Gesù storico

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Gesù in un dipinto di El Greco.

Il Gesù storico è il tentativo di ricostruzione della figura di Gesù di Nazaret secondo i moderni metodi storici, attraverso l'analisi critica dei testi antichi e il confronto con il contesto storico e culturale del tempo.

Il "Gesù storico" è un prodotto specifico della modernità, sorto sia dall'esigenza di approfondire la conoscenza storica, sia dal bisogno di adattare le possibili letture della figura del nazareno a nuovi modelli culturali[1]. L'avvio della moderna ricerca storica viene comunemente fatto risalire alla fine del XVIII secolo, con la pubblicazione degli studi di Reimarus e si è quindi articolata in più fasi (vedi Storiografia su Gesù)[2].

La ricerca moderna[modifica | modifica sorgente]

La ricerca storica moderna del cosiddetto "Gesù storico" si basa sullo studio del complesso apparato di fonti protocristiane, sia canoniche sia apocrife, e del confronto critico delle stesse con la documentazione ebraica e quella ellenistico-romana dell'epoca allo scopo di discriminare tra avvenimenti riconducibili al personaggio storico e quelli più propriamente attribuibili al "Gesù della fede". La principale sfida della ricerca moderna consiste infatti nel confrontare le fonti che trattano di Gesù riferendole al contesto archeologico, culturale e politico del I secolo.

La ricerca moderna, che tende a integrare il metodo storico-critico con il ricorso ad altre metodologie tratte da altre discipline (sociali, antropologiche, letterarie, psicologiche), pone particolare enfasi nell'evidenziare l'ebraicità di Gesù. Altro tratto di interesse è l'allargamento internazionale e interconfessionale della ricerca[1].

Secondo lo storico Mauro Pesce l'indagine su Gesù ha registrato una notevole evoluzione negli ultimi trenta anni, con la pubblicazione di decine di libri e migliaia di contributi scientifici: i risultati di questa ricerca sarebbero però ancora poco noti in Italia dove, sempre secondo Pesce, prevalgono immagini devozionali semplificate o, al contrario, "libri scandalistici [...] continuano a sostenere la tesi, priva di qualsiasi fondamento, secondo la quale Gesù non sarebbe mai esistito"[3].

Il contesto storico[modifica | modifica sorgente]

Giudea e Galilea nel I sec.

All'epoca il territorio giudaico comprendeva approssimativamente Perea, Giudea da una parte e Galilea dall'altra. La Samaria (perenne dissidente della comunità culturale di Gerusalemme), in mezzo, ne era esclusa e separava il regno in due.

La morte di Erode nel 4 a.C. indebolisce notevolmente il controllo romano dell'area a causa di una complicata successione al trono tra i suoi tre figli: Archelao (etnarca e re di Giudea, Samaria e Idumea) deposto nel 6 d.C. per l'incompetenza dimostrata, Erode Antipa (tetrarca e re di Perea e Galilea fino al 39), Filippo (tetrarca e re, fino alla morte nel 34, dei territori del nord-est: Golanitide, Traconitide, Nabatea).

Giuda il Galileo (appellativo dato dai romani ai ribelli perché in Galilea si trovavano le basi più forti dell'insurrezione; a ciò va aggiunta l'implicazione nazionalistica e religiosa relativa al fatto che la famiglia degli erodiani era araba e non ebrea), figlio di Ezechia, Asmoneo pretendente al trono di Gerusalemme, approfitta della situazione e con un esercito formato da esseno-zeloti, attacca i romani di stanza a Gerusalemme e genera una reazione immediata che termina solo dopo ben tre interventi da parte di Quintilio Varo, proconsole in Siria. La repressione da parte dei romani è feroce; la crocifissione di duemila rivoltosi genera l'odio verso i romani da parte degli ebrei.

Sedata, solo temporaneamente, la sommossa, nel 7 d.C., i romani decisero di riorganizzare amministrativamente e fiscalmente la Giudea (che passa da regno tributario al rango di provincia imperiale) organizzando allo scopo un censimento per quella che per l'epoca era una delle imposte più importanti: il testatico. A supervisionare il censimento suddetto fu lo stesso governatore della Siria Publio Sulpicio Quirinio diretto superiore del praefectus romanus e degli stessi tetrarchi erodiani. Questa iniziativa fu la scintilla che accese la celebre rivolta del censimento in cui trovò la morte lo stesso Giuda il Galileo.

