Crescenzi

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I Crescenzi sono una famiglia baronale, attestata a Roma a partire dall'inizio del X secolo e che di fatto governò la città e l'elezione dei pontefici fino agli inizi dell'XI secolo.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Origini[modifica | modifica sorgente]

Stemma della famiglia dei Crescenzi

L'origine della famiglia era stata in passato ricercata tra le gens romane: Giovanni Pietro Crescenzi, un erudito seicentesco[1] la riteneva discendente dalla gens Aelia avendo trovato iscrizioni menzionanti un Tito Elio Crescens e un Publio Elio Crescens. Della medesima opinione è Ferdinand Gregorovius.

Secondo lo studioso ottocentesco Gaetano Moroni[2], sulla base di un'iscrizione in greco rinvenuta nella località di "Monte Crescenzio", che menziona un Lucio Postumio Crescenzio, L'origine della famiglia andrebbe ricercata a Marino[3]

Governo di Roma (seconda metà X - inizi XI secolo)[modifica | modifica sorgente]

Capostipite storicamente accertato della famiglia è considerato un Crescencius, che come judex assisteva l'imperatore Ludovico III (901-905) mentre rendeva giustizia in San Pietro[4].

Un suo discendente, Giovanni, sposò Teodora, figlia di Teofilatto, antenato dei Conti di Tuscolo, il quale fu magister militum e vestararius del papa e aveva governato di fatto Roma con i titoli di senator Romanorum e di gloriosissum dux nel primo quarto del X secolo.

Genealogia della famiglia romana dei Crescenzi nel X secolo

Dopo la deposizione da parte dell'imperatore Ottone I 962-973) del pronipote di Teofilatto, Ottaviano, divenuto papa con il nome di Giovanni XII (955-963), e dopo gli effimeri pontificati di Leone VIII, voluto dall'imperatore, e di Benedetto V, voluto dai romani, venne eletto papa Giovanni, probabilmente figlio di Giovanni e di Teodora, allora vescovo di Narni, che prese il nome di Giovanni XIII (965-972). La sua elezione era stata appoggiata dall'imperatore e durante il suo pontificato fu affiancato dal probabile fratello Crescenzio de Theodora[5], consolidando la presa di potere della famiglia sul governo della città.

Un altro membro della famiglia che partecipò agli avvenimenti di quegli anni fu Crescenzio de caballo marmoreo, che doveva avere la residenza sul Quirinale (il soprannome gli deriva dalle grandi statue dei Dioscuri oggi a piazza del Quirinale),e doveva anch'egli forse discendere dal capostipite, il judex Crescencius[6]. Partecipò alla deposizione di Giovanni XII e lui e suo figlio Giovanni appoggiarono anch'essi papa Giovanni XIII. Sua figlia Teodoranda sposò Benedetto, figlio della sorella del papa Stefania e nominato conte della Sabina e signore di Palestrina, che diede origine al ramo dei Crescenzi Stefaniani[7].

Dopo la morte di Giovanni XIII nel 972, Crescenzio de Theodora tentò di far eleggere papa il diacono Francone, ma l'imperatore impose invece un monaco tedesco, papa Benedetto VI (972-974). Alla morte dell'imperatore nel 973, una rivolta guidata da Crescenzio depose il papa, che venne imprigionato e in seguito ucciso. Crescenzio riuscì a far eleggere al suo posto Francone (antipapa Bonifacio VII), ma il nuovo papa si era alienato l'appoggio dei romani a causa dell'uccisione del suo predecessore e dopo poco più di un mese, all'arrivo del conte Siccone, inviato dal nuovo imperatore Ottone II (973-983), Bonifiacio VII dovette rifugiarsi a Costantinopoli, presso il patriarca Antonio III Studita (974-979).

