Nazireato
Il Nazireato (in ebraico: נזיר, Nazir, cioè "consacrato", "separato"[1]) è, nella Bibbia, la consacrazione di un ebreo a Dio con il conseguente voto di seguire alcuni rigidi precetti di vita; il consacrato è detto nazireo, ma anche nazareo, nazirita, nazarita o nazareno.
Gli obblighi inerenti a questo voto sono illustrati nella Bibbia, nel Libro dei Numeri (6,1-21) e nel Libro dei Giudici (Gc13,1-14): il nazireo non può mangiare cibi impuri nè cibi provenienti dalla vigna, non può bere vino, né aceto, né liquori, non può avere contatti con cadaveri (quindi non può partecipare a funerali nè entrare in un cimitero) e deve lasciarsi crescere i capelli.
Normalmente il voto di nazireato è temporaneo: allo scadere del tempo prescritto, il nazireo offre un sacrificio a Dio e compie davanti a un sacerdote un rito nel quale gli vengono rasati i capelli, che poi vengono bruciati.
Alcuni personaggi biblici, tuttavia, furono nazirei per tutta la vita "fin dal seno materno" (ab utero), come ad esempio l'eroe Sansone (Gc13,2-7), uno dei Giudici d'Israele, al quale Dio donò una forza sovrumana proprio per la sua iniziale obbedienza ed osservazione del voto di nazireato (Gc13,1-16,31).
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Descrizione nella Bibbia [modifica]
Libro dei Numeri (Nu6,1-27): "...Il Signore disse ancora a Mosè: «Parla agli Israeliti e riferisci loro: Quando un uomo o una donna farà un voto speciale, il voto di nazireato, per consacrarsi al Signore, si asterrà dal vino e dalle bevande inebrianti; non berrà aceto fatto di vino né aceto fatto di bevanda inebriante; non berrà liquori tratti dall'uva e non mangerà uva, né fresca né secca. Per tutto il tempo del suo nazireato non mangerà alcun prodotto della vigna, dai chicchi acerbi alle vinacce.
Per tutto il tempo del suo voto di nazireato il rasoio non passerà sul suo capo; finché non siano compiuti i giorni per i quali si è consacrato al Signore, sarà santo; si lascerà crescere la capigliatura. Per tutto il tempo in cui rimane consacrato al Signore, non si avvicinerà a un cadavere; si trattasse anche di suo padre, di sua madre, di suo fratello e di sua sorella, non si contaminerà per loro alla loro morte, perché porta sul capo il segno della sua consacrazione a Dio. Per tutto il tempo del suo nazireato egli è consacrato al Signore.
Se uno gli muore accanto improvvisamente e il suo capo consacrato rimane così contaminato, si raderà il capo nel giorno della sua purificazione; se lo raderà il settimo giorno; l'ottavo giorno porterà due tortore o due colombi al sacerdote, all'ingresso della tenda del convegno. Il sacerdote ne offrirà uno in sacrificio espiatorio e l'altro in olocausto e farà per lui il rito espiatorio del peccato in cui è incorso a causa di quel morto; in quel giorno stesso, il nazireo consacrerà così il suo capo. Consacrerà di nuovo al Signore i giorni del suo nazireato e offrirà un agnello dell'anno come sacrificio di riparazione; i giorni precedenti non saranno contati, perché il suo nazireato è stato contaminato.
Questa è la legge del nazireato; quando i giorni del suo nazireato saranno compiuti, lo si farà venire all'ingresso della tenda del convegno; egli presenterà l'offerta al Signore: un agnello dell'anno, senza difetto, per l'olocausto; una pecora dell'anno, senza difetto, per il sacrificio espiatorio, un ariete senza difetto, come sacrificio di comunione; un canestro di pani azzimi fatti con fior di farina, di focacce intrise in olio, di schiacciate senza lievito unte d'olio, insieme con l'oblazione e le libazioni relative. Il sacerdote presenterà quelle cose davanti al Signore e offrirà il suo sacrificio espiatorio e il suo olocausto; offrirà l'ariete come sacrificio di comunione al Signore, con il canestro dei pani azzimi; il sacerdote offrirà anche l'oblazione e la libazione. Il nazireo raderà, all'ingresso della tenda del convegno, il suo capo consacrato; prenderà i capelli del suo capo consacrato e li metterà sul fuoco che è sotto il sacrificio di comunione. Il sacerdote prenderà la spalla dell'ariete, quando sarà cotta, una focaccia non lievitata dal canestro e una schiacciata senza lievito e le porrà nelle mani del nazireo, dopo che questi si sarà raso il capo consacrato. Il sacerdote le agiterà, come offerta da farsi secondo il rito dell'agitazione, davanti al Signore; è cosa santa che appartiene al sacerdote, insieme con il petto dell'offerta da agitare ritualmente e con la spalla dell'offerta da elevare ritualmente. Dopo, il nazireo potrà bere il vino. Questa è la legge per chi ha fatto voto di nazireato, tale è la sua offerta al Signore per il suo nazireato, oltre quello che i suoi mezzi gli permetteranno di fare. Egli si comporterà secondo il voto che avrà fatto in base alla legge del suo nazireato». Il Signore aggiunse a Mosè: «Parla ad Aronne e ai suoi figli e riferisci loro: Voi benedirete così gli Israeliti; direte loro:
Ti benedica il Signore e ti protegga.
Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio.
Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace.
Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò»".
Altri nazirei celebri [modifica]
Oltre a Sansone, si possono citare tra i nazirei anche Samuele (1Sam. 1,11), Giovanni Battista (Lc1,15), Paolo di Tarso (At18,18), la regina Elena di Adiabene[2] e Berenice di Cilicia[3], sorella del re di Giudea Erode Agrippa II.
Gesù era nazireo? [modifica]
In alcuni passi dei Vangeli e degli Atti degli Apostoli, il termine appare riferito a Gesù Cristo e ai suoi seguaci. Per questo motivo è stato ipotizzato da alcuni autori che anche Gesù fosse stato un nazireo (volontario o obbligato), ma la questione rimane ancora oggi piuttosto controversa. È comunque presumibile che se Gesù e i discepoli (perlomeno i dodici apostoli) avessero formulato questo voto, esso sarebbe stato temporaneo, in quanto, nell'Ultima Cena, essi bevettero del vino.
Rastafarianesimo [modifica]
I rastafariani sono stati ispirati dalla Bibbia e vedono il voto di nazireato come una raccomandazione di Dio a lasciar crescere i capelli lunghi, ed è da qui che nasce il concetto dei dreadlocks, il tipico taglio rastafariano. Infatti essi vedono questa pettinatura come il simbolo di forza e di coraggio dell'immagine di Sansone.
Note [modifica]
- ^ In alternativa "incoronato", vedi il commentario biblico di Abraham ibn ‛Ezra
- ^ HELENA, JewishEncyclopaedia.com
- ^ Giuseppe Flavio, Guerra giudaica, II,15,1