Papa Giovanni XXIII
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| « Cari figlioli, tornando a casa, troverete i bambini: date una carezza ai vostri bambini e dite: "Questa è la carezza del Papa!" » | |
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(Papa Giovanni XXIII)
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| Beato Giovanni XXIII Papa della Chiesa cattolica |
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|---|---|
| Oboedientia et Pax | |
| Al secolo: | Angelo Giuseppe Roncalli |
| Nato | Sotto il Monte, |
| Elezione al pontificato |
28 ottobre 1958 |
| Consacrazione: | 4 novembre 1958 |
| Fine del pontificato: |
3 giugno 1963 |
| Deceduto | |
| Segretario personale: |
Loris Francesco Capovilla |
| Predecessore: | papa Pio XII |
| Successore: | papa Paolo VI |
| - | |
Papa Giovanni XXIII[1], nato Angelo Giuseppe Roncalli (Sotto il Monte, 25 novembre 1881 – Città del Vaticano, 3 giugno 1963), è stato il 261º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica (il 260º successore di Pietro), Primate d'Italia e sovrano dello Stato della Città del Vaticano (accanto agli altri titoli connessi al suo ruolo). Fu eletto papa il 28 ottobre 1958, e lo fu fino alla sua morte. È ricordato con l'appellativo di «Papa buono». Fu terziario francescano ed è stato beatificato da papa Giovanni Paolo II il 3 settembre 2000.
Indice |
[modifica] Biografia
Nato a Brusicco, frazione di Sotto il Monte, da Giovanni Battista Roncalli e da Marianna Mazzola, quarto di tredici fratelli, veniva - a differenza del suo predecessore, Eugenio Pacelli, che era di stirpe nobile - da una famiglia di umili origini: i suoi parenti lavoravano infatti come mezzadri. Questo non gli impedì, grazie all'aiuto economico di uno zio, di studiare presso il seminario minore di Bergamo, per poi vincere una borsa di studio e trasferirsi al Seminario dell'Apollinare di Roma, l'attuale Pontificio Seminario Romano Maggiore, ove completò brillantemente gli studi e fu ordinato prete nella chiesa di Santa Maria in Monte Santo, in Piazza del Popolo, nel 1904.
Da ragazzo, e durante il seminario, manifestò la venerazione per la Vergine con numerosi pellegrinaggi al Santuario della Madonna del Bosco ad Imbersago.[2]
Nel 1901 era stato coscritto ed arruolato nel settantatreesimo reggimento fanteria, brigata Lombardia, di stanza a Bergamo.
[modifica] I primi passi nella carriera ecclesiastica
Nel 1905 fu scelto dal nuovo vescovo di Bergamo, Giacomo Radini-Tedeschi, quale segretario personale. Roncalli si segnalò per la dedizione, la discrezione e l'efficienza. A sua volta Radini-Tedeschi rimarrà sempre guida ed esempio per Angelo Roncalli. Roncalli restò al fianco di Radini-Tedeschi fino alla morte di questi, il 22 agosto 1914, durante questo periodo si dedicò altresì all'insegnamento della storia della Chiesa presso il seminario di Bergamo. Fu richiamato nel 1915, a guerra iniziata, nella sanità militare e ne fu poi congedato col grado di tenente cappellano.
Nel 1921 papa Benedetto XV lo nominò prelato domestico (che gli valeva l'appellativo di monsignore) e presidente del Consiglio Nazionale Italiano dell'Opera della Propagazione della Fede. In tale ambito egli si occupò fra l'altro della redazione del motu proprio di Pio XI Romanorum pontificum, che divenne la magna charta della cooperazione missionaria.
