Tentazioni di Gesù

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Miniatura che illustra la seconda tentazione di Gesù.

Le Tentazioni di Gesù nel Cristianesimo si riferiscono alle tentazioni subite da Gesù Cristo da parte del diavolo Satana così come raccontato in ciascuno dei Vangeli sinottici: Matteo 4,1-11, Marco 1,12-13 e Luca 4,1-13.

Racconto dei Vangeli[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i Vangeli, dopo essere stato battezzato, Gesù digiuna per quaranta giorni e quaranta notti nel deserto. In questo periodo Satana lo tenta per tre volte. La prima tentazione riguarda il cibo:

« Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, di' che questi sassi diventino pane». »   (Matteo 4,3)

La seconda tentazione riguarda l'obbligare Dio ad intervenire:

« Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede». »   (Matteo 4,5-6)

La terza tentazione è una richiesta da parte del diavolo di essere adorato:

« Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai». »   (Matteo 4,8-9)

Ogni tentazione è rifiutata da Gesù con una citazione della Bibbia tratta dal libro del Deuteronomio. La prima risposta di Gesù è:

« Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo,

ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». »   (Matteo 4,4)

La seconda dice:

« Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non tentare il Signore Dio tuo». »   (Matteo 4,7)

E infine la terza risposta afferma:

« Ma Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a Lui solo rendi culto». »   (Matteo 4,10)

I Vangeli terminano il racconto dicendo che, essendo venuta meno ogni tentazione da parte del diavolo, gli angeli sono intervenuti per portare del cibo a Gesù.

A differenza dei racconti di Matteo e di Luca, che sono molto simili, quello di Marco è molto breve e non riporta per nulla il dialogo tra Gesù ed il demonio:

« Subito dopo lo Spirito lo sospinse nel deserto e vi rimase quaranta giorni, tentato da satana; stava con le fiere e gli angeli lo servivano. »   (Marco 1,12-13)

Precedenti e paralleli nel giudaismo[modifica | modifica wikitesto]

L'idea che il Messia deve stare sul tetto del tempio si trova anche nei testi rabbinici.[1]

Simbolismo[modifica | modifica wikitesto]

Il monte dove secondo la tradizione Gesù passò i 40 giorni di digiuno

Il racconto delle Tentazioni di Gesù è fortemente simbolico.

I quaranta giorni di digiuno nel deserto si possono avvicinare ai quarant'anni durante i quali gli ebrei camminarono nel deserto dopo aver attraversato il mar Rosso e prima di entrare nella terra promessa, così come raccontato nel libro dell'Esodo. Il deserto è luogo che non avendo in sé vita ci avvicina all'esperienza della morte e quindi all'esperienza di Dio. Quaranta sono i giorni che Mosè passò sulla montagna prima di ricevere le tavole della legge. I riferimenti all'inizio e alla fine del brano delle tentazioni agli animali e alle selve pone Gesù qui in parallelo con Adamo.[2] Gesù, dal momento dell'Incarnazione è ritornato al paradiso terrestre che, distrutto dal peccato e dalle sue conseguenze, è diventato un deserto privo di vita.

Le tentazioni fatte dal diavolo mirano a mettere in secondo piano il primato di Dio per sostituirlo con:

  • i piaceri carnali dell'uomo[2] (prima tentazione, vinta con la virtù della castità),
  • il successo e il potere mondani[2] (seconda tentazione, vinta con la virtù della povertà),
  • l'autonomia dal volere divino[2] (terza tentazione, vinta con la virtù dell'obbedienza).[3]

Questo schema ternario è alla base della triplice rinuncia o promessa battesimale[4][5] rinnovata durante la veglia pasquale,[6] ed è stato ripreso in filosofia mediante le tre metafisiche speciali.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Our Rabbis related that in the hour when the Messiah shall be revealed he shall come and stand on the roof of the temple." Pesikta Rabbati 62 c-d Rivka Ulmer, A Synoptic Edition of Pesiqta Rabbati Based upon All Extant Manuscripts and the Editio Princeps. South Florida Studies in the History of Judaism 155, 1995
  2. ^ a b c d Cf. commentario su laparola.net.
  3. ^ John Navone, Teologia del fallimento, Roma, Pontificia Università Gregoriana, 1988, pp. 103-108. ISBN 88-7652-587-4; ISBN 978-88-7652-587-2.
  4. ^ J. Navone, op. cit., pp. 108ss.
  5. ^ CCC 1237.
  6. ^ CCC 1254.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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