Guerra

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Guerra (disambigua).

La guerra è un evento sociale e politico generalmente di vaste dimensioni che consiste nel confronto armato fra due o più soggetti collettivi significativi. Il termine "guerra" deriva dalla parola werran dell'alto tedesco antico,[1] che significa "mischia". Nel diritto internazionale, il termine è stato sostituito, subito dopo la seconda guerra mondiale, dall'espressione "conflitto armato" applicabile a scontri di qualsiasi dimensioni e caratteristiche.

Mappa dei conflitti in corso (in nero i conflitti principali) a gennaio 2011

Si giunge alla guerra quando il contrasto di interessi economici, ideologici, strategici o di altra natura non riesce a trovare una soluzione negoziata, o quando almeno una delle parti percepisce l'inesistenza di altri mezzi per il conseguimento dei propri obiettivi.

La guerra è preceduta da:

  • un periodo di tensione, che ha inizio quando le parti percepiscono l'incompatibilità dei rispettivi obiettivi;
  • un periodo di crisi, che ha inizio quando le parti non sono più disponibili a trattare tra di loro per rendere compatibili tali obiettivi.

Nei periodi di tensione e di crisi si sviluppa l'attività politica e diplomatica di tutta la comunità internazionale per evitare il conflitto: in tali periodi, le forze armate giocano un ruolo rilevante nel dimostrare la credibilità e la determinazione dello Stato, con lo scopo deterrente di rendere evidente all'antagonista la sproporzione fra l'obiettivo da conseguire e il costo, sociale e materiale, di una soluzione militare. La guerra quindi può essere evitata quando ambedue i contendenti percepiscono questo sfavorevole rapporto.

Carl von Clausewitz, nel suo libro Della guerra, compie un'analisi del fenomeno: «La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi» e «La guerra è un atto di forza che ha lo scopo di costringere l'avversario a sottomettersi alla nostra volontà.»

La guerra in quanto fenomeno sociale ha enormi riflessi sulla cultura, sulla religione, sull'arte, sul costume, sull'economia, sui miti, sull'immaginario collettivo, che spesso la cambiano nella sua essenza, esaltandola o condannandola.

Le guerre sono combattute per il controllo di risorse naturali, per risolvere dispute territoriali e commerciali, per motivi economici, a causa di conflitti etnici, religiosi o culturali, per dispute di potere, e per molti altri motivi.[senza fonte] In Europa non si sono più combattute guerre per motivi religiosi dal 1648, anno della pace di Vestfalia che chiuse la guerra dei trent'anni.

Passaggio formale dalla pace alla guerra e viceversa[modifica | modifica sorgente]

Battaglia di Chocim (1673), durante la guerra fra Polonia e Impero ottomano, in un dipinto di Juliusz Kossak (1892)

Fino la seconda guerra mondiale era prassi di diritto internazionale ampiamente osservata il far precedere le ostilità da una dichiarazione di guerra. Le alleanze militari fra Stati obbligavano i firmatari a entrare nel conflitto se un altro Stato violava la neutralità e l'integrità territoriale, invadendo i confini esterni di uno Stato partecipante con le proprie truppe, oppure ne manifestava la volontà con una dichiarazione di guerra: i patti di mutua assistenza militare propagavano rapidamente le dimensioni dei conflitti.

Generalmente, il conflitto armato comincia a partire da un evento specifico, il cosiddetto casus belli: un'invasione militare, l'uccisione nemica di concittadini, come soldati, o beneficiari dell'immunità diplomatica, come ambasciatori, capi di Stato o reggenti. Anche incidenti diplomatici possono innescare crisi che si risolvono in un conflitto armato, a causa di inosservanze dei protocolli diplomatici, come non presentarsi a una convocazione o rifiutare di ricevere un ambasciatore, ingerenze politiche sulle nomine, dichiarazioni offensive senza scuse o smentite ufficiali degli organi di stampa ed eventuali dimissioni del dichiarante. Preso a sé, il casus belli può essere anche non molto grave, ma la sua importanza è amplificata dalle tensioni e dagli attriti già esistenti.

La guerra spesso si manifesta insieme a un periodo di sospensione dello Stato di diritto nel quale il diritto e la giustizia militare si sostituiscono a tutte le altre fonti della giurisprudenza.