[modifica] Le missioni diplomatiche
Nel 1925 papa Pio XI lo nominò Visitatore Apostolico in Bulgaria, elevandolo al grado di vescovo e affidandogli il titolo della Diocesi di Areopoli. Si trattava di una diocesi antica della Palestina, una cosiddetta diocesi in partibus infidelium, ossia, semplicemente, un titolo disponibile per attribuire il rango di vescovo - in questo caso a Roncalli - senza dovere affidare al prescelto le cure pastorali di una diocesi effettiva. Roncalli, che di fatto per incarico del Papa avrebbe viaggiato, e molto, scelse come motto episcopale Oboedientia et pax ("Ubbidienza e pace", in latino), frase che divenne il simbolo del suo operato e che aveva ripreso dal motto di Cesare Baronio Pax et oboedientia. L'ordinazione episcopale ad opera del cardinale Giovanni Tacci si tenne il 19 marzo 1925 a Roma nella chiesa di San Carlo al Corso.
Durante la missione in Bulgaria dovette affrontare per prima cosa la spinosa questione dei rapporti tra i cattolici di rito romano e quelli di rito orientale nonché curare le relazioni con la maggioranza ortodossa. In seguito egli dovette occuparsi pure del matrimonio tra il re bulgaro Boris III, ortodosso, e la figlia del re d'Italia Vittorio Emanuele III, Giovanna di Savoia. Papa Pio XI aveva infatti concesso la dispensa alla condizione che il matrimonio si celebrasse secondo il rito cattolico e i figli della coppia fossero educati nella fede romana. Invece, dopo la cerimonia cattolica ad Assisi, il 25 ottobre 1930, la coppia reale si sposò pure con rito ortodosso a Sofia con immensa irritazione del Papa. Tale rabbia fu accresciuta dal battesimo ortodosso dei figli della coppia, a partire da Maria Luisa nel gennaio del 1933.
Nel 1935 fu nominato Delegato Apostolico in Turchia e Grecia. Questo periodo della vita di Roncalli, che coincise con la seconda guerra mondiale, è ricordato in particolare per i suoi interventi a favore degli ebrei in fuga dagli stati europei occupati dai nazisti.
Nel luglio 1943 scrisse sul diario: «La notizia più grave del giorno è il ritiro di Mussolini dal potere. L'accolgo con molta calma. Il gesto del Duce lo credo atto di saggezza, che gli fa onore. No, io non getterò pietre contro di lui. Anche per lui sic transit gloria mundi. Ma il gran bene che lui ha fatto all'Italia resta. Il ritirarsi così è espiazione di qualche suo errore. Dominus parcat illi (Dio abbia pietà di lui)»[3].
Nel 1944, papa Pio XII lo nominò Nunzio Apostolico a Parigi. Fra i suoi maggiori successi a Parigi si segnalò la riduzione del numero di vescovi di cui il governo francese reclamava l'epurazione in quanto compromessi con la Francia di Vichy. Egli riusci a fare sì che Pio XII fosse costretto ad accettare soltanto le dimissioni di tre vescovi (quelli di Mende, Aix e Arras), oltre quello di un vescovo ausiliare di Parigi e di tre vicari apostolici delle colonie d'Oltremare. Quando in seguito divenne cardinale, nel 1953, il presidente francese Vincent Auriol reclamò un antico privilegio riservato ai monarchi francesi e gli consegnò personalmente la berretta Cardinalizia durante una cerimonia al Palazzo dell'Eliseo.
[modifica] Il Patriarcato di Venezia
Nel 1953, oltre a essere creato cardinale nel concistoro del 12 gennaio di quell'anno, fu nominato patriarca di Venezia.
Già durante questo periodo si segnalò per alcuni gesti di apertura. Fra i tanti va ricordato il messaggio che inviò al Congresso del PSI - partito ancora alleato del PCI i cui dirigenti e propagandisti erano stati scomunicati da papa Pio XII nel 1949 -, quando nel 1956 i socialisti si riunirono nella città lagunare. Ciononostante, non rinnegò mai la continuità con le posizioni storiche della Chiesa nei confronti delle sfide quotidiane: Jean Guitton, accademico di Francia e osservatore laico al Concilio Vaticano II, ricorda che, come riportato in una rivista del 2 gennaio 1957, Angelo Roncalli individuava le «cinque piaghe d'oggi del Crocifisso» nell'imperialismo, nel marxismo, nella democrazia progressista, nella massoneria e nel laicismo[4].
