Arresto di Gesù

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Voce principale: Gesù.

Sandro Botticelli, Orazione nell'orto, 1500 ca, Granada, Cappella Reale.
Sandro Botticelli, Orazione nell'orto, 1500 ca, Granada, Cappella Reale.

L' arresto di Gesù è un episodio della Passione di Gesù, descritto nei quattro Vangeli (Matteo 26,47-56; Marco 14,43-52,15; Luca 22,47-53 e Giovanni Gv18,1-11). È l'episodio che segue l'Ultima Cena — con l'istituzione dell'Eucaristia — e dà inizio alla Passione vera e propria, conclusasi il pomeriggio del giorno seguente con la morte in croce di Gesù.

Dopo l'Ultima Cena (svoltasi nel cosiddetto Cenacolo), Gesù e i discepoli vanno al Getsemani, un giardino collocato sul limitare della valle del Cedron (che gli studiosi ritengono essere un oliveto). Una volta che sono giunti là, Gesù lascia il gruppo degli Apostoli per pregare in disparte.

Indice

[modifica] L'episodio evangelico

[modifica] L'orazione nell'Orto degli ulivi

Il Getsemani, di Vasily Perov.
Il Getsemani, di Vasily Perov.

E' Giovanni a dare la precisa ubicazione del giardino nel quale Gesù venne arrestato. L'evangelista scrive infatti che il maestro "uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente Cedron, dove c'era un giardino nel quale entrò con i suoi discepoli"[1]. Questa indicazione basta a far comprendere che Gesù si diresse con gli apostoli nella zona del monte degli Ulivi, testimonianza confermata esplicitamente dai vangeli sinottici, i quali comunicano che il giardino si chiamava Getsemani, il cui nome (gath shemanim) significa precisamente "torchio d'olio" e presuppone dunque la presenza di un oliveto, munito di pressoio.

Già dal IV secolo si indicava come il Getsemani un luogo poco oltre il Cedron, lungo l'odierna strada da Gerusalemme a Betania, dove sono ancora oggi superstiti parecchi ulivi di età centenaria se non addirittura millenaria. In quello che è ritenuto l'orto degli ulivi è stata edificata una basilica, la cosiddetta "basilica dell'Agonia".

Il podere apparteneva probabilmente a uno seguace di Gesù poiché questi, secondo la testimonianza di Giovanni, era solito recarvisi con i propri apostoli[2] tanto che lo stesso Giuda era certo che il maestro si sarebbe recato lì durante la notte.

Non appena giunsero nel giardino, Gesù ordinò ai dodici di accamparsi lì mentre lui si allontava per pregare. Presi poi con sè Pietro, Giacomo e Giovanni, già testimoni della Trasfigurazione, si ritirò in un luogo più appartato. I Sinottici rendono noto il profondo turbamento di Gesù che, in preda a una terribile angoscia, chiedeva ai tre compagni di rimanere svegli con lui e pregare[3]. Poi, scostatosi da loro "quasi un tiro di sasso"[4] Gesù si accasciò a terra per pregare, chiedendo a Dio di potersi allontanare da quel "calice"[5] al quale era destinato.

Secondo una versione romanzata della vicenda, seguita anche da Mel Gibson nel suo "La Passione di Cristo" avvenne qui, nell'estremo momento di debolezza, il secondo incontro con il demonio, preannunciato da Luca con la frase "il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato".

L'agonia nell'orto, di Sebastiano Ricci.
L'agonia nell'orto, di Sebastiano Ricci.

E lo stesso Luca, precedentemente ricordato, è l'unico a rendere testimonianza di un fatto che evidenzia ancora di più la terribile angoscia provata da Gesù in quel momento di agonia: "In preda all'angoscia, pregava più intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra"[6]. Questo è cio che, nei moderni trattati di medicina, viene definito con il termine "ematoidrosi". Tale fenomeno, secondo l'anatomopatologo Pierluigi Baima Bollone[7] è provocato e sostenuto da un'intensa stimolazione neurovegetativa dei vasi cutanei con spiccata vasodilatazione, accompagnata da un aumento della permeabilità capillare che determina la fuoriuscita dei globuli rossi dai capillari del derma della cute. Sempre secondo Bollone, Gesù in quel momento aveva subito la cosiddetta "nevrosi d'organo", in preda al panico subiva affanno, sudorazione intensissima, bruciori, alterazioni, cardiopalmi e dolori cardiaci, forti vertigini, tipici sintomi di una "somatizzazione" che appunto fu causa di questa agonia spirituale.

Alcuni antichi cristiani trovarono però scandalosa questa testimonianza di Luca tanto che credettero fosse una calunnia dei nemici del cristianesimo[8] e il brano cominciò così a sparire dai codici successivi, soppresso a causa di questo timore. La soppressione del passo cessò solo in seguito tanto che ne abbiamo testimonianza in scrittori quali Ireneo e Giustino.

Tornato indietro Gesù trovò i tre apostoli prediletti che dormivano e li richiamò alla preghiera: "Così non siete stati capaci di vegliare un'ora sola con me? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole"[9]. Tornato a pregare, pregò con la stessa intensità di prima ma, affranto nella sua angoscia, cercando un conforto umano ritrovò i discepoli ancora addormentati. Dopo averli risvegliati, si ritirò a pregare per la terza volta e con le stesse parole già ripetute prima. In lontananza si udiva già l'arrivo delle guardie del Sinedrio e Gesù, richiamati a sè i discepoli gli ordinò di alzarsi perché il traditore era ormai arrivato.