L'interesse degli storici è rivolto prevalentemente a episodi turbolenti riguardanti l'impero e le province rivoltose ed è quindi difficile trovare testi contemporanei che parlino di Gesù in modo esplicito. Questa carenza di informazioni veniva così spiegata, all'inizio del Novecento dallo storico Charles Guignebert:

« La sua nascita in un borgo sperduto della Galilea, tra povera gente e quegli ebrei disprezzati e vilipesi, la sua breve e insignificante carriera, troncata da un banale intervento dell'autorità, un insegnamento che né la forma né il contenuto raccomandavano a dei Greci e dei Romani, nulla di tutto ciò aveva di che trattenere l'attenzione di uno storico del secolo, se per caso l'avesse per un istante destata »
(Charles Guignebert, Le problème de Jésus, Ernest flammarion, 1914)

Il nome personale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Gesù (nome).

La maggior parte delle fonti occidentali, derivate dal latino, concorda nell'utilizzare il nome latinizzato in Iesus, di uso comune nel mondo ebraico del primo secolo[4].

Nell'alfabeto greco, come si trova nel Nuovo Testamento, il nome è ᾿Ιησοῦς. Adoperando la pronuncia ricostruita scolastica del greco classico, si pronuncerebbe (IPA): /iˈeˈsuːs/, ma il Nuovo Testamento è stato scritto nella koiné, in cui si pronunciava probabilmente in modo diverso; in particolare, si potrebbe avere l'aggiunta di un'approssimante palatale e una diversa pronuncia della lettera eta: /jɛːˈsuːs/ o /jiːˈsuːs/.

La famiglia[modifica | modifica sorgente]

Padre[modifica | modifica sorgente]

Entrambi i racconti dell'infanzia, nel Vangelo secondo Matteo e nel Vangelo secondo Luca, sono concordi nell'affermare che il suo padre adottivo fosse Giuseppe e che sua madre fosse Maria, fatto che è attestato anche da altri riferimenti nella tradizione evangelica[5].

Le principali fonti cristiane che riguardano Giuseppe provengono dai Vangeli secondo Matteo e Luca. Giuseppe fu promesso a Maria al tempo che lei concepì; perciò si presume che dovevano già essere legalmente marito e moglie, sebbene non gli fosse ancora permesso di vivere insieme.

Nei Vangeli secondo Matteo e Luca, si parla di Giuseppe come il padre a cui Gesù sarebbe stato affidato. Giuseppe non figura nei quattro Vangeli canonici, ad eccezione che in questi racconti dell'infanzia; inoltre, egli non è menzionato negli Atti degli Apostoli, a differenza di altri parenti di Gesù. Di solito si ritiene che tutto ciò stia a significare che Giuseppe sia morto prima del ministero di Gesù. Va notato, infatti, che i vangeli si focalizzano primariamente sull'ultima parte della vita di Gesù, con particolare enfasi sui tre anni di ministero che precedettero la crocefissione. Peraltro, si ritiene probabile che i racconti dell'infanzia abbiano una valenza più teologica che storica.

Matteo cerca di convincere gli ebrei che Gesù fosse davvero discendente di Davide. La locuzione "figlio di Davide" è usata sette volte in Matteo (1,1;9,27;12,23;15,22;20,30;21,9;22,42). Solo in Matteo Gesù parla del "Trono della sua gloria" (19,28;25,31). E solo in Matteo si parla di Gerusalemme come la "città santa" (4,5). Quindi, Matteo impiega una gran quantità di tempo per cercare di convincere il popolo ebraico che Gesù era di fatto il "Re dei Giudei" (27,29;27,37). È quindi importante notare che Gesù è considerato nelle genealogie bibliche come il discendente del re Davide, e ciò sarebbe possibile solo se Giuseppe fosse il suo padre carnale. Comunque, c'è discrepanza tra la genealogia di Gesù fornita da Matteo e quella di Luca.

Alcuni Vangeli non canonici, adozionisti, affermano che Giuseppe fu il padre di Gesù e che Gesù fu un uomo mortale fino al momento in cui lo spirito di Dio entrò in lui mentre veniva battezzato da Giovanni Battista. Comunque, il punto di vista degli adozionisti venne rifiutato dalla chiesa durante il Primo Concilio di Nicea.

