Copti

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Copti
Copti
Monaci copti, foto scattata tra il 1898 e il 1914.
Luogo d'origine Egitto
Popolazione tra i 10 e i 20 milioni
Lingua arabo egiziano, copto (lingua liturgica)
Religione Chiesa ortodossa copta (maggioritaria), Chiesa cattolica copta e protestantesimo (minoritarie)
Distribuzione
Egitto tra i 5 e i 15 milioni
Sudan circa 500 000
Stati Uniti d'America tra i 200 000 e il milione
Canada circa 200 000
Australia circa 75 000 (2003)

I copti sono i cristiani egiziani nativi, un importante gruppo etno-religioso nel paese. Il cristianesimo era la religione predominante nell'Egitto di epoca romana tra il IV e il VII secolo, fino alla conquista da parte dei musulmani, ed è rimasta la fede di una significativa minoranza della popolazione fino ad oggi. La loro lingua copta è la diretta discendente della lingua egizia, di cui rappresenta l'ultima fase; in seguito alla conquista araba nel VII secolo e la conseguente islamizzazione dell'Egitto, fu gradualmente sostituita dall'arabo ed è oggi una lingua estinta utilizzata solo in ambito liturgico.

I copti in Egitto costituiscono la più grande comunità cristiana del Medioriente, nonché la più grande minoranza religiosa della regione, rappresentando circa il 10% della popolazione egiziana. La maggior parte dei copti aderisce alla Chiesa ortodossa copta; il resto del gruppo è spartito tra la Chiesa cattolica copta e varie confessioni cristiane protestanti.

Essendo una minoranza, i copti sono vittime di una significativa discriminazione nell'Egitto moderno e degli attacchi di gruppi islamici estremisti.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il termine "copto" deriva, attraverso il greco κόπτος (còptos), dall'arabo qubṭ (قبط), un'arabizzazione del termine kubti (bohairico) e kuptaion (sahidico). Tale termine a sua volta deriva probabilmente dal greco Αἰγύπτιος (aigǘptios), egiziano. Il termine greco Αἴγυπτος (Áigüptos), Egitto, è già attestato nel dialetto miceneo (forma arcaica del greco) in cui il termine a3-ku-pi-ti-jo (a-ku-pi-ti-jo,egiziano) indicava un abitante dell'Egitto. La forma micenea derivava a sua volta dall'egiziano ḥwt-k3-ptḥ ("Hut-ka-Ptah"), la Casa dello Spirito di Ptah).

Nella lingua copta, i copti si riferivano a se stessi indicandosi come rem en kēme (in sahidico), lem en kēmi (fayyumico), rem en khēmi (bohairico), che significa "egiziani" (in egizio rmṯ n kmt, in demotico rmt n kmỉ ).

Il significato etimologico del termine si riferisce pertanto alle persone di origini egiziane, non solo a quelle che professano la religione copta. Dopo la grande conversione di gran parte del popolo egiziano all'Islam, il termine copto iniziò a essere associato agli egiziani cristiani che non si unirono in matrimonio con gli invasori arabi. Nel XX secolo, alcuni egiziani nazionalisti e intellettuali cominciarono a usare il termine copto nel senso storico, ad esempio Markos Pascià Semeika, fondatore del Museo Copto, disse che ogni egiziano è o musulmano copto o cristiano copto, poiché entrambi i gruppi di fedeli discendono dagli antichi egiziani.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Lingua copta[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Alfabeto copto e Lingua copta.

La lingua copta si scrive per mezzo dell'alfabeto copto, simile al greco. Essa infatti usa l'alfabeto greco e sette segni, presi dal demotico.

La lingua copta è diretta discendente dell'antica lingua egizia, di cui rappresenta l'ultima fase di evoluzione. È dunque una lingua afro-asiatica, nonostante questa teoria non sia accettata da tutti i linguisti come Theophile Obenga. Si contano vari dialetti:

Solo il bohairico è ancora utilizzato e unicamente nel linguaggio della liturgia. Esso ha rimpiazzato, nell'uso liturgico, il sahidico nell'XI secolo. A partire da questa scelta è nata l'emergenza di un'identità copta. Da notare è che il termine saˤid deriva da una parola copta/egiziana la quale designa un fiore del deserto egiziano che fiorisce in qualche ora sotto l'effetto della pioggia passeggera e, in seguito, appassisce tanto rapidamente. Lo studio della grammatica copta si poggia su due orientamenti di studio linguistici, diacronico e sincronico, la cui scelta è terreno di dibattito tra linguisti. I due punti di vista partono entrambi dal principio che lo studio dei dialetti permette di risalire alla grammatica copta originale, focalizzandosi principalmente sul copto liturgico il quale sarebbe una normalizzazione più o meno arbitraria del copto antico. Questo tipo di orientamento teorico è stato utilizzato per lo studio di altre lingue:

Questo primo orientamento teorico è detto linguistica sincronica: i dialetti sono inizialmente reperiti geograficamente e poi studiati in rapporto al contesto storico locale.

