Papa Giovanni XIII

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Papa Giovanni XIII
Papa Ioannes XIII.jpg
133º papa della Chiesa cattolica
Ikkon Papa Giovanni XIII 2 small.JPG
Elezione 1º ottobre 965
Insediamento 1º ottobre 965
Fine pontificato 6 settembre 972
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Leone VIII
Successore papa Benedetto VI
Nome Giovanni dei Crescenzi
Nascita Roma, ?
Morte Roma, 6 settembre 972
Sepoltura Basilica di San Paolo fuori le mura

Giovanni XIII (Roma, ... – Roma, 6 settembre 972) fu il 133º papa della Chiesa cattolica dal 1º ottobre 965 alla sua morte.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Papa Giovanni XIII.

La discussa origine[modifica | modifica wikitesto]

Di nome Giovanni, era figlio di Giovanni detto Episcopus[1][2][3]. Alcuni storici , primo fra tutti Mons.Gaetano Bossi nella sua opera "I Crescenzi" (Roma, 1915), hanno identificato suo padre con Giovanni Crescenzi I detto Episcopus[4][5], ma la parentela di Giovanni XIII con i Crescenzi è stata da taluni storici messa in dubbio[1]. Ad entrare nella famiglia dei Crescenzi non fu il futuro pontefice, ma il nipote di questi Benedetto, grazie al matrimonio con una rampolla di quella famiglia patrizia[1]. Comunque sia, Giovanni apparteneva all'alta nobiltà romana[1][6].

La carriera ecclesiastica[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni, fin dalla prima giovinezza, fu destinato alla vita consacrata, facilitata in questo non soltanto per le sue nobili origini, ma anche per il suo ingegno, la sua disciplina e la sua vasta erudizione[1]. Cresciuto quindi nel Palazzo del Laterano[7], Fu vescovo di Narni[3] dal 960 fino al 965[7]. Durante questi anni, Giovanni partecipò al concilio che decretò la caduta dal soglio pontificio di Giovanni XII[8] per poi, nel breve intermezzo in cui quest'ultimo ritornò a Roma, ritirare tutte le sue sentenze di condanna[1][7].

Il pontificato[modifica | modifica wikitesto]

Il candidato imperiale[modifica | modifica wikitesto]

In seguito alla ribellione dei romani contro Ottone I di Sassonia, che sfociò nell'elezione di Benedetto V contro quella imposta dall'imperatore nella figura di Leone VIII[9], i romani non osarono scegliere autonomamente il successore di Leone, richiamandosi quindi al Privilegium Othonis del 962[8]. L'imperatore, pertanto, scelse Giovanni di Narni quale nuovo pontefice, venendo eletto ed incoronato il 1º ottobre 965[1][7][10], ben cinque mesi dopo la morte del predecessore. Fu eletto senza i soliti torbidi che contraddistinguevano le elezioni pontificie, nonostante molti romani volessero la reintegrazione dell'ex-papa Benedetto[7]. Ma tale tranquillità non era destinata a rimanere in questo stato per molto tempo.

La congiura antipapale e la vendetta del papa[modifica | modifica wikitesto]

Il suo comportamento e l'appoggio imperiale, infatti, non lo resero benvoluto a Roma. Una rivolta del 15[11]/16[1] dicembre 965, sobillata dal prefectus urbis Pietro, dal conte Roffredo e dal vestiarius Stefano[1], costrinse Giovanni (in un primo momento nelle mani dei rivoltosi[1][11]) a fuggire dalla città, riparando a Capua sotto la protezione del conte Pandolfo[11]. Giovanni poté fare ritorno solo dopo quasi un anno, il 14 novembre 966[1], scortato da Ottone. Nelle file dei rivoltosi, davanti all'avanzata di Ottone, si ebbe una scissione: Crescenzio II, che pure aveva partecipato alla rivolta, si schierò con il pontefice[11]; Roffredo e Stefano, invece, furono uccisi[1]. Il Papa, reintegrato nel dominio dell'Urbe, poté quindi sfogare la sua ira sull'unico sopravvissuto, il prefetto Pietro[12]. Come si evince dal Liber Pontificalis, la condanna cui Pietro fu sottoposto fu umiliante e straziante:

(LATINO)

« Qui praedictus Iohannes papa fecit ei abscidere barbam, et per capillos capitis eum suspendit in caballum Constantini ad exemplum omnium, ut videntes deinceps metuerent talia facere. Expoliatum autem miserunt eum super asinum ex adverso, caput eius ad caudam asini, manusque suas sub cauda, et posuerunt utrem in capite eius pennatum; similiter et in coxis eius duos utres et tintinnabulum ad collum asini. Et sic per totam Romam flagellatus et ludibrio habitus, missusque in carcerem, per multa tempora maceratus est. Et postea ad imperatorem dederunt et ultra montes direxerunt. »

(ITALIANO)

« Il predetto papa Giovanni gli fece tagliare la barba, e per i capelli lo attaccò, facendolo pendere, al cavallo di Costantino come esempio per tutti, perchè poi, vedendo tali cose, temessero di compierle. Spogliato, lo posero sopra un asino all'indietro, con la sua testa [rivolta] verso la coda dell'asini, con le sue mani sotto la coda e gli misero sulla sua testa un'otre piumata; allo stesso modo [gli misero] due otri piumate alle sue cosce e un campanello al collo dell'asino. E così, castigato ed esposto al ludibrio per tutta Roma, fu mandato in carcere e per molto tempo fu tormentato. Successivamente lo consegnarono all'imperatore e lo spedirono oltre le Alpi [cioè in Germania]. »

(L. Duchesne, Le Liber Pontificalis, II, cit., p. 252)
La statua equestre di Marco Aurelio in Piazza del Campidoglio, il cui originale è ora conservato ai Musei Capitolini per proteggerlo dalle intemperie.

