Ricerca del Gesù storico

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La ricerca del Gesù storico (in inglese: Quest for the historical Jesus) è il tentativo di usare metodi storici, invece che religiosi, per costruire una biografia accertata di Gesù. La ricerca, così come definita originariamente da Albert Schweitzer, ebbe inizio nel XVIII secolo con Hermann Samuel Reimarus, proseguì nel XIX e XX secolo attraversando diverse fasi. Questa ricerca porterà a scoprire un Gesù ebreo, palestinese del I secolo, non più l'immagine di un Gesù filtrato dall'analisi dottrinale.[1]

Oggi questa ricerca è condotta anche da studiosi quali, ad esempio, quelli che compongono il Jesus Seminar o la "Association pour l’Etude de la Littérature Apocryphe Chrétienne (AELAC)" [2]

La prima ricerca (o first quest)[modifica | modifica wikitesto]

L'indagine, come già detto, iniziò nel XVIII secolo con Hermann Samuel Reimarus, fino a William Wrede nel XIX secolo.[3][4] Questa fase vide l'aumentare dell'importanza del Gesù storico. Successivamente Schweitzer, Karl Barth e Rudolf Bultmann rigettarono totalmente questa ricerca, ponendo fine alla cosiddetta First Quest ("Prima ricerca"). Gli studiosi appartenenti a questo filone di ricerca applicarono le metodologie storiche della loro epoca per discernere la mitologia dalla storia di Gesù. Reimarus applicò il razionalismo dell'Illuminismo alle affermazioni su Gesù, mentre Schweitzer fece notare come ciascuno studioso avesse prodotto una caratterizzazione di Gesù che era un'autobiografia idealizzata dello studioso stesso.

L'Ottocento e le vite di Gesù[modifica | modifica wikitesto]

Hermann Samuel Reimarus (1694-1768), considerato l'iniziatore della prima fase della ricerca.

Hermann Samuel Reimarus (1694-1768) distinse tra "Gesù storico" e "Gesù della fede", affermando che quello storico era un messia nazionalistico, che predicava la ribellione ai Romani, arrestato e ucciso, il cui corpo fu trafugato dai suoi discepoli per poter proclamare che era risorto. Reimarus compose un trattato che rigettava i miracoli e accusava gli autori della Bibbia di mistificazione, ma non pubblicò mai i suoi risultati.[5] Per lui l'autocoscienza messianica fu una proiezione delle prime comunità nella vita storica di Gesù. Di lui, quindi, non resta altro che la predicazione, che sganciata dall'autocoscienza messianica, altro non è che una concezione etico-religiosa.[1]

Gotthold Lessing pubblicò la conclusione di Reimarus nei frammenti di Wolfenbuettel (ovvero tratto dall'opera:Contributi per la storia tratti dali tesori della biblioteca di Wolfenbuettel)[6] La biografia di Gesù di David Friedrich Strauss (1808-1878) diede alla critica del Nuovo Testamento la sua impronta attuale.[6] Strauss spiegò i miracoli contenuti nei vangeli come eventi naturali mal compresi e mal raccontati.[7] Ernest Renan (1823-1892) fu il primo di molti a rappresentare Gesù come un semplice essere umano. Albrecht Ritschl (1822-1889) ebbe dei dubbi su questo progetto, ma divenne una figura centrale del Protestantesimo liberale in Germania e del movimento del Vangelo sociale negli Stati Uniti.

Martin Kaehler (1835-1912) sostenne che il vero Cristo fosse quello venerato nella Bibbia e non un'ipotesi storica. Martin Dibelius (1883-1947) spinse per l'applicazione della critica delle forme al Nuovo Testamento.[8] William Wrede (1859-1906) mise in dubbio l'affidabilità storica del Vangelo secondo Marco, mentre Albert Schweitzer mostrò come le biografie di Gesù riflettessero le idee degli storici che le avevano compilate.[6]