Il secondo orientamento teorico è la linguistica diacronica, ed è stato utilizzato da Champollion per decifrare i geroglifici. Essa consiste nello studiare la genealogia delle lingue, in particolare delle loro strutture grammaticali. In questo modo, le ricerche hanno permesso di stabilire delle costanti grammaticali tra testi geroglifici delle piramidi e le strutture grammaticali dei dialetti copti. La lista di tali costanti è divisibile in due gruppi:

  • Le costanti che si ritrovano uniformemente in tutti i dialetti copti, chiamate pandialettali.
  • Le costanti che si trovano solo in alcuni dialetti, ossia le costanti dialettali.

Letteratura copta[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Letteratura copta.

Arte copta[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Arte copta e Musica copta.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa copta, Croce copta e Calendario copto.

Status giuridico e rapporti interconfessionali[modifica | modifica wikitesto]

Interno della Chiesa della Sospensione, una delle più antiche chiese copte d'Egitto.

I copti nella società egiziana contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Il termine copto qualifica nello stesso tempo una lingua, un popolo (che vive in Egitto), un culto e una Chiesa con una propria gerarchia. Oggi i copti appartengono a tre chiese principali: la maggioranza dei fedeli s'identifica con la Chiesa più antica: quella Ortodossa Tawahedo; gli altri fanno parte della più recente Chiesa cattolica copta e delle chiese protestanti. Il numero di copti in Egitto si suppone oscilli tra il 14% e il 16% (tra 10 e 12 milioni)[2], anche se il governo egiziano insiste sul fatto che i copti siano molto meno, ossia circa il 6% (4 milioni) della popolazione totale. Causa della divergenza potrebbe essere il numero crescente di copti nati fuori dall'Egitto. Il numero di copti all'interno dell'Egitto sta comunque diminuendo a causa dell'emigrazione dovuta alle discriminazioni da parte dei musulmani integralisti e del governo egiziano. Il World Factbook ("Libro dei Fatti") del 2006 stima che 7,6 milioni, ovvero il 10% degli egiziani, siano cristiani; i copti sarebbero il 9% della popolazione totale. In Egitto i copti sono stati oggetti di discriminazioni e molte autorevoli fonti egiziane hanno rilevato che il governo è stato spesso complice o, perlomeno, noncurante di certi “incidenti” avvenuti contro di essi[3].

In età contemporanea, il periodo migliore per la comunità copta iniziò nel 1882. Negli anni successivi, quella che era stata una comunità oppressa divenne la componente maggiormente in crescita della società egiziana. Negli ultimi decenni del XIX secolo i copti giunsero a possedere il 25% del totale della ricchezza del Paese; il 45% del personale del pubblico impiego era costituito da copti. Questo periodo terminò a partire dagli anni Cinquanta del XX secolo: con la nazionalizzazione dell'economia e specialmente con la presidenza di Sadat (1970-1981) e Mubarak (1981-2001) si verificò un declino della partecipazione attiva dei copti nella società egiziana.[4]

Iscrizione in arabo e in copto in una chiesa copta del Cairo. La frase riportata venne pronunciata da Gesù e si trova nel vangelo di Giovanni: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna»[5].

Oggi la condizione della comunità copta in Egitto presenta molti nodi irrisolti. Secondo la Costituzione egiziana, la professione religiosa è libera, ma l'art. 2 pone la shariˤa (la legge islamica) tra le principali fonti giuridiche. L'art. 235 sancisce l'impegno del Parlamento ad «emanare una legge che regoli la costruzione ed il restauro delle chiese in modo da permettere il libero esercizio dei riti cristiani». In realtà il numero di chiese in Egitto (1.950 secondo il censimento del 2006) è fermo da molto tempo: risulta infatti molto difficile ottenere i permessi per costruire nuovi edifici di culto.

