Ambrogio di Milano
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| Sant'Ambrogio | ||
|---|---|---|
| Vescovo | ||
| Nascita | forse 334 - 339 | |
| Morte | 397 | |
| Venerato da | Chiesa cattolica, Chiesa cristiana ortodossa, Chiesa vetero-cattolica, Chiesa luterana | |
| Santuario principale | Basilica di Sant'Ambrogio, Milano | |
| Ricorrenza | 4 aprile (vetero-cattolici e luterani) 7 dicembre (cattolici) 20 dicembre (ortodossi) |
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| Attributi | api, bastone pastorale e gabbiano | |
| Patrono di | Lombardia, Milano, Buccheri, Vigevano, vescovi, apicoltori | |
Aurelio Ambrogio, meglio conosciuto come sant'Ambrogio (Treviri, incerto 334 - 339 – Milano, 397), scrittore e uomo politico è venerato come santo dalla Chiesa cattolica che lo annovera tra i quattro massimi Dottori della Chiesa insieme a san Girolamo, sant'Agostino e san Gregorio I papa.
Assieme a san Carlo Borromeo e san Galdino è patrono della città di Milano di cui fu vescovo dal 374 fino alla sua morte e nella quale è presente una basilica a lui dedicata.
Indice |
[modifica] Biografia
Aurelio Ambrogio, membro di due importanti famiglie senatorie romane (la famiglia Aureliana, da parte materna, la famiglia Simmaco, da parte paterna), nacque forse nel 334 - 339 a Treviri (Gallia), dove il padre era prefetto del pretorio per la Gallia, ed essendo destinato alla carriera amministrativa, frequentò le migliori scuole di Roma, successivamente si dedicò alla vita pubblica.
Dopo cinque anni di magistratura a Sirmio, nel 370 fu incaricato quale governatore della Liguria, poi dell'Emilia e, infine, giunse a Milano come governatore dell'Italia settentrionale. La sua abilità di funzionario nel dirimere pacificamente i forti contrasti tra ariani e cattolici, gli valse un largo apprezzamento da parte delle due fazioni. Nel 374, alla morte del vescovo ariano Aussenzio di Milano, Ambrogio fu acclamato vescovo a furor di popolo, anche se non aveva ancora ricevuto il battesimo (e fosse riluttante ad accettare la carica). Dopo la conferma della carica da parte dell'imperatore Flavio Valentiniano, nel giro di una settimana Ambrogio fu battezzato e ricevette il cappello episcopale[1].
[modifica] Ambrogio vescovo
Combattè a fondo sia l'arianesimo che il paganesimo. Determinante il suo potere sulla vita pubblica, in modo particolare l'influsso esercitato sull'imperatore cristiano Teodosio. Scrisse opere di morale e teologia, inni per la preghiera, compiendo fondamentali riforme nel culto e nel canto liturgico. La sua sapienza ed il suo prestigio furono determinanti per la conversione di Sant'Agostino, il suo seguace più eminente.
Ambrogio, vescovo della città di residenza della corte imperiale, influì sulla politica religiosa di Teodosio I. Nel 380 con l'editto di Tessalonica il cristianesimo fu proclamato religione di stato. Nel 381 il concilio di Aquileia si pronunciò contro l'arianesimo.
Nel 390 richiamò severamente l'imperatore, che aveva ordinato un massacro tra la popolazione di Tessalonica, rea di aver linciato il capo del presidio romano della città. In tre ore di carneficina erano state assassinate migliaia di persone. Ambrogio impose all'imperatore una "penitenza pubblica", cioè l'esclusione dalla partecipazione ai riti sacri. Teodosio accettò il castigo ecclesiale. Nel Natale di quell'anno l'imperatore venne assolto e riammesso ai sacramenti.
Ambrogio esercitò un'influenza nella vita politica dell'impero. Il potere politico e religioso del tempo, infatti, era strettamente legato. In particolare, l'imperatore, a cominciare da Teodosio che ha fatto del cristianesimo la religione dell'impero, possiede una certa autorità all'interno della chiesa al punto che egli è colui il quale può convocare un concilio e non il papa. Per di più nella chiesa dei primi secoli il primato petrino era tutt'altro che assodato. Essendo Ambroglio precettore di Graziano, indubbiamente egli lo educò secondo i principi del cristianesimo:
- Ad esempio, predicava all'imperatore Graziano di rendere grazie a Dio per le vittorie dell'esercito.