Karl Barth e Rudolf Bultmann rigettarono la ricerca del Gesù storico, soffocando ogni interesse nell'argomento dagli anni venti agli anni settanta del XX secolo,[9] malgrado un breve interesse, detto New Quest movement ("movimento della Nuova ricerca"), negli anni cinquanta.[6] All'inizio del XXI secolo la ricerca del Gesù storico è più fiorente che mai.[6]

Schweitzer, Wrede e Bultmann[modifica | modifica wikitesto]

(EN)
« The critical study of the life of Jesus has been for theology a school of honesty. The world had never seen before, and will never see again, a struggle for truth so full of pain and renunciation as that of which the Lives of Jesus of the last hundred years contain the cryptic record. »
(IT)
« Lo studio critico della vita di Gesù è stata per la teologia una scuola di onestà. Il mondo non ha mai assistito prima, e non assisterà mai successivamente, a una lotta per la verità così piena di sofferenze e rinunce, come quella di cui le "Vite di Gesù" degli ultimi 100 anni racchiudono la criptica testimonianza. »
(The Quest of the Historical Jesus, Albert Schweitzer)

Le figure di Schweitzer e Bultmann nascono dopo il fondamentale fallimento ottocentesco di descrivere delle vite di Gesù. Sia Schweitzer sia Bultmann riconobbero il disinteresse dei Vangeli per la vicenda storica e umana di Cristo e la loro focalizzazione sul ministero pubblico (Schweitzer) o sull'esposizione di una predicazione (Bultmann): da un presupposto comune, arrivarono a conclusioni molto diverse. Per entrambi Gesù aveva chiaro il suo fine escatologico[10] ma, mentre per Schweitzer è fondamentale anche la sua autocoscienza messianica, per Bultmann questa deriverebbe principalmente da un giudizio di valore dei suoi discepoli[11]. Albert Schweitzer riteneva che proprio il disinteresse mostrato dai vangeli sinottici nel curare la rappresentazione della vita terrestre di Gesù garantisse credibilità storica ai racconti da essi tramandati, e mostrò come invece le moderne storie di Gesù riflettessero il pregiudizio degli storici.[6][12].

Karl Barth e Rudolf Bultmann ripudiarono la quest per il Gesù storico[6] e ciò soppresse un reale interesse per l'argomento dal  1920 al  1970.[13] Alcuni studiosi contemporanei, tra cui Dale Allison[14] e Bart Ehrman,[15] hanno ripreso la visione formulata da Schweitzer, secondo il quale Gesù era un profeta apocalittico; altri, come i membri del Jesus Seminar, hanno negato l'autenticità del messaggio escatologico di Gesù, descrivendolo come un saggio itinerante.

Albert Schweitzer[modifica | modifica wikitesto]
Albert Schweitzer (1875 – 1965), medico, teologo, musicista e missionario luterano tedesco, Premio Nobel per la pace del 1952.

I punti nodali del pensiero di Albert Schweitzer sono il senso della passione, la messianicità e l'impossibilità a ricostruire una vita di Gesù al di fuori del suo ministero pubblico.

