Vangelo secondo Giovanni

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Vangelo secondo Giovanni
P. Oxy 208 John 16,22-30.jpg
Papiro 5
Datazione 90-110
Attribuzione Giovanni apostolo ed evangelista
Luogo d'origine Efeso
Fonti Vangelo dei segni?
Manoscritti \mathfrak{p}52 (prima metà del II secolo)

Il Vangelo secondo Giovanni è uno dei quattro vangeli canonici contenuti nel Nuovo Testamento della Bibbia cristiana.

Esso si presenta come il frutto della testimonianza del "discepolo che Gesù amava" (cfr. 21, 20-24; allo stesso risultato si perviene anche confrontando 19, 25 con 19, 35), che la tradizione identifica con l'apostolo Giovanni, figlio di Zebedeo. Oggi gli studiosi fanno comunque spesso riferimento anche a una scuola giovannea nella quale sarebbe maturata la redazione del vangelo e delle lettere attribuite all'apostolo[1].

Scritto in greco, è composto da 21 capitoli e come gli altri vangeli narra il ministero di Gesù. Il Vangelo secondo Giovanni è notevolmente diverso dagli altri tre vangeli, detti sinottici, anche se sembra presupporre la conoscenza almeno del Vangelo secondo Marco, di cui riproduce talvolta espressioni peculiari. Mentre i sinottici sono focalizzati sulla predicazione del Regno di Dio da parte di Gesù, il quarto vangelo approfondisce la questione dell'identità del Cristo, inserendo ampie digressioni teologiche. In particolare Gesù viene identificato con il Logos divino, preesistente alla formazione del mondo. Il concetto di "logos" era stato utilizzato in vario modo nella filosofia greca già da alcuni secoli; ne scrivono ad esempio Cleante ed altri filosofi stoici. Giovanni, però, se ne distacca sottolineando ripetutamente anche l'umanità di Gesù, che, per esempio, scoppia in lacrime per la morte di Lazzaro 11, 32-38.

Composizione[modifica | modifica sorgente]

L'autore del quarto vangelo[modifica | modifica sorgente]

Giovanni[modifica | modifica sorgente]

L'ipotesi tradizionale, che identificava l'anonimo autore del vangelo - il discepolo che Gesù amava -, con l'apostolo Giovanni, è attestata a partire dalla fine del II secolo[2]. Ireneo, vescovo di Lione, fu il primo ad attribuirgli quel quarto vangelo che circolava nelle comunità dei nazareni. Infatti verso il 180 scrisse:

«Giovanni, il discepolo del Signore, colui che riposò sul suo petto (Gv 13,3), ha pubblicato anche lui un Vangelo mentre dimorava ad Efeso in Asia» (Adversus Haereses III, 1, 1)

Eusebio di Cesarea, che riporta questa notizia, ritiene che Ireneo si basasse sulle testimonianze di Policarpo vescovo di Smirne (morto martire a Roma nel 155), il quale avrebbe conosciuto personalmente Giovanni (stavolta l'apostolo) essendone stato discepolo.

Questo è anche confermato da Ireneo medesimo, che nella sua lettera a Florino ricorda il suo incontro con Policarpo di Smirne, ed il fatto che Policarpo «raccontava della sua dimestichezza con Giovanni e con le altre persone che avevano visto il Signore» (Storia ecclesiastica V, 20, 4). Ireneo ricorda anche che Policarpo fu eletto vescovo di Smirne dagli apostoli, e Tertulliano asserisce che egli fu fatto vescovo proprio da Giovanni.

Anche il Canone muratoriano, documento risalente al 170 circa, riporta che il quarto vangelo è opera di Giovanni, discepolo di Gesù. Lo scritto di Giovanni, secondo quanto scritto nel canone, sarebbe stato redatto con l'aiuto di tutti i suoi discepoli, tra cui l'apostolo Andrea[3].

La scuola giovannea[modifica | modifica sorgente]

Diversi autori moderni mettono però in discussione l'attribuzione del testo a Giovanni[4] e preferiscono fare riferimento a una Scuola giovannea sorta intorno alla figura e alla testimonianza del "discepolo che Gesù amava" citato nel Vangelo[5].

L'ipotesi di una scuola giovannea si basa su un approccio storico-sociologico che mette in relazione questa esperienza con quella delle scuole dell'antichità classica[6]. Secondo Bruno Maggioni, tale comunità dovette confrontarsi con le sfide poste dalla religiosità ellenistica, che sosteneva la contrapposizione del divino e dell'umano, e dalla politica intransigente di Domiziano[1].

Dibattito[modifica | modifica sorgente]

La diversità del vangelo di Giovanni rispetto ai sinottici aveva portato una parte della critica moderna a disconoscere il testo e la sua storicità, considerandolo una ricostruzione teologica tarda. Le radicali datazioni tardive furono però abbandonate dopo la scoperta di alcuni papiri egizi, tra cui il papiro 52, che mettevano in chiaro come il vangelo doveva necessariamente essere stato scritto nel I secolo. Tra coloro che influirono sull’esegesi del quarto vangelo ci furono Rudolf Bultmann e Martin Hengel. Mentre il primo definiva “l’idea dell’incarnazione del redentore di origine gnostica” [7], il secondo confutava questa tesi: “Non esiste sul Redentore alcun mito gnostico cronologicamente pre-cristiano, attestabile sulla base delle fonti”.[8] Tuttavia l’indagine moderna sul vangelo di Giovanni ci dice che il quarto vangelo poggia su conoscenze precise dei luoghi e dei tempi, e pertanto può essere opera di qualcuno che aveva familiarità con la Palestina dei tempi di Gesù [9]. E’ inoltre divenuto evidente che il vangelo ragiona ed argomenta a partire dall’Antico Testamento, ed è profondamente radicato nel giudaismo dell’epoca di Gesù.[10] Il vangelo afferma di risalire ad un testimone oculare delle vicende narrate, evidentemente colui “che stava presso la croce” e che era “il discepolo che Gesù amava” 19,26. In 21, 24 questo discepolo viene menzionato come autore del vangelo, e compare anche in 13, 23, in 20,2-10, in 21,7, e forse in 1,35-40 e in 18, 15. Diversi esegeti concordano su Giovanni di Zebedeo autore del quarto vangelo: “Giovanni figlio di Zebedeo sembra rispondere a molti dei requisiti fondamentali per l’identificazione. Egli non solo era uno dei dodici ma, insieme a Pietro e Giacomo, uno dei tre discepoli costantemente scelti da Gesù per stare con lui. La combinazione di prove interne ed esterne che associano il quarto vangelo con Giovanni figlio di Zebedeo fa di questa ipotesi la più robusta”.[11] Altri studiosi avanzano dubbi su questa identificazione[4]: ad esempio si è dubitato di come Giovanni, figlio di un pescatore, potesse avere la profondità teologica per scrivere il quarto vangelo, e su come potesse avere accesso al tempio ed essere noto addirittura al sommo sacerdote. Tuttavia, l’esegeta francese Henri Cazelles[12] ha ribattuto, con una ricerca sociologica sul sacerdozio del tempio prima della distruzione di Gerusalemme, che l’identificazione dell’autore del quarto vangelo con l’apostolo Giovanni rimane plausibile[13]: le classi sacerdotali prestavano infatti il loro servizio per una settimana due volte l’anno, per poi tornare nella propria terra. E non è da escludere che tali sacerdoti esercitassero una propria professione per guadagnarsi da vivere [14]: emerge infatti dallo stesso Vangelo che Zebedeo, padre di Giovanni, non era un semplice pescatore, ma dava da lavorare a vari giornalieri. Zebedeo quindi può essere un sacerdote ed avere al contempo una proprietà in Galilea [14].