[modifica] L'elezione
A seguito della morte di papa Pio XII, Roncalli, con sua grande sorpresa, fu eletto Papa il 28 ottobre 1958 e il 4 novembre dello stesso anno fu incoronato, divenendo così il 261º Vicario di Gesù Cristo sulla Terra.
Secondo alcuni analisti sarebbe stato scelto principalmente per un'unica ragione: la sua età. Dopo il lungo pontificato del suo predecessore, i cardinali avrebbero perciò scelto un uomo che presumevano, per via della sua età avanzata e della modestia personale, sarebbe stato un Papa di «transizione». Ciò che giunse inaspettato fu il fatto che il calore umano, il buon umore e la gentilezza di Giovanni XXIII, oltre alla sua esperienza diplomatica, conquistarono l'affetto di tutto il mondo cattolico, in un modo che i suoi predecessori non avevano mai ottenuto. Fin dal momento della scelta del nome molti cardinali si accorsero che Roncalli non era ciò che loro si aspettavano, infatti Giovanni era un nome che nessun papa adottava da secoli (nel '900 quasi tutti i papi si erano chiamati Pio, e questo è ciò che molti si aspettavano), inoltre nella storia c'era stato un antipapa di nome Giovanni XXIII.
Sin Inoltre, fatto che non succedeva da secoli, al momento dell'apertura momentanea della Cappella Sistina per far entrare mons. Di Iorio, segretario del Conclave, subito dopo l'elezione e accettazione di Roncalli, appena il prelato si inginocchiò in segno di omaggio avanti a lui, avvenne un gustoso episodio molto significativo. Il nuovo Papa era ancora seduto nel suo scranno da porporato, vestito degli abiti cardinalizi; Roncalli si tolse dal capo lo zucchetto rosso e lo posò in testa a Di Iorio, nominandolo nel contempo cardinale! Primo atto sovrano "da Papa". Fra la sorpresa generale dei cardinali confratelli che lo attorniavano, e che si accorsero da questo fatto che il nuovo Pontefice sarebbe stato un uomo di sorprese, e non un "vecchietto accomodante".[senza fonte]
Scelse quale segretario privato Loris Francesco Capovilla, che già lo assisteva quale patriarca di Venezia. Capovilla è restato, dopo la morte di Roncalli, un fedele custode della sua memoria.
[modifica] Il pontificato
Già nel dicembre 1958 papa Giovanni XXIII provvide a integrare il Collegio cardinalizio, che a causa dei rari concistori di Pio XII era ormai numericamente assai ridotto. Il nuovo Papa mostrò, fin da subito, un tratto di novità, in effetti egli portò il numero massimo di cardinali a settantacinque, superando il tetto di settanta cardinali ormai fermo dai tempi di Papa Sisto V.
Il suo pontificato fu segnato da episodi indelebilmente registrati dalla memoria popolare, oltre che da un'aneddotica celeberrima e vastissima. I suoi «fuori programma», talvolta strepitosamente coinvolgenti, riempirono quel vuoto di contatto col popolo che le precedenti figure pontificie avevano accuratamente preservato come modo di comunicazione distante e immanentista del «Vicario di Cristo in Terra», quale è il ruolo dogmatico del pontefice.
Per il primo Natale da Papa visitò i bambini malati dell'ospedale romano Bambin Gesù, ove benedisse i piccoli, alcuni dei quali lo avevano scambiato per Babbo Natale.
Il giorno di santo Stefano sempre del suo primo anno di pontificato, il 26 dicembre 1958, visitò i carcerati nella prigione romana di Regina Coeli, dicendo loro: «Non potete venire da me, così io vengo da voi...Dunque eccomi qua, sono venuto, m'avete visto; io ho fissato i miei occhi nei vostri, ho messo il cuor mio vicino al vostro cuore..la prima lettera che scriverete a casa deve portare la notizia che il papa è stato da voi e si impegna a pregare per i vostri familiari». Memorabilmente, accarezzò il capo del recluso che, disperato, inaspettatamente gli si buttò ai piedi domandandogli se "le parole di speranza che lei ha pronunciato valgono anche per me"[5].