  • Riguardo al "senso della passione", Schweitzer afferma che i vangeli sinottici sono l'espressione di una comunità che non aveva ancora una concezione chiara della vita di Gesù e, proprio per questo, non ne avrebbe deformato i tratti fondamentali e, soprattutto, non avrebbe inventato episodi[16]. Ciò che lega insieme il racconto, apparentemente scucito, è proprio la centralità della passione, che irrompe come elemento improvviso che fornisce una ragione, compresa dagli stessi discepoli solo a posteriori, all'esperienza di Gesù e con Gesù[17].
  • Riguardo alla messianicità, l'opinione di Schweitzer è che Gesù si sentiva chiamato a svolgere un ruolo messianico[17]. L'autore pone comunque un'alternativa secca, caratterizzando parte della ricerca storica moderna: il segreto messianico andrebbe infatti letto o come un fatto storico, o come un espediente letterario. Scegliendo la prima ipotesi, Schweitzer ritiene quindi che Gesù abbia taciuto la sua natura messianica in attesa del suo avvento, e quindi la fede delle prime comunità è una reinterpretazione della sua messianicità passata attraverso la passione. Nella seconda ipotesi, il ruolo messianico deriverebbe invece da una rielaborazione della figura gesuana da parte delle prime comunità[18]. Il regno di Dio viene potentemente in seguito al sacrificio di Gesù. Questo è il senso profondo della passione[19] Gesù, all'interno di sé individuò dogmaticamente la fede nell'avvento prossimo del regno e sul ruolo messianico che si sentiva chiamato a svolgere. L'unione di questi due convincimenti lo portò alla decisione di provocare la morte, assumendo su di sé la sofferenza tradizionalmente legata all'idea dell'avvento del regno.[20] Da qui, secondo Schweitzer, l'andamento caotico e non lineare dei racconti, in quanto gli evangelisti non sarebbero riusciti a connetterli causalmente tra loro, così come i discepoli se ne fecero una ragione solo successivamente.
  • Per quanto concerne l'ultimo punto nodale, secondo Schweitzer mancano gli elementi per ricostruire una vita del Gesù storico: di lui è possibile conoscere solo un'immagine del suo ministero pubblico.[21] La fede cristiana è comunque, per l'autore, intimamente legata all'autocoscienza messianica di Gesù. Nell'impossibilità di ricostruire storicamente e in modo compiuto la vita di Gesù, la risoluzione scelta da Schweitzer è infine puramente etica e lo condurrà a recarsi come missionario in Africa, dove si dedicherà al lebbrosario di Lambaréné.
William Wrede[modifica | modifica wikitesto]

Nell'anno 1901, poco prima della pubblicazione del lavoro di Schweitzer, veniva edito anche un lavoro fondamentale per la successiva ricerca, ovvero Il segreto messianico nei Vangeli. Un apporto per capire il Vangelo di Marco di William Wrede.[22]

Wrede, dimostrando che anche il Vangelo secondo Marco era "secondario", derivato cioè da altre fonti, interpretava il cosiddetto segreto messianico non come una verità storica, ma come una costruzione redazionale della primitiva comunità. In sintesi Gesù, per Wrede, non ebbe mai coscienza di essere un Messia, posizione che gli fu incollata, successivamente, dalle prime comunità cristiane.[23][24]

Rudolf Bultmann[modifica | modifica wikitesto]
Rudolf Bultmann (1886-1976), teologo tedesco

Per Rudolf Bultmann vi è una sostanziale discontinuità tra la predicazione di Gesù e l'annuncio del Cristo (dei seguaci). Per Bultmann il Gesù della storia è molto meno importante del Gesù della fede. Il Gesù terreno (vedi sotto) non ha per Bultmann alcuna importanza per la fede nel Cristo. Egli si chiede su che base gli autori del Nuovo Testamento abbiano interpretato la sua figura, facendone la base dell'annuncio di salvezza. Quindi il Gesù storico e il Gesù della fede sono due distinti fenomeni storici, in continuità in quanto uno è il presupposto dell'altro. Tocca quindi all'esegesi distinguere tra il Gesù storico e la fede nel Cristo.[25]

In quest'ottica non sorprende che Bultmann sia considerato il principale esponente della critica delle forme. Gesù per Bultmann è cosciente della sua escatologia ma probabilmente non del suo essere messia. Questo secondo aspetto è comunque per l'autore marginale: ciò che conta non è tanto la personalità di Gesù ma, poiché ha operato per mezzo della parola, è invece rilevante ciò che egli ha voluto, e questo "può essere riprodotto solo come un tessuto coerente di proposizione e di idee."[10]

In definitiva Gesù sarebbe per l'ebraismo il suo superamento e per il cristianesimo il presupposto. Gesù ha quindi un duplice isolamento storico rispetto sia alla sua matrice sia rispetto alla religione che porta il suo nome. Quindi il Gesù terreno è in uno stato di sospensione che non ha alcuna importanza per la fede nel Cristo risuscitato. Per i giudei quindi Gesù è stato un corpo estraneo, mentre per il Cristianesimo ha rappresentato semplicemente l'occasione storica che ha permesso l'elaborazione della fede cristologica.