La formazione del testo[modifica | modifica sorgente]

Se allo stato attuale della ricerca il quarto vangelo è ricondotto a un nucleo giovanneo, la complessità della redazione del testo solleva ulteriori domande. Eusebio di Cesarea riferisce di un’opera in 5 volumi del vescovo Papia di Ierapoli, morto nel 130 circa, in cui egli afferma di non aver conosciuto personalmente gli apostoli, ma di aver ricevuto la dottrina da persone loro vicine. Papia parla di altri che sarebbero stati a loro volta discepoli di Gesù, e cita per nome Aristione e un “presbitero Giovanni”, tracciando una chiara distinzione tra quest’ultimo e l’apostolo Giovanni figlio di Zebedeo.[15]. Papia, in sostanza, conferma che a Efeso esisteva una sorta di scuola giovannea in cui militava anche il “presbitero Giovanni”, che compare in modo chiaro nella Seconda e nella Terza lettera di Giovanni “come mittente e autore del testo semplicemente con il titolo de ‘il presbitero’. Evidentemente non coincide con l’apostolo, così che in questa parte del testo canonico incontriamo la misteriosa figura del presbitero”.[13] E’ probabile che dopo la morte dell’apostolo fu il “presbitero Giovanni” ad essere considerato pieno detentore della sua eredità.[13] Allo stesso modo è plausibile che i contenuti del quarto vangelo risalgono a Giovanni figlio di Zebedeo, mentre il “presbitero si è visto come il suo trasmettitore e portavoce”.[16] Pertanto dietro il quarto vangelo, "c’è un testimone oculare, Giovanni di Zebedeo, e la redazione dello stesso vangelo è avvenuta anche nella vivace cerchia dei suoi discepoli e con l’apporto determinante di un discepolo a lui familiare”.[13] Appunto il “presbitero”, anch’egli, come precisa Papia, discepolo e conoscitore di Gesù, anche se non facente parte della cerchia dei dodici.

In Giovanni il soggetto del ricordo è sempre il “noi” (2,17, 2,22, 12,16), “egli ricorda nella e con la comunità della Chiesa, e per quanto l’autore si presenti come singolo in veste di testimone, il soggetto del ricordo che qui parla è sempre il noi della chiesa”.[13] Il Vangelo, insomma, si basa sul ricordo dell’apostolo, che però è un ricordarsi insieme nel “noi” comunitario della Chiesa. Per questo motivo il quarto vangelo non fornisce solo una trascrizione stenografica delle parole e delle attività di Gesù ma, “in virtù del comprendere nel ricordarsi, ci accompagna al di là dell’aspetto esteriore fin nella profondità della parola e degli avvenimenti”.[13] A tal proposito, secondo Xavier Léon-Dufour, una lista delle opere da leggere nella liturgia, risalente al 170 circa, precisa che “se Giovanni scrisse a nome proprio”, lo fece “con l’approvazione di tutti”.[17]

Vari sono gli autori che concordano con l’ipotesi di una "scuola giovannea" o di un più informale "circolo giovanneo"[18] che faceva riferimento all'insegnamento dell'apostolo, operante probabilmente ad Efeso (località indicata come luogo di composizione del Vangelo anche da Ireneo e Policrate[19]). Il testo sarebbe indirizzato a cristiani di origine non ebraica, con formazione culturale ellenistica[20]. Diversi passaggi suggeriscono che il testo si sia formato mentre si delineava la separazione dalla sinagoga[21][22] e portano gli studiosi a ritenere che la data di composizione sia da individuare intorno alla fine del I secolo. La presenza di eventi della vita di Cristo in ordine differente rispetto a quello presentato negli altri vangeli più antichi e l'apparente aggiunta successiva dell'ultimo capitolo, hanno fatto ipotizzare che la redazione finale sia frutto di una composizione di brani differenti [20][23]. È ritenuto probabile che gli estensori del Vangelo di Giovanni conoscessero i contenuti dei tre vangeli sinottici, ma forse non avevano accesso a loro copie[20].

Alcune ipotesi moderne[modifica | modifica sorgente]

Secondo alcuni studiosi, la gestazione dell'opera sarebbe durata circa 60 anni, durante i quali ebbe luogo una maturazione della visione teologica in seno alla comunità. Tale maturazione riguarda la riflessione sulla vita di Gesù, la comprensione dei segni liturgici, ma anche il senso della storia, in relazione alla caduta di Gerusalemme (sottomessa nel 70 d.C. dai romani) e all'inizio delle persecuzione dei cristiani. Secondo questi studiosi,[24] il Vangelo di Giovanni sarebbe "stato composto alla fine del I secolo, forse agli inizi del II da discepoli del discepolo che nel testo viene definito amato"[25].