Gli Ebioniti ritenevano che Giuseppe e Maria fossero i genitori carnali di Gesù.[6] Secondo un filosofo greco più tardo (Celso, fine del II secolo) la paternità andrebbe invece attribuita a un soldato romano[7].

Madre[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Maria (madre di Gesù).

La maggior parte delle informazioni su Maria, la madre di Gesù, deriva dalla menzione che fanno di lei i quattro vangeli canonici e il Libro degli Atti; il Vangelo di Giovanni non riporta il suo nome, ma si riferisce a lei come "la madre di Gesù" o "sua madre".

A parte le citazioni fornite nei vangeli canonici e in poche altri fonti cristiane primeve (vangelo apocrifo di Giacomo della prima metà del II secolo), non esistono altre fonti antiche sulla vita di Maria.

In Marco 6,3 (e in analoghi passi in Matteo e Luca) si afferma che Gesù fu il figlio di "Maria e il fratello di Giacomo, Ioses, Giuda e Simone", e inoltre che Gesù aveva sorelle. Lo storico ebreo Giuseppe Flavio e lo storico cristiano Eusebio (che scriveva nel IV secolo ma citava fonti molto più antiche, ora perdute) parla di Giacomo il Giusto come del fratello di Gesù (vedi Desposini).

Le chiese cattolica e ortodossa hanno diverse importanti tradizioni costruite attorno alla figura di Maria.

Maria (Miryam), madre di Gesù, è l'unica donna a cui sia intitolata una sura del Corano (VII secolo).

Fratelli[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fratelli di Gesù.

L'espressione fratelli di Gesù è presente in alcuni brani del Nuovo Testamento (Mt 12,46-50;13,55-56, Mc 3,31-34, Lc 8,19-21, Gv 2,12;7,3-10, At 1,14, 1Co 9,5, Gal 1,19). La questione se Gesù avesse dei fratelli (o sorelle), figli di Maria e Giuseppe, se avesse dei fratelli figli del solo Giuseppe, o se invece se "fratelli" si riferisca a dei parenti in senso generico, è controversa ed è motivo di discussione tra studiosi della Bibbia e teologi.

Il più noto fratello di Gesù è identificato dai documenti in greco antico come ᾿Ιάκωβος, Giacomo o Giacobbe (Antichità 20.9.1, Galati 1,19), che era anch'esso un nome piuttosto comune, dato che ricorda l'omonimo Patriarca. Secondo Marco 6,3, gli altri fratelli di Gesù si chiamavano Joses (=Giuseppe), Judas (=Giuda), e Simon (=Simeone o Simone); questi sono anche i nomi di tre delle dodici tribù o figli di Israele. In ebraico i nomi dei fratelli sono Yaakob, Yosef, Yehudah e Shimeon.

Maria Maddalena[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Maria Maddalena e Sposa di Gesù.

Maria Maddalena ha una rilevanza particolare nei vangeli: nel resoconto dei sinottici assiste alla crocifissione, alla sepoltura e al ritrovamento della tomba vuota. Nel Vangelo di Giovanni è la prima a vedere Gesù risorto. Nei vangeli apocrifi viene spesso considerata spiritualmente superiore ad altri discepoli[8].

La tradizione che la vorrebbe prostituta è tardiva e risale al VI secolo. Tale interpretazione deriva da una interpretazione di un passo di Luca nel quale una peccatrice lava i piedi di Gesù, cospargendoli di olio profumato (Luca, 7,37-38): di questa donna, in realtà, non viene indicato il nome[8]. Nel testo lucano, in un passo successivo, l'autore si limita infatti a dire che una delle donne che seguiva Gesù era Maria di Magdala, "dalla quale erano usciti sette demòni" (Luca, 8,2).

Molte leggende e l'apocrifo Vangelo secondo Filippo accennano infine a una possibile relazione amorosa di Gesù con Maria Maddalena[9].