Con l'avvento dell'ONU, il cui statuto condanna lo Stato aggressore e consente allo Stato aggredito di difendersi con immediatezza, la dichiarazione di guerra è praticamente scomparsa dallo scenario internazionale. Molte Costituzioni, fra le quali quella italiana, ammettono la guerra di sola difesa. Nessuno Stato è infatti disposto a dichiararsi aggressore con una tale procedura, mentre infiniti sono gli appigli per dichiararsi aggredito. In definitiva lo Statuto dell'ONU, che nelle intenzioni doveva servire a far scomparire la guerra, ha fatto invece scomparire soltanto la dichiarazione di guerra.[senza fonte]

Secondo quanto osservato da von Clausewitz, la guerra non è accesa dall'azione di chi offende, ma dalla reazione di chi si difende: se non ci fosse reazione, infatti, si verificherebbe un'occupazione e non un conflitto armato. Tale fu il caso, ad esempio, dell'Anschluss, ovvero l'invasione dell'Austria da parte della Germania nel 1938.

Si ha pertanto l'inizio della guerra quando si verifica il primo combattimento fra forze contrapposte.

La guerra non si conclude però semplicemente con la cessazione dei fatti d'arme; più formalmente è necessario che si verifichi uno dei seguenti eventi:

  • un armistizio, che riguardi cioè tutti i teatri e tutte le forze armate delle parti che lo stipulano;
  • la resa incondizionata di una parte;
  • la debellatio di una parte, cioè il completo annientamento delle sue forze armate, l'occupazione totale o annessione del suo territorio e la cessazione di ogni attività politica anche interna.

Talora, un Paese che vuole entrare in conflitto compie azioni per provocare a guerra l'aggressore e poter reagire, non necessariamente si inizia un conflitto con un'occupazione militare di un territorio straniero.

Economia di guerra[modifica | modifica sorgente]

Nell'economia di guerra, lo Stato nazionale emette una quantità di moneta crescente. Una simile emissione causa svalutazione e iperinflazione che impoveriscono la popolazione e possono arrivare perfino ad azzerare il potere d'acquisto della moneta. È frequente che i beni essenziali vengano razionati e che il loro ottenimento venga dunque a prescindere dall'uso della moneta.

In vista dei conflitti, gli Stati accumulano riserve anche sotto forma di oro, investimento in sé poco conveniente perché non genera interessi, diversamente dagli strumenti finanziari o da un investimento produttivo. Tuttavia, l'oro conserva il suo valore nel tempo, mentre le valute si possono deprezzare e gli strumenti finanziari sono soggetti a rischio. La disponibilità di oro rappresenta quindi la garanzia che in cambio si potranno ottenere anche in futuro le risorse necessarie per i bisogni della guerra.

In tempo di guerra, la spesa militare è una voce rilevante e spesso predominante della spesa pubblica. Per sostenerla, gli Stati ricorrono spesso all'indebitamento. Il debito contratto verso soggetti esterni allo Stato è in genere denominato in valuta estera o in oro. Mentre il debito contratto in moneta nazionale ne segue le sorti (come il debito italiano nella seconda guerra mondiale, che in termini reali si ridusse a ben poco dopo la fine del conflitto) il debito denominato in altre valute o in oro continua invariabilmente a pesare sull'economia del Paese.

Lo Stato che esce vincitore da una guerra pretende non di rado dallo Stato sconfitto il pagamento di indennità dette riparazioni, che coprono in tutto o in parte le spese sostenute e a volte permettono anche un guadagno monetario.

Tipi di conflitto[modifica | modifica sorgente]

I conflitti possono essere diversamente classificati in relazione al numero piuttosto vasto dei loro parametri.

In base all'estensione territoriale[modifica | modifica sorgente]

