Diocesi di Piacenza-Bobbio

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Diocesi di Piacenza-Bobbio
Dioecesis Placentina-Bobiensis
Chiesa latina
Piacenza0001.jpg
Suffraganea dell' arcidiocesi di Modena-Nonantola
Regione ecclesiastica Emilia-Romagna
Vescovo Gianni Ambrosio
Vicario Giuseppe Illica
Sacerdoti 374 di cui 323 secolari e 51 regolari
708 battezzati per sacerdote
Religiosi 51 uomini, 344 donne
Diaconi 37 permanenti
Abitanti 286.645
Battezzati 265.000 (96,4% del totale)
Superficie 3.670 km² in Italia
Parrocchie 422 (7 vicariati)
Erezione IV secolo (Piacenza)
XI secolo (Bobbio)
16 settembre 1989 (con l'attuale denominazione)
Rito romano
Cattedrale Santa Giustina e Santa Maria Assunta
Concattedrali Santa Maria Assunta
Santi patroni Sant'Antonino
Santa Giustina
San Colombano
Indirizzo Piazza Duomo 33, 29100 Piacenza
Sito web www.diocesipiacenzabobbio.org
Dati dall'Annuario Pontificio 2005 * *
Chiesa cattolica in Italia
Chiesa di Sant'Antonino, Piacenza
Chiesa di San Sisto, Piacenza

La diocesi di Piacenza-Bobbio (in latino: Dioecesis Placentina-Bobiensis) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Modena-Nonantola appartenente alla regione ecclesiastica Emilia-Romagna. Nel 2004 contava 265.000 battezzati su 275.000 abitanti. È attualmente retta dal vescovo Gianni Ambrosio.

Indice

[modifica] Territorio

La diocesi comprende buona parte della provincia di Piacenza e alcuni lembi delle province di Parma, Pavia e Genova.

Sede vescovile è la città di Piacenza, dove si trova la cattedrale di Santa Giustina e Santa Maria Assunta. A Bobbio si erge la concattedrale di Santa Maria Assunta.

Il territorio si estende su 3.670 km² ed è suddiviso in sette vicariati, articolati in 39 unità pastorali che riuniscono le 422 parrocchie.

[modifica] Vicariati

I vicariati, guidati da un vicario episcopale territoriale, sono:

  1. Vicariato di Piacenza e Gossolengo: con 8 unità pastorali
  2. Vicariato della Val d'Arda: con 9 unità pastorali
  3. Vicariato di Val Nure: con 6 unità pastorali
  4. Vicariato Bassa e Media Val Trebbia e Val Luretta: con 5 unità pastorali
  5. Vicariato della Val Tidone: con 4 unità pastorali
  6. Vicariato di Bobbio, Alta Val Trebbia, Aveto e Oltre Penice: con 3 unità pastorali
  7. Vicariato di Val Taro e Val Ceno: con 3 unità pastorali

Le unità pastorali (in tutto 39) sono guidate da un moderatore.

[modifica] Storia

La diocesi di Piacenza è stata eretta nel IV secolo e il 16 settembre 1989 le vennero aggregati i territori della diocesi di Bobbio, eretta nel febbraio 1014, che dal 30 settembre 1986 era unita all'arcidiocesi di Genova.

Il territorio si è modificato il 14 gennaio 2003, quando Salsomaggiore è passata alla diocesi di Fidenza [1]; in seguito otto piccole parrocchie sono state cedute alla diocesi di Parma, in cambio delle parrocchie di Mercore e di Bersano.

[modifica] Diocesi di Bobbio

L'origine della sede di Bobbio risale alla creazione di un monastero da parte del santo irlandese, Colombano, nell'autunno del 614.