In particolare nel Vangelo secondo Filippo si potrebbe leggere: «la compagna del Salvatore è Maria Maddalena, Cristo la amava più di tutti gli altri discepoli e soleva spesso baciarla sulla bocca». La frase sarebbe comunque una ricostruzione perché nel manoscritto ci sarebbero in realtà degli spazi vuoti, evidenziati di seguito con delle parentesi: La compagna del ( ) Maria Maddalena ( ) più di ( ) discepoli ( ) baciarla ( ) sulla ( )[10]. La parola usata per “compagna” nel testo copto del vangelo di Filippo è inoltre un prestito dall’originale greco koinônós. Questo termine non significa “sposa” o “amante”, bensì “compagna” ed è comunemente usata per indicare rapporti di amicizia e fratellanza.

In quello stesso vangelo, che secondo gli studiosi non risale a prima della seconda metà del II secolo[11], il bacio sulla bocca è però un segno rituale comune anche agli altri personaggi perché «il Logos viene da quel luogo, egli nutre dalla sua bocca e sarà perfetto. Il perfetto, infatti, concepisce e genera per mezzo di un bacio. È per questo che noi ci baciamo l'un l'altro. Noi siamo fecondi della grazia che è in ognuno di noi»[12].

La nascita[modifica | modifica sorgente]

Data di nascita[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Nascita di Gesù e Data di nascita di Gesù.

Gerd Theissen e Annette Merz scrivono che non esiste alcuna indicazione certa sull'anno preciso della sua nascita. Certamente Matteo e Luca sono d'accordo nell'attestare che Gesù è nato quando Erode il Grande era vivo (Mt 2,1; Lc 1,5), ovvero, stando a Flavio Giuseppe (Antichità. 17, 167, 213; BJ 2, 10), prima della primavera del 4 a.C. Ciò è probabile, ma ci sono alcune controversie al riguardo, dal momento che Matteo e Luca non offrono informazioni cronologiche sufficientemente precise e concordanti[13].

Luca 2,1 mette in relazione la nascita di Gesù al censimento di Quirinio. Giuseppe Flavio cita un censimento nel 6 d.C. (Guerre giudaiche II, 117 ss., VII, 253; Antichità giudaiche XVII, 355, XVIII, 1 ss.): alcuni studiosi, come Emil Schürer, ritengono che Luca abbia quindi commesso un errore cronologico, mentre altri, come William Mitchell Ramsay, spiegano la discrepanza chiamando in causa una serie di censimenti in Luca e negli Atti [2][3].

Alcuni hanno provato a determinare più precisamente la data di nascita di Gesù correlando la stella dei Magi (Mt 2,2) con fenomeni astronomici; comunque, Matteo descrive una stella viaggiante miracolosa, che non è compresa in alcuna categoria astronomica, e queste teorie non hanno riscosso un grande successo.

La data tradizionale della nascita di Gesù al 25 dicembre, ricorrenza della festa del Natale, è tardiva (IV secolo) ed è probabilmente correlata con il periodo in cui veniva celebrato il Sole invitto[14].

Luogo di nascita[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Luogo di origine di Gesù.

Riguardo al luogo di nascita i vangeli di Matteo e Luca riportano che Gesù nacque a Betlemme.

I vangeli di Marco e Giovanni non fanno invece menzione del luogo di nascita di Gesù. In Giovanni (7,41-42 e 7,52) viene comunque citata l'incredulità degli ebrei riguardo alla pretesa di Gesù di essere il Messia in quanto egli proveniva dalla Galilea e non dalla città di Davide (Betlemme). Come è evidenziato anche dal Talmud, i maggiorenti di Gerusalemme e di tutta la Palestina ritenevano ignoranti, rozzi e persino barbari gli uomini delle regioni rurali e arretrate della Galilea.

Alcuni studiosi sia cristiani sia non cristiani ipotizzano quindi come luogo di nascita di Gesù anche Nazaret o altre località della Galilea o prossime alla Galilea[15].

Il Mandylion di Edessa dalla cappella privata del papa in Vaticano.

Città di origine[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Nazaret.

Secondo i Vangeli Gesù era originario di Nazaret, in Galilea. L'utilizzo, sempre nei vangeli, dell'aggettivo "nazoreo", di non chiara origine, ha suscitato comunque l'interesse di alcuni studiosi che hanno proposto localizzazioni alternative come Cafarnao e Gamala[16].

