

Al servizio di Alfonso d'Aragona[modifica | modifica wikitesto]

La rapida ascesa politica (1416-1429)[modifica | modifica wikitesto]

Eletto delegato alla diocesi di Lleida al Concilio di Costanza nel 1416, non prese parte all'assemblea dal momento che poco dopo re Alfonso V d'Aragona ascese al trono e si oppose alla celebrazione del concilio; per questo motivo l'allora canonico Borgia si recò a Barcellona per rappresentare la propria diocesi al sinodo della chiesa d'Aragona.

Nel 1418[1] venne incaricato, con il permesso del cardinale Alamanno Adimari, arcivescovo di Pisa, il quale fungeva da inviato di papa Martino V, di ottenere il sostegno di re Alfonso V. Il Borgia si occupò strenuamente di ristabilire l'unità della chiesa e la propria influenza sul monarca aragonese, comprendendo che questa era una delle parti decisive per la conclusione di un accordo tra il ren'uovo papa; come ricompensa, egli ricevette anche il canonicato del capitolo cattedrale di Barcellona[1]. Nel 1418 venne nominato rettore della chiesa di San Nicola a Valencia. Dal 1420 al 1423[1] fu in Italia e dal 13 maggio di quell'ultimo anno fu a Los Alfaques e poi nel dicembre a Barcellona. Dal 1420 al 1423[1] fu anche vice-cancelliere dell'Università di Lérida dando poi le dimissioni dai suoi incarichi per dedicare tutte le sue energie al servizio diplomatico del re spagnolo.

L'ambasceria presso l'antipapa Clemente VIII e l'episcopato di Valencia (1429-1442)[modifica | modifica wikitesto]

Alfonso V d'Aragona, presso il quale Alfonso de Borja prestò servizio per vent'anni.

Incaricato da parte del Re e di Martino V di ottenere le dimissioni pacifiche di quello spettro d'antipapa quale era Clemente VIII, Alfonso Borja si recò nel 1429 nel suo castello di Peñiscola, ove riuscì a convincere l'antipapa[2]. Come ricompensa, Alfonso Borgia ottenne di essere elevato al pieno episcopato e venne eletto vescovo di Valencia il 20 agosto 1429, mantenendo l'incarico sino alla propria morte (anche dopo la sua elevazione a pontefice). Consacrato il 31 agosto 1429 per mano del cardinale Pietro di Foix[1], autorizzò Pedro Lloréns a prendere possesso della sede in suo nome. Nel 1432, il re lo chiamò dall'Italia per riprendere il suo incarico di consigliere reale ed addirittura aveva meditato di inviarlo al Concilio di Basilea che stava svolgendosi in quello stesso anno ma per differenti ragioni il Concilio si svolse senza la partecipazione del Borgia, il quale si trovava invece a Tarazona, nell'intento di concludere alcuni negoziati con la Castiglia, per poi spostarsi in Navarra. Nel 1436, ottenne la tutela del figlio illegittimo di re Alfonso[1], Ferrante, e nel 1439 guidò la delegazione aragonese al Concilio di Firenze, stabilendo i primi contatti con la corte pontificia grazie alla personale amicizia che lo legò ai cardinali Bessarione e Giuliano Cesarini.

A Napoli e i primi attriti con Alfonso (1442-1444)[modifica | modifica wikitesto]

Quando il re si stabilì a Napoli nel 1442[1], il Borgia venne incaricato di riorganizzare il sistema giudiziario del regno e divenne anche presidente el Consiglio Regio dal 1442 al 1444, resistendo strenuamente al progetto di re Alfonso di sostenere il Concilio di Basilea di modo da forzare papa Eugenio IV a riconoscere le sue pretese sul regno di Napoli[3]. A questo scopo venne ad ogni modo inviato presso papa Eugenio IV nel 1443 per negoziare con il cardinale Trevisan un accordo finale tra il re d'Aragona ed il papa che culminò nel Trattato di Terracina, siglato nel giugno di quell'anno ed accettato dal papa il 6 luglio successivo[1].