  • Conflitto mondiale: conflitto esteso a più teatri operativi collocati anche in continenti diversi, coordinati fra di loro anche se coinvolti in tempi non strettamente coincidenti; vi partecipano tutte le grandi potenze e le medie potenze regionali dei teatri interessati, e un numero elevato di potenze minori. Unici esempi nella storia: la seconda guerra mondiale e, anche se la collocazione è discutibile, la prima guerra mondiale e la guerra dei sette anni.
  • Conflitto regionale: conflitto che si svolge essenzialmente in un solo teatro operativo in una regione geofisica ben delimitata, con la partecipazione di almeno una media potenza regionale, più altre potenze minori della stessa regione; non esclude la partecipazione diretta di una grande potenza o la partecipazione indiretta di più grandi potenze. Esempi nella storia (limitatamente al XX e XXI secolo): le guerre balcaniche, i conflitti arabo-israeliani, la prima guerra del Golfo.
  • Conflitto locale: conflitto fra un limitatissimo numero di potenze, spesso solo due, e che coinvolge un limitato territorio appartenente a uno solo o al massimo ai due contendenti diretti; esclude la partecipazione diretta di grandi e medie potenze i cui territori non siano direttamente coinvolti. Esempi nella storia (limitatamente al XX e XXI secolo): la guerra italo-turca, la guerra d'Etiopia.

In base al tipo dei soggetti che la combattono[modifica | modifica sorgente]

  • Conflitto simmetrico: conflitto tra parti che dispongono tutte di un'organizzazione statuale completa e di forze armate organizzate secondo le leggi dello Stato.
  • Conflitto asimmetrico: conflitto tra due parti, una sola delle quali dispone di un'organizzazione statuale completa e di forze armate organizzate secondo le leggi dello Stato, mentre l'altra non è formata, o è in corso di formazione. Questa parte di solito non procede con i metodi classici della guerra ma pone in opera la guerriglia. Un esempio può essere dato dal terrorismo, anche se bisognerebbe creare una classificazione specifica per caratterizzare questi atti di guerra.

Non si parla di conflitto asimmetrico se è un'organizzazione statale, si veda l'esempio della Spagna nel corso dell'invasione napoleonica, a combattere tramite il proprio esercito con tattiche di guerriglia. Lo scontro tra le formazioni di guerriglia sorte spontaneamente e l'esercito napoleonico, è invece considerabile un caso di guerra asimmetrica.

In base ai mezzi impiegati[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra convenzionale e Guerra non convenzionale.
Esplosione nucleare, 1953, Nevada Test Site
  • Conflitto non convenzionale: conflitto nel quale due o più parti dispongono di armi di distruzione di massa e sono disposte a impiegarle fin dall'inizio del conflitto. Non si sono mai avuti esempi di un tale tipo di conflitto, peraltro ipotizzato fin dagli anni cinquanta, quando sia gli Stati Uniti d'America sia l'Unione Sovietica disponevano di questi tipi di armamenti.
  • Conflitto convenzionale in potenziale ambiente nbc: conflitto nel quale due o più parti dispongono di armi di distruzione di massa e sono disposte a impiegarle solo se le circostanze dovessero renderlo indispensabile. Non si sono mai avuti esempi di un tale tipo di conflitto, peraltro ipotizzato fin dagli anni sessanta, quando l'equilibrio nucleare fra Stati Uniti d'America e Unione Sovietica sconsigliava ad ambedue l'impiego iniziale di tali tipi di armamenti per tema di una ritorsione.
  • Conflitto convenzionale: conflitto nel quale le parti non dispongono di armi di distruzione di massa, o nel quale gli eventuali detentori rinunciano a priori al loro impiego, eventualmente sotto il controllo di una potenza terza o di una organizzazione internazionale.

In base alla soggettività internazionale dei contendenti[modifica | modifica sorgente]

  • Conflitto internazionale: conflitto nel quale tutti i contendenti sono soggetti di diritto internazionale. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, nell'ambito del processo di decolonizzazione, sono stati considerati soggetti di diritto internazionale anche i fronti di liberazione nazionale, purché avessero l'effettivo controllo di territorio e popolazione, disponessero di forze armate organizzate e rispettassero il diritto internazionale bellico e umanitario.
  • Conflitto non internazionale: conflitto nel quale uno o più parti non sono soggetti di diritto internazionale, per cui il conflitto è sottratto alle norme del diritto bellico in quanto considerato affare interno; in particolare, rientrano in questa categoria le guerre civili, nelle quali si ha lo scontro fra opposte fazioni nell'ambito di un solo paese o entità politica.