La sinagoga di Nazaret[modifica | modifica sorgente]

Il vangelo di Luca porta testimonianza di Gesù "come era suo costume" che entra nella sinagoga di Nazaret. In tale occasione Gesù "..si alzò per leggere". Nella tradizione ebraica, le scritture sono preziose e trattate con estrema cura. L'affermazione che a Gesù sia stata porta la pergamena di Isaia, suggerisce almeno che i nazareni abbiano posseduto tale pergamena, e possibilmente anche altre, e che abbiano avuto un posto ove conservarle. La sinagoga sarebbe stato il posto ideale a questo scopo.

Attualmente gli scavi archeologici hanno riguardato solo una porzione molto piccola dell'antica Nazaret: la moderna Nazaret risiede infatti sull'antico sito. Non è stato quindi ancora possibile individuare edifici pubblici e sinagoghe. All'interno dei circuiti archeologici è convenzionalmente sostenuta l'idea che Nazaret, al tempo di Gesù, fosse una piccola comunità, ma non si hanno ancora evidenze conclusive.

Alcuni scavi archeologici hanno scoperto sinagoghe risalenti al periodo di Gesù a Gamala, Gerusalemme, Herodium e Masada. Il Nuovo Testamento menziona oltre a quella di Nazaret, anche la sinagoga di Cafarnao, i cui resti sono stati rinvenuti nel 1969 sotto quelli di una sinagoga edificata nei secoli successivi[17].

Lingua[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Aramaico parlato da Gesù.

Dal momento in cui Gesù iniziò la sua attività di proselitismo e di predicazione spostandosi nella sua regione nativa e nel circondario, sorge una questione rilevante: quale era il linguaggio parlato dagli ebrei nella vita quotidiana nella Giudea del I secolo? Gesù era padrone di questo linguaggio e ne conosceva altri?

Dagli scritti e dalle iscrizioni del tempo, le lingue attestate in Giudea sono quattro: latino, greco antico, ebraico e aramaico.

Il latino viene generalmente escluso, poiché era usato quasi esclusivamente dagli ufficiali romani, che avevano introdotto la lingua solo da poco tempo. I romani avrebbero inserito le iscrizioni in latino sugli edifici pubblici senza preoccuparsi del fatto che la maggior parte degli ebrei non potesse leggerle. In effetti quasi tutte le iscrizioni latine a noi note erano situate a Cesarea Marittima e Gerusalemme, o nelle vicinanze: nelle sedi del potere imperiale, quindi, non in villaggi della Galilea.

Riguardo al greco, va evidenziata la testimonianza di Flavio Giuseppe (Antichità giudaiche 20.21.2): "Ho patito molte sofferenze per imparare a capire i greci, e per comprendere la lingua greca, sebbene io mi sia da tempo abituato a parlare la nostra lingua, l'aramaico. Tuttora non so pronunciare il greco con sufficiente esattezza, perché la nostra nazione non incoraggia chi impara le lingue di molte nazioni...". Lo studioso della Bibbia John P. Meier osserva (A Marginal Jew, Vol. I, pag. 261): "Bisogna ammettere che tutto ciò getta una luce assai indiretta sulla domanda principale, il linguaggio che Gesù conosceva e parlava meglio. Ma se persino un intellettuale di Gerusalemme come Flavio Giuseppe non si sentiva totalmente a suo agio col greco (dopo averlo usato per anni nei suoi scritti quando viveva a Roma), e se nel 70 d.C. aveva trovato necessario o almeno consigliabile rivolgersi ai suoi compagni ebrei di Gerusalemme in aramaico anziché in greco, le possibilità che un popolano della Galilea conoscesse il greco abbastanza bene da diventare un insegnante e predicatore di successo, che usasse regolarmente il greco nei suoi discorsi, appaiono basse".

Se Gesù conoscesse o meno l'ebraico ci porta a considerare la sua alfabetizzazione. La lingua ebraica subì un forte declino dopo l'esilio babilonese e il ritorno degli ebrei a Giuda. L'aramaico era ormai la lingua franca di un vasto territorio, che comprendeva anche gli ebrei tornati in Israele. La diffusione dei targum (le traduzioni aramaiche della bibbia) dimostra come questa fosse la lingua più diffusa tra la gente comune. L'ebraico si era trasformato in una lingua elitaria parlata dagli ebrei dediti alle scritture, più o meno come il latino per il clero medioevale.