- In un altro caso, ci furono dei cristiani che incendiarono la sinagoga di Callinico (388). Il culto ebraico era del tutto legittimo, e quindi per la legge romana gli incendiari erano tenuti a ricostruire la sinagoga. Ambrogio si rifiutò di celebrare la messa davanti all'imperatore Teodosio fino a che egli non si decise ad annullare il decreto che imponeva alla comunità cristiana il risarcimento dei danni. Questo ed altri motivi, tuttavia gli costarono l'allontanamento dalla vita pubblica.
- Rimane aperta la questione sui presunti corpi di martiri che Sant'Ambrogio avrebbe rinvenuto: secondo alcuni si trattava di falsi realizzati ad arte per accrescere il prestigio di Milano, mentre altri li ritengono autentici. La scarsità dei documenti, ovvie implicazioni di fede e la scarsa obiettività delle testimonianze di quel periodo impediscono di dare una risposta certa a tale quesito.
- Chiese a Graziano di indire un concilio (che si tenne ad Aquileia nel settembre del 381) per condannare due vescovi eretici, secondo i dettami dei vari concili ecumenici ed anche secondo l'opinione del Papa e dei vescovi ortodossi. Graziano avrebbe voluto convocare un concilio più numeroso, ma Ambrogio lo esortò a convocare un numero limitato di vescovi (probabilmente quelli certamente 'ortodossi') affermando che per appurare la verità bastavano pochi vescovi, e non era il caso di incomodarne troppi, facendo loro affrontare un viaggio faticoso. Graziano d'altronde non aveva alcuna autorità in campo dogmatico: poco poteva importare all'imperatore le questione sulla natura di Cristo.
- La sua porta era sempre aperta, e si prodigava senza tregua per il bene dei cittadini affidati alle sue cure.
- Si batté strenuamente contro l'arianesimo, giungendo a colpi di mano per occupare le chiese di Milano. La corte imperiale di Milano era apertamente schierata con gli ariani[senza fonte].
- Introdusse il canto nella liturgia, e ancor oggi a Milano vi è l'unica scuola che tramanda nei millenni questo antico canto.
- A lui si deve la conversione di Agostino, che era venuto a Milano per insegnare retorica: Ambrogio e Agostino sono due dei quattro dottori della Chiesa cattolica antica.
- Fu fautore della supremazia del vescovo di Roma, contro altri vescovi (es. Palladio) che lo ritenevano un vescovo come un altro: da lì a poco il vescovo di Roma Siricio (come già i patriarchi di Costantinopoli e di Antiochia) assumerà il titolo di Papa.
Accanto a queste vicende storiche vi sono delle famose leggende miracolistiche, come quella secondo cui Ambrogio camminando per Milano trovò un fabbro che non riusciva a piegare il morso di un cavallo: in quel morso Ambrogio riconobbe uno dei chiodi con cui venne crocifisso Cristo. Dopo vari passaggi un "chiodo della crocefissione" è tutt'ora appeso nel Duomo di Milano, a grande altezza, sopra l'altare maggiore.
[modifica] Canonizzazione
La Chiesa cattolica venera la memoria del santo il 7 dicembre, la Chiesa ortodossa celebra la sua festa il 20 dicembre, mentre le Chiese vetero-cattolica e luterana lo commemorano il 4 aprile.
[modifica] Rito ambrosiano
Ambrogio introdusse nella chiesa occidentale molti elementi tratti dalle liturgie orientali, in particolare canti e inni. Si attribuisce ad Ambrogio l'inno Te lucis ante, ma la questione è controversa e negata anche da Luigi Biraghi. Le riforme liturgiche furono continuate nella diocesi di Milano anche dai successori e formarono il Rito ambrosiano sopravvissuto alle unificazioni dei riti di papa Gregorio I e del Concilio di Trento.
[modifica] Sant’Ambrogio e il canto liturgico
Con il termine di ambrosiano non si definisce solo la liturgia della chiesa cattolica che fa riferimento al santo, ma anche un preciso modo di cantare durante la liturgia. Esso viene indicato con il nome di canto ambrosiano. Esso è caratterizzato dal canto di inni, cioè di nuove composizioni poetiche in versi, distinte dai salmi, che vengono cantate da tutti i partecipanti al rito. A differenza di quanto avveniva per i salmi solitamente cantati da un solista o da un gruppo di coristi. Esso viene invece cantato da tutti i partecipanti, in cori alternati, normalmente tra donne e uomini, ma in altri casi tra giovani e anziani o anche tra fanciulli e adulti. Alcuni di questi inni sono stati sicuramente composti da Ambrogio. La certezza viene dal fatto che a menzionarle è Sant’Agostino, che fu discepolo di Sant’Ambrogio. Essi sono:
- Aeterne rerum conditor (cf. Retractionum I,21);
- Iam surgit hora tertia (cf. De natura et gratia 63,74);
- Deus creator omnium (ricordato nelle Confessioni e citato complessivamente ben cinque volte dal vescovo di Ippona);
- Intende qui regis Israel (cf. Sermo 372 4,3).