Per Bultmann quindi Cristo era fondamentale per la sua esistenza, non per quello che aveva detto o fatto e che comunque non può essere considerato in continuità con il contenuto di una fede che ha come oggetto essenzialmente la sua persona".[26] Ovviamente per Bultmann quello che conta non è se Cristo si sia ritenuto il Messia: "il riconoscimento in Gesù di colui in cui è presente e operante la parola di Dio è un puro atto di fede, indipendentemente dal problema storico [...] solo un punto conterrebbe una cristologia implicita, e dunque un punto in continuità con il kerigma, ovvero il suo appello a decidersi per la sua persona in quanto portatrice della parola di Dio".[27][28] Alla fine Bultmann e Schweitzer si porranno uno di fronte all'altro dinanzi alla impossibilità di raggiungere il Gesù storico: per Schweitzer la soluzione sarà etica; per Bultmann la soluzione sarà la decisione e lascerà l'etica in secondo piano.

La seconda ricerca (o new quest o second quest)[modifica | modifica wikitesto]

« Bisogna rendersi conto che il Gesù terrestre è incluso nella nostra fede nel Cristo, e che la ricerca storica concernente Gesù corrisponde a una esigenza della fede cristologica, che è appunto ciò che suppone l'affermazione che il Gesù storico possieda per la fede un significato costitutivo »
([29])

La New Quest ("Nuova ricerca") o Second Quest ("Seconda ricerca") fu un breve movimento degli anni cinquanta che cercò di ravvivare la ricerca del Gesù storico.[6] Gli studiosi che lo formarono cercarono di dimostrare una sostanziale continuità tra il messaggio di Gesù e la primitiva comunità cristiana. L'annuncio aveva, secondo loro, fondamento non solo storico ma anche teologico nell'attività pubblica di Gesù.[30] Tale posizione fu iniziata da Ernst Käsemann nel 1953, in cui affermò la possibilità di una ricostruzione storica di Gesù, contro la tesi dell'impossibilità sostenuta da Bultmann Käsemann cercò di vedere in Gesù qualcosa di più di un presupposto della fede cristiana e si chiese se la predicazione di Gesù terreno fosse continuata dai seguaci sulla terra. Ovviamente tutto ciò suscitò contrasti con il maestro (Bultmann).

Käsemann riconobbe validità all'indagine critica sul Gesù terreno, senza ricadere nei "percorsi" delle ottocentesche "Vite di Gesù" (in quanto per lui comunque mancavano irrimediabilmente i presupposti)[31] Egli affermò che la storia e l'esistenza di Gesù erano in qualche modo accessibili alla ricerca storica. Soprattutto Käsemann non voleva evitare di risolvere Cristo in un simbolo mitologico.[32] In fondo Bultmann nel tentativo di contrastare le scuole delle Vite di Gesù, aveva finito per dare il primato all'interpretazione teologica e nel rigettare, sempre per problemi teologici, il Gesù storico.[33]

Egli riuscì a individuare del materiale evangelico che a suo parere fosse fondamentalmente attendibile e veritiero. Tutto questo era a suo avviso possibile applicando una serie di criteri; semplificando, un logion di Gesù è da ritenersi originale quando: non lo si può ricondurre né all'ambiente ebraico né alla vita o all'insegnamento dei primi cristiani; se segue il criterio del riferimento multiplo (ovvero se esistono più attestazioni indipendenti fra di loro di un determinato logion); se questo logion è coerente con altre parole di Gesù che si sono dimostrate originali. Questi criteri si sono imposti nella ricerca su Gesù e hanno rappresentato, per ben trent'anni, il metodo di lavoro dominante.