Sempre più simile all'aramaico, la lingua franca dell'antico Vicino Oriente, dal periodo dell'Impero Assiro e dell'Impero Persiano in avanti, si inserì tra gli ebrei ordinari che erano tornati in Israele. Anche se i manoscritti del Mar Morto ritrovati a Qumran hanno molti tipi di scrittura ebraica, si tratta di composizioni teologiche e letterarie di un gruppo esoterico. La crescita dei targum aramaici (traduzioni delle scritture ebraiche), già testimoniata in una comunità di Qumran adusa a scrivere in ebraico, è una forte obiezione a vedere l'ebraico come linguaggio della gente comune. Da alcune iscrizioni si evince che, contrariamente a quanto accadde in altri secoli, l'aramaico parlato a quei tempi era quasi del tutto privo di influenze greche[18]. Anche se sono tutte scritte in greco, le uniche parole straniere che i Vangeli mettono in bocca a Gesù sono in aramaico, come in Marco 5,41, 7,34 e 15,34. Il Vangelo in greco di Giovanni dice che Gesù chiamava Simone Kephas (Gv 1,42), e che Paolo usava la parola aramaica per riferirsi a Dio, abba, anche quando scriveva a Gentili di lingua greca in Gal 4,6 e Rom 8,16. Meier conclude la sua dissertazione con queste parole: "Gesù insegnava regolarmente e forse esclusivamente in aramaico, poiché parlava un greco di tipo pratico e affaristico, e forse rudimentale"[19].

Il ruolo messianico[modifica | modifica sorgente]

Nell'ebraismo del I secolo era viva l'attesa del Messia, un liberatore inviato da Dio che avrebbe riscattato il popolo di Israele[20]. È in questo quadro che gli autori dei vangeli leggono la vicende gesuane, riconoscendogli il ruolo messianico.

La storiografia si è confrontata con questo tema, sia in relazione alla costruzione dei testi evangelici (ad esempio, riguardo al tema del segreto messianico) sia alla definizione di ipotesi sulla natura che Gesù intendeva dare alla sua missione. Le soluzioni proposte sono diverse e riflettono inevitabilmente le convinzioni dei diversi autori. Ad esempio, secondo Carlo Ginzburg "la narrazione dei Vangeli è stata generata da una catena di citazioni, scelte con la volontà di dimostrare che il Gesù storico è davvero il Messia annunciato dai profeti. Tocca ora ai contraddittori provare che Gesù realmente pensava di essere il Messia"[21], mentre Carsten Peter Thiede commenta il graduale disvelamento dell'identità messianica scrivendo: "Gesù non voleva rivelare troppo presto la sua potenza messianica di salvatore, poiché sapeva quali difficoltà gli avrebbe creato la cerchia attorno al sommo sacerdote"[22].

Stato socioeconomico[modifica | modifica sorgente]

Gesù proveniva da Nazaret di Galilea, alla periferia del mondo ebraico. Gesù era figlio di un "tektòn" - che può essere inteso come falegname, carpentiere o costruttore (Mt 13,55; Mc 6,3; Lc 4,22; Gv 6,42) -, e "tektòn" egli stesso. La sua famiglia non era quindi forse di povere condizioni[23] ed era partecipe della vita sociale e religiosa del tempo: Elisabetta, parente della madre di Gesù, era moglie di Zaccaria, del quale si dice, nel Vangelo di Luca, che prestava servizio al Tempio di Gerusalemme.

Sempre Luca riporta che Gesù "cresceva in sapienza, età e grazia" davanti a Dio e davanti agli uomini e che a soli 12 anni parlava agli anziani del Tempio, evidenziando così la preparazione maturata nella conoscenza delle Scritture[24].