Altri studiosi, invece, ipotizzano una scrittura del Vangelo più vicina ai fatti raccontati[26][27]. Una delle prove sarebbe il fatto che all'inizio del quinto capitolo, Giovanni dà per scontato che a Gerusalemme ci sia la Piscina di Betzaeta, con cinque portici, e che sia in funzione (5,2). In realtà, dopo l’anno 70, ciò non sarebbe stato possibile a causa della distruzione della città da parte dei Romani ma, come ha notato il neotestamentarista Klaus Berger, "della distruzione di Gerusalemme, nel vangelo secondo Giovanni, non si sa nulla".[28] L'analisi linguistica, inoltre, potrebbe far supporre l'esistenza di una prima versione aramaica[29]. È dunque possibile che anche Giovanni abbia scritto un suo Vangelo pochi anni dopo la morte di Cristo, anche se questo testo, poi, subì rimaneggiamenti e aggiunte[30]. Questo fatto ovviamente andrebbe a favore della credibilità storica, visto che il Vangelo risulterebbe scritto in un'epoca in cui i testimoni oculari delle vicende erano ancora vivi ed avrebbero potuto contraddire l'evangelista nel caso in cui egli non avesse riportato fedelmente i fatti storici avvenuti.

I discorsi presenti nel Vangelo di Giovanni, sono il frutto di teologia, di letteratura e di meditazione; il testo ha un valore anche letterario, pieno come è di richiami, di riprese e di approfondimenti al proprio interno. È un grande tessuto dove diversi fili si incrociano e si intrecciano.

Il quarto Vangelo rispecchia la vita dell'autore e della sua comunità. Un discepolo o un apostolo prima di tutto ha predicato. Dalla predicazione iniziale nasce qualche scritto che a sua volta si evolve, viene riletto, riscritto, ritoccato, finché si arriva alla stesura definita.[senza fonte]

Il Vangelo non è un'opera autonoma, perché fa parte di un gruppo di scritti: è infatti strettamente legato alle tre lettere e, secondo la tradizione, all'Apocalisse. Le lettere giovannee, in particolare, ci permettono di parlare di un ambiente vitale d'origine che è una comunità con un proprio linguaggio e una particolare mentalità.

Alla luce di questa situazione, la storia del quarto Vangelo può essere schematizzata in questi cinque stadi:

  1. nella fase della predicazione si costituiscono lentamente le tradizioni evangeliche;
  2. il materiale tradizionale assume una forma particolare e viene strutturato in raccolte letterarie;
  3. tutto questo molteplice materiale subisce un coordinamento organico, che equivale a una prima edizione:
  4. in seguito il testo viene aggiornato tenendo conto delle difficoltà e dei problemi insorti nel frattempo, e si può parlare di una seconda edizione;
  5. l'edizione definitiva è curata da un redattore diverso dall'autore, forse dopo la morte dell'apostolo.[senza fonte]

Tutto questo avviene nella comunità di Efeso (capitale della provincia romana d'Asia, sulla costa occidentale dell'odierna Turchia). Giovanni visse ad Efeso probabilmente gli ultimi 20-30 anni della sua vita, nella seconda metà del I secolo. È appunto tra il 60 ed il 100 che viene collocata la stesura definitiva dell'ultimo Vangelo.

Datazione[modifica | modifica sorgente]

La redazione finale del Vangelo di Giovanni viene in genere datata poco prima del 100[31][32][33][34], o comunque negli anni a cavallo tra la fine del I e l'inizio del II secolo[35][36][37]. Per la datazione, in anni recenti gli studiosi hanno potuto avvalersi anche di contributi legati al ritrovamento di un antico papiro, il P52, contenente un frammento del testo giovanneo[38]. Un'ipotesi minoritaria, proposta di recente, ipotizza invece una datazione del Vangelo precedente al 70[39].

Documentazione testuale[modifica | modifica sorgente]

Il manoscritto più antico contenente un brano del Vangelo secondo Giovanni è il Papiro 52, che è stato datato intorno all'anno 125. Questo frammento di cm 8, 9 x 6 è chiamato anche Papiro Rylands 457 ed è uno dei più vecchi frammenti di papiro del Nuovo Testamento. È stato ritrovato in Egitto ed è in forma di codice, scritto da ambo i lati e contiene Giovanni 18,31-33 e 18,37-38, ovvero un brano della Passione del vangelo giovanneo. Attualmente è conservato presso la John Rylands Library di Manchester, Inghilterra. Poiché il frammento è separato dall'originale autografo da almeno una copia, la data di composizione del Vangelo secondo Giovanni non può essere posteriore a qualche anno prima della produzione di \mathfrak{p}52; tale data va arretrata ulteriormente per permettere all'opera originale di diffondersi dal luogo di composizione del vangelo a quello di scoperta di \mathfrak{p}52, offrendo così una conferma alla data tradizionalmente accettata per la redazione definitiva di Giovanni, verso la fine del I secolo[40][41].

Il vangelo è presente anche nel Papiro 66 o papiro Bodmer II, risalente all'anno 200 circa, nei papiri P45 e 75 del 250, nel Codex Vaticanus del 300 e infine nel Codex Sinaiticus del 350. Dal canone muratoriano del 170 si intuisce che il vangelo secondo Giovanni era considerato canonico probabilmente durante il pontificato di Pio I morto nel 157[42]

Contenuto[modifica | modifica sorgente]

Papiro 52, contenente una parte del Vangelo di Giovanni.

Il Vangelo secondo Giovanni si apre con il famoso "Prologo" o "Inno al Logos" (1,1-18). Qualunque sia stata la sua origine e la sua composizione (di cui vi sono molte ipotesi), esso svolge la funzione insostituibile di fornire la chiave di lettura di tutto il vangelo: tutto quello che Gesù dice e fa è parola di Colui che è la Parola eterna, è rivelazione del Padre, è segno che rimanda all'Incarnazione della Parola in Cristo. Secondariamente il prologo svolge una funzione analoga ai "vangeli dell'infanzia" di Matteo e Luca: escludere ogni dottrina adozionista.