L'11 giugno 628 per le istanze dell'abate san Bertulfo recatosi in pellegrinaggio a Roma, papa Onorio I, con la bolla Si semper sunt[2], dichiarò l'abbazia di San Colombano di Bobbio immediatamente soggetta alla Santa Sede (nullius dioecesis) ed esente da ogni giurisdizione vescovile. All'epoca dell'abate san Bobuleno, papa Teodoro I confermò con dichiarazioni più precise l'indipendenza del monastero e delle sue dipendenze da qualsiasi giurisdizione vescovile.[3] In seguito l'abbazia, dal periodo longobardo al periodo dei sovrani carolingi, ebbe numerose donazioni territoriali con la contemporanea creazione del feudo monastico di Bobbio che crebbe fino alla metà del X secolo.

Dopo la metà del X secolo il monastero ed il suo feudo iniziarono a decadere. La protezione imperiale e quella pontificia iniziarono ad affievolirsi, mentre l'assegnazione della carica di abate a personalità che non la esercitavano effettivamente, considerandola soltanto una fonte di reddito, portò problemi amministrativi. Una ripresa si ebbe quando ne divenne abate Gerberto di Aurillac, futuro papa Silvestro II, nominato nel 982 da Ottone II. Gerberto rimase a Bobbio pochi mesi, tornando a Reims dopo la morte dell'Imperatore per contrasti ma rimanendo abate fino al 999 quando fu nominato papa.

La sede vescovile di Bobbio nacque nel febbraio del 1014 per opera dell'abate e poi vescovo Pietroaldo (999-1017), designato da Silvestro II come suo successore. A lui si deve la trasformazione in sede vescovile, per scongiurare i tentativi di usurpazione da parte dei vicini vescovi di Piacenza e Tortona. L'unione delle due cariche e dei territori spettanti venne scissa dopo la morte di Pietroaldo, anche se in seguito vi furono ancora abati eletti vescovi; comunque il conferimento della dignità episcopale all'abate venne superato in breve tempo. A partire dal terzo decennio e fino al termine dell'XI secolo i vescovi che si succedettero non sembrano più coincidere con gli abati del monastero, mentre dalla fine del terzo e fino all'inizio del quinto decennio del XII secolo le dignità episcopale e abbaziale furono di nuovo assunte per l'ultima volta da una stessa persona, l'abate Simone.[4]

Il territorio della diocesi bobbiese fu ricavato in parte assommando i feudi del monastero rimasti indipendenti nell'area dell'Appennino in cui oggi si incontrano i territori regionali di Emilia, Liguria, Lombardia e Piemonte; e in parte dalla parziale restituzione di territori sia da parte della diocesi di Tortona (Oltrepò) che della diocesi di Piacenza, con l'autorizzazione dell'imperatore Enrico II e di papa Benedetto VIII.

Nel 1017, il vescovo Attone decise di spostarsi nell'antica basilica di San Pietro (dove ora sorge il castello Malaspiniano), sede del vecchio monastero di san Colombano e da questi costruita, ma poi abbandonata dall'abate Agilulfo nel IX secolo, per la costruzione della nuova abbazia. Nominò come abate Bosone, separando il vescovato dell'abbazia. Successivamente il prestigio del vescovo di Bobbio aumentò grazie ad importanti donazioni che fecero espandere la diocesi su tutta la val Trebbia verso Genova, in val Tidone, in valle Staffora e dell'affluente Nizza verso Pavia, ed in val Nure, in Val d'Aveto, valle Sturla, valle del Ceno e val di Taro ed in val Fontanabuona fino in Lunigiana. La circoscrizione episcopale territoriale quindi era molto estesa e frastagliata, con una rete di chiese dispersa su un'area geografica molto vasta, ma stretta fra le diocesi di Tortona, Piacenza e Genova, e che soltanto intorno a Bobbio e alla val Trebbia era compatta.[5]

Sigifredo fu dal 1028 il primo vescovo-conte di Bobbio per concessione dell'imperatore Corrado II nel diploma del 23 dicembre 1027, con il quale l'imperatore determinò le proprietà ed il territorio della diocesi.[6]