Attraverso la liturgia della Chiesa cattolica in generale e di quella ambrosiana in particolare, sono giunti fino a noi una moltitudine di inni in stile ambrosiano. I ricercatori hanno cercato di trovare dei criteri per indicare quelli che, con più certezza, sono stati composti da Ambrogio. Nel 1862 Luigi Biraghi ne indicava tre: la conformità degli inni con l’indole letteraria di Ambrogio, con il suo vocabolario e con il suo stile. Con questi criteri egli arrivò a selezionare diciotto inni:
- Splendor paternae gloriae (nell'aurora)
- Iam surgit hora tertia (per l'ora di terza domenicale)
- Nunc sancte nobis Spiritus (per l'ora di terza feriale)
- Rector potens verax Deus (per l'ora di sesta)
- Rerum, Deus, tenax vigor (per l'ora di nona)
- Deus creator omnium (per l'ora dell'accensione)
- Iesu, corona virginum (inno della verginità)
- Intende qui regis Israel (per il Natale del Signore)
- Inluminans Altissimus (per le Epifanie del Signore)
- Agnes beatae virginis (per sant'Agnese)
- Hic est dies versus Dei (per la Pasqua)
- Victor, Nabor, Felix, pii (per i santi Vittore, Nabore e Felice)
- Grates tibi, Iesu, novas (per i santi Protasio e Gervasio)
- Apostolorum passio (per i santi Pietro e Paolo)
- Apostolorum supparem (per san Lorenzo)
- Amore Christi nobilis (per san Giovanni Evangelista)
- Aeterna Christi munera (per i santi martiri)
- Aeterne rerum conditor (al canto del gallo)
Gli autori dell’edizione delle opere poetiche di Ambrogio in un volume stampato nel 1994, che ha portato a compimento l’Opera Omnia, in latino e in italiano, del grande vescovo di Milano, hanno ridotto questo numero certo a tredici canti, escludendo quelli per le ore minori, per i martiri e della verginità. L’esclusione va ascritta alla metrica di questi testi. Ambrogio aveva una predilezione per il numero otto. I suoi inni sono tutti di otto strofe con versi ottosillabici. Egli vedeva in questo numero la risurrezione di Cristo, la novità cristiana e la vita eterna, (octava dies, l'ottavo giorno della settimana, cioè il nuovo giorno, in cui inizia l'era del Cristo). Per questi studiosi appare improbabile che egli sia venuto meno a questa preferenza. Quindi quelli di due o di quattro strofe non vengono attribuiti al vescovo milanese.
Per questi autori, non vi è motivo di dubitare che l’autore della melodia sia lo stesso Ambrogio. Per loro natura questi inni nascono consostanziati alla musica. Il Migliavacca nota come Ambrogio possedesse una conoscenza musicale approfondita. Le sue opere rivelano, oltre a una perfetta conoscenza scolastica anche una particolare propensione musicale. Egli parla dell’arte musicale con cognizione tecnica, e non solo con estetica raffinatezza come il suo discepolo Agostino.
Giova concludere che queste melodie sono le più antiche che si conosca. Gli inni di Ambrogio costituiscono una risposta al quesito: "Come cantavano i romani?" Gli inni di Ambrogio dunque sono fondamentali per ricostruire la storia della musica.