Secondo la maggior parte degli esegeti il testo del quarto vangelo consiste di due parti principali:

  • La prima parte, il "Vangelo dei segni" (1,19-12,50) contiene la storia del ministero pubblico di Gesù dalla sua iniziazione battesimale per opera di Giovanni Battista alla sua conclusione. Il racconto è scandito da sette segni miracolosi, prescelti per le loro implicazioni teologiche, e si articola lungo sette eventi di festa. Il testo, quindi, può essere diviso come segue (ma molti altri schemi sono possibili):
    • L'avvio della missione pubblica di Gesù nel corso della "settimana inaugurale" in Galilea (1, 19-2, 12). Giovanni Battista proclama che Gesù è l'agnello redentore a cui Isaia paragona il Servo di Jhwh (53, 6-7). Questa sezione culmina con la festa di nozze a Cana, durante la quale Gesù compie il primo segno;
    • Il primo annuncio universale fatto ai giudei nel corso della festa di Pasqua, trasmesso poi agli "ebrei eretici" (i samaritani) e infine ai pagani della Galilea (2-4). Gesù si proclama "acqua zampillante per la vita eterna", realizzando così una seconda profezia messianica di Isaia (55, 1-5). Per Isaia l'acqua rappresenta lo spirito vivificante di Dio (44, 3). Questa sezione perciò culmina con la guarigione del figlio del funzionario reale (un centurione romano secondo Luca);
    • Gesù partecipa poi ad un'altra festa dei Giudei (5), che si tiene di sabato. Nel suo corso Gesù guarisce un paralitico e si dichiara superiore al sabato, durante il quale secondo i farisei non sarebbe lecito compiere neppure le opere buone. Implicitamente si identifica con la Torah, i cinque libri "scritti da Mosè", che rappresentano la parola di Dio per eccellenza e governano il comportamento degli ebrei;
    • Viene poi la seconda Pasqua (6), nel cui contesto Gesù opera altri due segni: la moltiplicazione dei pani e dei pesci e il cammino sulle acque, segni legati all'Esodo. Gesù si proclama "pane vivo disceso dal cielo" come la Manna e la Sapienza di Dio (di cui parlano Proverbi 9, 1-5 e Siracide 24, 19-21);
    • Segue la Festa delle Capanne (7-9), durante la quale Gesù si proclama "luce del mondo" (cfr. Isaia 49, 6). Il passo si conclude coerentemente con la guarigione del cieco nato;
    • Viene infine la Festa della Dedicazione (10-11), durante la quale Gesù proclama di essere il Buon Pastore profetizzato da Ezechiele (34, 23-31) e si identifica con Dio Padre (Giovanni 10, 30), padrone della vita. Segue la Risurrezione di Lazzaro;
    • L'ultimo capitolo racconta l'ingresso di Gesù in Gerusalemme per la celebrazione della sua terza e ultima Pasqua, in cui giunge la sua ora.
  • La seconda parte, il "libro dell'ora di Gesù" o "libro della gloria" (c. 13-20), presenta:
    • l'Ultima Cena (13-17). Da notare che nell'esteso racconto dell'Ultima Cena, che occupa quasi un terzo del Vangelo, Giovanni curiosamente sostituisce il racconto della lavanda dei piedi al tema dell'eucaristia, punto invece centrale degli altri tre Vangeli canonici. Tutti i diversi aspetti che compongono il racconto eucaristico dei sinottici (benedizione e frazione del pane per tutti, potere salvifico del corpo e sangue di Cristo, tradimento di Giuda), compaiono invece nel cap. 6 di Giovanni, sempre nel contesto di una pasqua ma in una narrazione molto diversa;
    • il racconto della Passione di Gesù (18-19);
    • la risurrezione (20).

Gli ultimi versetti del libro della gloria contengono una prima conclusione, che riassume gli obiettivi del libro (20, 30-31). Proprio alla luce di questi obiettivi sembra emergere l'unitarietà concettuale dei primi 20 capitoli, che trovano nelle parole conclusive di Tommaso (cfr. 20, 28) il riconoscimento umano di quanto affermato nel prologo (1, 14).

Le possibili stratificazioni del testo[modifica | modifica sorgente]

La struttura letteraria del vangelo manifesta una formazione progressiva: Gerd Theissen ritiene ad esempio che non sia stato scritto in un'unica stesura ma che abbia conosciuto due diverse edizioni[43]. Il dibattito sulla genesi del testo è oggi aperto, ma è abbastanza condiviso che esso abbia a monte una lunga storia redazionale[43].

Possibili indizi di questa stratificazione possono essere, ad esempio:

  • l'episodio dell'adultera che presentano a Gesù (7,53-8,11): manca in alcuni manoscritti antichi, ha uno stile in armonia con quello di Luca[44] e spezza il filo che collega il testo che lo precede con quello che lo segue.
  • la seconda conclusione di (21,1-25): viene dopo una prima conclusione presente nel capitolo 20[43].

L'episodio dell'adultera[modifica | modifica sorgente]

L'episodio dell'adultera che presentano a Gesù (7,53-8,11) è stato contestato da alcuni critici, fino a ritenerlo un’aggiunta posteriore al Vangelo secondo Giovanni. E’ infatti assente in alcuni manoscritti pervenutici, mentre in altri è ammesso seppur col beneficio del dubbio. Non è presente nei manoscritti siriaci individuati nel 1848 da Cureton, datati tra il V e il VII secolo, né nel Codex Sinaiticus del 350 d.C., né in alcuni codici del Peshito, né in alcune tradizioni copte e armene. Per questo si ritiene comunemente che il testo non appartenga alla redazione iniziale di Giovanni[45].Tuttavia nessuno dei Padri della Chiesa sembra aver trattato questa mancanza nei loro commenti ai vangeli, e neppure scrittori latini quali Tertulliano e Cipriano. Esistono quindi diverse argomenti a sostegno dell’originalità di questo passaggio evangelico [46]. Per quanto riguarda i manoscritti, sappiamo da San Girolamo che l'incidente “è stato trattato in molti codici greci e latini” (Contra Pelagium, II, XVII), una testimonianza sostenuta oggi dal Codex Bezae di Canterbury, in cui l'episodio è contenuto, e da molti altri testi. L' autenticità del passaggio è anche sostenuta dalla sua presenza nella vulgata, nelle traduzioni etiopi, arabe e slave, e in molti manoscritti del testo armeno e siriano. Tra i padri latini Ambrogio e Sant’Agostino inclusero l'episodio dell'adultera nei loro testi, e spiegarono l’assenza dagli altri manoscritti dicendo che l’episodio sarebbe stato rimosso volontariamente da alcune copie per evitare l'impressione che Gesù giustificasse l'adulterio. (Cfr. Sant’Agostino, “De coniugiis adulteris“). Inoltre la critica ammette che, nello stile e nella modalità di presentazione dell’episodio dell’adultera, non c’è un’origine apocrifa, e che non ha senso attribuire troppa importanza ad alcune variazioni di vocabolario che possono essere trovate confrontando questo passo con il resto del Vangelo secondo Giovanni, dal momento che la corretta lettura del testo è anche in altri passaggi abbastanza dubbia. Anche le differenze linguistiche possono essere facilmente spiegate con lo stile dell’evangelista.[46]

Il capitolo 21[modifica | modifica sorgente]