Nel 1075, però, il vescovo conte Guarnerio (1073-1095) spostò la sede della diocesi nel nuovo duomo di Bobbio e costruì la prima chiesa del santuario della Madonna del Penice; nel 1081 tradì papa Gregorio VII per l'imperatore Enrico IV subendo la scomunica. Venne nominato come suo successore il vescovo Ugone, che poté insediarsi solo dopo la fuga di Guarnerio nel 1095. Da questo avvenimento iniziò il declino della diocesi e di Bobbio. Gli immediati successori di Guarnerio riusciranno a malapena a mantenere in vita il potere comitale, ma intorno al 1125 si ritorna alla formula vescovo-abate, con l'elezione del vescovo Simone Malvicino.

All'epoca di Simone Malvicino la sede bobbiese divenne suffraganea della neoeretta sede metropolitana di Genova (1133). Secondo Savio la prima volta menzione di questa subordinazione si trova in una bolla di papa Alessandro III del 19 aprile 1161. Di tanto in tanto sorsero controversie sorte tra il vescovo ed i monaci, perciò, nel 1199, papa Innocenzo III pubblicò due bolle in cui restituiva all'abbazia poteri spirituali e temporali, ma, al contempo, autorizzava il vescovo a deporre un abate se questi non gli avesse obbedito.

Nel 1152 i ghibellini riuscirono ad impadronirsi del palazzo episcopale ed il vescovo Oberto Malvicino venne trucidato causando l'intervento dell'imperatore Federico Barbarossa, che nominò come amministratore apostolico temporaneo il vescovo Guglielmo da Oneto. Tuttavia, nel 1173, Piacenza espugnò Bobbio che entrò nella Lega Lombarda; con il recupero della città l'abate e vescovo titolare Oglero Malvicino recuperò la piena carica.

Nel 1184 venne nominato vescovo sant'Alberto Avogadro: resse la diocesi un solo anno e poi fu trasferito prima a Vercelli e poi divenne patriarca di Gerusalemme dove morì assassinato il 14 settembre 1214.

Il vescovo Oberto Rocca, dopo aver avuto fiere controversie con i monaci dell'abbazia, rispettò l'arbitrato di papa Innocenzo III che pose fine alle discordie nel 1218. Successivamente dovette però affrontare il malcontento popolare circa la sua amministrazione temporale, tantoché nel 1230 rimise al comune di Piacenza ogni potere temporale per cinquant'anni, in cambio di una pensione annua.

Sotto il vescovo Alberto de Andito iniziò a Bobbio la costruzione della chiesa e monastero di San Francesco, sopra il terreno donato allo stesso frate venuto in città a dirimere una delle solite controversie fra abate e vescovo. Nel 1273 abdicò sotto papa Gregorio X. All'epoca del vescovo Giovanni Gobbi iniziò invece la costruzione del convento di Santa Chiara. Il vescovo domenicano Giordano Montecucco riformerà il monastero e farà deporre l'abate Alberto. Sotto il vescovo Alessio Seregno venne edificata la chiesa di San Lorenzo e fu istituita l'omonima confraternita. Il vescovo Marziano Buccarini riedificò il palazzo vescovile devastato da un incendio e il 30 settembre 1448 eseguì la bolla di papa Niccolò V che soppresse l'ordine colombaniano e assegnò il monastero alla congregazione benedettina di Santa Giustina di Padova. Inoltre nel 1458 impose la clausura per le monache di Santa Chiara.

