Papa Benedetto VIII

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Papa Benedetto VIII
B Benedikt VIII.jpg
143º papa della Chiesa cattolica
Elezione 13/18 maggio 1012
Insediamento 18 maggio 1012
Fine pontificato 9 aprile 1024
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Sergio IV
Successore papa Giovanni XIX
Nome Teofilatto II dei Conti di Tuscolo
Nascita Roma, ?
Morte Roma, 9 aprile 1024
Sepoltura Basilica di San Pietro

Benedetto VIII, nato Teofilatto II dei Conti di Tuscolo (Roma, ... – Roma, 9 aprile 1024), fu il 143º papa della Chiesa cattolica dal 1012 alla morte.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Il casato dei conti di Tuscolo[modifica | modifica sorgente]

Secondo figlio di Gregorio, Teofilatto II appartenne alla nobile famiglia dei Conti di Tuscolo, come il predecessore e zio Benedetto. Dubbia è l'ipotizzata parentela dei papi Adriano I, Adriano III e Sergio III con i Conti di Tuscolo, ma almeno altri tre membri della famiglia seguiranno Benedetto VIII sul soglio pontificio: Giovanni XIX, Benedetto IX, Benedetto X.

Il pontificato[modifica | modifica sorgente]

L'elezione[modifica | modifica sorgente]

Dopo la morte di Sergio IV, le due maggiori famiglie romane si scontrarono sulla scelta del nome del successore. Ciascuna cercò di far prevalere il proprio candidato. Il casato dei Crescenzi, che aveva già imposto a Roma diversi papi in passato (gli ultimi tre furono Giovanni XVII, Giovanni XVIII e Sergio IV), fece elevare al Soglio il romano Gregorio.

Il 18 maggio morì il capofamiglia Giovanni Crescenzi III. La morte di Giovanni lasciò i Crescenzi senza un leader[1]. I Tuscolani ne approfittarono imponendo un membro della loro famiglia, Teofilatto II, che assunse il nome pontificale di Benedetto.

Contro i Crescenzi e Gregorio VI[modifica | modifica sorgente]

Benedetto VIII impiegò i primi due mesi del suo pontificato per ridurre il potere della famiglia avversaria, togliendo ai Crescenzi le fortificazioni della Campagna, i loro ultimi presidi.[2]

L'antipapa Gregorio VI, espulso da Roma, si recò in Germania presso Enrico II di Sassonia cercando il suo appoggio. Questi però, dopo averlo inizialmente ben accolto, riconobbe come papa Benedetto[3]; due anni più tardi, il 14 febbraio 1014, Benedetto incoronò Enrico imperatore dei Romani nella Basilica di San Pietro.[3]

Relazioni con il Sacro romano imperatore[modifica | modifica sorgente]

Minore di tre fratelli, Benedetto affidò la cura del governo di Roma al fratello maggiore Romano (il futuro papa Giovanni XIX).[4] Successivamente, cercò di assicurare una futura tranquillità per l'elezione del papa da parte della cittadinanza romana[5] ribadendo il Privilegium Othonis[3], documento con cui nel 962 l'imperatore Ottone I di Sassonia aveva ottenuto dall'allora pontefice Giovanni XII il diritto di convalidare l'elezione papale. Atto apparentemente sfavorevole alla libertà della Chiesa, l'azione di Papa Benedetto era volta ad arginare l'anarchia in cui era caduta Roma dopo l'età di Carlo Magno, cioè da quando era venuta meno la potente protezione del potere civile.

Benedetto, dopo l'incoronazione imperiale, cominciò ad operare per mantenere salda la sua posizione nella città di Roma. rafforzò ulteriormente il potere della propria famiglia, nominando il fratello Romano senatore e console dei romani, mentre il padre Gregorio fu nominato "prefetto navale"[3]. I Crescenzi, davanti a questo stato di cose, dovettero sottomettersi.

Benedetto VIII chiese l'aiuto dell'imperatore anche per risolvere un conflitto scoppiato nel sud della penisola. All'inizio dell'XI secolo l'impero bizantino avevano ancora dei possedimenti nell'Italia meridionale. Dopo che i bizantini ebbero soffocato una rivolta a Bari guidata dal ricco cittadino Melo[6], questi fuggì a Capua, dove ottenne l'appoggio del Papa, ostile ai greci d'oriente per questioni di giurisdizione ecclesiastica sul meridione. I Bizantini cercarono quindi di vendicarsi dell'appoggio che i rivoltosi ebbero dalla Sede Apostolica, ma Benedetto li prevenne assoldando dei guerrieri normanni perché aiutassero Melo. Fallita la spedizione normanna, Benedetto si risolse nel chiedere aiuto ad Enrico II, il quale nel 1021 passò le Alpi, sottomettendo nel corso del 1022 il catapano (il comandante militare bizantino) Boioannes.[6]

Difesa dagli attacchi dei Saraceni[modifica | modifica sorgente]

Nel corso del X e dell'XI secolo, il Mediterraneo era sconquassato dalle scorribande dei pirati musulmani, meglio conosciuti come i Saraceni. Già nei secoli passati, questi predoni del mare avevano saccheggiato due basiliche romane nell'846, per poi continuare a compiere razzie finché non intervennero a fermarli prima Giovanni VIII (distruzione della flotta musulmana al largo del Circeo, nell'877[7]), poi Giovanni X (annientamento dell'esercito nemico, presso il Garigliano) attraverso la formazione di leghe militari. Nel 1016, toccò a Papa Benedetto emulare questi suoi predecessori bellicosi e occuparsi di respingere l'invasione, dopo che i pirati, guidati da Muǧāhid.[6], avevano messo a ferro e fuoco Pisa.[8] Organizzato un esercito, il papa stesso si mise al comando delle truppe pontificie, le quali riportarono una vittoria che si tramutò in un successo dopo che la flotta pisano-genovese (coadiuvata da quella pontificia, guidata dal padre del Papa, Gregorio) diede il colpo di grazia ai musulmani allontanandoli dalla Sardegna.[6]