Il cardinalato (1444) e la vita austera[modifica | modifica wikitesto]

Alfonso Borgia divenne cardinale dopo aver favorito la riconciliazione di papa Eugenio IV con il re Alfonso V di Aragona. Egli venne creato cardinale presbitero nel concistoro del 2 maggio 1444[4] e fece il proprio ingresso formale a Roma il 12 luglio di quello stesso anno, ricevendo contestualmente il titolo cardinalizio dei Santi Quattro Coronati. Egli prese residenza stabile a Roma, in un palazzo presso il Colosseo, preferendo abbandonare i propri incarichi presso la corte aragonese per dedicarsi al servizio della chiesa, conducendo vita austera e morigerata[5]. Il 10 aprile 1446 venne iscritto nella Fratellanza dello Spirito Santo a Roma e venne introdotto alla curia romana dal 21 febbraio 1447. Prese parte al conclave del 1447 che elesse papa Niccolò V di cui seguì il concistoro del 27 ottobre 1451.

Il pontificato (1455-1458)[modifica | modifica wikitesto]

L'inaspettata elezione[modifica | modifica wikitesto]

Il Borgia venne prescelto quale pontefice nel 1455, ad età molto avanzata, come candidato di compromesso[2]. Dal momento che il cardinale favorito, Giorgio Bessarione, era greco e che l'altro era legato ai Colonna, fu scelto Alfonso Borja, il quale fu incoronato il 20 aprile 1455[1] sui gradini della basilica di San Pietro in vaticano per mano del cardinale Prospero Colonna, protodiacono di San Giorgio in Velabro.

Il Papa crociato[modifica | modifica wikitesto]

Benché quasi ottuagenario e acciaccato, Callisto III si diede anima e corpo all'organizzazione della crociata contro i Turchi che avevano preso Costantinopoli nel 1453, ma nonostante i suoi sforzi (organizzò con i fondi della Chiesa una flotta di sedici galere[6]) i principi cristiani non si mostrarono disposti a raccogliere la sua chiamata[1]. L'unica soddisfazione gli giunse quando il reggente ungherese Giovanni Hunyadi batté i Turchi di Maometto II a Belgrado nel luglio 1456[6]. Come ringraziamento, il Papa inserì la Festa della Trasfigurazione nel Calendario liturgico Romano con la bolla Cum his superioribus annis[7][8].

Il nepotismo rampante[modifica | modifica wikitesto]

Sano di Pietro, la Vergine raccomanda Siena a Callisto III (1455), Pinacoteca Nazionale di Siena

Benché Callisto fosse di natura austero e integerrimo nei costumi[4], il suo breve pontificato vide l'ascesa sociale ed ecclesiastica di molti suoi connazionali, in special modo dei suoi due nipoti Luis Juan de Milá, già vescovo di Segorbe, e di Rodrigo Borja, all'epoca solo venticinquenne[6]. Un terzo nipote, Pedro Luis, rimase allo stato laicale ma fu nominato governatore di Castel Sant'Angelo, capitano generale della Chiesa, duca di Spoleto, governatore di Terni, Narni, Todi, Rieti, Orvieto, della provincia del Patrimonio e prefetto di Roma[1][6]. Callisto necessitava sì di persone fidate nel governo della Chiesa e dello Stato Pontificio, ma le sue nomine furono deleterie per il benessere stesso della Chiesa. Se alla sua morte i romani, indignati di tali favoreggiamenti e istigati dagli Orsini (osteggiati da Callisto, alleato dei Colonna) diedero alle fiamme le case degli odiati catalani[6][8]. Le conseguenze nefaste si fecero sentire a lunga durata: Rodrigo Borja dominò la Curia in qualità di vice-cancelliere fin dal pontificato dello zio[9] in poi, favorendo la corruzione e il malcostume.