Quando la moglie del presidente degli Stati Uniti, Jacqueline Kennedy, arrivò in Vaticano per incontrarlo, egli iniziò a provare nervosamente le due formule di benvenuto che gli era stato consigliato di usare: «mrs Kennedy, madame» o «madame, mrs Kennedy». Quando la Kennedy arrivò, comunque, per il divertimento della stampa, abbandonò entrambe e le corse incontro appellandola semplicemente, «Jackie!».
[modifica] Il Concilio Vaticano II e l'ecumenismo
Il radicalismo di papa Giovanni XXIII non si fermò all'informalità. Fra lo stupore dei suoi consiglieri e vincendo le remore e le resistenze della parte conservatrice della Curia, indisse un concilio ecumenico, meno di novant'anni dopo il controverso Concilio Vaticano I, Giovanni XXIII ebbe rapporti fraterni con i rappresentanti di diverse confessioni Cristiane ed in particolar modo con il Pastore David J. Du Plessis, ministro Pentecostale della Chiese Cristiane Evangeliche Assemblee di Dio.
Mentre i suoi aiutanti stimavano di dover impiegare almeno un decennio per i preparativi, Giovanni XXIII progettò di tenerlo nel giro di mesi.
Il 4 ottobre 1962, ad una settimana dall'inizio del concilio, Giovanni XXIII si recò in pellegrinaggio a Loreto e Assisi (Roncalli era dall'età di 14 anni terziario francescano) per affidare le sorti dell'imminente Concilio alla Madonna e a san Francesco.
Per la prima volta, dall'unità d'Italia un papa varcava i confini del Lazio ripercorrendo quei territori che anticamente erano appartenuti allo Stato pontificio, il breve tragitto chilometrico ripristinò l'antica figura del papa pellegrino che i suoi successori sapranno portare a pieno compimento.
La gente accolse favorevolmente questa iniziativa affollando non solo i due santuari meta del tragitto (ad Assisi persino i frati salirono sui tetti antistanti la basilica), ma anche le varie stazioni dove sostò il treno papale.
Nello stesso anno (1962) approvò il Crimen sollicitationis, un documento redatto dal Sant'Uffizio e diretto a tutti i vescovi del globo, riguardante la procedura da seguire secondo il diritto canonico nelle cause di sollicitatio ad turpia (latino, «provocazione a cose turpi»), cioè quando un chierico (presbitero o vescovo) veniva accusato di usare il sacramento della confessione per fare avances sessuali ai penitenti.
Giovanni XXIII incontrò al Vaticano Geoffrey Francis Fisher, arcivescovo di Canterbury, per circa un'ora il 2 dicembre 1960. Fu la prima volta in oltre 400 anni che un capo della Chiesa Anglicana visitava il Papa.
Papa Giovanni XXIII scomunicò Fidel Castro il 3 gennaio 1962, in linea con un decreto del 1949 di Pio XII, che vietava ai cattolici di appoggiare governi comunisti.
[modifica] Il discorso della luna, date una carezza...
Uno dei più celebri discorsi di papa Giovanni, forse una delle allocuzioni in assoluto più celebri della storia della Chiesa, è quello che ormai si conosce come «il discorso della luna».
L'11 ottobre 1962, in occasione della serata di apertura del Concilio, piazza San Pietro era gremita di fedeli che, se pur non comprendendo a fondo il valore teologico dell'avvenimento, ne percepivano la storicità, la fondamentalità, la difficoltà, ed erano nel luogo che simboleggia il cattolicesimo, la piazza appunto. A gran voce chiamato ad affacciarsi, cosa che non si sarebbe mai immaginata possibile richiedere al papa precedente, Roncalli davvero si sporse, a condividere con la piazza la soddisfazione per il raggiungimento del primo traguardo: si era arrivati ad aprirlo, il Concilio.
Il discorso a braccio fu poetico, dolce, semplice, e pur tuttavia conteneva elementi del tutto innovativi.
