Crescenzi

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I Crescenzi sono un'antichissima famiglia baronale romana, oggi rappresentata dai Serlupi Crescenzi.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Lo studioso ottocentesco Gaetano Moroni[1] ipotizza per la famiglia una provenienza provinciale da Marino, nell'area degli attuali Castelli Romani sui Colli Albani, ricollegando ad essa un'epigrafe in lingua greca riferita ad un certo Lucio Postumio Crescenzio, rinvenuta presso la località marinese di Monte Crescenzio che ancora conserva il nome di questo antico proprietario.[2]

Stemma della famiglia dei Crescenzi

Ferdinand Gregorovius asserisce che gli avi dei Crescenzi erano romani d'antica stirpe, perché il nome di Crescenzio s'ode già al tempo degli imperatori, sebbene poco prima del III secolo. La discendenza romana dagli antichi Trebazi è eternata nei distici di Benzone di Alba, trascritti da Pietro Fedele: "primo loco sedet Nicholaus magister sacri palatii oriundus de genere antiqui Trebatii": poco distante dal Teatro Marcello si eleva ancora, a memoria del quartiere feudale dei Crescenzi nella zona, la casa o torre di detto Niccolò dè Crescenzi, figlio di Crescenzio e di Teodora (come da epigrafe posta sulla sua casa) e che prese parte al Concilio imperiale del 1062 contro Alessandro II.

Gio Pietro Crescenzi nella sua opera "La corona della nobiltà d'Italia"(1639) riporta quanto affermato da GioPietro Scriniano nella Storia dei romani: "Crescentiorum familia nobills et antiqua ex genere Aelia, quae Formiorum municipio Romam venit" e trascrive a conferma il testo di alcuni marmi antichi ("T. Aelius Crescens"). Altra iscrizione: "P. Aelius Crescens", su lapide marmorea nelle Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro. La gens Aelia conta tre imperatori romani.


È storicamente ritenuto capostipite della famiglia un Crescenzio che figura come giudice fra i nobili romani in un placito romano di Ludovico III del 4 febbraio 901 sotto Papa Benedetto IV e, se pur si tratta dello stesso personaggio, in un altro tenuto in Roma da Alberico II il 17 agosto 942 sotto Papa Stefano VIII e morto nel 950.

Discenderebbero da lui, per quanto sia ignoto il grado di parentela, Giovanni Crescenzi I (morto nel 960), marito di Teodora II (figlia del senatore Teofilatto e di Teodora I) e padre di Giovanni vescovo di Narni, eletto papa col nome di Giovanni XIII (965-972), di Teodora III sposata a Giovanni III duca di Napoli, di Crescenzio "de Theodora" detto "Crescenzio II", di Marozia II (Marozia I era la zia, sorella di Teodora II) e di Stefania; Crescenzio II "de Theodora" sarebbe il Crescenzio "a caballo marmoreo" che compare fra i primati di Roma in un sinodo del 963 presente Ottone I. Dopo la morte della moglie Teodora II nel 950, Giovanni Crescenzi I si sarebbe fatto sacerdote fino a divenire vescovo.

Per riassumere, ecco i primi esponenti della famiglia Crescenzi:

- Crescenzio I (+950)

- Giovanni Crescenzi I "Episcopus" (+960) - sposato con Teodora II (+950)

- Giovanni eletto come "Papa Giovanni XIII" (+972), Crescenzio II "de Theodora" o "a caballo marmoreo" (+984) - sposato con Sergia -, Teodora III e Marozia II

- Giovanni Crescenzi II "Nomentano" (+998) - sposato con Teodora - e Crescenzio III (+1020)

- Giovanni Crescenzi III (+1012) e Rogata

Papa Giovanni XIII

Nel periodo dal 965 al 1012 i Crescenzi dominarono su Roma col titolo di patrizi dei Romani; con Crescenzio de Theodora la famiglia estese il suo controllo anche su Palestrina (che Giovanni XIII concesse nel 970 alla sorella Stefania) e sul comitato sabinense. Crescenzio II fece eliminare papa Benedetto VI e impose l'elezione dell'antipapa Bonifacio VII, che tuttavia fu costretto all'esilio da Ottone II, mentre Crescenzio si ritirava in un monastero e vi moriva nel 984.