Nel 1565 il cardinale Francesco Abbondio Castiglioni celebrò il primo sinodo diocesano, il primo di una lunga serie che continuò fino al vescovo Antonio Maria Gianelli. Il vescovo Camillo Aulari decise la fondazione del seminario e pose, inoltre, gli Eremitani di Sant'Agostino provenienti da Montebruno nella chiesa di San Nicola (1604). Sotto il vescovo Marco Antonio Bellini vi fu il restauro della chiesa di San Lorenzo ed avvennero le manifestazioni miracolose della Madonna dell'Aiuto. La costruzione del santuario della Madonna dell'Aiuto iniziò con il successore Francesco Maria Abbiati, che restaurerà il palazzo vescovile ed il santuario del Penice. Il vescovo Alessandro Porro terminò il restauro della sede episcopale, la costruzione del santuario dell'Aiuto e consegnò al seminario la chiesa di San Nicola; il successore Bartolomeo Capra costruì la nuova sede del Seminario. Il vescovo Ildefonso Manara fece affrescare da Francesco Porro la cattedrale ed il palazzo vescovile. Il vescovo Carlo Cornaccioli terminò i lavori della cattedrale ed istituì l'archivio-biblioteca vescovile; a lui si deve nel 1729 una cronotassi dei presuli bobbiesi facendo decorare il salone d'onore dell'episcopio con le immagini di tutti i vescovi dallo stesso Porro; la serie verrà in seguito ridefinita dai successori. Il vescovo Gaspare Lancellotto Birago fu l'unico vescovo a farsi seppellire nel santuario della Madonna dell'Aiuto di cui era molto devoto. Il vescovo Ludovico Terin Bonesio iniziò la costruzione del nuovo ospedale vescovile di fronte al santuario dell'Aiuto.

In epoca napoleonica, la diocesi fu soppressa dal 1803 al 1817, assieme a tutti i monasteri e conventi, compreso quello di San Colombano; in questo periodo il territorio bobbiese fu annesso dapprima alla diocesi di Alessandria e poi dal 23 gennaio 1805 a quella Casale Monferrato. Nel 1817 il re di Sardegna Vittorio Emanuele I propose a papa Pio VII la restaurazione della diocesi bobbiese. La diocesi fu nuovamente eretta il 17 luglio 1817 sotto il titolo della Beata Vergine Maria Assunta e di San Pietro, mentre il 23 novembre il vicario apostolico Francesco Carnevale lesse nella cattedrale di Bobbio le lettere apostoliche della nuova erezione; nel maggio 1818 fu nominato vescovo Isaia Volpi.

Il territorio nel 1818 contava 44 parrocchie[7], mentre 14 parrocchie fra l'Oltrepò e la val Tidone come Zavattarello, Val di Nizza e Oramala, da sempre dipendenti da Bobbio, passarono alla diocesi di Tortona.

Dal 1838 al 1846 vescovo di Bobbio fu Sant'Antonio Maria Gianelli, secondo patrono della città e fondatore dell'ordine delle Figlie di Maria Santissima dell'Orto, note come suore gianelline, che collocò nella chiesa di San Nicola e nell'ospedale vescovile.

Il vescovo Pasquale Morganti il 9 luglio 1903 fonderà il settimanale cattolico diocesano La Trebbia.

Il 4 agosto 1923 anche il territorio ancora amministrato dall'abbazia di San Colombano venne unito alla diocesi e i vescovi di Bobbio aggiunsero al proprio il titolo honoris causa di abati di San Colombano.[8]

Il vescovo Pietro Zuccarino fu l'ultimo vescovo titolare della diocesi; a lui si deve la costruzione del nuovo seminario e la trasformazione del vecchio seminario in archivio storico diocesano, dove recentemente sono stati scoperti alcuni codici pergamenacei miniati del monastero di San Colombano soppresso nel 1803. Alla sua morte si fece seppellire in cattedrale con una grande lapide accanto alla sacrestia.

Dopo la morte dell'ultimo vescovo Pietro Zuccarino, avvenuta nel 1973, venne nominato amministratore apostolico della diocesi il cardinale Giuseppe Siri, a cui, il 16 maggio 1974, venne affiancato in qualità di vescovo ausiliare per questa diocesi monsignor Giacomo Barabino rimasto fino al 1989 e poi trasferito alla diocesi di Ventimiglia-Sanremo. Il 30 settembre 1986 la diocesi bobbiese, costituita da 71 parrocchie (suddivise fra le province di Piacenza, Genova, Pavia e Parma)[9], venne annessa plena unione a quella di Genova, in forza del decreto Instantibus votis della Congregazione per i Vescovi; la nuova circoscrizione ecclesiastica assunse il nome di arcidiocesi di Genova-Bobbio.