[modifica] Antigiudaismo di Ambrogio
Per Ambrogio era fondamentale la storia di Israele come popolo eletto: da qui la grande presenza dell'Antico Testamento nel rito ambrosiano, le numerosissime sue opere di commento agli episodi della storia ebraica, la conservazione della sacralità del sabato, ecc. Ma nell'Expositio Evangelii secundum Lucam (4, 61), commentando un passo del vangelo in cui un uomo invaso dallo spirito di un demonio impuro, gridò: "Ah! Che c'è fra noi e te, Gesù Nazareno? Sei venuto per rovinarci? So chi tu sei: il Santo di Dio", critica l'incredulità della gente circostante:
| « Chi è colui che aveva nella sinagoga spirito immondo di demonio, se non la folla dei giudei che, come stretta da spire serpentine e legata dai lacci del diavolo, simulata la purità del corpo, profanava con le immondezze della mente interiore? Ebbene: era nella sinagoga l’uomo che aveva lo spirito immondo; perché lo Spirito Santo lo aveva ammesso. Era entrato infatti il diavolo dal luogo da cui Cristo era uscito. Insieme, si mostra la natura del diavolo non come ostinata, ma come opera ingiusta. Infatti quello che attraverso una natura superiore professa il Signore, con le opere lo nega. E in questo appare la sua malvagità [del demonio] e l'ostinazione dei giudei, poiché così [il demonio] spandè tra la folla la cecità della mente furiosa; affinché la gente neghi, colui che i demoni professano. O eredità dei discepoli peggiore del maestro! Quello tenta il Signore con le parole, essi con l’agire: egli dice "Buttati!" (Luc. IV, 9), questi sono assaliti perché [lo] buttino. » |
Le cronache storiche [2]riportano un episodio rivelatore dell'atteggiamento di Ambrogio nei riguardi degli ebrei. Nel 388, a Callinicum (Kallinikon, sul fiume Eufrate, in Asia, l'attuale Raqqa), una piccola folla di cristiani diede l'assalto alla sinagoga e la bruciò. Il governatore romano condannò l'accaduto, e per mantenere l'ordine pubblico diede ordine che la sinagoga venisse ricostruita a spese del vescovo. L'imperatore Teodosio I rese noto di condividere quanto deciso dal suo funzionario.
Ambrogio si contrappose alla decisione dell'imperatore, e gli scrisse una lettera (Epistulae variae 40) per convincerlo a ritirare l'ingiunzione di ricostruire la sinagoga a spese del vescovo:
| « Il luogo che ospita l’incredulità giudaica sarà ricostruito con le spoglie della Chiesa? Il patrimonio acquistato dai cristiani con la protezione di Cristo sarà trasmesso ai templi degli increduli?... Questa iscrizione porranno i giudei sul frontone della loro sinagoga: - Tempio dell’empietà ricostruito col bottino dei cristiani -... Il popolo giudeo introdurrà questa solennità fra i suoi giorni festivi... » |
Citando dalla lettera di Ambrogio a Teodosio (Epistulae variae 40,11):
| « Ma ti muove la ragione della disciplina. Che cosa dunque è più importante, l'idea di disciplina [mantenimento dell'ordine pubblico] o il motivo della religione? » |
Ambrogio non volle salire sull’altare finché l’imperatore non abolì il decreto imperiale riguardante la ricostruzione della sinagoga sulle spese del vescovo. Secondo la visione del vescovo, nella questione della religione l'unico foro competente da consultare doveva essere la Chiesa cattolica, la quale grazie ad Ambrogio divenne la religione statale e dominante. In questa impresa lo scopo era quello di avvalorare l’indipendenza della Chiesa dallo Stato, affermando anche la superiorità della Chiesa sullo Stato in quanto emanazione di una legge superiore alla quale tutti devono sottostare.
[modifica] Opere
[modifica] Esegetiche
- Hexameron: raccolta di sei omelie dedicate ai sei giorni della Creazione. Ispirata al precedente ed omonimo lavoro di san Basilio. Le omelie contenute risalgono al 389
- De Paradiso
- De Cain et Abel
- De Noe
- De Abraham
- De Isaac et Anima
- De Bono Mortis
- De Fuga Saeculi
- De Jacob et Vita Beata
- De Joseph
- De Patriarchis
- De Helia e Jejunio
- De Nabuthae Historia: sulla proprietà, i ricchi ed i poveri
- De Tobia
- De Interpellatione Job et David
- De Apologia Profhetae David
- Ennarrationes in XII Psalmos Davidicos
- Expositio Psalmi CXVIII: commento ai Salmi
- Esposizione del vangelo secondo Luca (composta nel 390).
- Expositio Isaiae Prophetae
[modifica] Dogmatiche
- De Fide ad Gratianum: in cinque libri, contiene un avvertimento nei confronti dell'imperatore Graziano circa l'eresia Ariana trattando l'argomento della Trinità
- De Spiritu Sancto
- De Incarnationis Dominicae Sacramento
- Explanatio Symboli ad Initiandos
- Expositio Fidei
- De Mysteriis
- De Sacramentis
- De Poenitentia (o De Paenitentia)
- De Sacramento regenerationis vel de Philosophia: conosciuta solo attraverso frammenti.
[modifica] Morali e Ascetiche
- De Officiis Ministrorum: sui doveri dei sacerdoti e sul vivere cristianamente.
