Simbolo degli apostoli

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Il Credo o Simbolo apostolico (Symbolum apostolorum) è un'antichissima formula di fede della religione cristiana. Fino al secolo XV venne attribuito agli stessi apostoli.

Storia[modifica | modifica sorgente]

È difficile definire una data esatta in cui il Simbolo degli Apostoli possa esser stato codificato, tuttavia alcuni indizi vanno a favore dell'origine apostolica di questa preghiera[senza fonte].

Scritti dei secoli V e VI indicano che questa preghiera, nei primi secoli della Chiesa, era considerata talmente sacra da non poter essere neppure scritta, ma soltanto memorizzata; questo spiegherebbe la mancanza di fonti scritte dirette antiche in favore di semplici allusioni o rimandi e di una tradizione orale.

Si sa inoltre che anche nella Chiesa antica i battezzandi pronunciavano una formula di professione di fede, ma non ne abbiamo traccia scritta. Dato che non abbiamo ragione di credere che un nuovo Credo abbia sostituito quello apostolico prima del Concilio di Nicea, si può ritenere che la formula usata fosse quella riportata in questa versione.

Fonti antiche[modifica | modifica sorgente]

Si trova attestato fin dal IV secolo in Ambrogio e in Rufino, e all'inizio del VI secolo è presentato nella sua formula definitiva da san Cesario di Arles.

Formula[modifica | modifica sorgente]

È composto di 12 articoli:

« 1. Io credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra

2. e in Gesù Cristo, Suo unico Figlio, nostro Signore,
3. il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine,
4. patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto;
5. discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte;
6. salì al cielo, siede alla destra di Dio, Padre onnipotente:
7. di là verrà a giudicare i vivi e i morti.
8. Credo nello Spirito Santo,
9. la santa Chiesa cattolica, la Comunione dei Santi,
10. la remissione dei peccati,
11. la risurrezione della carne,
12. la vita eterna. Amen. »

Pronuncia della preghiera latina Credo

In latino:

« 1. Credo in Deum Patrem omnipotentem, Creatorem caeli et terrae,

2. et in Iesum Christum, Filium Eius unicum, Dominum nostrum,
3. qui conceptus est de Spiritu Sancto, natus ex Maria Virgine,
4. passus sub Pontio Pilato, crucifixus, mortuus, et sepultus;
5. descendit ad inferos, tertia die resurrexit a mortuis;
6. ascendit ad caelos, sedet ad dexteram Dei Patris omnipotentis:
7. inde venturus est iudicare vivos et mortuos.
8. Credo in Spiritum Sanctum,
9. sanctam Ecclesiam Catholicam, sanctorum communionem,
10. remissionem peccatorum,
11. carnis resurrectionem,
12. vitam aeternam. Amen. »

Uso liturgico[modifica | modifica sorgente]

Nella Chiesa cattolica[modifica | modifica sorgente]

È tuttora in uso nella liturgia della Messa, in cui si alterna al "Simbolo Niceno-Costantinopolitano"; in particolare, può essere adottato durante la Quaresima ed il tempo di Pasqua, nonché in tutte le occasioni nelle quali la liturgia richiama il battesimo (Loco symboli nicæno-constantinopolitani, præsertim tempore Quadragesimæ et tempore paschali, adhiberi potest symbolum baptismale Ecclesiæ Romanæ sic dictum Apostolorum.) Nell'editio typica tertia del Missale Romanum (2002), il primo verso è stato cambiato in Credo in unum Deum. Il testo riportato in tale messale è il seguente:

Credo in unum Deum
Patrem omnipoténtem, Creatórem cæli et terræ,
et in Iesum Christum, Fílium eius únicum,
Dóminum nostrum,
qui concéptus est de Spíritu Sancto,
natus ex María Vírgine,
passus sub Póntio Piláto,
crucifíxus, mórtuus, et sepúltus,
descéndit ad ínferos,
tértia die resurréxit a mórtuis,
ascéndit ad cælos,
sedet ad déxteram Dei Patris omnipoténtis,
inde ventúrus est iudicáre vivos et mórtuos.
Credo in Spíritum Sanctum,
sanctam Ecclésiam cathólicam,
sanctórum communiónem,
remissiónem peccatórum,
carnis resurrectiónem,
vitam ætérnam. Amen.

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