Nel momento che avrebbe dato un nuovo corso alla religione cattolica, con un richiamo straordinario salutò la luna:
| « Cari figlioli, sento le vostre voci. La mia è una voce sola, ma riassume la voce del mondo intero. Qui tutto il mondo è rappresentato. Si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera, osservatela in alto, a guardare a questo spettacolo. » |
salutò i fedeli della sua diocesi (il papa è anche il vescovo di Roma), e si produsse in un atto di umiltà forse senza precedenti, asserendo tra le altre cose:
| « La mia persona conta niente, è un fratello che parla a voi, diventato padre per volontà di Nostro Signore, ma tutti insieme paternità e fraternità e grazia di Dio (..) (...) Facciamo onore alle impressioni di questa sera, che siano sempre i nostri sentimenti, come ora li esprimiamo davanti al Cielo, e davanti alla Terra: Fede, Speranza, Carità, Amore di Dio, Amore dei Fratelli. E poi tutti insieme, aiutati così, nella santa pace del Signore, alle opere del Bene. » |
E, sulla linea dell'umiltà, impartì un ordine da pontefice con il parlare di un curato:
| « Tornando a casa, troverete i bambini. Date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del Papa. Troverete qualche lacrima da asciugare, dite una parola buona: il Papa è con noi, specialmente nelle ore della tristezza e dell'amarezza. » |
Il Papa ora viveva con la piazza dei fedeli, ne condivideva la serata di fine estate, ne partecipava la sofferenza e la «maraviglia» per quella luna inattesa; la Chiesa era davvero molto più comunitaria di quanto non fosse mai stata in passato. I fedeli avevano il Papa fra loro, con loro. Proprio ciò per cui il Concilio era stato voluto.
[modifica] La morte
Sin dal settembre 1962, prima ancora dunque dell'apertura del Concilio, si erano manifestate le avvisaglie della malattia fatale: un tumore dello stomaco, patologia che aveva già colpito altri fratelli Roncalli.[6]
Pur visibilmente provato dal progredire del cancro, papa Giovanni firmò l'11 aprile 1963 l'enciclica Pacem in Terris e, un mese più tardi, l'11 maggio 1963 ricevette dal Presidente della Repubblica italiana Antonio Segni il premio Balzan per il suo impegno in favore della pace. Fu il suo ultimo impegno pubblico. Il 23 maggio 1963, solennità dell'Ascensione, si affacciò per l'ultima volta dalla finestra per recitare il Regina Coeli.
Il Papa morì infatti dopo un'agonia di tre giorni la sera del 3 giugno 1963, alle 19,40. «Perché piangere? È un momento di gioia questo, un momento di gloria.» furono le sue ultime parole rivolte al suo segretario.[7]
Dal Concilio Vaticano II, che Giovanni XXIII non vide dunque terminare, si sarebbero prodotti negli anni successivi fondamentali cambiamenti che avrebbero dato una nuova connotazione al cattolicesimo moderno; gli effetti più immediatamente visibili consistettero nella riforma liturgica, in un nuovo ecumenismo e infine in un nuovo approccio al mondo e alla modernità.
Chiamato affettuosamente da molti il «Papa buono», Giovanni XXIII venne dichiarato beato da papa Giovanni Paolo II il 3 settembre 2000. Viene ricordato il 3 giugno dalla Chiesa cattolica, mentre le diocesi di Bergamo e Milano celebrano la sua memoria per la Chiesa locale l'11 ottobre, giorno di apertura del Concilio.
Giovanni XXIII venne inizialmente sepolto nelle Grotte Vaticane, nel punto in cui ora riposa Giovanni Paolo II, e all'atto della beatificazione, traslato nella navata destra della Basilica di S.Pietro, dove la sua salma è esposta in una teca di vetro. Il perfetto stato di conservazione della salma si deve ad un particolare processo di sostituzione del sangue con un liquido speciale eseguita dal professor Gennaro Goglia subito dopo il decesso[8], anche se per il processo di imbalsamazione ci si servì anche di una colata di cera per coprire le parti visibili come il volto e le mani.