Gli ultimi due versi del ventesimo capitolo di Giovanni indicano chiaramente che l'evangelista intendeva chiudere qui la sua opera: "Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli che non sono scritti in questo libro...". Da ciò si trarrebbe la deduzione che il capitolo 21 (c. 21), l'ultimo, fu un'aggiunta successiva da considerare come un'appendice al Vangelo. Al momento non vi sono prove sufficienti per sostenere che questa appendice non sia da ricondurre allo stesso evangelista, ed il parere generale, tra i critici, è che il vocabolario, lo stile e il modo di presentazione nel suo complesso, rivela la comune paternità di questo capitolo con le parti precedenti del quarto Vangelo.[46] Spesso tuttavia si è parlato di un'aggiunta posteriore, motivata probabilmente da due questioni che interessavano la chiesa primitiva: il primato di Pietro e la scomparsa dell'apostolo Giovanni in tarda età, quando ormai molti avevano pensato che non sarebbe morto prima del ritorno finale di Gesù.[senza fonte] Fino a Ugo Grozio,[47] nessuno mise in dubbio che questa aggiunta, o meglio poscritto, fosse dovuta alla penna di Giovanni. Da Grozio in poi l'autenticità di questo cap. 21 è stata aspramente contestata. Tuttavia la maggioranza dei critici è convinta che non c’è ragione per mettere in discussione il capitolo 21 in quanto si trova in quasi tutti i manoscritti e nelle versioni più antiche. La differenza di stile fra il resto del Vangelo e questo capitolo, secondo Karl August Credner, non esiste: “Non c’è contro il cap. 21 una sola prova esterna e, studiato internamente, quel capitolo ci presenta quasi tutte le particolarità dello stile di Giovanni” [48]. Perfino Ernest Renan, citato da Godet, pur dicendo che questo capitolo è un'aggiunta al Vangelo, dichiara che esso è un'aggiunta quasi contemporanea, sia dell'autore stesso, sia dei suoi discepoli. Sarebbe dunque un'aggiunta fatta prima che il libro uscisse dalle mani dell'autore.[49] Inoltre non sono mai mancati gli autori che si dichiarano a favore dell'originarietà del capitolo, sia nell'area degli studi storico-critici [50] sia nell'area dei nuovi approcci letterari, dove in realtà la tendenza è considerare il capitolo pienamente integrato nell'insieme del vangelo [51]. Secondo Alain Marchadour “tra il Vangelo incentrato soprattutto sulla figura di Gesù, che si concludeva col capitolo 20, e il capitolo 21 non c’è contrapposizione, ma collocamento del Vangelo nella Chiesa. Sono esposte le mediazioni necessarie perché il rivelatore prosegua la sua opera: la mensa eucaristica, la missione pastorale di Pietro e dei suoi successori, il ruolo del discepolo che Gesù amava e della sua Chiesa” [52]

Possibili incongruenze[modifica | modifica sorgente]

Anche le numerose fratture e incongruenze presenti nel testo potrebbero essere un riflesso delle fasi di composizione dell'opera.[senza fonte] Le principali sono le seguenti:

  • 3,22 ("Dopo queste cose, Gesù andò con i suoi discepoli nella regione della Giudea; e là si trattenne con loro, e battezzava") va conciliato con 4,1-2 ("Quando il Signore venne a sapere che i farisei avevan sentito dire: Gesù fa più discepoli e battezza più di Giovanni - sebbene non fosse Gesù in persona che battezzava, ma i suoi discepoli");
  • 4,44 ("Gesù stesso aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella sua patria") è una nota di intonazione sinottica, stonata nel contesto; infatti subito dopo, al versetto 4,45, si dice: "Quando però giunse in Galilea i Galilei lo accolsero con gioia";
  • L'ordine dei capitoli 5;6 dovrebbe essere invertito: il capitolo 5 è ambientato a Gerusalemme; il capitolo 6 inizia affermando: "Dopo questi fatti Gesù andò dall'altra riva del mar di Galilea" in accordo con il fatto che il capitolo 4 era ambientato a Cafarnao;
  • 11,2 dice che Maria è quella che aveva unto i piedi di Gesù, anticipando un episodio che viene raccontato nel capitolo successivo (12);
  • in 12,36 si dice che "Gesù se ne andò e si nascose da loro". Dopo la riflessione teologica dei vv. 12,37-43, all'improvviso al v. 12,44 Gesù grida a gran voce, ma non sono chiari i destinatari.
  • 14,31: dopo due capitoli di discorsi, Gesù dice: "Alzatevi, andiamo via di qui". Nei capitoli successivi 15;16;17 il discorso di Gesù continua, senza ulteriori informazioni sullo spostamento.

A queste si devono aggiungere alcuni passi simili o ripetizioni:

Il quarto vangelo e i sinottici[modifica | modifica sorgente]

Nonostante la vita di Gesù descritta nel vangelo di Giovanni corrisponda sostanzialmente a quella tratteggiata dai Sinottici e vi siano chiari indizi di collegamenti fra il vangelo giovanneo e la tradizione sinottica [53], il contenuto e l'impostazione del quarto vangelo ne fanno un'opera indipendente e caratterizzata da sostanziali differenze rispetto agli altri tre vangeli.

Si pongono, quindi, due problemi:

  • capire l'obiettivo teologico che ha guidato la stesura del materiale assente nei sinottici e che costituisce una parte di gran lunga prevalente del testo;
  • comprendere le motivazioni che hanno indotto l'autore a trattare in modo talvolta radicalmente diverso il materiale in comune coi sinottici.

Origine delle peculiarità del Quarto Vangelo[modifica | modifica sorgente]

La risposta al primo problema deve essere cercata nelle caratteristiche della comunità per cui il vangelo è stato scritto e nelle difficoltà che essa attraversò nell'ultimo quarto del primo secolo. Il quarto vangelo è in forte polemica con la sinagoga e applica a Cristo una serie di categorie tipicamente giudaiche: Messia, Figlio dell'uomo, Colui del quale ha scritto Mosé, Colui che videro Abramo, Isaia, ecc. È logico pensare a una comunità giudeo-cristiana che affronta la separazione lacerante fra ebrei ortodossi e cristiani, che ebbe luogo dopo la distruzione di Gerusalemme (anno 70), quando gli ebrei privati del Tempio dovettero cercare la propria identità etnica nella fedeltà rigorosa alla Torah. La conoscenza del mondo giudaico del primo secolo è oggi facilitata dalla scoperta dei manoscritti di Qumran. Esso è risultato meno monolitico di quanto si era pensato in precedenza e spesso attraversato da tematiche dualistiche, che sino ad allora apparivano caratteristiche delle opere gnostiche, del secolo successivo. La localizzazione, poi, della comunità giovannea a Efeso, uno dei centri culturali più vivaci dell'impero romano, giustifica una certa contiguità con l'ellenismo e i suoi culti misterici. Non sorprende, quindi, che alcuni autori abbiano attribuito al quarto vangelo una "ellenizzazione" del cristianesimo, altri una sua "gnosticizzazione", se non, invece, una cristianizzazione del gnosticismo. Dopo Qumran, poi, l'enfasi di altri studiosi è caduta sui rapporti col mondo esseno.

