Chiesa confessante

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Chiesa confessante
Classificazione protestante
Fondata maggio 1934
Separata da Chiesa evangelica tedesca
Tessera della Chiesa confessante, Berlino-Dahlem 1934 (firma: Niemöller)

La Chiesa confessante (in tedesco Bekennende Kirche BK) fu un movimento di opposizione sorto nell'ambito della Chiesa evangelica tedesca contro il tentativo del regime nazista tedesco di allineare l'insegnamento e l'organizzazione della Chiesa evangelica al nazionalsocialismo. Obiettivo quest'ultimo perseguito fin dal 1934 dal movimento dei Deutschen Christen (cristiani tedeschi) con il sostegno di comitati ecclesiastici e talora direttamente di commissari nominati dal regime che rimossero i legittimi rappresentanti della Chiesa. La Chiesa confessante reagì sia a livello dottrinale sia organizzativo e formativo per giungere anche a forme di vera e propria lotta politica.

Fin dalla sua fondazione nel maggio 1934 la Chiesa confessante si presentò come l'unica chiesa legittima e, sulla base di un diritto ecclesiastico d'emergenza, costituì proprie strutture direttive ed amministrative. I suoi pastori rimasero tuttavia in molti Länder membri ufficiali della Chiesa evangelica tedesca. Se è dunque vero che la chiesa confessante assumeva fin dalle sue origini una chiara posizione politica di opposizione al regime, diversi suoi membri, pastori e no, rimasero fedeli al Reich tedesco, giungendo perfino ad approvare, in alcuni casi, la politica bellicista ed espansionista hitleriana.

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Le ragioni della formazione di un'opposizione interna alla Chiesa contro i tentativi di allineamento era da ricondurre in primis appunto alla politica ecclesiastica del regime nazista, il quale perseguiva, anche in questo ambito, le pretese totalitarie su cui si fondava la sua ideologia. Il partito nazista seguì, fin dalla sua nascita, una doppia strategia: da un lato il suo programma dichiarava essere il "cristianesimo positivo" la religione del popolo tedesco, dall'altra predicava tuttavia il razzismo e il nazionalismo, mirando - a lungo termine - all'eliminazione del cristianesimo e alla sua sostituzione con una forma di neopaganesimo.

La Chiesa confessante fu costituita dopo che, raggiunto il potere nell'inverno del 1933, i nazisti iniziarono ad esercitare un influsso diretto sull'organizzazione della Chiesa, che si esplicò in tre differenti linee:

  • sostegno del cancelliere Adolf Hitler ai Deutschen Christen in occasione delle elezioni ecclesiastiche del giugno 1933 in modo da sfruttare una maggioranza di tale gruppo per favorire l'allineamento al regime;
  • dopo che i Deutschen Christen fallirono nel mettere sotto controllo la chiesa evangelica, ormai segnata da grosse divisioni, i nazisti costituirono dei comitati ecclesiastici statali (1935–1937);
  • dal 1937 repressione diretta: divieto di educare i giovani, incarcerazione dei dirigenti, chiamata in servizio militare dei pastori, limitazioni al pagamento degli stipendi agli aderenti alla Chiesa confessante, divieto di pubblicazione ecc.

La Chiesa confessante reagì a tale politica:

  • precisando la propria dottrina e ponendo dei chiari limiti nei confronti di tutte le ideologie potitiche e le pretese di totalitarismo, indirizzo che si concretizzò nella dichiarazione teologica di Barmen (Barmer Theologische Erklärung) del maggio 1934;
  • con la costituzione di una propria organizzazione che rifiutò ogni collaborazione con gli organi di controllo del regime (secondo sinodo di Dahlem, ottobre 1934);
  • con proteste ed atti di opposizione degli organi e dei dirigenti della Chiesa confessante verso la politica nazista, anche quella non strettamente ecclesiastica.

La storia della Chiesa confessante[modifica | modifica wikitesto]

Già nel settembre 1933, quale reazione all'introduzione del paragrafo sull'arianità con il quale gli ebrei battezzati venivano dichiarati non ariani e si decretava che fossero espulsi dalla Chiesa Evangelica, alcuni parroci berlinesi fra i quali Martin Niemöller e Dietrich Bonhoeffer costituirono d’urgenza un’associazione, la quale da un lato dichiarò che il suddetto paragrafo era incompatibile con la fede cristiana, dall’altro organizzò l’assistenza alle persone colpite dalle misure razziali.

Tale gruppo costituì con la Jungreformatorische Bewegung (Movimento neoriformatore) uno dei precursori della Chiesa confessante, la quale fu ufficialmente costituita con il sinodo del 29/31 maggio 1934 a Wuppertal-Barmen. Fu in tale occasione che venne formulata la dichiarazione teologica di Barmen (Barmer Theologische Erklärung) che avrebbe costituito il fondamento teologico della Chiesa confessante.