[modifica] La cattura di Gesù

L'arresto di Gesù, Giotto, Cappella degli Scrovegni
L'arresto di Gesù, Giotto, Cappella degli Scrovegni

Mentre Gesù parlava con i discepoli entrò nel giardino Giuda Iscariota, seguito da una folla con spade e bastoni mandata dai sommi sacerdoti. A questa notizia dei Sinottici, Giovanni aggiunge che in mezzo alla folla vi era una coorte o per meglio dire un distaccamento di soldati con a capo un comandante[10]. Questo piccolo particolare è fonte di dibattito per alcuni studiosi: la coorte era dunque romana o formata da guardie del sinedrio? Questa discussione sarà però condannata ad andare a vuoto non specificando i vangeli nulla a proposito. È comunque comprensibile che il procuratore Pilato, vedendo in Gesù un fomentatore di rivolte, avesse mandato un distaccamento per rendere più sicura la piccola spedizione.

Giuda era a guida di questa folla, poiché era certo che il maestro si sarebbe recato nell'orto del Getsemani durante la notte. Il Sinedrio l'aveva ingaggiato perché rendesse la cattura di Gesù libera dalla visione della folla che senza alcun dubbio avrebbe scatenato una rivolta popolare pur di liberare il profeta galileo. Giuda aveva dato un ordine alle guardie del seguito: "Quello che bacerò è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta"[11]. Giunto vicino al maestro, il traditore lo baciò su una guancia, ricevendo come risposta: "Con un bacio tu tradisci il Figlio dell'uomo?"[12].

Visto eseguito il segnale convenuto, le guardie vennero avanti verso Gesù. Giovanni ci testimonia un fatto alquanto ambiguo. Gesù chiede ai suoi aggressori chi cercassero e, saputo che volevano arrestarlo, dichiarò che era pronto a essere preso. Non appena concluse quella frase i soldati indietreggiarono e caddero a terra. Probabilmente l'evangelista voleva riferirsi a un episodio analogo dell'antico testamento riguardante il profeta Elia[13]nel quale però questi distrugge l'armata venuta per catturarlo, ma evidentemente si voleva sottolineare il fatto che Gesù, benché potesse difendersi, era pronto a morire. Unica richiesta del Nazareno è quella di lasciar andare liberi i suoi apostoli.

Non appena le guardie afferrarono Gesù scoppiò una piccola rissa fra le truppe e i discepoli dell'arrestato. Uno di essi, identificato da Giovanni come Pietro,[14] afferrata una spada ferì uno degli inservienti del tempio, chiamato Malco (sempre secondo indicazione di Giovanni; i sinottici omettono sia il nome dell'aggressore che dell'aggredito) tagliandogli un orecchio. Fu lo stesso Gesù a interrompere l'impeto dell'apostolo ricordandogli che chi avrebbe impugnato la spada sarebbe morto di spada.

Nel vangelo di Luca, Gesù, dopo aver rimproverato il feritore, pensò di rimediare al suo gesto e, avvicinatosi a Malco, gli risanò l'orecchio con un semplice tocco di mano[15]. Le guardie, che avevano assistito inermi all'accaduto, legarono dunque Gesù e lo condussero verso la casa del sommo sacerdote Caifa, dove si era già radunato il Sinedrio. Gli apostoli, disorientati dal sonno e dal terribile avvicendarsi di eventi, fuggirono via dall'orto degli ulivi, abbandonando il maestro al proprio destino. Solo Pietro e Giovanni l'avrebbero seguito durante le prime fasi del processo.

[modifica] Il misterioso ragazzino che fugge nudo

Il solo Marco ci narra di un ragazzino che, rivestito soltanto di un lenzuolo, seguiva a distanza lo squadrone dei soldati. Molti studiosi vedono in lui lo stesso evangelista che, come già detto precedentemente, era probabilmente un parente del proprietario del cenacolo. Il giovinetto venne però avvistato dalle guardie del Sinedrio, che tentarono di afferrarlo; ma questi fuggì nudo, lasciando nelle mani dei suoi inseguitori il lenzuolo che lo avvolgeva.

Uno dei maggiori critici del vangelo, Alfred Loisy, vide in quest'episodio una finzione, creata solo per dimostrare avverato uno dei passi del profeta Amos[16], benché sia l'ambientazione che l'argomento siano totalmente diversi.

[modifica] Iconografia

[modifica] L'orazione nell'orto degli ulivi

[modifica] La cattura di Gesù

[modifica] Note

  1. ^ Gv18,1
  2. ^ Gv18,2
  3. ^ Mt26,38;Mc14,34;Lc22,40
  4. ^ Lc22,41
  5. ^ Il termine "calice" è espressione metaforica, frequente negli scritti rabbinici, per designare la sorte assegnata a qualcuno
  6. ^ Lc22,44
  7. ^ Pierluigi Baima Bollone, Gli ultimi giorni di Gesù, Mondadori editore
  8. ^ Giuseppe Ricciotti, Vita di Gesù, par.556 pag.635
  9. ^ Mt26,40-41;Mc14,37-38;Lc22,46
  10. ^ Gv18,3.12
  11. ^ Mt26,48;Mc14,44
  12. ^ Lc22,48
  13. ^ 2Re1,10
  14. ^ Gv18,10
  15. ^ Lc22,51
  16. ^ Am2,16

[modifica] Voci correlate

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