Tuttavia dal punto di vista pastorale questa unione non ebbe molta fortuna. Infatti il 16 settembre 1989, con il decreto Pastoralis collocatio della stessa Congregazione per i Vescovi, il territorio dell'antica diocesi venne staccato da Genova ed aggregato a Piacenza formando la nuova diocesi di Piacenza-Bobbio; contestualmente le parrocchie della val Sturla nei comuni di Borzonasca e di San Colombano Certenoli furono unite alla diocesi di Chiavari.[10]

Attualmente, su ciò che rimane del territorio della diocesi di Bobbio, è stato costituito il vicariato di Bobbio, con vari spostamenti territoriali fra vicariati; le parrocchie di Mezzano Scotti di Bobbio, Peli e Scabiazza di Coli, Ozzola di Corte Brugnatella, Castagnola, Cattaragna con Salsominore di Ferriere si aggregarono al vicariato bobbiese; mentre le parrocchie di Caminata, Trebecco di Nibbiano e Lazzarello di Pecorara passarono nel vicariato della val Tidone; e quelle di Calice, Casalporino, Drusco e Romezzano di Bedonia passarono nel vicariato di val di Taro e val di Ceno.

[modifica] Feste della diocesi

[modifica] Diocesi di Piacenza

La diocesi di Piacenza fu eretta nel IV secolo. Il primo vescovo fu san Vittore, vissuto nel IV secolo: edificò la prima chiesa vescovile chiamata dapprima vittoriana e successivamente sant'Antonino. Fu dichiarato santo dal suo successore, san Savino, che era amico di sant'Ambrogio e partecipò a vari concilii combattendo strenuamente l'eresia di Ario. Rinvenne il corpo di sant'Antonino, fondò l'antica basilica di san Pietro a Bobbio assieme ad un missionario, futura prima sede della successiva abbazia di San Colombano fondata da san Colombano nel 614.

A metà del V secolo il vescovo Avito fu anche imperatore romano d'Occidente.

Verso il 616 il vescovo Catarasino fondò l'abbazia del Santissimo Salvatore in Val Tolla. Donnino, suo successore, lottò contro l'eresia ariana diffusa sotto re Rotari anche in Piacenza, dove era stato eletto anche un antivescovo.

Nell'VIII secolo il vescovo Desiderio secondo la leggenda fu eletto miracolosamente. Era chiamato cancelliere della Vergine per la sua bravura nello scrivere lodi alla Madonna. Costruì la chiesa di san Giovanni Battista, detta de Domo, che sarà poi demolita nel 1544 per allargare piazza Duomo.

All'inizio del IX secolo il vescovo Podone eresse la chiesa di san Pietro in foro, nella quale fu poi sepolto; le sue due sorelle furono le promotrici della costruzione della chiesa di santa Maria in Caorso. Il suo successore Seufredo II diede principio alla costruzione di una nuova cattedrale entro le mura, dedicata a santa Giustina vergine e martire ed eresse la chiesa di santa Brigida con un convento di vergini. Nella nuova Cattedrale si trasferì nell'anno 887 il vescovo Paolo I con un capitolo di trenta canonici, lasciandone quattordici in sant'Antonino; durante il suo episcopato, nel 874, era stato fondato il monastero di San Sisto.

Il vescovo Everardo nel 903 fondò il monastero e la chiesa di San Savino, dove trasportò da Le Mose il corpo di san Savino.

Una controversia oppose il vescovo Guido I al monastero di Bobbio, in quanto il vescovo voleva annettere alla diocesi alcuni territori bobbiesi. I monaci colombaniani, per difendere i loro diritti, si recarono a Pavia, dal re Ugo, portando solennemente il corpo di san Colombano, attraverso la Val Luretta e la Val Tidone; ottennero soddisfazione e riportarono il corpo del santo a Bobbio.