L'imperatore, non volendosi tuttavia inimicare l'aristocrazia romana, cercò una soluzione di compromesso e al posto di Bonifacio VII fu eletto papa Benedetto VII (974-983), cugino di papa Giovanni XII e anch'egli pronipote di Teofilatto, gradito a entrambe le parti. Crescenzio, malgrado la rivolta che aveva capeggiato, continuò ad occuparsi dei suoi possedimenti e più tardi si fsi ritirò in monastero. Morì nel 984 e fu sepolto nel monastero di Sant'Alessio sull'Aventino, nel cui chiostro si conserva la sua epigrafe funebre.

Nel 983, alla morte di papa Benedetto VII, gli successe il vescovo di Pavia e cancelliere imperiale Pietro Canepanova, con il nome di Giovanni XIV. Alla morte dell'imperatore Ottone II nel dicembre dello stesso anno il nuovo papa rimase, tuttavia, senza protezione e Giovanni di Crescenzio, figlio di Crescenzio de Theodora e di sua moglie Sergia, che aveva sostituito il padre al comando della fazione aristocratica, depose il papa, che morì in prigione pochi mesi dopo. Bonifacio VII poté ritornare a Roma con l'appoggio dell'imperatore di Bisanzio, Basilio II (958-1025), ma morì poco dopo nel 985.

Giovanni di Crescenzio, che con il titolo di patricius Romanorum e governava di fatto la città, appoggiò l'elezione di papa Giovanni XV, visto con favore anche dall'imperatrice reggente Teofano. Durante il pontificato di Giovanni XV, il fratello di Giovanni, Crescenzio "Nomentano" fu nominato senatore dei Romani e conte di Terracina[8]. Alla morte di Giovanni, intorno al 991il fratello Crescenzio gli succedette nel governo della città. Entrò in conflitto con il papa, che dovette rifugiarsi a Sutri, ma per evitare l'intervento di Ottone III (996-1002), si riconciliò con lui.

Alla morte del papa nel 996, Ottone III impose l'elezione del cugino Bruno di Carinzia, suo cappellano, che prese il nome di Gregorio V (996-999). Nel maggio 996 a Roma si svolse l'incoronazione dell'imperatore e pochi giorni dopo fu tenuto un sinodo che condannò Crescenzio all'esilio, a causa della sua condotta nei confronti di Giovanni XV, pena tuttavia condonata.

Al ritorno di Ottone III in Germania, nel settembre 996, Crescenzio capeggiò una rivolta contro Gregorio V, che dovette rifugiarsi a Pavia, da dove, agli inizi del 997, scomunicò i rivoltosi. Crescenzio cercò l'appoggio dell'imperatore Basilio II ed elesse un antipapa di origine greca, il vescovo di Piacenza Giovanni Filagato, che prese il nome di Giovanni XVI. Ottone III scese nuovamente in Italia, si incontrò a Pavia con Gregorio V e giunse a Roma nel febbraio 998. L'antipapa Giovanni XVI era fuggito, ma venne raggiunto a Torre Astura, mutilato e chiuso in carcere, mentre Crescenzio si era asserragliato in castel Sant'Angelo, nel quale resistette ad un assedio di due mesi, per essere alla fine decapitato e appeso per i piedi. Fu in seguito sepolto nella basilica di San Pancrazio dove si leggeva il suo epitaffio.

La repressione della rivolta coinvolse anche i Crescenzi Stefaniati che reggevano la Sabina ed erano in perenne contrasto con l'abbazia di Farfa, i quali furono privati dei propri beni e inviati in esilio, dal quale tuttavia successivamente rientrarono.

Dopo la morte di Ottone III nel 1002, il figlio di Crescenzio, Giovanni di Crescenzio assunse il titolo di patricius e riprese in mano il governo della città. Intrattenne buoni rapporti con Enrico II, ma cercò di ostacolarne l'arrivo a Roma per la sua incoronazione. Dopo la morte di papa Silvestro II (999-1003) si dovette probabilmente a lui l'elezione dei papi successivi, Giovanni XVII (1003), Giovanni XVIII (1004-1009) e Sergio IV (1009-1012). Sotto di lui la Sabina passò dal ramo dei Crescenzi Stefaniati a quello dei Crescenti Ottaviani, discendenti dal matrimonio di sua sorella Rogata con Ottaviano.