Altre definizioni dei conflitti[modifica | modifica sorgente]

Nell'uso comune, specie in campo giornalistico o nei discorsi di natura politica, vengono fornite altre definizioni di un conflitto, ancorché giuridicamente e tecnicamente non corrette. Fra le più usuali:

  • Guerra totale: si vuole indicare un conflitto che coinvolge tutte le risorse del paese in guerra.
  • Guerra lampo (Blitzkrieg): nel senso di un conflitto organizzato per avere una durata limitatissima nel tempo, mediante l'uso di strategie e tattiche altamente redditizie e in presenza di un grande divario di mezzi disponibili, fra i due contendenti. Il termine è spesso usato in contrapposizione a guerra di posizione, o a di logoramento, essenzialmente statiche e di durata prolungata. La prima guerra mondiale è cominciata come guerra lampo, ma poi divenne di logoramento.
  • Guerra preventiva: guerra aperta da un soggetto in seguito alla percezione di una grave minaccia all'incolumità dei propri interessi; secondo alcuni rientra nel concetto di autodifesa prevista dallo statuto dell'ONU, mentre altri ritengono conflitti di questo tipo essere operazioni belliche offensive nel loro senso tradizionale.

Diritto bellico[modifica | modifica sorgente]

Numerose convenzioni, che nel loro insieme costituiscono il diritto bellico, regolamentano il comportamento in guerra. Le più importanti sono le convenzioni dell'Aia del 1899 e del 1907.

Il diritto bellico è affiancato dal diritto umanitario, volto alla protezione delle vittime di guerra. Le più importanti e attuali convenzioni di diritto umanitario sono le convenzioni di Ginevra del 1949 e i suoi protocolli aggiuntivi, due del 1977 e uno del 2005.

Interpretazioni estensive del diritto umanitario hanno portato a considerare legittima l'ingerenza umanitaria, ovvero l'intervento dall'esterno in fatti interni di uno Stato quando questi fatti costituiscano violazione evidente dei diritti dell'uomo. L'ingerenza umanitaria ha giustificato nel passato interventi militari consacrati da una risoluzione ONU per costringere i governi a rispettare quei diritti fondamentali. Analoga ingerenza potrebbe essere autorizzata per proteggere beni culturali ritenuti patrimonio dell'umanità.

Le costituzioni di molti Stati ammettono la guerra di sola difesa, vietando alle forze militari del paese di attaccare civili, militari e infrastrutture sul suolo di un altro paese o comunque appartenenti a un altro Stato sovrano. La Costituzione italiana, con l'articolo 11, è una delle più esplicite: «L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.»[2]

In Italia, è stata posta una questione di legittimità alla Corte Costituzionale in merito all'esistenza di una distinzione fra codici militari in tempo di pace e di guerra, e, successivamente, in merito all'esistenza stessa di un diritto militare, che possa agire in deroga alle regole che disciplinano il rapporto fra privati cittadini. La Consulta ha ribadito il principio per cui le azioni dei militari non sono soggette alle stesse regole dei privati cittadini né essere valutate dai tribunali civili.

Inoltre, lo statuto delle Nazioni Unite consente l'immediata difesa di un paese aggredito, ma vieta l'intervento degli altri Stati membri, per evitare una propagazione incontrollata del conflitto, a meno che non sia in legittima difesa (proporzionale e immediata, ex articolo 51 dello Statuto delle Nazioni Unite) o non ci sia un'autorizzazione del Consiglio di Sicurezza all'uso della forza, come è successo nella Guerra del Golfo del 1991 o il Consiglio di Sicurezza non decida di prendere azioni in difesa della pace e della sicurezza internazionale, usando contingenti militari messi a disposizione dagli Stati membri e posti sotto il comando del Comitato di Stato Maggiore ONU (articoli 42 e 43 dello Statuto). Questo elemento contrasta con altri accordi militari come quello della NATO, che impongono solidarietà militare nel caso di attacco di uno Stato membro. Tuttavia, in virtù dell'art. 103, le disposizioni dello Statuto delle Nazioni Unite prevalgono su ogni altro obbligo internazionale.

Aspetti antropologici[modifica | modifica sorgente]

L'istinto di sopravvivenza, la preservazione del proprio territorio vitale, la difesa dei propri mezzi di sussistenza, sono alcuni esempi di come una comunità possa esser spinta a prendere le armi contro una comunità nemica che mette a rischio spazi, diritti, valori o beni dati per acquisiti e irrinunciabili. P.e. nel sanscrito del 1200 a.C., il termine che indica la guerra, युद्ध yuddha,[3], significa 'desiderio di possedere più mucche'.[4][5] A queste motivazioni di tipo egoistico o utilitaristico si affiancano (e talvolta si coniugano) motivazioni di carattere psicologico o umorale come l'odio, il disprezzo, la vendetta, la paura.