La preoccupazione principale del quarto vangelo, quindi, sembra essere di annunciare e spiegare l'Incarnazione al mondo culturalmente variegato, in cui la comunità giovannea era inserita. Per l'autore di questo vangelo Gesù è il Verbo di Dio incarnato, il figlio di Dio che è via, verità e vita. La stessa passione e morte del Salvatore, lontane dall'essere una sconfitta, sono l'epifania della gloria di Dio Padre e dell'amore per la sua Chiesa. Ciò ha richiesto la redazione di testi, presentati spesso come discorsi di Gesù, completamente assenti nei vangeli sinottici. Questi pongono l'accento più sull'annuncio del Regno di Dio da parte di Gesù, che sui problemi teologici associati alla sua persona.

Il quarto evangelista conosceva i sinottici?[modifica | modifica sorgente]

Secondo Clemente Alessandrino autore del II e III secolo il vangelo di Giovanni è stato scritto presupponendo che il lettore già conoscesse i sinottici: "Giovanni per ultimo, consapevole che nei tre vangeli gli eventi materiali erano già stati riportati, esortato dai discepoli e divinamente ispirato dallo Spirito compose un vangelo spirituale" [54]. Da allora e nei secoli successivi con la denominazione di "vangelo spirituale" ci si riferirà sempre e solo a questo vangelo. Secondo Clemente Alessandrino, quindi, il quarto vangelo dovrebbe presupporre e tenere in conto i testi sinottici, mentre le contraddizioni sono da interpretare alla luce degli obiettivi teologici ( "spirituali") del testo.

In tempi relativamente recenti segue questa linea anche lo storico ( e archeologo in Egitto, Arabia e Palestina) Giuseppe Ricciotti abate dei Canonici Regolari Lateranensi. Egli si mantiene nell'ortodossia, pur rischiando la scomunica per modernismo, quando cita lo storico del cristianesimo e anche lui archeologo Ernest Renan a sostegno della propria tesi della superiorità (pur nella continuità) del vangelo di Giovanni sui tre vangeli sinottici:

...Giovanni se non segue la tradizione sinottica, non la perde mai d'occhio. Giustamente ha detto il Renan che Giovanni "aveva una sua propria tradizione, una tradizione parallela a quella dei sinottici, e che la sua posizione è quella di un autore che non ignora ciò che è già stato scritto sull'argomento ch'egli tratta, approva molte delle cose già dette, ma crede d'avere informazioni superiori e le comunica senza preoccuparsi degli altri" ("Vita di Gesù Cristo" dell'Abate Ricciotti 1941, revisione del 1962).

La critica del XX secolo ha spesso ritenuto che le differenze con i sinottici siano tanto ampie che non è possibile ritrovare tracce inconfutabili della conoscenza diretta dei sinottici quali sono oggi noti, anzi sarebbe meglio supporre che Giovanni conoscesse testi della "tradizione sinottica", oggi perduti, ma non i primi tre vangeli nella redazione che oggi ci è nota.[55]

Altri studiosi, invece, sostengono che Giovanni avesse una conoscenza diretta dei sinottici e hanno spiegato le discrepanze ammettendo che anche fra testi canonici (che dovrebbero essere divinamente ispirati) potesse essere ammessa una diversità di opinioni, uno sforzo di approfondire, se non addirittura di correggere. Questa possibilità risale alla scuola di Tubinga di F. C. Baur ed è stata recentemente seguita da B. Viviano, che ha analizzato in dettaglio dodici discrepanze fra il Vangelo di Matteo e quello di Giovanni.[56] Di fatto, è stato osservato come il Vangelo di Giovanni condivida lo stesso schema narrativo di quello di Marco: inizia con la predicazione del Battista e termina con la Passione: poiché è improbabile che lo stesso genere letterario sia stato inventato due volte, in modo reciprocamente indipendente, si presuppone quindi che l'autore del vangelo giovanneo debba aver conosciuto il Vangelo secondo Marco[43].

L'esegesi biblica ha inoltre evidenziato che le differenze rispetto ai Sinottici potrebbero essere spiegate con lo sfondo culturale in cui si è sviluppato il più tardo dei vangeli. Secondo alcuni interpreti il pensiero religioso del quarto vangelo risentirebbe di influenze gnostiche, ellenistiche (filosofia greca, Filone di Alessandria) e soprattutto giudaiche, che avrebbero agito in qualche misura sull'opera giovannea.

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Nell'Antico Testamento il prologo del quarto vangelo trova un elemento di confronto solo negli inni alla "Sapienza di Dio", generata sin dall'eternità, inseriti nel libro dei Proverbi (8, 22-31) e in quello del Siracide (24, 1-11). L'esistenza sin dall'eternità è una prerogativa che i rabbini attribuiranno in seguito anche alla Torah (con cui d'altronde si identifica la Sapienza in 24, 23). Il prologo identifica Cristo con la Parola di Dio, creando un rapporto privilegiato fra Gesù e la Torah. Per l'evangelista, Gesù è il compimento delle molte e varie parole della Torah:

  • La parola creatrice della Genesi ( cfr. i dieci "E Dio disse..." di Genesi 1 con Giovanni 1, 3);
  • Le promesse ai Padri, ad esempio ad Abramo e Giacobbe, realizzate tramita lui;
  • La Legge, ora riassunta in un comandamento nuovo (Giovanni 15, 12)
  • Le prescrizioni cultuali e liturgiche. Tutto questo vangelo si articola lungo le feste giudaiche mostrando che Gesù ne è la piena realizzazione.

Le ipotesi sulla composizione di questo documento straordinario sono molte. Alcuni autori vi hanno visto una rielaborazione di un inno al logos preesistente, di origine liturgica, associabile anche al terzo trattato della Protennoia trimorfica [57], un'opera gnostica risalente all'anno 150 circa. Anche in tal caso resta difficile stabilire quale di due documenti dipenda dall'altro e soprattutto ciò ha scarsa importanza per la comprensione del quarto vangelo.