Dopo la morte di Sergio IV venne ancora eletto un papa favorito dai Crescenzi, Gregorio VI, che tuttavia con la morte di Giovanni di Crescenzio perse i propri sostenitori e fuggi presso Enrico II che lo destituì formalmente. Il governo della città passò ai Conti di Tuscolo, i quali riuscirono a far eleggere papa uno dei conponenti della loro famiglia, Teofilatto II, con il nome di Benedetto VIII (1012-1024).

Dall XI secolo ad oggi[modifica | modifica sorgente]

Nel 1045 i Crescenzi Ottaviani riuscirono ancora a far eleggere al papato un loro membro, il vescovo di Sabina Giovanni, col nome di papa Silvestro III.

Papa Silvestro III

Divisi in più rami, mantennero ancora per molti decenni la prefettura di Roma e le più cospicue cariche cittadine, possedendo inoltre vasti feudi, specialmente in Sabina (ove tennero il rettorato fino al 1106), che ressero con potere praticamente indipendente dalla Santa Sede fino a tutto il XIV secolo.

Ottaviano de' Crescenzi Ottaviani signori di Monticelli, cardinale del titolo di Santa Cecilia, fu antipapa nel 1159 col nome di Vittore IV, avendo l'appoggio dell'imperatore Federico Barbarossa che nel concilio di Pavia lo fece riconoscere come legittimo papa. Ancora nel Cinquecento, sulla base di un elenco redatto dal Tomasetti, figurano fra le famiglie del baronaggio romano; a Roma risultano presenti nei rioni di Sant'Eustachio e Colonna.

Fra i molti personaggi di questa famiglia citiamo:

  • Attilio, luogotenente della crociata sotto Matteo Orsini contro l'imperatore Federico I;
  • il duca Giovanni Crescenzio, che condusse armati a sue spese in Terrasanta;
  • Giovanni Crescenzio, dapifero e scalco dell'imperatore Corrado;
  • Teobaldo, cardinale di Pasquale II;
  • Rainiero', cardinale di Innocenzo III e vescovo di Palermo, legato in Sicilia, Svezia, Dacia e Boemia;
  • Niccolò, vescovo di Civitavecchia nel 1007;
  • Marcello, vescovo dei Marsi, che ebbe il cardinalato nel 1542 presiedette il concilio di Trento;
  • Marcello il giovane, canonico di Santa Maria Maggiore, referendario di entrambe le segnature e vescovo di Assisi;
  • Giulio e Alessandro (sec. XVII), canonici di San Pietro;
  • Pietro Paolo, che servì in Nunziatura sotto Clemente VII;
  • Melchiorre, referendario e chierico della Camera apostolica sotto Clemente VIII;
  • Pietro Paolo, cardinale nel 1611;
  • Giovanni Battista (1577-1660), pittore e architetto, servì la corona di Spagna (costruì il Pantheon all'Escuriale e il regio palazzo del Buen Retiro) ottenendo dal re Filippo III onori e incarichi nonché il titolo di marchese della Torre, cavaliere di Santiago e nel 1635 quello di "mayordomo de semana";
  • Alessandro, cardinale nel 1675
  • Marcello, nunzio in Francia e cardinale nel 1743.

Membri della famiglia ricoprirono per 30 volte la carica di conservatore di Roma nel periodo 1513-1741.

Virgilio, marchese di Montorio in Abruzzo (feudo dei Crescenzi dal 1597 al 1761 insieme a Rocca Santa Maria e Valle Castellana) fu annoverato fra i patrizi romani coscritti nella bolla Urbem Romam del 1746 e morì nel 1761 ultimo di sua famiglia, sopravvivendogli solo per pochi anni il fratello cardinale Marcello, morto nel 1768. Il conte Carlo Cardelli annovera questa famiglia feudale fra i "marchesi di baldacchino"[9].