Solamente nel 2005 la normativa sul restauro è stata snellita: da allora spetta ai singoli governatori - e non più al Capo dello Stato - accordare l'autorizzazione per il restauro di una chiesa.[2]

Atti di violenza contro i copti[modifica | modifica wikitesto]

Episodi di marginalizzazione e di vessazione cui sono vittime i cristiani sono stati messi in luce da alcune organizzazioni per i diritti umani. Sono numerosi i casi di donne copte rapite e convertite per essere date in moglie a uomini musulmani. Nel 1976 il papa della Chiesa ortodossa copta, Senuzio III, denunciò la pratica, ignorata dalle autorità egiziane.
Un altro problema riguarda i gruppi radicali islamici. Alcune fonti sostengono che strati delle forze di sicurezza e degli apparati amministrativi abbiano in passato coperto tali formazioni, che si sono rese responsabili di numerosi attacchi armati ed episodi di violenza ai danni della popolazione cristiana, soprattutto nelle zone dell'Alto Egitto.

Nel 1981 un gruppo di fondamentalisti uccise 17 cristiani e ne ferì 112. I copti protestarono per l'accaduto. Ma il presidente Sadat represse la protesta e mise agli arresti Papa Senuzio III. Fu un caso di detenzione unico nei confronti di un primate di una chiesa cristiana nel Novecento, se si eccettuano i paesi comunisti[6]. Solo tra il 1994 e il 1999 sono stati censiti 591 attacchi contro i cristiani.[2]

Nel 2009 è stato pubblicato un Rapporto sul fenomeno del rapimento di ragazze copte da parte di uomini musulmani. Il documento s'intitola «La scomparsa, la conversione forzata e i matrimoni forzati delle donne cristiane copte in Egitto» ed è stato redatto da Michele Clark (docente di Tratta di esseri umani alla George Washington University) e Nadia Ghaly, avvocatessa copta.

Il primo gennaio del 2011 ad Alessandria d'Egitto si è fatto esplodere un integralista musulmano dinanzi alla Chiesa copta dei Santi, nel quartiere di Sidi Bishr, causando la morte di 23 fedeli copti e il ferimento di numerosi altri che partecipavano ad una tradizionale cerimonia religiosa per l'anno nuovo. Dall'esplosione è rimasta danneggiata anche una vicina moschea e otto musulmani sono rimasti feriti.[7] Le indagini successive tirarono in ballo i servizi segreti e il ministero degli interni, rei di aver organizzato l'attentato per fini politici.[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ M. Hussein. el Ittigahat el Wataneyya fil Adab el Muʻaṣir, [National Trends in Modern Literature]. Vol. 2. Cairo, 1954.
  2. ^ a b c Camille Eid, Resta irrisolto il «nodo» delle nuove chiese (rassegna stampa)
  3. ^ Violenze religiose, in Un'antenna per ogni fede. URL consultato il 14 agosto 2008.
  4. ^ The Copts in Egypt at the end of the 20th century
  5. ^ Gv4,13-14
  6. ^ Andrea Riccardi, Il secolo del martirio, Mondadori, pag. 300.
  7. ^ Corriere della Sera, 2 gennaio 2011
  8. ^ http://www.corriere.it/esteri/11_febbraio_07/attentato-egitto-servizi-segreti-guido-olimpio_30d71bf0-32cd-11e0-804f-00144f486ba6.shtml,[Corriere della Sera], 7 febbraio 2011

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Capuani, Massimo ed al. Christian Egypt: Coptic Art and Monuments Through Two Millennia (2002).
  • Youssef Courbage, Phillipe Fargues. Christians and Jews Under Islam, 1997.
  • Ibrahim, Vivian. The Copts of Egypt: The Challenges of Modernisation and Identity (I.B. Tauris, Palgrave Macmillan; 2011).
  • Kamil, Jill. Coptic Egypt: History and a Guide. American University in Cairo Press, 1990.
  • Meinardus, Otto Friedrich August. Two Thousand Years of Coptic Christianity (2010).
  • Tadros, Samuel. Motherland Lost: The Egyptian and Coptic Quest for Modernity (2013).
  • Thomas, Martyn, ed. (2006). Copts in Egypt: A Christian Minority Under Siege: Papers Presented at the First International Coptic Symposium, Zurich, September 23–25, 2004. Vandenhoeck & Ruprecht.
  • Van Doorn-Harder, Nelly. "Finding a Platform: Studying the Copts in the 19th and 20th Centuries", International Journal of Middle East Studies (agosto 2010) 42#3, p. 479–482. Historiography.
  • Wolfgang Kosack: Koptisches Handlexikon des Bohairischen. Koptisch - Deutsch - Arabisch. Verlag Christoph Brunner, Basel 2013, ISBN 978-3-9524018-9-7.

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