Diocesi di Pavia

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Diocesi di Pavia
Dioecesis Papiensis
Chiesa latina
Duomo Pavia.jpg
Suffraganea dell' arcidiocesi di Milano
Regione ecclesiastica Lombardia
Provincia ecclesiastica
Provincia ecclesiastica della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Vescovo Giovanni Giudici
Sacerdoti 157 di cui 129 secolari e 28 regolari
1.010 battezzati per sacerdote
Religiosi 31 uomini, 222 donne
Abitanti 161.562
Battezzati 158.711 (98,2% del totale)
Superficie 782 km² in Italia
Parrocchie 99
Erezione III secolo
Rito romano
Cattedrale Santo Stefano e Santa Maria Assunta
Santi patroni San Siro
Indirizzo Piazza del Duomo 12, 27100 Pavia, Italia
Sito web www.diocesi.pavia.it
Dati dall'Annuario Pontificio 2005 * *
Chiesa cattolica in Italia
Interno della basilica di San Pietro in Ciel d'Oro, con l'abside e l'arca contenente le reliquie di sant'Agostino

La diocesi di Pavia (in latino: Dioecesis Papiensis) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Milano appartenente alla regione ecclesiastica Lombardia. Nel 2004 contava 158.711 battezzati su 161.562 abitanti. È attualmente retta dal vescovo Giovanni Giudici.

Territorio[modifica | modifica sorgente]

La diocesi è sommariamente compresa tra il Ticino a ovest, il Po a sud, i colli del Lodigiano a est e il Lambro meridionale a nord.

Sede vescovile è la città di Pavia, dove si trova la cattedrale di Santo Stefano e Santa Maria Assunta, che ricorda nella doppia intitolazione l'esistenza delle due cattedrali medievali (estiva e invernale). A Pavia sorgono pure le basiliche di San Pietro in Ciel d'Oro, che custodisce i resti di sant'Agostino e di San Michele Maggiore, antichissima chiesa che ospitava le incoronazioni dei re longobardi.

Il territorio è suddiviso in 99 parrocchie. Le parrocchie di Torrevecchia Pia, Vigonzone e Zibido al Lambro, fino al 1979 appartenenti all'arcidiocesi di Milano, seguivano il rito ambrosiano anziché quello romano. Per esigenze pastorali, con lettera vescovile nel 2006 fu introdotto anche qui "ad experimentum" il rito romano.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'attestazione più antica dell'esistenza di una comunità cristiana in Pavia è nella Vita Martini[1], la biografia di san Martino di Tours scritta dal suo discepolo Sulpicio Severo. In essa si narra che Martino, che a quel tempo era ancora fanciullo e viveva a Ticinum (nome latino della città), fuggì di casa e ad ecclesiam confugit (si rifugiò nella chiesa): l'episodio si collocherebbe negli anni intorno al 325-330 (essendo Martino nato nel 316 o 317) e pur con tutte le cautele interpretative del caso, indicherebbe l'esistenza di una "chiesa" (una comunità cristiana o un edificio di culto) a Pavia negli anni immediatamente successivi all'Editto di Milano (313) e al Concilio di Nicea (325)[2].

Il primo vescovo pavese documentato da fonti antiche è Invenzio o Evenzio, che compare tra i vescovi che parteciparono al concilio di Aquileia del 381, guidato da Ambrogio di Milano, il quale inoltre parla di Evenzio nella sua opera De officiis ministrorum, scritta verso il 390.[3]

Secondo la tradizione locale, tuttavia, il fondatore e protovescovo della città fu Siro, vissuto nella prima metà del IV secolo. Una leggenda di epoca tardo-medievale lo identificava con il fanciullo che, nel capitolo 6 del vangelo secondo Giovanni, offre a Gesù i pani e i pesci per il miracolo della loro moltiplicazione: da qui l'iconografia consueta del santo, che lo raffigura in abiti episcopali con ai piedi un cesto contenente, appunto, pani e pesci.[4]

Nel 451 Pavia è menzionata come suffraganea del patriarcato di Aquileia.

Nel VI secolo papa Ormisda concesse al vescovo sant'Ennodio e ai suoi successori il privilegio del pallio, che sarà confermato il 24 agosto 877 da papa Giovanni VIII al vescovo Giovanni II.

Capitale del regno dei Longobardi ariani, Pavia visse per decenni con un duplice episcopato, cattolico ed ariano, situazione che ebbe termine con un atto del re Ariperto I († 661), che pose fine alla gerarchia ariana; in questa occasione il vescovo ariano Anastasio si convertì al cattolicesimo.

Nel 679 il vescovo di Pavia partecipò al concilio provinciale di Milano, indizio molto probabile dell'appartenenza di Pavia alla provincia ecclesiastica milanese.

Verso l'inizio dell'VIII secolo l'elezione del vescovo sant'Armentario suscitò alcuni contrasti per la giurisdizione metropolitica, da cui si deduce che in questo tempo la diocesi di Pavia non era soggetta all'autorità metropolitica dell'arcidiocesi di Milano, probabilmente a causa dell'emancipazione politica durante il dominio longobardo. Forse da questo momento inizierà l'indipendenza ecclesiastica della Chiesa pavese dalla giurisdizione metropolitica di Milano e la sua immediata soggezione alla sede romana[5].

Tra il X e l'XI secolo si formò il territorio dipendente dal vescovo di Pavia con l'acquisizione o la cessione alla mensa episcopale di pievi dotate dello ius baptizandi; in una bolla di papa Onorio III del 1217[6] viene offerta una panoramica delle dipendenze del vescovo all'inizio del XIII secolo.