I palazzi dei Crescenzi a Roma[modifica | modifica sorgente]

Crescenzio del ramo dei Crescenzi Stefaniati, prefetto di Roma sotto papa Giovanni XVIII (1004-1009) possedeva numerosi immobili fra piazza della Rotonda e la chiesa di Sant'Eustachio e fra l'attuale chiesa di Luigi dei Francesi e via delle Coppelle. In una bolla pontificia viene indicata l'abitazione di Crescenzio presso la chiesa di San Trifone, individuabile nell'area oggi occupata dal complesso di Palazzo Madama, con incorporata l'antica torre (ancor oggi chiamata torre de'Crescenzi) dove Marino Crescenzio "de turre" aveva la sua residenza ereditata dalla madre Rogata. I Crescenzi si erano dunque insediati nella zona dell'attuale rione di Sant'Eustachio e in particolare nell'area delle terme neroniane, occupandone progressivamente una parte notevole fra il IX e l'XI secolo.

Nei secoli successivi i possedimenti "in loco" della famiglia si ridussero, pur rimanendo ancora nel Cinquecento, delle antiche proprietà e con continuità di possesso, alcune case con l'edificio principale dove i Crescenzi risiedevano, adiacente al Pantheon.

Virgilio Crescenzi, intorno al 1580, iniziò il rinnovamento del patrimonio immobiliare dando incarico a Giacomo Della Porta di costruire il palazzo detto palazzo Crescenzi alla Rotonda: l'opera fu proseguita dai figli Giacomo e Pietro Paolo, entrambi ecclesiastici, ed ultimata poi dal marchese Giovanni Battista, egli stesso architetto e pittore. Il palazzo fu abitato dai Crescenzi fino all'estinzione alla metà del Settecento (con il marchese Virgilio ed il fratello cardinale Marcello +1768).

A breve distanza dal precedente, su via del Seminario, Ottaviano Crescenzi[10] affidò nello stesso periodo la costruzione di un altro palazzo sempre a Giacomo della Porta.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Giovanni Pietro Crescenzi, La corona della nobiltà d'Italia, 1639, dove riporta quanto affermato da GiovaPietro Scriniano nella sua Storia dei romani
  2. ^ Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, vol. XLII p. 48.
  3. ^ Girolamo Torquati, Studi storico-archeologici sulla città e sul territorio di Marino, vol. I cap. XXIV p. 213.
  4. ^ Carlo Romeo, voce "Crescenzio de Caballo Marmoreo" , in Dizionario biografico degli italiani, volume 30, Treccani 1984.
  5. ^ Carlo Romeo, voce "Cescenzio de Theodora", in Dizionario biografico degli italiani, volume 30, Treccani 1984
  6. ^ Carlo Romeo, voce "Crescenzio de Caballo Marmoreo" , in Dizionario biografico degli italiani, volume 30, Treccani 1984.
  7. ^ Carlo Romeo, voce "Crescenzio" , in Dizionario biografico degli italiani, volume 30, Treccani 1984.
  8. ^ Carlo Romeo, "Crescenzio Nomentano", in Dizionario biografico degli italiani, volume 30, Treccani 1984. Talvolta i due fratelli sono confusi in un solo personaggio, "Giovanni Crescenzio Nomentano", che sarebbe stato patrizio e senatore dei Romani: esistono tuttavia documenti che li citano insieme, facendo anche riferimento ai genitori.
  9. ^ Presso l'Archivio di Stato di Roma è documentata una ininterrotta genealogia per 24 generazioni dal 901 al 1768 (Miscellanea Famiglie, b.63, ins. 2).
  10. ^ Questi apparteneva ad un altro ramo della famiglia staccatosi nel corso del XIV secolo (genealogia in ASR, Miscellanea Famiglie, b.63, ins.2) ed estintosi nei Serlupi che ne presero nome e stemma con breve pontificio del 1642.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]