Amministratore apostolico

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L'amministratore apostolico è un amministratore nominato dalla Santa Sede durante la vacanza di una sede vescovile.

Quando una sede vescovile diviene vacante, la Santa Sede può provvedere alla nomina di un amministratore apostolico. Benché gli siano concesse tutte le facoltà proprie del vescovo diocesano, la sede resta vacante: cessano pertanto gli uffici del vicario generale e dei vicari episcopali, nonché la funzione dei consigli presbiterale e pastorale. L'amministratore apostolico può però confermare, in forma delegata, il vicario generale e i vicari episcopali, fino alla presa di possesso della diocesi da parte del nuovo vescovo, ma non può prorogare i compiti dei consigli presbiterale e pastorale, in quanto le loro funzioni sono svolte dal collegio dei consultori.

Si distinguono le seguenti categorie:

  • Amministratore apostolico sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis
  • Amministratore apostolico sede plena
  • Amministratore apostolico sede impedita
  • Amministratore apostolico permanenter constitutus

Amministratori apostolici in principati vescovili[modifica | modifica sorgente]

Dall'epoca della lotta per le investiture, nel XI e XII secolo nel Sacro Romano Impero, i vescovi erano solitamente eletti dai capitoli delle cattedrali. I principati ecclesiastici erano monarchie elettive immediatamente soggette all'imperatore, il cui principe era il vescovo eletto dal capitolo e confermato dalla Santa Sede, e solo eccezionalmente installato direttamente dalla Santa Sede. Dopo la conferma papale i vescovi erano quindi investiti con la regalia principesca, da cui il titolo di vescovo principe. Tuttavia a volte succedeva che colui che occupava la sede non riceveva la conferma papale, ma era lo stesso investito dell'autorità principesca, oppure poteva succedere il contrario, cioè era confermato dal papa ma non dall'imperatore.

I candidati eletti che mancavano dei prerequisisti canonici o della conferma papale detenevano ufficialmente il titolo di amministratore diocesano (ma nondimeno ci si riferiva comunemente come vescovo principe). Ciò avveniva nel caso di candidati cattolici che erano eletti in una sede episcopale solo per l'appannaggio, e egualmente con i candidati protestanti, che non avrebbero ricevuto in nessun caso la conferma papale.

Quando molti membri di capitoli di cattedrali si convertivano al luteranesimo o al calvinismo e ne diventavano la maggioranza, essi eleggevano come vescovo un protestante, al quale era rifiutata la conferma papale. Tuttavia, all'inizio della Riforma protestante, con lo scisma non ancora definito e in un periodo di incertezza, non era sempre chiaro chi era protestante, cosicché poteva accadere che alcuni candidati si dichiarassero protestanti solo dopo la conferma papale e l'investitura a principe.

In seguito ai protestanti venne negata la conferma papale, ma gli imperatori potevano lo stesso investire i candidati come principi - attraverso un cosiddetto liege indulto (tedesco: Lehnsindult) - a causa delle alleanze e dei conflitti politici nel Sacro Romano Impero, allo scopo di guadagnare degli alleati per la causa imperiale.

Molti candidati protestanti, eletti dai capitoli, non ottennero mai né la conferma papale né l'indulto, ma riuscirono a mantenere de facto l'autorità principesca. In tal caso l'imperatore avrebbe dovuto usare la forza per impedire al candidato di avere il governo della diocesi, ma spesso gli imperatori non avevano sufficiente autorità per farlo, oppure erano impegnati in altri scopi. Una situazione simile avvenne in numerose abbazie immediatamente soggette all'impero, con i loro principi abati e badesse.

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