Il disinteresse per la cultura[modifica | modifica wikitesto]

Caratteristica del tutto particolare per un papa del XV secolo fu il suo disinteresse nei confronti dell'umanesimo. Benché non ostile al movimento[8] (come lo sarà Paolo II, per un certo aspetto), Callisto non aveva assorbito l'amore per l'antichità classica, dimostrando indifferenza nei confronti della Biblioteca Apostolica Vaticana. Addirittura, per finanziare la sua crociata, Callisto vendette rilegature d'argento di libri pregiati[2].

Morte e sepoltura[modifica | modifica wikitesto]

Stemma pontificale di Callisto III

Callisto III morì a Roma il 6 agosto 1458[1] e venne sepolto in un magnifico monumento commissionato da suo nipote il cardinale Rodrigo Borgia, nella cappella di Santa Maria delle Febbri, non lontano dalla basilica di San Pietro. Frammenti di questo originario monumento si trovano oggi nelle grotte vaticane in quanto durante la ricostruzione della basilica i suoi resti vennero trasferiti dal 1586 altrove sempre all'interno della chiesa, ove rimasero sino al 1605.

Successivamente, il 30 gennaio 1610 le sue spoglie assieme a quelle di papa Alessandro VI vennero trasferite alla chiesa di Santa Maria in Montserrato[1], chiesa della corona aragonese a Roma. Il 21 agosto 1889 i suoi resti vennero trasferiti in una tomba moderna, opera dello scultore spagnolo Felipe Moratilla, avente sulla parte frontale due medaglioni raffiguranti i due papi, nella cappella di San Diego, nella chiesa di Santa Maria in Montserrato (oggi chiesa nazionale spagnola). Nel suo testamento lasciò 5.000 ducati per la fondazione di un ospedale nella casa in cui visse da cardinale.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Callisto ebbe il merito, nel 1456, di indire un nuovo processo per Giovanna d'Arco, nel quale venne scagionata dalle accuse post mortem il giorno 16 giugno[1][8].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p Michael E. Mallet, Callisto III nell'Enciclopedia dei Papi.
  2. ^ a b c d e John N.D. Kelly, Vite dei Papi, Casale Monferrato, Piemme, 1995, p. 414.
  3. ^ Claudio Rendina, I Papi, Ariccia, Newton&Compton Editore, 2005, p. 576.
    «Alfonso V lo aveva in seguito chiamato a Napoli come consigliere, ma non era andato d'accordo con la politica anticlericale di questo re...».
  4. ^ a b Giorgio Falco, Callisto III in Enciclopedia Italiana (1930).
  5. ^ J.N.D. Kelly, Vite dei Papi, p. 414.
    «...contrario al lusso e all'ostentazione condusse una vita austera e ritirata nel suo palazzo.».
  6. ^ a b c d e Claudio Rendina, I Papi, p. 578.
  7. ^ Pio XII, Dum maerenti animo, 29 giugno 1956.
  8. ^ a b c d J.N.D. Kelly, Vite dei Papi, p. 415.
  9. ^ Giovanni Battista Picotti-Matteo Sanfilippo, Alessandro VI nell'Enciclopedia dei Papi.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giulio Capelli, L'Umanesimo italiano da Petrarca a Valla, Carocci editore, 2010, ISBN 978-88-430-5405-3
  • Claudio Rendina, I Papi-storia e segreti, Newton&Compton Editori, Ariccia 2005
  • John N.D. Kelly, Vite dei Papi, Piemme, Casale Monferrato 2005

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Niccolò V 8 aprile 1455 - 6 agosto 1458 Papa Pio II
Predecessore Cardinale presbitero dei Santi Quattro Coronati Successore CardinalCoA PioM.svg
Luigi di Lussemburgo 1444-1455 Luis Juan de Milá
Predecessore Vescovo di Valencia Successore BishopCoA PioM.svg
Hugo de Lupia y Bagés 1429-1455 Rodrigo Borgia

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