In questo modo Käsemann ha recuperato il ruolo di Gesù, non solo indirettamente com presupposto della fede dei primi cristiani, bensì affermando che la storia e l'esistenza di Gesù erano in qualche modo accessibili alla ricerca storica.[34]

Altri studiosi importanti della second quest furono:

La terza ricerca (o third quest)[modifica | modifica wikitesto]

La ricerca contemporanea del Gesù storico è molto viva, specie grazie a una migliore conoscenza dell'ebraismo del primo secolo, alla rinascita dello studio biblico cattolico, a una più vasta accettazione dei metodi storici, a indizi sociologici e all'analisi letteraria.[6] La combinazione della concezione storiografica di Bultmann e Kasermann, (la critica al metodo storico soggettivo, il riconoscimento del carattere essenzialmente kerigmatico, ovvero di annuncio dei racconti evangelici), con la verifica critica delle fonti, aveva determinato tra gli anni venti e gli anni settanta del Novecento, una vastissima produzione storico-esegetica. Essa dava la preminenza alla comprensione teologica del dato storico, sia che si riducesse il significato dell'esistenza di Gesù a semplice occasione storica per l'elaborazione dell'annuncio cristiano (Bultmann), sia che le si riconoscesse significato costitutivo per la fede cristiana (Kasermann).

Ora, la "third quest", apparve inizialmente tra gli studiosi inglesi, e l'investigazione sociologica si pose al primo posto, rispetto alla precedente teologica[35] Al contrario gli studenti della "nuova quest" avevano un fine teologico e cercarono di separare Gesù dal giudaismo e dalle eresie dei primi cristiani.[35] In altri termini preferivano le fonti ortodosse.[35] Gli studenti della "third quest" basarono molto del loro lavoro sulle fonti eterodosse. La ricerca sul Gesù storico tornò in auge anche grazie alla miglior conoscenza del giudaismo del primo secolo, alla rinascita dello studio da parte della Chiesa Cattolica Romana e alla larga accettazione dei metodi storico, sociologico e dell'analisi letteraria.[6]

Le caratteristiche tipiche della "third quest", furono quindi:

  • un interesse nella storia sociale[35],
  • la constatazione che ormai esistevano le condizionì per uno studio storico di Gesù[36]
  • l'attenzione al contesto giudaico per Gesù,[35] e
  • l'attenzione alle fonti non canoniche.[35]
  • la capacità di affrontare tutto ciò senza alcuna considerazione di problematica teologica.[36]

La "third quest" inizia con E. P. Sanders. Gli apporti di Sanders sembrano più consistenti, rispetto agli altri esponenti della scuola. Alla base della sua ricerca c'è una serie di fatti che l'autore considera incontrovertibili, e sui quali si potrebbe costruire un profilo storico di Gesù. Essi sono:

  • Gesù fu battezzato da Giovanni;
  • era un galileo che predicò e fece guarigioni;
  • chiamò a sé dodici discepoli;
  • limitò la sua attività a Israele;
  • ebbe una controversia sul tempio;
  • fu crocifisso dai romani, fuori da Gerusalemme;
  • i suoi discepoli continuarono la sua opera, in gruppo, dopo la sua morte;
  • il movimento dei discepoli si pose in contrasto con una parte del giudaismo contemporaneo.[37]

La ricostruzione di Sanders finisce con il riallacciarsi al paradigma di Reimarus e Schweitzer, per cui Gesù era un predicatore escatologico, autoriconosciutosi come Messia e, per questo, ben leggibile all'interno del Giudaismo[6] La "third quest" è divisa tra chi invocava un ritorno a un Gesù non escatologico e tra coloro che vedevano lui come guida di un movimento di ristabilimento escatologico.[35]

Tra gli studiosi della terza ricerca troviamo:

I criteri della ricerca esegetica[modifica | modifica wikitesto]

La ricerca esegetica condivide alcuni criteri per risalire al nocciolo più antico nell’indagine storica su Gesù [39][40][41].