Il vescovo benedettino Sigifredo ricostruì San Savino e anche Sant'Antonino che consacrò nel 1014 ed istituì la Congregazione dei Parroci urbani. Fu il vescovo Dionigi che fondò il monastero e l'ospedale del Santo Sepolcro. Fu scomunicato nel 1061 per aver partecipato all'elezione di Cadolao di Parma ad antipapa; in seguito fu assolto e rimase sulla cattedra piacentina. San Bonizzone fu osteggiato ed addirittura colpito per la severità da un gruppo di nobili piacentini durante una processione; trasportato a Cremona, nel 1089 morì in seguito alle ferite riportate. Fu poi canonizzato.

Il vescovo Aldo nel 1097 prese parte alla prima crociata; seguì più volte il papa in Francia e fu stretto collaboratore di quattro pontefici. Consacrò le chiese di san Savino e di sant'Eufemia e diede inizio alla costruzione dell'attuale cattedrale. Il suo successore fu l'abate Ardaino, che contribuì alla fondazione dell'abbazia di Chiaravalle della Colomba; introdusse a Piacenza i Templari ed eresse il monastero di Quartizzola.

Il vescovo Grimerio nel 1204 per le angherie dei consoli e del popolo piacentino riparò con il suo clero prima a Cremona e poi a Castell'Arquato. Nel 1206 papa Innocenzo II progettò di sopprimere la diocesi, ma il provvedimento non fu attuato. Nel 1208 Grimerio tenne a Piacenza un sinodo.

Vicedomino Alberico ottenne l'assoluzione dei piacentini dalla scomunica in cui erano incorsi per aver angariato il suo predecessore san Folco Scotti. Agevolò la costruzione dei monasteri di santa Chiara, di santa Franca a Pittolo e di quello dei domenicani in san Giovanni.

Nel 1580 cedette una porzione di territorio a vantaggio dell'erezione della diocesi di Crema.

Nella seconda metà del XVIII secolo la Chiesa piacentina ebbe a patire per la politica anticlericale dell'infante Filippo I di Parma e del suo ministro Guillaume du Tillot, che ponevano pesanti limitazioni nella capacità della Chiesa di acquisire e possedere beni immobili e di ereditare. Addirittura gli ecclesiastici furono esclusi della successione ereditaria delle loro famiglie. Ai vescovi furono proibiti impiegati che non fossero laici e fu loro sottratta la giurisdizione sugli ospedali e sulle opere pie. Con Ferdinando di Borbone non cessarono le vessazioni del clero e papa Clemente XIII fece affiggere un breve di protesta (Monitorium), che suscitò tali reazioni che in breve tempo quasi tutti gli Stati d'Europa presero posizione contro il Papa.

Nel periodo napoleonico, l'Imperatore nominò il vescovo di Gand Fallot de Beaumont vescovo di Piacenza nel 1807; questo vescovo si mantenne schierato sulle posizioni gallicane che Napoleone imponeva alla Chiesa, perseguitando e imprigionando coloro che vi si opponevano. Come compenso dei suoi servigi, ricevette dall'imperatore la promozione all'arcivescovato di Bourges il 14 aprile 1813. I canonici del capitolo di Bourges furono però irremovibili nel respingere un arcivescovo che non aveva mai ottenuto un trasferimento canonicamente valido. Quando nel 1814 il Fallot fece installare il trono vescovile per celebrare il giorno seguente il solenne pontificale pasquale, i canonici lo abbatterono. Intanto la sede di Piacenza restava abbandonata, finché nel 1817 finalmente il vescovo rinunciava alla sede, pretendendo però una pingue pensione da pagarsi con le rendite della mensa vescovile.