Nel 1423 fu indetto a Pavia un concilio, che fu poi traslato a Siena, ma le sue conclusioni tacciate di eresia, furono rifiutate e lo stesso concilio non fu riconosciuto come concilio ecumenico.

Subito dopo il Concilio di Trento il vescovo Ippolito Rossi eresse il seminario diocesano. Lo stesso vescovo sostenne vigorosamente e vittoriosamente una controversia con san Carlo Borromeo, che voleva assoggettare la sede di Pavia alla potestà metropolitica dell'arcidiocesi di Milano. Inoltre ebbe da papa Sisto V una nuova conferma delle antiche prerogative della diocesi, fra cui l'uso del pallio.

Il 15 febbraio 1743 papa Benedetto XIV con la bolla Ad supremam equidem[7] concesse ai vescovi di Pavia di aggiungere al proprio il titolo di arcivescovi di Amasea.

Il 1º giugno 1803 fu assegnata come suffraganea alla provincia ecclesiastica milanese e tale fu confermata il 16 febbraio 1819 con la bolla Paternae charitatis di papa Pio VII[8], con la quale si stabiliva che la suffraganeità sarebbe cominciata con la morte del vescovo in carica, Paolo Lamberto D'Allègre, avvenuta nel 1821. Con la stessa bolla Paternae charitatis fu revocata l'unione del titolo di Amasia con quello di Pavia.

Nel 1817 la diocesi cedette tutte le parrocchie a destra del Ticino alla diocesi di Vigevano.

Il 20 giugno 1859 Pietro Maria Ferrè fu trasferito dalla diocesi di Crema alla sede episcopale di Pavia, ma dopo l'unità incontrò l'opposizione del governo italiano perché nell'elezione erano stati osservati i privilegi della corona austro-ungarica. Il vescovo non poté prendere possesso della sede e ritenne la sede di Crema come amministratore apostolico. La situazione si risolse il 27 marzo 1867, quando fu trasferito alla diocesi di Casale Monferrato.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica sorgente]

Un catalogo di vescovi pavesi, scoperto ex vetere libello ed inserito in un registro del capitolo della cattedrale dal canonico Alessio Beretta (XVI secolo), è ritenuto attendibile e derivante dagli antichi dittici. Così si esprime Lanzoni: «Si può ritenere che il catalogo dell'archivio capitolare di Pavia, benché non anteriore al XVI secolo, derivi da fonte antica e degna di fede… Del resto il catalogo viene largamente confermato dai documenti sincroni».[9]

Persone legate alla diocesi[modifica | modifica sorgente]

Statistiche[modifica | modifica sorgente]

La diocesi al termine dell'anno 2004 su una popolazione di 161.562 persone contava 158.711 battezzati, corrispondenti al 98,2% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 141.298 141.348 100,0 208 182 26 679 26 697 97
1969 153.000 154.215 99,2 212 179 33 721 39 640 96
1980 150.322 170.322 88,3 190 160 30 791 37 435 104
1990 162.029 162.370 99,8 179 151 28 905 33 348 99
1999 159.689 161.610 98,8 170 132 38 939 54 237 99
2000 162.236 162.897 99,6 176 136 40 921 53 238 99
2001 167.135 168.102 99,4 175 137 38 955 51 689 99
2002 157.226 168.379 93,4 168 131 37 935 43 219 99
2003 167.450 170.458 98,2 166 131 35 1.008 46 246 99
2004 158.711 161.562 98,2 157 129 28 1.010 31 222 99

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Patrologia Latina, XX, cc. 95-150
  2. ^ V. Lanzani, Dalle origini della città cristiana all'arrivo dei Longobardi, in "Storia Religiosa della Lombardia", vol. 11: "Diocesi di Pavia", La Scuola, Brescia, 1995, pp. 14-18.
  3. ^ Lanzani cit., p.20
  4. ^ M.P. Billanovich, San Siro. Falsificazione, mito, storia, in «Italia medievale e umanistica», 29 (1986), pp. 1-54; A. M. Orselli, La città altomedievale e il suo santo patrono.(Ancora una volta) il campione pavese, in L'immaginario religioso della città medievale, Ravenna 1980, pp. 243-353. Secondo Francesco Lanzoni l'aver anticipato di tre secoli l'esistenza di san Siro costrinse autori locali ad inserire i nomi di una quindicina di vescovi fittizi per colmare il vuoto temporale venutosi a creare nel catalogo episcopale.
  5. ^ F. Besostri, La città, il re, il vescovo, in «Cultura Religiosa e Scuola», Anno II, n, 3 (luglio-dicembre 2011), pp. 69-84.
  6. ^ Testo della bolla in Cappelletti, op. cit., pp. 454-456.
  7. ^ Testo della bolla in Cappelletti, op. cit., pp. 492-495.
  8. ^ Cappelletti, op. cit.. p. 509.
  9. ^ Lanzoni, op. cit., pp. 981-982.
  10. ^ La cronologia è incerta; altre date proposte dagli storici sono il 467-497.
  11. ^ Il suo episcopato durò pochi giorni e non prese possesso della diocesi.
  12. ^ Assente nel catalogo episcopale riportato da Gams e dal sito della diocesi.
  13. ^ Il 4 settembre 1443 Bernardo Landriano, vescovo di Asti, fu eletto alla sede pavese, ma non accettò il trasferimento.
  14. ^ Secondo Eubel si dimette il 4 settembre e gli succede Ippolito.

Fonti[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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