  • Il primo è il “criterio della attestazione molteplice”: ciò che è attestato da fonti diverse e molteplici del Nuovo Testamento può essere considerato come storicamente autentico. La questione della misericordia di Gesù, per esempio, appare in tutte le fonti dei vangeli e nelle forme letterarie più diverse: parabole (15, 11-32), controversie (21, 28-32), racconti di miracoli (2, 1-2), racconto di vocazioni (2,13-17). Questo criterio è di uso corrente nella storia universale[41][42].
  • Il secondo è il “criterio di discontinuità”. Si può considerare autentico un dato evangelico non riconducibile alle concezioni del giudaismo o a quelle della Chiesa del I secolo. I vangeli costituiscono qualcosa di unico e di originale in rapporto ad ogni altra letteratura [41]. Rudolf Bultmann e Nicholas Perrin considerano autentico soltanto il materiale riconosciuto con il criterio della discontinuità.
  • Poi c’è il “criterio di conformità”. Sulle posizioni di B. Rigaux, Nicholas Perrin e Ignace de la Potterie, si può considerare storicamente autentico un dato evangelico conforme non solo con l’ambiente linguistico, geografico, sociale, politico, religioso di Gesù, ma anche coerente con l’insegnamento essenziale di Gesù[41][43]
  • Infine abbiamo il “criterio della plausibilità esplicativa”, definito da Latourelle anche “criterio di spiegazione necessaria” [44]: questo criterio è usato in storia, in materia di diritto e in buona parte delle scienze umane, tuttavia più che di un criterio vero e proprio di tratta di un “approccio globale ai vangeli” [45]. La critica ritiene autentica una spiegazione che risolve un grande numero di problemi senza farne nascere di più grandi, o senza originarne nessun altro. Questo criterio, ritenuto il più importante da Latourelle, viene rifiutato da J.P. Maier [46].

La critica esegetica utilizza un ulteriore criterio:

  • il Criterio dell’imbarazzo (o contraddizione) afferma che difficilmente la Chiesa primitiva avrebbe potuto inventare qualcosa in grado di procurarle imbarazzo [39].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Gaeta, p. 19.
  2. ^ Mauro Pesce Web Site - Intervista a StoricaMente rivista on-line
  3. ^ Ben Witherington III, The Jesus Quest: The Third Search for the Jew of Nazareth, Downers Grove, IL, InterVarsity Press, 1995, pp. 9–10, ISBN 0-8308-1861-8.
  4. ^ Gregory A. Boyd, Cynic Sage or Son of God: Recovering the Real Jesus in an Age of Revisionist Replies, Wheaton, IL, Victor Books/SP Publications, 1995, p. 36, ISBN 1-56476-448-6.
  5. ^ "Reimarus, Hermann Samuel." Cross, F. L., ed. The Oxford dictionary of the Christian church. New York: Oxford University Press. 2005
  6. ^ a b c d e f g h i j k "Historical Jesus, Quest of the." Cross, F. L., ed. The Oxford dictionary of the Christian church. New York: Oxford University Press. 2005
  7. ^ "Miracle." Cross, F. L., ed. 'The Oxford dictionary of the Christian church. New York: Oxford University Press. 2005
  8. ^ Gifford Lecture Series - Biography - D. Bultmann
  9. ^ Funk, Robert W., Roy W. Hoover, and the Jesus Seminar. The five gospels. HarperSanFrancisco. 1993. Introduction, p 1-30.
  10. ^ a b Gaeta, p. 37.
  11. ^ Gaeta, p. 42.
  12. ^ Gaeta, pp. 27-28.
  13. ^ Robert W. Funk, Roy W. Hoover, e il Jesus Seminar. The five gospels. HarperSanFrancisco. 1993. "Introduction", pp. 1-30.
  14. ^ Dale Allison, Jesus of Nazareth, Millenarian Prophet, 1998.
  15. ^ Bart Ehrman, Jesus, Apocalyptic Prophet of the New Millennium, 1999.
  16. ^ Gaeta, p. 27.
  17. ^ a b Gaeta, pp. 27-29.
  18. ^ Gaeta, pp. 32-33.
  19. ^ Albert Schwaitzer, La vita di Gesù, p. 48.
  20. ^ Gaeta, pp. 29-30.
  21. ^ Review of "The Quest of the Historical Jesus"
  22. ^ wrede.Storicità dei Vangeli
  23. ^ Gaeta, pp. 35-36.
  24. ^ Il Vangelo Di Marco
  25. ^ Gaeta, pp. 42-43.
  26. ^ Gaeta, p. 48.
  27. ^ Bultmann, Teologia del nuovo testamento.
  28. ^ Gaeta, pp. 49-50.
  29. ^ J Dupont, Jesus aux origines de la christologie, Leuven University Press, Leuven 1975, p. 13
  30. ^ Gaeta, pag. 45
  31. ^ Gaeta, pag 46
  32. ^ Gaeta, pag 49
  33. ^ Gaeta, pag 51
  34. ^ Gaeta, pag 53
  35. ^ a b c d e f g Theissen, Gerd and Annette Merz. The historical Jesus: a comprehensive guide. Fortress Press. 1998. translated from German (1996 edition)
  36. ^ a b Gaeta, pag 67-68
  37. ^ La storicità dei vangeli. 40 anni della Sancta Mater Ecclesia e della Dei Verbum
  38. ^ The Jerusalem School of Synoptic Research
  39. ^ a b (IT) John P. Meier, Un ebreo marginale. Ripensare il Gesù storico, 2009, Queriniana.
  40. ^ (IT) Oscar Cullmann, Lés recentes études sur la formation de la tradition évangélique, 1925.
  41. ^ a b c d Articolo di René Latourelle, tratto dal Dizionario di teologia fondamentale, Assisi, 1990, pp.1405-1431
  42. ^ (IT) Michele Mazzeo, I Vangeli sinottici: introduzione e percorsi tematici, p.57, 2001, Paoline.
  43. ^ (IT) Michele Mazzeo, I Vangeli sinottici: introduzione e percorsi tematici, pp-57-58, 2001, Paoline.
  44. ^ (IT) Rene Latourelle, Miracoli di Gesù e teologia del miracolo, 1987, Cittadella.
  45. ^ (IT) Michele Mazzeo, I Vangeli sinottici: introduzione e percorsi tematici, 2001, Paoline.
  46. ^ Secondo Meier "invece di essere un criterio valido per giudicare il materiale speciale dei quattro vangeli, questo criterio è più simile all'«argomento per la migliore spiegazione» che è una delle forme fondamentali di ogni spie­gazione storica. Il criterio della «spiegazione necessaria» cerca di dare una spiegazione coerente e sufficiente a un considerevole insieme di dati, ma qui si tratta di valutare singoli piccoli elementi, come per esempio un detto concreto di Gesù. Il criterio cerca di raggruppare tutti i fatti in un insieme armonioso. Di fatto, suppone una coerenza tra i dati che, nel caso delle singole parole e azioni di Gesù, può essere verificata solo alla fine del processo. Una rassegna di un campione rappresentativo di libri sul Gesù storico mostra che esegeti d'ogni tendenza sostengono di aver trovato la vera spiegazione coerente, che illumina tutti i fatti su Gesù: era un fanatico apocalittico (A. Schweitzer), un rabbi e un profeta che chiamò a una decisione esistenziale (R. Bultmann), un mago omosessuale contrario alla legge (M. Smith), un catalizzatore di rivoluzione sociale non violenta (R.A. Horsley), o un uomo carismatico dello Spirito che fondò un movimento di rivitalizzazione (M.J.Borg), per citare solo poche "spiegazioni necessarie". Ognuno degli autori appena citati sostiene di avere offerto una spiegazione coerente che integra tutti i dati che considera storici. Se si devono discutere le varie spiegazioni di questi autori, bisogna dapprima volgersi ai loro giudizi sulla storicità delle singole parti della tradizione su Gesù, sull'interpretazione delle singole parti e solo dopo cominciare a discutere il significato dell'insieme" (Cfr. John P. Meier, Un ebreo marginale. Ripensare il Gesù storico, Queriniana, 2009)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giancarlo Gaeta, Il Gesù moderno, Torino, Einaudi, 2010.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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