Governo della Chiesa[modifica | modifica sorgente]

Durante il suo pontificato, Benedetto si dimostrò estremamente attivo nella lotta contro i mali che affliggevano la Chiesa dell'epoca. Nel 1014 e nel 1015 convocò a Roma i suoi primi concili[6]. Dopo aver visto fallire il tentativo di convocare un concilio ecumenico, nel 1018[8] il Papa ne organizzò uno provinciale a Ravenna ove, col beneplacito dell'imperatore, furono promulgate disposizioni contro la simonia e il concubinato sacerdotale.

Nel 1022 Benedetto VIII riunì, insieme ad Enrico II (sinceramente ispirato da una volontà riformatrice), un concilio a Pavia[6], dove furono emanati decreti per la riforma del clero; fu in particolare ribadito un decreto riguardante il celibato ecclesiastico[9] emanato da papa Siricio (385) a cui aggiunse che i figli nati da padri ecclesiastici e madri libere fossero obbligati a far parte del clero. Giuseppe La Farina definì tale decreto "di natura economica", in quanto i beni di un padre ecclesiastico non potevano, in virtù di questo decreto, andare al di fuori della chiesa[10][11].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Era ancora vivo lo zio di Giovanni Crescenzi III, ossia Crescenzio III († 1020) - fratello di Giovanni Crescenzi II il Nomentano († 998) - ma questi ormai, già prima della morte del nipote, non aveva più alcun potere, non come quando era vivo il fratello.
  2. ^ John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, p. 378
  3. ^ a b c d Claudio Rendina, I Papi - storia e segreti, p. 360
  4. ^ John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, p. 378
  5. ^ Prima delle riforme dell'XI secolo, il vescovo di Roma era eletto non soltanto dai cardinali, ma da tutti gli strati della popolazione: cittadini comuni, esercito e clero.
  6. ^ a b c d e f Benedetto IX nell'Enciclopedia dei Papi.
  7. ^ Claudio Rendina, I Papi - storia e segreti, p. 877
  8. ^ a b Caludio Rendina, I Papi - storia e segreti, p. 361
  9. ^ «La svolta decisiva del movimento riformatore si ebbe al concilio di Pavia nel 1022. Presieduto congiuntamente dall'imperatore Enrico II e da Papa Benedetto VIII (1012-1024), il concilio emanò una serie di decreti per correggere la condizione d'ignominia dell'episcopato e le sue smodatezze, specie quelle legate alle alienazioni delle proprietà ecclesiastiche.» R. Paternoster, LA POLITICA INTERNAZIONALE DELLA SANTA SEDE DALL'ETA' ANTICA A PIO X IL PRIMO ALLEATO DELLA CHIESA: COSTANTINO IL GRANDE (Controllato il 5 maggio 2014)
  10. ^ Monumenta Germaniae Historica.
    (LA)
    « Decretum domni papae B(enedicti) [...] III. Ut filii clericorum, servorum ecclesiae, servi sint ecclesiae cum omnibus adquisitis. Filii et filiae omnium clericorum omniumque graduum de familia ecclesiae, ex quacumque libera muliere, quocumque modo sibi coniuncta fuerit, geniti, cum omnibus bonis per cuiuscumque manus adquisitis servi proprii suae erunt ecclesiae nec umquam ab ecclesiae servitute exibunt »
    (IT)
    « Decreto di [Nostro] Signore papa Benedetto [VIII] [...] III. Che i figli dei chierici [i quali sono] servi della Chiesa siano [a loro volta] servi della Chiesa con tutti i beni acquisiti. I figli e le figlie di tutti i chierici di tutti i gradi della famiglia della Chiesa, generati da una qualsiasi donna libera, di qualunque natura sia stato il legame, con tutti i [propri] beni, acquisiti per mano di chiunque, saranno servi esclusivi della propria Chiesa e non si sottrarranno mai alla servitù della Chiesa »
  11. ^ Giuseppe La Farina, Storia delle contenzioni fra la podestla ecclesiastica e la podestla civile dai tempi di Gregorio VII sino ai nostri giorni volume I pagina 239, Soc. editrice italiana, 1853.
    «I decreti di questo concilio erano principalmente diretti contro alla chiesa ambrosiana; ma i padri non dissimulavano, il celibato ecclesiastico tendere soprattutto a conservare i beni temporali della chiesa; quindi è, che se il detto concilio rigetta fra' servi della chiesa i figliuoli nati da ecclesiastici già servi, affinché ciò che ereditavano da’ loro genitori non fosse sottratto al patrimonio della chiesa [...]».

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Claudio Rendina, I Papi - storia e segreti, Ariccia, Newton&Compton, 2005
  • John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, Casale Monferrato (AL), Edizioni Piemme S.p.A., 1989, ISBN 88-384-1326-6

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Sergio IV 13/18 maggio 1012 - 9 aprile 1024 Papa Giovanni XIX

Controllo di autorità VIAF: 27865055 LCCN: nb2007019571