Aspetti etici[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra (filosofia).

Dal punto di vista etico la guerra pone almeno tre tipi di problemi con relativi sotto problemi. Il primo riguarda la responsabilità dell'istituzione pubblica e dei suoi rappresentanti nell'indurre dietro compenso o costringere come dovere patrio dei soggetti a prendere le armi e farne uso contro qualcuno. Il secondo riguarda la legittimità o meno dei comportamenti del soggetto che usa le armi sotto coercizione a farlo e in base a ordini ineludibili. Il terzo riguarda la legittimità dell'azione di belligeranza come autodifesa di una comunità rispetto a danni non necessariamente di tipo violento, ma, per esempio, economico o morale.

Aspetti economici[modifica | modifica sorgente]

Dal punto di vista economico si osserva infatti come nel tempo evolva mantenendo una coerenza logica.

Prima ondata[modifica | modifica sorgente]

  • Durante il sistema agrario il soldato combatte spesso nell'arco di un limitato periodo stagionale.[6]
  • Le razioni alimentari sono personali in partenza e poi di volta in volta depredate localmente.[7]
  • Al termine del conflitto l'estrema sanzione agli occupati dopo l'eliminazione dei soldati è la distruzione delle coltivazioni.[8]

Seconda ondata[modifica | modifica sorgente]

Terza ondata[modifica | modifica sorgente]

  • Il progresso tecnologico del settore civile segna il passo a quello militare.[12]
  • La fuga di cervelli diventa un parametro per misurare la ricchezza di particolari macro-aree capaci di attrarne come la Silicon Valley.[13]
  • Per ragioni di efficacia le decisioni dell'intelligence sono sempre più vincolate da informazioni aperte a favore della maggior partecipazione possibile.[14]

Analisi statistica[modifica | modifica sorgente]

L'analisi statistica della guerra è stata cominciata da Lewis Fry Richardson dopo la prima guerra mondiale. Più recentemente, database di guerra sono stati costruiti dai Correlates of War Project[15] e da Peter Brecke,[16] che ha censito e strutturato cataloghi esistenti.[17]

Le guerre con maggiori perdite nella storia[modifica | modifica sorgente]

Pos. Guerra Durata Luogo Schieramento 1 Schieramento 2 Morti causati[18]
1 Seconda guerra mondiale 1º settembre 1939-2 settembre 1945 Europa, Egitto, Libia, Etiopia, Cina, Sud-est asiatico, Nuova Guinea, Oceano Atlantico, Oceano Pacifico bandiera Impero britannico
Flag of France.svg Francia (1939-1940)
Flag of France.svg Governo provvisorio francese (1944-1945)
Francia libera Francia libera (1940-1944)
Flag of Poland.svg Polonia
Australia Australia
Sudafrica Sudafrica
Nuova Zelanda Nuova Zelanda
URSS URSS (dal 1941)
US flag 48 stars.svg Stati Uniti d'America (dal 1941)
Flag of Italy (1861-1946).svg Regno d'Italia (1943-1945)
Germania Germania
Repubblica Slovacca Repubblica Slovacca
bandiera Regno d'Italia (1940-1943)
Romania Romania (1940-1944)
Flag of Hungary (1920–1946).svg Ungheria (dal 1940)
Bulgaria Bulgaria (1941-1944)
Croazia Croazia (dal 1941)
Giappone Giappone (dal 1941)
Manchukuo Manchukuo (dal 1941)
Francia di Vichy Francia di Vichy (1942-1944)
Repubblica Sociale Italiana Repubblica Sociale Italiana (1943-1945)
45-50 milioni[19]
2 Prima guerra mondiale 28 luglio 1914-11 novembre 1918 Europa, Medio Oriente, Africa occidentale, Africa del sud-ovest, Oceano Atlantico. isole dell'Oceano Pacifico bandiera Impero britannico
Francia Francia
Impero russo Impero russo (fino al 1917)
bandiera Serbia
Belgio Belgio
Portogallo Portogallo
Giappone Giappone
bandiera Regno d'Italia (dal 1915)
Romania Romania (dal 1916)
Grecia Grecia (dal 1917)
Stati Uniti Stati Uniti (dal 1917)
Austria-Ungheria Austria-Ungheria
Germania Germania
bandiera Impero Ottomano
Bulgaria Bulgaria (dal 1915)
10-15 milioni
3 Guerra Civile Russa 1917-giugno 1923 Russia Red Army flag.svg Armata Rossa
Black flag.svg Machnovščina(fino al 1920)
Lesser Coat of Arms of Russian Empire.svg Armata Bianca 9 milioni
4 Seconda guerra del Congo 2 agosto 1998-18 luglio 2003 Repubblica Democratica del Congo RD del Congo RDC,
Flag of Namibia.svg Namibia,
Flag of Zimbabwe.svg Zimbabwe,
Flag of Angola.svg Angola,
Flag of Chad.svg Ciad,
milizie Mai-Mai,
milizie Hutu
Uganda,
Flag of Rwanda.svg Rwanda,
Flag of Burundi.svg Burundi,
Movimento per la Liberazione del Congo
Rally for Congolese Democracy
milizie Tutsi
5,4 milioni
5 Seconda guerra sino-giapponese 1937-2 settembre 1945 Cina Flag of the Republic of China.svg Cina Nazionalista
Cina Cina comunista
Stati Uniti Stati Uniti (dal 1941)
Giappone Giappone
Manchukuo Manchukuo
5 milioni[20]
6 Guerra del Vietnam 1960-30 aprile 1975 Vietnam, Cambogia, Laos Flag of Vietnam.svg Vietnam del Nord
FNL Flag.svg Viet Cong