Suo figlio Giovanni Crescenzi II, detto poi Nomentano, ebbe grande influenza sotto il pontificato di Giovanni XV e di Gregorio V: assunto il titolo di patrizio dei Romani (985), divenne signore di Roma ed ottenne nel 988 il comitato e la città di Terracina per il fratello Crescenzio III (morto nel 1020), il quale poi tenne la prefettura di Roma negli anni 1014-15 e 1019, subentrando al nipote Giovanni Crescenzi III morto nel 1012. Giovanni Nomentano fece fuggire Gregorio V ed eleggere Giovanni XVI, che lasciò il potere temporale nelle sue mani. Ottone III, venuto a Roma, lo assediò in Castel Sant'Angelo (che si chiamava allora Castellum Crescentii) e lo fece decapitare (998): fu esaltato come martire della libertà romana.

Fra il IX ed il X secolo i Crescenzi furono feudatari di Mentana, ove fecero costruire un palazzo. I Crescenzi feudatari di Mentana vennero chiamati Crescenzi-Nomentani.

Suo figlio Giovanni detto Giovanni Crescenzi III nel 1002 si fece ordinare patrizio dei Romani ed ebbe la signoria della città fino alla sua morte nel 1012; estese i possessi della famiglia nella Campagna e nella Marittima. Nel 1045 i Crescenzi Ottaviani riuscirono ancora a far eleggere al papato un loro membro, il vescovo di Sabina Giovanni, col nome di Papa Silvestro III.

Papa Silvestro III

Divisi in più rami, mantennero ancora per molti decenni la prefettura di Roma e le più cospicue cariche cittadine, possedendo inoltre vasti feudi, specialmente in Sabina (ove tennero il rettorato fino al 1106), che ressero con potere praticamente indipendente dalla Santa Sede fino a tutto il XIV secolo. Ottaviano de' Crescenzi Ottaviani signori di Monticelli, Cardinale del titolo di S. Cecilia, fu Antipapa nel 1159 col nome di Vittore IV, avendo l'appoggio dell'Imperatore Federico Barbarossa che nel Concilio di Pavia lo fece riconoscere come legittimo Papa. Ancora nel '500, sulla base di un elenco redatto dal Tomasetti, figurano fra le famiglie del baronaggio romano; a Roma risultano presenti nei rioni di S. Eustachio e Colonna.

Fra i molti personaggi di questa famiglia citiamo: Attilio, luogotenente della Crociata sotto Matteo Orsini contro l'Imperatore Federico I, il duca Giovanni Crescenzio, che condusse armati a sue spese in Terrasanta, Giovanni Crescenzio, Dapifero e Scalco dell'Imperatore Corrado, Teobaldo Cardinale di Pasquale II, Rainiero Cardinale di Innocenzo III e vescovo di Palermo, legato in Sicilia, Svezia, Dacia e Boemia, Niccolò vescovo di Civitavecchia nel 1007, ed inoltre Marcello, vescovo dei Marsi, ebbe il cardinalato nel 1542 e fu legato a presiedere il Concilio di Trento, Marcello il giovane fu canonico di S. Maria Maggiore, referendario di entrambe le Segnature e Vescovo di Assisi, Giulio e Alessandro (sec. XVII) furono Canonici di S. Pietro, Pietro Paolo servì in Nunziatura sotto Clemente VII, Melchiorre fu referendario e Chierico della Camera Apostolica sotto Clemente VIII, Pietro Paolo Cardinale nel 1611, il fratello Giovanni Battista (1577-1660), noto pittore e architetto, servì la Corona di Spagna (costruì il Pantheon all'Escuriale e il regio Palazzo del Buen Retiro) ottenendo da Filippo III onori e incarichi nonché il titolo di marchese della Torre, cavaliere di Santiago e nel 1635 quello di "mayordomo de semana", Alessandro Cardinale nel 1675 e Marcello nunzio in Francia e Cardinale nel 1743.