[modifica] La memoria di Papa Giovanni a Sotto il Monte
Questo piccolo paese del bergamasco, che diede i natali ad Angelo Roncalli, è oggi meta di numerosi pellegrinaggi. Oltre la casa natale, particolarmente significativo è il museo che Mons. Loris Francesco Capovilla, Segretario personale di Giovanni XXIII, ha allestito dal 1988 nella residenza di Ca' Maitino (sempre presso Sotto il Monte), dove Roncalli era solito recarsi per le sue ferie estive prima di essere eletto Papa. Questo museo conserva innumerevoli cimeli appartenuti a Giovanni XXIII lì raccolti da Mons. Capovilla, fra i quali il letto su cui il Pontefice spirò il 3 giugno 1963 e l’altare della cappella privata.
[modifica] Encicliche di Giovanni XXIII
| Per approfondire, vedi la voce Elenco delle encicliche#Dal Concilio Ecumenico Vaticano II agli anni 2000. |
- Ad Petri Cathedram (29 giugno 1959)[2]: conoscenza della verità, restaurazione dell'unità e della pace nella carità
- Sacerdotii Nostri Primordia (1º agosto 1959)[3]: nel centenario del piissimo transito del santo Curato d'Ars
- Grata Recordatio (26 settembre 1959)[4]: sulla recita del rosario per le missioni e per la pace
- Princeps Pastorum (28 novembre 1959)[5]: sulle missioni cattoliche
- Mater et Magistra (15 maggio 1961)[6]: sui recenti sviluppi della questione sociale
- Aeterna Dei Sapientia (11 novembre 1961)[7]: nel XV centenario della morte di san Leone Magno
- Paenitentiam Agere (1º luglio 1962)[8]: invito a far penitenza per il buon esito del concilio
- Pacem in Terris (11 aprile 1963)[9]: sulla pace fra tutte le genti nella verità, nella giustizia, nell'amore, nella libertà
[modifica] Pacem in Terris
| Per approfondire, vedi la voce Pacem in Terris. |
Questa enciclica resta tuttora un brano fondamentale della teologia cattolica sul versante della socialità e della vita civile. Ed è per altro verso comunque un brano importante anche per la cultura sociale occidentale (anche laica) del Novecento, un testo la cui lettura (peraltro discretamente agevole) è necessaria per la comprensione di alcune tracce della politica vaticana e di quella occidentale.
Giovanni XXIII rivelò[9] che aveva affidato la composizione delle sue encicliche più famose, quelle di carattere sociale, a suoi collaboratori: nel caso della Mater et Magistra fu lui stesso a confermarlo alla finestra di piazza san Pietro, precisando che il gruppo degli esperti incaricati di stendere questo testo si era rifugiato in Svizzera e lui ne aveva perduto ogni traccia. Per l'enciclica Pacem in terris accadde lo stesso: ricevendo il primo ministro del Belgio, Théo Lefévre, che si complimentava per la pubblicazione del documento, gli confidò: «Guardi, a parte alcune righe che sono mie, tutto il resto è il frutto del lavoro di altri... Sono problemi che il Papa non può conoscere a fondo». Anche il giornale umoristico belga Pan riportò l'episodio. È la prima enciclica che oltre al clero e ai fedeli cattolici si rivolge "a tutti gli uomini di buona volontà".
Letta nelle titolazioni dei suoi capoversi, parrebbe un documento pressoché statutario, costituzionale, di organica classificazione di diritti e doveri. Letta storicamente, invece, contiene in sé elementi che valsero di force de frappe per superare l'immobilismo nei rapporti idealistici fra Chiesa e Stati, allora praticamente stagnante.
Il richiamo alle necessità dello stato sociale, mentre nel mondo occidentale cominciavano ad essere proposti schemi di capitalismo oltranzista sullo stile statunitense, giungeva in piena guerra fredda, con nazioni europee intente a pagare anche politicamente ed amministrativamente i tributi della disfatta e per questo più inclini a considerare (ciò che sarebbe stato anche strumento di facilitazione gestionale per i governi) riduzioni delle spese pubbliche per assistenza.
