Martin Dibelius

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Martin Dibelius (Dresda, 14 settembre 1883Heidelberg, 11 settembre 1947) è stato un religioso e insegnante tedesco. Pastore protestante, è stato professore di teologia del Nuovo Testamento, prevalentemente presso l’Università Ruprecht Karl di Heidelberg.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Martin Dibelius era figlio del pastore Franz Wilhelm Dibelius e nipote di Otto Dibelius, che lo convinse al associarsi, durante la seconda guerra mondiale, al movimento della evangelica Chiesa confessante, schierata contro le antireligiose e antiumane teorie del nazismo.

Martin Dibelius aveva studiato e si era laureato in filosofia e teologia presso l’ università di Neuchâtel e specializzato in quelle di Tubinga, di Lipsia e della Humboldt di Berlino. Cominciò l’attività didattica in quest’ultima nel1910; nel 1915 divenne ordinario del Nuovo Testamento nella facoltà di teologia nell’università di Heidelberg, dove si era primieramente specializzato.

Dibelius lasciò la sua impronta specialmente negli studi sulla formazione del Nuovo Testamento, per il quale, assieme a Rudolf Bultmann, propose una originale metodologia per spiegare la “redazione” dei testi neotestamentari, cioè la teoria della Formgeschichte ("storia delle forme" o "critica delle forme") applicata prevalentemente ai Vangeli sinottici.
La sua principale opera in questo campo è Die Formgeschichte des Evangeliums (genericamente: “Critica delle forme nei Vangeli” o “Storia della formaziome dei generi letterari nei Vangeli” (Tubinga, 1919), ma anche altre, sullo stesso tema, pubblicazioni sono fonti del suo innovativo metodo, più conosciuto come metodo “Bultmann”, per penetrare nelle intenzioni degli evangelisti: per lui, come per altri seguaci della stessa scuola, gli aspetti “soprannaturali” dei racconti, come l’Annunciazione e la Risurrezione, sono “teologumeni” generatisi e introdotti dagli evangelisti al di là della storia. Questa interpretazione, tuttavia, non intaccava la sua fede cristiana poiché quei “teologumeni” non sono un didattico sovrappiù i quali tuttavia contribuiscono a far comprendere la reale storicità dell’evento Cristo.[1]

Dibelius e la libertà di insegnamento durante il periodo nazista[modifica | modifica wikitesto]

Intorno agli anni 1930 in Germania si animò il caso Dehn: il teologo Günther Dehn, pacifista e professore di teologia pratica nella stessa università di Dibelius, si dichiarò contrario a ogni sorta di guerra accusando, così parve agli avversari ideologici, anche i soldati che prendevano le armi quali “assassini”. Teorie non molto in sintonia, allora in Germania, con il clima politico che stava preparando l’avvento de nazismo. Dibelius in generale condivise le idee di Dehn con altri tre o quattro colleghi: la maggior parte, invece, del corpo insegnante di quella università, e di altre, restarono in silenzio. Alla fine Dehen fu licenziato ed estromesso dall’insegnamento.

Durante la sua attività didattica e a fianco delle sue nuove teorie metodologiche, Dibelius svolse anche un'intensa attività in favore dell’ecumenismo con la prospettiva di arrivare all'unificazione delle chiese cristiane.

Opere di Martin Dibelius[modifica | modifica wikitesto]

  • Die Lade Jahwes. Eine religionsgeschichtliche Untersuchung, diss. Tübingen, 1906
  • Die Geisterwelt im Glauben des Paulus, 1909
  • Die urchristliche Überlieferung von Johannes dem Täufer, 1911
  • Die Formgeschichte des Evangeliums, 1919
  • Geschichtliche und übergeschichtliche Religion im Christentum, 1925
  • Urchristentum und Kultur, 1928
  • Was heißt heute evangelisch?, 1929
  • Jungfrauensohn und Krippenkind. Untersuchung zur Geburtsgeschichte Jesu im Lukasevangelium, 1932
  • Die Botschaft von Jesus Christus. Die alte Üben, der Gemeinde in Geschichte, Sprüchen und Reden wiederhergesteld und verdeutlicht, 1935
  • Jesus 1939
  • Paulus auf dem Areopag, 1939
  • The Sermon on the Mount, New York, 1940

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nel 1964 la cattolica Pontificia Commissione Biblica emise una “istruzione” con la quale si incoraggiavano gli esegeti cattolici a usare la nuova metodologia, con cautela tuttavia per l'evidente pregiudizio ideologico di non accettare come storici gli elementi soprannaturali riportati dai Vengeli.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 49348127 LCCN: n79007381

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