- De Virginibus
- De Viduis
- De Virginitate
- De Instituitione Virginis
- Exhortatio Virginitatis
[modifica] Altro
- De obitu Theodosii: orazione funebre pronunciata al funerale dell'imperatore Teodosio I.
- Lettere, inni, discorsi funebri o polemici e altro: ci forniscono informazioni sulla situazione politica, ecclesiastica e religiosa coeva.
[modifica] Curiosità
- Sant'Ambrogio non esitò a spezzare i Vasi Sacri e usare il ricavo dalla vendita per il riscatto di prigionieri, disse che in questi casi era lecito spezzare questi Sacri Vasi anche se benedetti [3].
- In dialetto milanese viene chiamato sant Ambroeus (grafia classica) o sant Ambrös (entrambi pronunciati "sant'ambrœs").
- Alla sua figura è ispirato il premio Ambrogino d'oro.
- Due località dell'Alto Milanese sono folcloristicamente legate al Santo:
- A Parabiago, secondo una leggenda devozionale, Ambrogio apparve il 21 febbraio 1339, durante la celebre battaglia: a dorso di un cavallo e sguainando una spada, mise paura alla Compagnia di San Giorgio capitanata da Lodrisio Visconti, permettendo alle truppe milanesi del fratello Luchino e del nipote Azzone di vincere. A ricordare tale leggenda fu edificata a Parabiago la Chiesa di Sant'Ambrogio della Vittoria e a Milano su un portone bronzeo del Duomo, gli è stata dedicata una formella[4] [5] [6].
- A Legnano è il patrono del Borgo Sant'Ambrogio, talvolta ricordato con il nome di Burgu du maragàsc (in dialetto legnanese, Borgo di granoturco), che è una delle più antiche tra le otto Contrade che ogni anno partecipano al Palio.
[modifica] Note
- ^ Indro Montanelli, Storia di Roma, Rizzoli, 1957
- ^ Per un'ampia descrizione del'episodio: Antonietta Mauro Todini Aspetti della legislazione religiosa del IV secolo Roma, La Sapienza Editrice. 1990, pag. 3 e segg.; ma cfr. anche, tra gli altri, Thomas J. Craughwell. Santi per ogni occasione. Gribaudi. 2003, pag.49; Lucio De Giovanni Chiesa e stato nel Codice Teodosiano Tempi moderni, pag.120; Giovanni De Bonfils Roma e gli ebrei Cacucci, 2002, pag. 186; James Hastings. Encyclopedia of Religion and Ethics . Kessinger Publishing, 2003, pag. 374
- ^ Giacomo Biffi, Relazione al Meeting di Rimini, 29 agosto 1997
- ^ Don Gerolamo Raffaelli - La vera historia della Vittoria qual ebbe Azio Visconti nell'anno della comune salute 1339 nel dì XXI febbr. in Parabiago contro Lodrisio V - a cura di Limonti, Milano anno MDCIX
- ^ Don Claudio Cavalleri - Racconto istorico della celebre Vittoria ottenuta da Luchino Visconti princ. di Milano per la miracolosa apparizione di Santo Ambrogio, seguita il dì 21 febbr. l'anno 1339 in Parabiago, e dedicata al March. D. Giambattista Morigia - a cura di G. Richino Malerba, Milano anno 1745
- ^ Alessandro Giulini - La Chiesa e l'Abbazia Cistercense di S. Ambrogio della Vittoria in Parabiago - Archivio Storico Lombardo pagina 144, anno 1923
[modifica] Bibliografia
- Marco Maria Navoni (a cura di), Vita di sant'Ambrogio: La prima biografia del patrono di Milano di Paolino di Milano, Edizioni San Paolo, 1996. ISBN 978-88-215-3306-8
- Giorgio La Piana, "Ambrogio" in AA.VV., Enciclopedia Biografica Universale, Roma, Ist. Enc. Ital., 2006, pp. 434-442.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
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Wikiquote contiene citazioni di o su Ambrogio di Milano
[modifica] Collegamenti esterni
- Cathechesidi papa Benedetto XVI su Sant'Ambrogio in occasione dell'udienza generale del 24 ottobre 2007
- Epistole di S.Ambrogio (in inglese)
- Opera Omnia dal Migne Patrologia Latina con indici analitici
| Predecessore: | Vescovo di Milano | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Aussenzio | 374-? | Elevato in arcidiocesi |
| Predecessore: | Arcivescovo di Milano | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Elevato da diocesi | ?-397 | San Simpliciano Soresini |