« Noi crediamo che Gesù Cristo, così come ci viene attestato nella Sacra Scrittura, sia l’unica parola di Dio.
Ad essa dobbiamo prestare ascolto; in essa dobbiamo confidare e ad essa dobbiamo obbedire in vita e in morte.

Noi crediamo che, come Gesù Cristo rappresenta la grazia senza condizioni, il perdono di tutti i nostri peccati,
così, con uguale serietà, egli sia l’espressione della forte pretesa che Dio fa valere nei confronti di tutta la nostra vita.
Per mezzo suo ci accade di sperimentare una felice liberazione dagli empi legami di questo mondo
per un libero, riconoscente servizio alle sue creature.

Noi crediamo che la chiesa cristiana sia la comunità di fratelli e sorelle
in cui Gesù Cristo, nella parola e nel sacramento mediante lo Spirito Santo,
agisce in modo presente come il Signore.
Essa è soltanto sua proprietà e desidera vivere soltanto della sua consolazione e della sua direttiva,
nell’attesa della sua manifestazione.

Noi crediamo che i diversi ministeri nella chiesa
non legittimino alcuna supremazia degli uni sugli altri,
bensì siano alla base dell’esercizio del servizio affidato e comandato a tutta la comunità.

Noi crediamo che la chiesa faccia appello al regno di Dio, al suo comandamento e alla sua giustizia,
e perciò debba ricordare ai governanti e ai governati le loro responsabilità.
Essa si affida ed obbedisce alla potenza della parola mediante la quale Dio regge ogni cosa.
Noi crediamo che il compito della chiesa, fondamento della libertà,
consista nel rivolgere a tutto il popolo la notizia della libera grazia di Dio. »

(Dichiarazione teologica di Barmen, maggio 1934.)


La dichiarazione ribadiva la centralità di Cristo quale fondamento della fede della Chiesa e respingeva quindi criterii e istanze estranee ai principi cristiani e dunque pure le pretese totalitarie del regime nazista nonché il tentativo di appropriarsi del messaggio evangelico per scopi politici. Dopo il sinodo andarono costituendosi molte comunità legate alla Chiesa confessante che rifiutarono di sottomettersi alle gerarchie ufficiali della Chiesa. Questa resistenza non fu inizialmente tanto motivata politicamente, quanto piuttosto fondata sulla volontà di opporsi all'interno della Chiesa ai Deutschen Christen .

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sergio Bologna: La Chiesa confessante sotto il nazismo: 1933-1936. Milano: Feltrinelli, 1967.
  • (DE) Manfred Koschorke (Hrsg.): Geschichte der Bekennenden Kirche in Ostpreußen 1933–1945. Göttingen: Vandenhoeck&Ruprecht 1976.
  • (DE) Hugo Linck: Der Kirchenkampf in Ostpreußen 1933 bis 1945. Geschichte und Dokumentation. München: Gräfe und Unzer, 1968.
  • (DE) Joachim Beckmann (Hrsg.): Kirchliches Jahrbuch für die evangelischen Kirchen in Deutschland 1933–1944. 2. Auflage 1976.
  • (DE) Klaus Scholder: Die Kirchen und das Dritte Reich. Bd. 1: Vorgeschichte und Zeit der Illusionen, 1918–1934. Berlin: Propyläen, 1977, ISBN 3-550-07339-9
  • (DE) Klaus Scholder: Die Kirchen und das Dritte Reich. Bd. 2: Das Jahr der Ernüchterung 1934. Berlin: Siedler, 1985, ISBN 3-88680-139-X
  • (DE) Gerhard Besier: Die Kirchen und das Dritte Reich. Bd. 3: Spaltungen und Abwehrkämpfe 1934–1937. Berlin: Propyläen, 2001, ISBN 3-549-07149-3
  • (DE) Wolfgang Gerlach: Als die Zeugen schwiegen. Bekennende Kirche und die Juden. Berlin: Institut Kirche und Judentum, 2. Auflage 1993, ISBN 3-923095-69-4
  • (DE) Bertold Klappert: Bekennende Kirche in ökumenischer Verantwortung. München: Christian Kaiser, 1988, ISBN 3-459-01761-9
  • (DE) Alfred Salomon: Sehen wir den Tatsachen ins Auge: ein Zeitzeuge des Kirchenkampfes berichtet. Calwer Taschenbibliothek Bd. 22. Stuttgart: Calwer Verlag, 1991, ISBN 3-7668-3111-9

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