Flag of South Vietnam.svg Vietnam del Sud
Flag of the United States.svg Stati Uniti
Flag of Australia.svg Australia
Flag of New Zealand.svg Nuova Zelanda
Flag of Thailand.svg Thailandia
Flag of South Korea (bordered).svg Corea del Sud
Taiwan Formosa
4-4,2 milioni
7 Guerra civile cinese 1927-1937; 1946-1949 Cina Flag of the Republic of China.svg Cina Nazionalista Cina Cina comunista 3,2-3,5 milioni
8 Guerra di Corea 25 giugno 1950-29 luglio 1953 Corea Corea del Nord Corea del Nord
Cina Cina
Corea del Sud Corea del Sud
Stati Uniti Stati Uniti
Regno Unito Regno Unito
Australia Australia
Nuova Zelanda Nuova Zelanda
2,5-3 milioni
9 Guerre napoleoniche 1803-1815 Europa, Oceano Atlantico, Oceano Indiano, Río de la Plata Flag of the Habsburg Monarchy.svg Impero austriaco[21]

Flag Portugal (1707).svg Regno del Portogallo
Flag of the Kingdom of Prussia (1803-1892).svg Regno di Prussia[21]
Flag of Russia.svg Impero russo[22]
Flag of Spain (1785-1873 and 1875-1931).svg Regno di Spagna (dal 1808)[23]
Svezia Svezia[24]
Regno Unito Regno Unito[25]
Flag of Kingdom of Sardinia (1848).svg Regno di Sardegna
Two Sicilies Flag.gif Regno di Sicilia
Flag of the Papal States (pre 1808).svg Stato Pontificio
Flag of the Netherlands.svg Regno dei Paesi Bassi[26]
Pavillon royal de France.svg Realisti francesi
Flagge Herzogtum Braunschweig.svg Ducato di Brunswick
Flag of Hanover (1692).svgElettorato di Hannover
Flagge Herzogtum Nassau (1806-1866).svg Ducato di Nassau

Flag of France.svg Impero francese

Flag of the Netherlands.svg Regno d'Olanda
bandiera Regno d'Italia
Flag of Spain (1785-1873 and 1875-1931).svg Regno di Spagna (fino al 1808)
Flag of the Kingdom of Naples (1806).gif Regno di Napoli
Granducato di Varsavia
Danimarca Regno di Danimarca[27]
Ottoman flag.svg Impero ottomano[28]
Confederazione del Reno