Negli anni del suo ministero pubblico Gesù partecipa a banchetti, come quello in occasione delle nozze di Cana, e frequenta anche farisei e pubblicani, tanto che nei vangeli lui stesso si lamenta delle critiche ricevute ( "Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori" 11,19) per il fatto di condurre una vita meno austera e ascetica di quella di Giovanni Battista.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Giancarlo Gaeta, "Il Gesù moderno", Einaudi, 2009
  2. ^ G. Barbaglio, A. Bodrato, "Quale storia a partire da Gesù?", Servitium editrice, 2008.
  3. ^ Augias - Pesce (2006), Inchiesta su Gesù, Mondadori, 2006, pag. 235. Per approfondimenti vedi anche Bibliografia su Gesù. Per la teoria mitista, vedi Mito di Gesù.
  4. ^ Flavio Giuseppe cita una ventina di uomini chiamati "Iesus" nei suoi scritti, quattro dei quali erano gran sacerdoti, e non meno di dieci vivevano nel primo secolo.
  5. ^ Per Giuseppe, si consulti Luca 3,23;4,22; Giovanni 1,45;6,42; Ignazio ai Trallesi §9; per Maria, si veda Marco 6,3; Atti 1,14; Ignazio agli Efesini §7, §18; ai Trallesi §9
  6. ^ Bart Ehrman, Gesù non l'ha mai detto, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2007, p. 180, ISBN 978-88-04-57996-0.
  7. ^ Il filosofo Celso, citato da Origene, in un suo scritto di aperta critica contro il Cristianesimo, attribuisce infatti la paternità di Gesù a un soldato romano chiamato Pantera ([1] di James D. Tabor)
  8. ^ a b Mauro Pesce, in Augias-Pesce, "Inchiesta su Gesù", 2006
  9. ^ Sul ruolo di Maria Maddalena cfr. Mauro Pesce (in Augias Pesce, "Inchiesta su Gesù", 2006), che considera però tale ipotesi il frutto di una interpretazione errata del testo
  10. ^ Christianismus - studi sul cristianesimo - Maria Maddalena e il codice da Vinci
  11. ^ I vangeli gnostici, a cura di Luigi Moraldi, Adelphi, Milano, 1995, pag.157.
  12. ^ Vangelo di Filippo, cap. 59, in I vangeli gnostici, a cura di Luigi Moraldi, Adelphi, Milano, 1995, pag.55.
  13. ^ The Historical Jesus: A Comprehensive Guide, Fortress Press: Minneapolis, 1998: page 153
  14. ^ Per ulteriori informazioni sulle possibili correlezioni tra Cristianesimo e il culto del Sole Invitto, cfr. Graydon F. Snyder, "Ante pacem: archaeological evidence of church life before Constantine", Merceniversity Press, 2003
  15. ^ Ad esempio, Mauro Pesce propende per Nazaret. Cfr. Augias e Pesce, "Inchiesta su Gesù", 2006
  16. ^ Vedi le opere dell'italiano David Donnini e dell'ungherese Edmund Bordeaux Szekely.
  17. ^ Anders Runesson, Donald D. Binder,Birger Olsson, "The ancient synagogue from its origins to 200 C.E.: a source book", 2008, pag. 25-32. Non è stato invece ancora possibile confermare l'esistenza delle sinagoghe di Tiberiade, Dora e della ricca città di Cesarea Marittima menzionate da Flavio Giuseppe. La questione relativa a quest'ultima è particolarmente curiosa. Al contrario di Nazaret infatti, il sito su cui sorgeva Cesarea è attualmente quasi del tutto disabitato, di modo che gli archeologi hanno potuto effettuare liberamente gli scavi in modo sia estensivo sia intensivo. La questione è molto più complessa di quanto appaia a prima vista ed è una grande sfida per gli studiosi(Vedi il Macmillan Bible Atlas, ISBN 0-02-500605-3)
  18. ^ Meier, pag. 265
  19. ^ Meier, pag. 268
  20. ^ Giuseppe Ricciotti, Vita di Gesù Cristo, Mondadori, 1962.
  21. ^ GINZBURG E se Gesu' non fosse il Messia?
  22. ^ Carsten Peter Thiede, "Jesus. La fede, i fatti", Edizioni Messaggero Padova, 2009.
  23. ^ C.P. Thiede, "Jesus. La fede, i fatti", Edizioni Messaggero Padova, 2009, pagg. 27-28
  24. ^ Alcuni studiosi evidenziano comunque come fosse potenzialmente comune, in ragazzi di tale età, la discussione di temi religiosi con dottori della Legge. Cfr. C.P. Thiede, "Jesus. La fede, i fatti", Edizioni Messaggero Padova, 2009, pag. 48

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bibliografia su Gesù.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]