Di seguito viene riportata la traduzione di alcuni brani del "Prologo" Giovanneo tratti dalla bibbia interconfessionale approvata anche dalla Chiesa cattolica:

Al principio, c'era colui che è "la Parola".
Egli era con Dio,
Egli era Dio.
Egli era al principio con Dio.
Per mezzo di lui Dio ha creato ogni cosa.
Senza di lui non ha creato nulla.
Egli era la vita
e la vita era luce per gli uomini.
Quella luce risplende nelle tenebre
e le tenebre non l'hanno vinta.
...
Colui che è la Parola è diventato un uomo
e ha vissuto in mezzo a noi uomini.
Noi abbiamo contemplato
il suo splendore divino.
È lo splendore
del Figlio unico di Dio Padre
pieno di grazia e di verità.
...
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio Unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato

Opinioni qualificate sul vangelo di Giovanni e i suoi commentatori[modifica | modifica sorgente]

Origene di Alessandria, un altro autore del III secolo, con un'immagine suggestiva tesa a distinguerlo per le sue caratteristiche dai tre vangeli sinottici, si riferirà al quarto vangelo chiamandolo "il fiore dei vangeli".

Proprio perché questo vangelo mostra numerose differenze e non solo stilistiche, rispetto ai primi tre, era particolarmente apprezzato negli ambienti gnostici. Non è un caso quindi che il primo commentatore del vangelo di Giovanni fu proprio un rappresentante del cristianesimo gnostico: Eracleone.