Membri della famiglia ricoprirono per 30 volte la carica di Conservatore di Roma nel periodo 1513-1741 e fra essi ricordiamo: Mario, Stefano, Lorenzo, Giacomo, Francesco, Alessandro, Virgilio, Ottavio, Stefano, Marcello, Crescenzio, Gio. Battista e Virgilio.
Virgilio Marchese di Montorio in Abruzzo (feudo dei Crescenzi dal 1597 al 1761 insieme a Rocca Santa Maria e Valle Castellana) fu annoverato fra i patrizi romani coscritti nella bolla Urbem Romam del 1746 e morì nel 1761 ultimo di sua famiglia, sopravvivendogli solo per pochi anni il fratello Cardinale Marcello morto nel 1768. Il conte Carlo Cardelli annovera questa famiglia feudale fra i "marchesi di baldacchino".

Presso l'Archivio di Stato di Roma è documentata una ininterrotta genealogia per 24 generazioni dal 901 al 1768 (Miscellanea Famiglie, b.63, ins. 2).

I Palazzi Crescenzi a Roma[modifica | modifica sorgente]

I discendenti di Crescenzio con investiture feudali ed incarichi importanti si stabilirono stabilmente in alcuni luoghi strategici di Roma: Crescenzio prefetto di Roma sotto Giovanni XVIII (1004-1009) possedeva numerosi immobili fra Piazza della Rotonda e la Chiesa di S. Eustachio e fra S. Luigi dei Francesi e via delle Coppelle. In una Bolla pontificia viene indicata l'abitazione di Crescenzio presso la Chiesa di S. Trifone, individuabile nell'area oggi occupata dal complesso di Palazzo Madama con incorporata l'antica torre (ancor oggi chiamata Torre de'Crescenzi) dove Marino Crescenzio "de turre" aveva la sua residenza ereditata dalla madre Rogata. I Crescenzi si erano dunque insediati nella zona dell'attuale rione di S. Eustachio e in particolare nell'area delle terme neroniane, occupandone progressivamente una parte notevole fra il IX e l'XI secolo. Nei secoli successivi i possedimenti "in loco" della famiglia si ridussero, pur rimanendo ancora nel '500, delle antiche proprietà e con continuità di possesso, alcune case con l'edificio principale dove i Crescenzi risiedevano, adiacente al Pantheon.

Virgilio Crescenzi, intorno al 1580, iniziò il rinnovamento del patrimonio immobiliare dando incarico a Giacomo Della Porta di costruire il palazzo detto Palazzo Crescenzi alla Rotonda: l'opera fu proseguita dai figli Giacomo e Pietro Paolo, entrambi ecclesiastici, ed ultimata poi dal marchese Giovanni Battista noto architetto e pittore. Il Palazzo fu abitato dai Crescenzi fino all'estinzione di questo "ramo" della famiglia, alla metà del Settecento (con il marchese Virgilio ed il fratello Card. Marcello +1768).

Altro Palazzo fu realizzato in via del Seminario (a breve distanza dal precedente) da Ottaviano Crescenzi, capo di altro ramo della famiglia staccatosi nel corso del XIV secolo (genealogia in ASR, Miscellanea Famiglie, b.63, ins.2) ed estintosi nei Serlupi che ne presero nome e stemma con Breve Pontificio del 1642: anch'esso fu iniziato nel 1580 e ne fu affidata la realizzazione sempre a Giacomo Della Porta.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, vol. XLII p. 48.
  2. ^ Girolamo Torquati, Studi storico-archeologici sulla città e sul territorio di Marino, vol. I cap. XXIV p. 213.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]