2-2,5 milioni
10 Guerra Iran-Iraq 1980-1989 Iran, Iraq Iran Iran Iraq Iraq 1,2-1,5 milioni
11 Guerre galliche 58 a.C.-50 a.C. Gallia (odierne Francia, Belgio, Olanda) e Germania Vexilloid of the Roman Empire.svg Repubblica romana Galli 1,2-1,4 milioni[29]
12 Invasione sovietica dell'Afghanistan 24 dicembre 1979-2 febbraio 1989 Afghanistan Flag of Afghanistan (1980-1987).svg Afghanistan
Flag of the Soviet Union.svg U.R.S.S.
Flag of Jihad.svg Mujaheddin 1-1,2 milioni
13 Prima guerra giudaica 64-73 Giudea (attuali Israele e Palestina) Vexilloid of the Roman Empire.svg Impero romano Ribelli giudei 1,1 milioni
14 Guerra civile spagnola 17 luglio 1936-1º aprile 1939 Spagna Flag of the Second Spanish Republic.svg Repubblica spagnola
Flag of the Soviet Union (1923-1955).svg Unione Sovietica
Flag of the International Brigades.svg Brigate Internazionali
Bandera CNT-FAI.svg Federazione Anarchista Iberica
Hammer and sickle.svg POUM
UGT

Logotipopce.svg PCE
Messico Messico
Flag of Spain (1938 - 1945).svg Truppe nazionaliste
Bandera FE JONS.svg Falange Spagnola
Bandera Tradicionalista.png Requetés
CEDA
Merchant flag of Spanish Morocco.svg Protettorato spagnolo del Marocco
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg C.T.V. Italia
Flag of German Reich (1935–1945).svg Germania
Portogallo Portogallo
Flag of the Irish Blueshirts.svg Blueshirts irlandesi
circa 1 milione

Fonte:[30]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ war in Online Etymology Dictionary. URL consultato il 24 aprile 2011.
  2. ^ Costituzione italiana.
  3. ^ What is the word in sanskrit for war
  4. ^ Sanskrit Humor
  5. ^ War: A Desire for More Cows → Washingtons Blog
  6. ^ Alvin e Heidi Toffler, La guerra disarmata, da Philip M. Taylor, p. 43.
  7. ^ Alvin e Heidi Toffler, La guerra disarmata, da Victor Hanson, p. 43.
  8. ^ Alvin e Heidi Toffler, La guerra disarmata, da John Keegan, p. 43.
  9. ^ Alvin e Heidi Toffler, La guerra disarmata, da R.R. Palmer, p. 48.
  10. ^ Alvin e Heidi Toffler, La guerra disarmata, p. 49.
  11. ^ Alvin e Heidi Toffler, La guerra disarmata, p. 52.
  12. ^ Alvin e Heidi Toffler, La guerra disarmata, p. 202.
  13. ^ Alvin e Heidi Toffler, La guerra disarmata, da Tom Peters, p. 203.
  14. ^ Alvin e Heidi Toffler, La guerra disarmata, da Robert D. Steele, p. 229.
  15. ^ COW Home Page
  16. ^ Peter Brecke: Global Modeling Research
  17. ^ http://www.pcr.uu.se/research/UCDP/confliktdatasetcatalog.pdf
  18. ^ Militari e civili
  19. ^ Molto importante per determinare i morti della guerra è il dibattito sull'inclusione dei 5 milioni di morti della seconda guerra sino-giapponese
  20. ^ A volte inclusi nella seconda guerra mondiale
  21. ^ a b Sia l'Austria sia la Prussia furono per poco tempo alleati della Francia e contribuirono con le loro forze all'invasione francese della Russia.
  22. ^ La Russia fu alleata della Francia dal 1807 (trattato di Tilisit) fino all 'invasione del 1812; combatté contro la Svezia nella Guerra di Finlandia, e dichiarò formalmente guerra al Regno Unito nel 1807
  23. ^ Alleata della Francia fino al 1808. Vedi Guerra d'indipendenza spagnola.
  24. ^ Solo formalmente in guerra contro il Regno Unito dopo la sconfitta nella Guerra di Finlandia contro la Russia
  25. ^ Gran Bretagna fino al 1801.
  26. ^ Creato nel 1815
  27. ^ Neutrale fino alla battaglia di Copenaghen del 1807
  28. ^ Solo formalmente alleato della Francia, combatté contro il Regno Unito nella guerra anglo-turca (1807-1809) e contro la Russia nella guerra russo-turca (1806-1812)
  29. ^ Stime di Giulio Cesare
  30. ^ Giovanni De Luna, La passione e la ragione: il mestiere dello storico contemporaneo, Pearson Italia SpA, 2004, p. 18.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

guerra Portale Guerra: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di guerra