In età carolingia i commentatori di Giovanni di maggior rilievo furono Alcuino di York, Claudio di Torino, Rabano Mauro, Valafrido Strabone.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Bruno Maggioni, Introduzione all'opera giovannea, in La Bibbia, Edizioni San Paolo, 2009.
  2. ^ L'identificazone del "discepolo che Gesù amava" con Giovanni sembra peraltro per diversi studiosi tuttora spiegare al meglio i dati a nostra disposizione. Cfr. la recensione del prof. Giuseppe Segalla al libro di J. Klüger, Der Jünger, dn Jesus liebte in Rivista Biblica Italiana, 39(1989/3) pp. 351-363 e anche Evangelo e Vangeli, p. 379.
  3. ^ Canone muratoriano, testo latino: [...] quarti euangeliorum Iohannis ex discipulis. cohortantibus condiscipulis et episcopis suis dixit Conieiunate mihi hodie triduum, et quid cuique fuerit reuelatum alteratrum nobis enarremus. eadem nocte reuelatum Andreae ex apostolis, ut recognoscentibus cunctis, Iohannes suo nomine cuncta describeret [...]
  4. ^ a b Delbert Burkett, An Introduction to the New Testament and the Origins of Christianity, Cambridge University Press, 2002
  5. ^ Prefazione a "Vangelo secondo Giovanni", La Bibbia, Edizioni San Paolo, 2009. Lo stesso tema è ripreso, nello stesso volume, da Bruno Maggioni (Introduzione all'opera giovannea) secondo il quale il quarto vangelo appartiene "a una sorta di "scuola", che è partita dalla grande personalità di Giovanni ed è rimasta costantemente fedele all'impronta che questi vi impresse".
  6. ^ Michele Mazzeo, Vangelo e Lettere di Giovanni. Introduzione, esegesi e teologia, Edizioni Paoline, 2009.
  7. ^ (DE) Rudolf Bultmann, Das Evangelium des Johannes, 1941, Gottingen.
  8. ^ (DE) Martin Hengel, Der Sohn Gottes, 1975, Tubingen.
  9. ^ (DE) Martin Hengel, Die Johanneische Frage, 1993, Tubingen.
  10. ^ (DE) Rudolf Pesch, Antisemitismus in der Bibel?, 2005, Augsburg.
  11. ^ (IT) Raymond Edward Brown, Giovanni. Commento al vangelo spirituale, 1979, Cittadella.
  12. ^ Cazelles si è appoggiato a sua volta agli studi di Jean Colson, Jacques Wimamdy, Marie-Emile Boismard
  13. ^ a b c d e f (IT) Joseph Ratzinger, Gesù di Nazareth, 2007, Rizzoli.
  14. ^ a b (DE) Henri Cazelles, Johannes. Ein Sohn des Zebedaus, in “IkaZ Communio, 2002, pp.479-484.
  15. ^ Eusebio, Storia della Chiesa, III, 39
  16. ^ (DE) Peter Stuhlmacher, Biblische Theologie des Neuen Testaments, 1992 e 1999, Gottingen.
  17. ^ (FR) DUFOUR, X. LÉON, Lecture de l'Évangile selon Jean. Tome I, 1988, Éditions du Seuil.
  18. ^ (EN) Elisabeth Schüssler Fiorenza, 'The Book of Revelation: Justice and Judgment, Fortress Press, 1998, ISBN 978-0-8006-3161-1, pag 89 e seg
  19. ^ Charles Kingsley Barrett, The Gospel According to St. John: An Introduction With Commentary and Notes on the Greek Text, Westminster John Knox Press, 1978, ISBN 978-0-664-22180-5, pag 102
  20. ^ a b c (EN) Enciclopedia Britannica online, voci Gospel According to John, Biblical literature - The fourth Gospel: The Gospel According to John e Biblical literature - The Revelation to John
  21. ^ "Several passages in the Gospel indicate that it arose among Jewish Christians who were being expelled from the synagogue" in Delbert Burkett, An Introduction to the New Testament and the Origins of Christianity, Cambridge University Press, 2002.
  22. ^ (EN) Enciclopedia Britannica online, voce Biblical literature - The fourth Gospel: The Gospel According to John "The Jews are equated with the opponents of Jesus, and the separation of church and synagogue is complete, also pointing to a late-1st-century dating."
  23. ^ Charles Kingsley Barrett, The Gospel According to St. John: An Introduction With Commentary and Notes on the Greek Text, Westminster John Knox Press, 1978, ISBN 978-0-664-22180-5, pag 133 e 134
  24. ^ Mauro Pesce, biblista e storico del cristianesimo, professore ordinario di Storia del Cristianesimo all'Università di Bologna.
  25. ^ C. Augias, M. Pesce, op. cit. in bibliografia, p. 43.
  26. ^ Tra questi, C.P. Thiede, che sostiene: "tutti e quattro i vangeli hanno avuto origine prima della distruzione di Gerusalemme nell'anno 70"', in Thiede, Jesus, 2009 (ed. originale in tedesco 2003)
  27. ^ Julian Carròn, professore di Sacra Scrittura presso il Centro Studi teologici San Damaso di Madrid, sostiene che il Vangelo di Giovanni contiene molti “elementi che si possono spiegare solo prima della distruzione di Gerusalemme”, avvenuta, come è noto, nell’anno 70 d.C.(Julián Carrón, Un caso di ragione applicata. La storicità dei Vangeli, in Il Nuovo Areopago, anno 13, n. 3 [51], autunno 1994, p. 16)
  28. ^ (IT) Antonio Socci, La guerra contro Gesù, 2011, Rizzoli.
  29. ^ L'ipotesi è citata, ad es., in Giuseppe Ricciotti, Vita di Gesù Cristo, ed. 1962.
  30. ^ L'esistenza di fonti scritte utilizzate per la redazione finale del testo a noi pervenuto è del resto spesso citata per spiegare la presenza di alcune apparenti inconsistenze narrative che lo caratterizzano. Su questo cfr, ad esempio, Delbert Burkett, An Introduction to the New Testament and the Origins of Christianity,Cambridge University Press, 2002.
  31. ^ Secondo Piero Stefani, "La sua composizione è fatta risalire agli ultimissimi anni del I secolo", in Piero Stefani, La Bibbia, Il Mulino, 2004.
  32. ^ Bruno Maggioni, Introduzione all'opera giovannea, in La Bibbia, edizioni San Paolo, 2009.
  33. ^ Alan Hunter propone una datazione 90-100 (se Giovanni già conosceva i testi di Luca e Matteo; in caso contrario, sempre secondo Hunter, il Vangelo potrebbe risalire anche all'80 o prima), in Alan Hunter, The Gospel according to John, The Cambrige Bible Commentary, Cabridge University Press, 1965.
  34. ^ John Dickson propone il periodo 90-100, in John Dickson, "Alla ricerca di Gesù", edizioni San Paolo 2011.
  35. ^ Augias-Pesce, Indagine su Gesù, Mondadori, 2006
  36. ^ Gerd Theissen propone invece il periodo 100-120, in G. Theissen, Il Nuovo Testamento, Carocci, 2003.
  37. ^ Delbert Burkett propone una datazione tra l'80 e il 110, in Delbert Burkett, An Introduction to the New Testament and the Origins of Christianity, Cambridge University Press, 2002
  38. ^ Carsten Peter Thiede ha affermato a proposito di questo papiro: "Dal momento che si trattava di una copia ritrovata in Egitto lo stesso Vangelo originale doveva essere ancora più antico e si arrivò alla data comunemente accettata della fine del I secolo d.C.". (IT) Carsten Peter Thiede, Il papiro di Magdalen. La comunità di Qumran e le origini del vangelo, 1997, Piemme.
  39. ^ Su questa posizione C.P.Thiede in Thiede, Jesus, 2009. Anche l'esegeta Harald Riesenfeld arrivava a conclusioni simili
  40. ^ Dizionario enciclopedico della Bibbia, Borla-Città Nuova, 1995
  41. ^ "Dal momento che si trattava di una copia ritrovata in Egitto lo stesso Vangelo originale doveva essere ancora più antico e si arrivò alla data comunemente accettata della fine del I secolo d.C.". (IT) Carsten Peter Thiede, Il papiro di Magdalen. La comunità di Qumran e le origini del vangelo, 1997, Piemme.
  42. ^ Canone muratoriano, testo latino: [...]Pastorem uero nuperrime temporibus nostris in Urbe Roma Hermas conscripsit, sedente cathedra Urbis Romae ecclesiae Pio Episcopo fratre eius; et ideo legi eum quidem oportet, se publicare uero in ecclesia populo, neque inter Prophetas, completum numero, neque inter apostolos, in finem temporum potest[...]
  43. ^ a b c d Gerd Theissen, Il Nuovo Testamento, Carocci, 2003.
  44. ^ Giorgio Zevini, Vangelo secondo Giovanni, Città Nuova, 2009.
  45. ^ Giorgio Zevini, Vangelo secondo Giovanni, Città Nuova, 2009
  46. ^ a b c CATHOLIC ENCYCLOPEDIA: Gospel of Saint John
  47. ^ (IT) Ugo Grozio, De veritate religionis Christianae, 1632.
  48. ^ (DE) Karl August Credner, Einleitung in Das Neue Testament, 2011, Brossura.
  49. ^ (FR) Frédéric GODET, Introduction au Nouveau Testament, 1904, Neuchâtel.
  50. ^ Lagrange 1948, Hoskyns 1947, Smalley 1974
  51. ^ Minear 1983, Brodie 1993, O'Day 1995
  52. ^ (IT) Alain Marchadour, Vangelo di Giovanni, 2003, S. Paolo Edizioni.
  53. ^ La struttura stessa del quarto vangelo lo proverebbe (Cfr. il secondo capitolo "Christian sources about Jesus" in Theissen, Gerd e Merz, Annette, The Historical Jesus, Fortress Press 1998 (edizione tedesca 1996). Il testo giovanneo, inoltre, contiene espressioni tipiche di Marco, mentre il racconto della passione ricorda quello di Luca (Cfr. Harris, Stephen L. (1985), Understanding the Bible, Palo Alto: Mayfield pp. 302–10). Non meno importanti i rapporti con Matteo, discussi ad esempio da B. Viviano (cfr. citazione in altra nota).
  54. ^ Frammento delle Hypotyposeis citato da Eusebio di Cesarea (HE, VI, 14, 7). La traduzione è tratta da R. Fabris, Giovanni, Borla, Roma 1992, p.25.
  55. ^ La tesi risale a Percival Gardner-Smith, Saint John and the Synoptic Gospels, Cambridge University Press, 1938 ma fu adottata dai maggiori teologi dei decenni successivi, fra cui C. H. Dodd, Rudolf Bultmann e Raymond Edward Brown
  56. ^ Benedict T. Viviano, Matthew and His World. The Gospel of the Open Jewish Christians, Academic Press Fribourg, 2007, in particolare il cap. 18:John's Use of Matthew: Beyond Tweaking, pp. 245-269.
  57. ^ Elaine Pagels, Charles Hedrick, Nag Hammadi codices XI, XII, XIII, BRILL, 1990, ISBN 90-04-07825-8, pp. 371-375.

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