Nel luglio del 1860 il vescovo Antonio Ranza e dieci canonici furono condannati dal tribunale a quattordici mesi di reclusione per antipatriottismo. Si trattò di una condanna politica, perché il vescovo si era allontanato dalla città in occasione della visita del re e non aveva celebrato la festa dello Statuto. Durante il processo saranno testimoni contro il vescovo i sacerdoti liberali, parte di quei 63 sacerdoti (su circa 900) che avevano firmato la petizione di Carlo Passaglia a papa Pio IX, affinché rinunciasse al potere temporale. A un sacerdote che non aveva ritrattato la sua adesione al documento di Passaglia, il vescovo Ranza negò i sacramenti in punto di morte, il che gli costò un nuovo processo e una nuova condanna da parte del tribunale civile.[11]

In origine la diocesi piacentina era soggetta alla provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Milano. Verso la fine del VII secolo divenne suffraganea dell'arcidiocesi di Ravenna fino al 1155, anno in cui fu resa immediatamente soggetta alla Santa Sede. Tranne una breve parentesi nel XVI secolo, in cui fu soggetta alla metropolia di Bologna, e all'inizio dell'Ottocento, quando fu legata alla metropolia genovese, Piacenza rimase sempre legata alla Santa Sede fino all'8 dicembre 1976, quando divenne suffraganea dell'arcidiocesi di Modena.

In diocesi sono sorte numerose congregazioni religiose: Brigida Morello nel XVII secolo istituì le Suore Orsoline di Maria Immacolata; Anna Rosa Gattorno fondò le Figlie di Sant'Anna; nel 1882 Giuseppe Masnini fondò le Suore Ancelle del Santuario; il vescovo Scalabrini istituì i missionari e le missionarie di San Carlo; Francesco Torta nel 1921 fondò le Suore della Divina Provvidenza per l'Infanzia Abbandonata.

[modifica] Cronotassi dei vescovi

[modifica] Vescovi di Bobbio

[modifica] Vescovi di Piacenza

[modifica] Vescovi di Piacenza-Bobbio

[modifica] Statistiche

La diocesi al termine dell'anno 2004 su una popolazione di 275.000 persone contava 265.000 battezzati, corrispondenti al 96,4% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
diocesi di Piacenza
1950 348.000 350.000 99,4 675 550 125 515 122 600 365
1969 301.500 304.000 99,2 596 480 116 505 198 944 332
1980 292.000 294.000 99,3 491 413 78 594 108 590 380
diocesi di Bobbio
1950 30.000 30.000 100,0 85 85 - 352 35 62
1958 32.000 32.000 100,0 98 98 - 326 31 70
1969 23.890 23.890 100,0 80 80 - 298 27 59
1980 17.300 17.800 97,2 71 71 - 243 27 71
diocesi di Piacenza-Bobbio
1990 296.000 298.000 99,3 478 411 67 619 19 94 586 428
1999 287.000 289.000 99,3 397 341 56 722 27 74 450 428
2000 279.000 285.000 97,9 396 342 54 704 30 69 448 428
2001 279.000 285.000 97,9 396 339 57 704 31 74 500 428
2002 290.000 295.000 98,3 386 329 57 751 33 69 399 428
2003 290.000 297.000 97,6 372 318 54 779 34 58 399 428
2004 265.000 275.000 96,4 374 323 51 708 34 55 365 428

[modifica] Mezzi di comunicazione

  • Il Nuovo giornale, dal 1909 settimanale della diocesi a Piacenza Il Nuovo Giornale
  • La Trebbia, dal 1903 settimanale della diocesi a Bobbio La Trebbia
  • PiacenzaDiocesi.Tv, dal 15 ottobre 2010 webtv della diocesi di Piacenza-Bobbio Piacenzadiocesi.tv