Per contro, l'enciclica non andava certo verso proposte di stato che da sociale potesse divenire socialista, e ristorava il ruolo di centralità dell'uomo, di libero pensiero e intendimento, ragione e motore delle scelte ideali ed obiettivo della socialità. Vale la pena di riportare il punto 5:
| « In una convivenza ordinata e feconda va posto come fondamento il principio che ogni essere umano è persona cioè una natura dotata di intelligenza e di volontà libera; e quindi è soggetto di diritti e di doveri che scaturiscono immediatamente e simultaneamente dalla sua stessa natura: diritti e doveri che sono perciò universali, inviolabili, inalienabili » |
La pace, oggetto fondamentale e dichiarato dell'enciclica, può sorgere solo dalla riconsiderazione, in senso forse «particulare» o forse meglio umanistico, del valore dell'uomo "singolo individuo" che non può annientarsi al cospetto dei sistemi, siano essi capitalistici o socialisti. È la poco ricordata «terza via», anche detta «via del buon senso», oggi riscoperta da sempre più persone e gruppi, ma già al tempo ben definita.
[modifica] Opere antecedenti il pontificato
Famoso è " Il Giornale dell'anima " il diario che Angelo Roncalli con costanza compilò giorno per giorno dal 1895 alla morte (cfr. Il Giornale dell'Anima).
- Angelo Giuseppe Roncalli. Il cardinale Cesare Baronio. Nel terzo centenario della sua morte. Monza, 1908 (3a ed. Roma, Edizioni di Storia e letteratura, 1961)
- Angelo Giuseppe Roncalli. Mons. Giacomo Maria Radini-Tedeschi, vescovo di Bergamo, Edizioni di Storia e Letteratura. Roma, 1963.
[modifica] Aforismi
- Cerchiamo sempre ciò che ci unisce, mai quello che ci divide.
- Il superfluo si misura dal bisogno degli altri.
- In punto di morte non piangete, è l'ora della gioia.
- Nella convivenza umana ogni diritto naturale in una persona comporta un rispettivo dovere in tutte le altre persone: il dovere di riconoscere e rispettare quel diritto.
- Talvolta si crede di poter risolvere, in vario modo, i problemi e le questioni ordinarie dell'esistenza. Si fa ricorso a complicati e anche difficili mezzi, dimenticando che basta un poco di pazienza per disporre ogni cosa in ordine perfetto e ridonare calma e serenità.
- La vita è pellegrinaggio, ci fermiamo un poco qui, poi riprendiamo il nostro cammino.[senza fonte]
[modifica] Genealogia episcopale e successione apostolica
- Cardinale Scipione Rebiba
- Cardinale Giulio Antonio Santorio
- Cardinale Girolamo Bernerio, O.P.
- Arcivescovo Galeazzo Sanvitale
- Cardinale Ludovico Ludovisi
- Cardinale Luigi Caetani
- Cardinale Ulderico Carpegna
- Cardinale Paluzzo Paluzzi Altieri degli Albertoni
- Papa Benedetto XIII, O.P.
- Papa Benedetto XIV
- Papa Clemente XIII
- Cardinale Bernardino Giraud
- Cardinale Alessandro Mattei
- Cardinale Pietro Francesco Galeffi
- Cardinale Filippo de Angelis
- Cardinale Amilcare Malagola
- Cardinale Giovanni Tacci Porcelli
- Papa Giovanni XXIII
[modifica] Note
- ^ L'ordinale XXIII è spesso pronunciato ventitreesimo, secondo l'uso corrente della lingua italiana; ma la forma più o meno ufficiale, preferita a suo tempo dalla curia romana e dal papa stesso, è quella latineggiante di vigesimoterzo (in latino, vigesimus vuol dire "ventesimo"). Cfr. http://www.dizionario.rai.it/poplemma.aspx?lid=2186&r=39845.