Queste informazioni, che ci vengono riportate anche sulla voce dell'Enciclopedia dei Papi[1], ci rivelano come all'epoca la statua equestre di Marco Aurelio fosse stata preservata dalla damnatio memoriae che i cristiani operarono nei confronti dell'antichità pagana, in quanto lo si credeva Costantino il Grande, fautore della libertà del cristianesimo[11]. Altrettanto feroce fu la vendetta nei confronti dei defunti Roffredo e Stefano, verso i quali il papa lanciò un anatema post mortem, gettandone le ossa fuori dalla chiesa in cui erano sepolte:

(LATINO)

« De Rotfredo vero comite et Stephano vesterario, quia mortui erant, iussit imperator effodere sepulcra eorum et ossa eorum foras proici. »

(ITALIANO)

« Riguardo al conte Roffredo e al vestiario Stefano, dal momento che erano morti, l'imperatore ordinò di aprire i loro sepolcri e di gettarne fuori le ossa. »

(L. Duchesne, Le Liber Pontificalis, II, cit., p. 252.)

Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

La vicinanza alla politica ottoniana[modifica | modifica wikitesto]

Era chiaro che ormai la posizione del papa poteva essere sicura soltanto se questi avesse mantenuto buoni rapporti con quella dinastia che l'aveva rimesso sul trono dopo la rivolta di Pietro e del popolo romano stesso. Pertanto, Giovanni XIII non si oppose né alla politica ecclesiastica dell'imperatore sassone (Giovanni lavorò assieme a Ottone in direzione dello sviluppo ecclesiastico tedesco, inclusa la creazione dell'Arcivescovato del Magdeburgo, febbraio/marzo 968[1]), né all'incoronazione (Natale 967[1]) dell'erede di Ottone I, il futuro Ottone II,che rivestiva la carica di co-imperatore. Il papa ricevette in cambio l'ex Esarcato di Ravenna e altri patrimoni minori[1][13]. In seguito Ottone II si unì in matrimonio con la nipote dell'imperatore bizantino Giovanni I Zimisce.

I rapporti con Bisanzio[modifica | modifica wikitesto]

Inevitabilmente, lo stato di dipendenza del papa da Ottone produsse un ulteriore raggelamento dei rapporti con Bisanzio[1]. Infatti, Giovanni eresse inoltre altri arcivescovati nell'Italia meridionale (elevò a sede arcivescovile Otranto[13]; Capua e Benevento divennero sedi metropolitane con alle dipendenze diocesi suffraganee filo-romane[13][1]), creati ad hoc per ridurre l'influenza dell'Impero Bizantino e della Chiesa bizantina nel Meridione[1][13]. La situazione migliorò con l'ascesa al trono di Giovanni Zimisce[1], quando Ottone ottenne finalmente dal nuovo basileus il matrimonio tra la principessa Teofano (chiamata anche Teofane[13]) e il figlio Ottone (14 aprile 972[13][1])L.

Morte e sepoltura[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni morì il 6 settembre del 972[1][14], in una Roma tranquilla grazie alla vigilanza di Ottone. Il pontefice, su basi testamentarie, fu sepolto nella Basilica di San Paolo fuori le Mura[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w Roland Pauler, Giovanni XIII in Enciclopedia dei Papi, Treccani, 2000. URL consultato il 3/2/2015.
  2. ^ Episcopo non vuol dire, come hanno ipotizzato alcuni storici, che il Padre fosse stato vescovo successivamente al matrimonio. Come sottolineato nella voce sull'Enciclopedia dei Papi: ″L'appellativo di "Episcopo" del padre non indica un titolo, ma è un semplice soprannome".
  3. ^ a b Le Liber Pontificalis, p. 252. URL consultato il 3/2/2015.
  4. ^ I Crescenzi. URL consultato il 3/2/2015.
  5. ^ Crescenzi in Dizionario di storia, Treccani, 2010. URL consultato il 3/2/2015.
  6. ^ Claudio Rendina non esclude che fosse figlio di Teodora II, sorella di Marozia (Cfr. C. Rendina, I Papi. Storia e segreti, cit., p. 336).
  7. ^ a b c d e C. Rendina, I Papi. Storia e segreti, p. 336.
  8. ^ a b Cfr. Giovanni XII
  9. ^ Cfr. Benedetto V e Leone VIII
  10. ^ Giovanni XIII sul Sito del Vaticano. URL consultato il 3/2/2015.
  11. ^ a b c d e C. Rendina, I Papi. Storia e segreti, p. 337.
  12. ^ Le Liber Pontificalis, p. 252.
    «...Petrum autem praefectum, per quem haec omnia mala perpetrata sunt, in potestate pape [sic] dedit.».
  13. ^ a b c d e f C. Rendina, I Papi. Storia e segreti, p. 338.
  14. ^ C. Rendina, I Papi. Storia e segreti, p. 340.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Roland Pauer, Giovanni XIII in Enciclopedia dei Papi online, Treccani, 2010
  • Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Newton&Compton Editori, Ariccia 2005, ISBN 88-8289-070-8
  • Le Liber Pontificalis, a.c. di Louis Duchesne, Vol.II, Ernest Thorin, Paris 1892
  • Crescenzi, in Dizionario di storia treccani online, Treccani, 2010
  • Mons. Gaetano Bossi, "I Crescenzi", Roma 1915

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Leone VIII settembre 965 - 6 settembre 972 Papa Benedetto VI
Controllo di autorità VIAF: 32800963 · LCCN: nb2007019878 · GND: 119182998