[modifica] Note

  1. ^ Vari, Le Diocesi d'Italia, Vol. I - Fidenza di Amos Aimi, Ed. San Paolo 2008
  2. ^ Testo della bolla in: Cappelletti, op. cit., XIII, pp. 621-622.
  3. ^ Bolla Quamquam priscae in: Cappelletti, op. cit., XIII, pp. 624-627.
  4. ^ Vari, Le Diocesi d'Italia, Vol. II - Bobbio - l'Istituzione della diocesi di Angiolino Bulla, Ed. San Paolo 2008
  5. ^ Vari, Le Diocesi d'Italia, Vol. II - Bobbio - Il territorio diocesano di Angiolino Bulla, Ed. San Paolo 2008
  6. ^ Testo del diploma in: Cappelletti, op. cit., XIII, pp. 630-632.
  7. ^ Vari, Le Diocesi d'Italia, Vol. II - Bobbio - Il territorio diocesano di Angiolino Bulla, Ed. San Paolo 2008
  8. ^ Cfr. breve Quandoquidem hoc in AAS 15 (1923), pp. 445-448: Statuimus ut Episcopus Bobiensis pro tempore « Abbas sancti Columbani » honoris causa appelletur.
  9. ^ Vari, Le Diocesi d'Italia, Vol. II - Bobbio - Il territorio diocesano di Angiolino Bulla, Ed. San Paolo 2008
  10. ^ Vari, Le Diocesi d'Italia, Vol. II - Bobbio - Il territorio diocesano di Angiolino Bulla, Ed. San Paolo 2008
  11. ^ Maurilio Guasco, Storia del clero in Italia dall'Ottocento a oggi, Bari 1997, pp. 71-72
  12. ^ a b c d Non computato nella serie del vescovo Cornaccioli.
  13. ^ Scomunicato nel 1081, abbandonerà la sede vescovile nel 1095. Secondo Savio, il vescovo Guarnerio è menzionato da tre documenti datati 1073, 1075 e 1080: non accenna inoltre a nessuna scomunica.
  14. ^ Persona e cronologia incerte, ma computato nella serie del vescovo Cornaccioli. Secondo Savio, questo vescovo è menzionato da Ughelli con la data del 1085, «ma senza addurre prove».
  15. ^ Sia Savio che Eubel propongono di distinguere due vescovi diversi per coprire quarant'anni di episcopato: un Alberto e un Uberto de Andito.
  16. ^ Era stato abate del monastero di San Colombano.
  17. ^ Eubel e Gams non accennano a questo vescovo eletto.
  18. ^ Durante la vacanza della sede, la diocesi fu amministrata dall'arcivescovo di Genova, Giuseppe Siri.
  19. ^ Secondo Ughelli, questo vescovo (Flavianus o Florianus) avrebbe partecipato al sinodo milanese del 451. In realtà a quel sinodo partecipò Majorano, motivo per cui, secondo Lanzoni, questo vescovo è da escludere dalle liste episcopali piacentine.
  20. ^ Secondo Lanzoni «il nome Seufridus o Eufridus è inverosimile in un vescovo del VI secolo»; è omesso dal Gams.
  21. ^ Secondo Poggiali (Memoria storiche di Piacenza, II, 179), il nome di Bonifacio risulterebbe da un falso diploma di Gregorio Magno.
  22. ^ Secondo Giarelli (Storia di Piacenza, 1889), i vescovi da Placido a Giovanni II «sono da prendersi con grande beneficio di inventario». Secondo Lanzoni Silvino, Vindemiale e Siro sarebbero vescovi omonimi di Verona e di Pavia
  23. ^ Così Cappelletti. Questo vescovo è collocato da Ughelli dopo Desiderio.
  24. ^ Il 19 settembre 1302 verrà nominato vescovo di Bologna.
  25. ^ Secondo Eubel, Federico nel 1323 diede le dimissioni ed era ancora vivo nel 1329.
  26. ^ Gams aggiunge, tra Rogerio Caccia e Pietro Cocconato, due vescovi, Nicolò e Giovanni VI, con date diverse da quelle riportate da Eubel.
  27. ^ Di questo vescovo non esiste traccia in Eubel.

[modifica] Fonti

[modifica] Per la sede di Piacenza

[modifica] Per la sede di Bobbio

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

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