- ^ Santuario della Madonna del Bosco
- ^ Marco Roncalli, Giovanni XXIII. Angelo Giuseppe Roncalli. Una vita nella Storia, Mondadori Milano (2006)
- ^ Enciclopedia Treccani
- ^ Marco Roncalli, op. cit., pag. 444
- ^ Marco Roncalli. op. cit., pag.562
- ^ Denis Mack Smith, L'Italia del XX secolo, vol. VI (1961-1970), Rizzoli, 1977.
- ^ Famiglia Cristiana, n. 22 del 3/6/2001.
- ^ Intervista al cardinale Oddi, su Il Sabato, 10 novembre 1990, riportata in [1]
[modifica] Bibliografia
- A.G. Roncalli/Giovanni XXIII, Il giornale dell'anima e altri scritti di pieta, a cura di Loris Francesco Capovilla, Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2003.
- A.G. Roncalli/Giovanni XXIII, "Pater amabilis. Agende del pontefice 1958-1963", ed. critica e annotazione a cura di Mauro Velati, Istituto per le scienze religiose di Bologna, Bologna 2007.
- L.F. Capovilla, Giovanni XXIII, sette letture, Libreria Editrice Vaticana, SCV 1963.
- Giovanni XXIII nel ricordo del segretario Loris Francesco Capovilla, intervista di Marco Roncalli, Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 1994.
- L.F. Capovilla, Papa Giovanni segno dei tempi, Ed. Paoline, Roma 1967.
- Giovanni e Paolo, due papi. Saggio di corrispondenza (1925-1962), a cura di Loris Francesco Capovilla, Edizioni Studium, Roma 1982 .
- L. Bizzarri, Giovanni XXIII. Il Papa Buono, Edizioni RAI - ERI, Roma 2000.
- N. Fabbretti, La storia di Papa Giovanni, Ed. Mursia, Milano 1967.
- E. Galavotti, Processo a Papa Giovanni. La causa di canonizzazione di Angelo Giuseppe Roncalli (1965-2000), Ed. Mulino, Bologna 2005.
- Raffaele Iaria (a cura di), Il mio Dio è tutto. Le preghiere di Papa Giovanni XXIII, Edizioni Segno
- M. Roncalli, Giovanni XXIII. Angelo Giuseppe Roncalli. Una vita nella Storia, Milano 2006.
- M. Benigni & G. Zanchi, Giovanni XXIII. Biografia ufficiale a cura della diocesi di Bergamo, Ed. San Paolo, Milano 2000.
[modifica] Altri progetti
Wikisource contiene opere originali di o su Ioannes XXIII
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Ioannes XXIII
Wikisource contiene opere originali di o su Papa Giovanni XXIII
Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Giovanni XXIII
[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterni
- Scheda biografica su Altervista
- Sul paese natale e i luoghi legati al futuro Papa
- Papa Giovanni XXIII: testi con concordanze e liste di frequenza
- Opera Omnia in varie lingue
- Pellicole della Filmoteca Vaticana sul Concilio (fine pagina - numeri 5 e 6), contenenti anche il famoso "discorso della Luna"
| Predecessore: | Vescovo Titolare di Areopoli | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Paolo Emilio Bergamaschi | 3 marzo 1925 - 30 novembre 1934 | Michael Joseph Keyes |
| Predecessore: | Arcivescovo Titolare di Mesembria | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Carlo Margotti | 30 novembre 1934 - 12 gennaio 1953 | Silvio Angelo Pio Oddi |
| Predecessore: | Patriarca di Venezia | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Carlo Agostini | 12 gennaio 1953 - 28 ottobre 1958 | Giovanni Urbani |
| Predecessore: | Cardinale presbitero di Santa Prisca | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Adeodato Giovanni Piazza | 12 gennaio 1953 - 28 ottobre 1958 | Giovanni Urbani |
| Predecessore: | Prefetto della Congregazione per i Vescovi | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Eugenio Pacelli | 1958-1963 | Giovanni Battista Montini |
| Predecessore: | Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Eugenio Pacelli | 1958-1963 | Alfredo Ottaviani |
| Predecessore: | Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Eugenio Pacelli | 1958-1963 | Giovanni Battista Montini |

