Dialetto milanese

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Dialetto milanese (Milanes)
Parlato in Italia
Regioni Provincia di Milano
Persone dato non disponibile
Classifica Non nei primi 100
Filogenesi Indoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Italo-occidentali
    Occidentali
     Galloiberiche
      Galloromanze
       Galloitaliche
        Lombardo
         Lombardo occidentale
          Milanese
Statuto ufficiale
Nazioni -
Regolato da nessuna regolazione ufficiale
Codici di classificazione
ISO 639-2 roa
SIL LMO  (EN)

Il milanese[1] (milanes, milanées) è un dialetto della lingua lombarda (appartenente al ramo occidentale), parlato tradizionalmente a Milano. È detto anche meneghino (meneghin, meneghìn), dal nome della maschera milanese Meneghino (o Menegìn). Il milanese è la varietà più importante per tradizione e letteratura del gruppo dialettale occidentale della lingua lombarda.

Così come la maggior parte delle varietà linguistiche parlate in Italia, il milanese è considerato un dialetto, con ciò che ne consegue dal punto di vista sociolinguistico (svalutazione, diglossia ecc.). In realtà il milanese, come tutti i dialetti italiani non è una "corruzione" della lingua italiana, ma è, al pari di essa, il risultato dell'evoluzione del latino parlato in un determinato luogo. In pratica, una vera e propria lingua neolatina. Il milanese e l'italiano sono tra loro relativamente simili, anche se vi è scarsa intelligibilità reciproca. Il milanese è una specifica varietà della lingua lombarda; c'è ovviamente una buona intelligibilità tra il milanese e la maggior parte degli altri dialetti lombardi, che diventa particolarmente ampia con quelli occidentali.

Il milanese non ha un riconoscimento giuridico (legge n. 482 del 1999) e non è oggetto di tutela da parte della Repubblica Italiana, mentre il lombardo è riconosciuto ufficiosamente con la Raccomandazione n. 928 del 7 ottobre 1981 del Consiglio d'Europa.

Ortografia[modifica | modifica sorgente]

A causa della mancanza dei parametri che fissano propriamente una lingua, si sono sviluppate varie differenti convenzioni ortografiche.

L'ortografia classica milanese, cioè la convenzione adottata dallo scrittore milanese Carlo Porta, è la più antica ancora in uso e probabilmente quella di più ampia diffusione. Tipico di questo sistema è il trigrafo oeu per la vocale /ö/.

Molte convenzioni più recenti tentano di

  • semplificare le regole (che sono a volte non del tutto immediate nel sistema Porta)
  • rendere la lettura corretta del milanese più facile per i madrelingua italiani
  • ridurre il divario tra la forma scritta del milanese e quelle degli altri dialetti lombardi

Parecchi sistemi alternativi usano ü ed ö al posto di u ed oeu, allo scopo di evitare confusione tra vocali milanesi ed italiane. Generalmente riducono anche il numero di accenti utilizzati, spesso eliminando ^.

Interpretando anche il modello dello stesso Porta, il Circolo Filologico Milanese ha tracciato uno standard per l'ortografia milanese classica.

Pronuncia[modifica | modifica sorgente]

Vocali

  • à a chiusa tonica tendente ad "o" (non esistente in italiano): giornài
  • ô come la u italiana tonica: tôsa
  • o come la o italiana atona: tosànn
  • oeu come la "eu" francese e la ö tedesca: fioeu
  • u come la "u" francese e la ü tedesca: malumor
  • aa, ee, ii, oo, uu in fine di parola, con suono prolungato e stretto: parlaa, miee, finii, coo, cuu

Consonanti

  • b in fine di parola e dopo una vocale si pronuncia "p": gouebb
  • c in fine di parola si pronuncia come la "c dolce": secc, vinc
  • d in fine di parola e dopo una vocale si pronuncia "t": crud
  • g in fine di parola e dopo una vocale si pronuncia come la "c dolce": magg
  • gh in fine di parola si pronuncia come la "c dura": figh
  • s'g si pronuncia come "sg" di sgelare: s'giaff, s'gelada
  • s'c si pronuncia "s" aspra seguita dalla "c" dolce: s'ciopp, s'cepà e s'ciena
  • v in fine di parola e dopo una vocale si pronuncia "f": noeuv, rav
  • z ha il suono di "s" aspra o dolce: mezz [mɛs], zafràn [za'frã], zio ['ziu]

Grammatica[modifica | modifica sorgente]

Il milanese è una varietà del gruppo gallo-italico e la sua grammatica ne condivide quindi le caratteristiche tipiche.

Un confronto con l'italiano[modifica | modifica sorgente]

Le differenze tra milanese e italiano standard sono senza dubbio inferiori a quelle che vi sono tra l'italiano e un'altra lingua non neolatina, ma dal momento che si tratta da un punto di vista storico di due distinte lingue neolatine, le differenze sono analoghe a quelle che vi sono, per esempio tra l'italiano ed il francese. Un certo "avvicinamento" del dialetto all'italiano si è avuto, soprattutto nell'ultimo secolo, anche per via dell'acquisizione di lessico dalla lingua nazionale (per esempio scòla rispetto a scoeura "scuola", ecc.), un fenomeno abbastanza comprensibile se si pensa che chi parla milanese in genere parla anche italiano.

Tra le caratteristiche più notevoli si osserva:

  • Ci sono più vocali in milanese che in italiano. In particolare, il milanese possiede anche le vocali anteriori arrotondate /ø/ e /y/; inoltre, in certe posizioni la quantità vocalica in milanese può essere distintiva (per esempio: andà "andare", infinito / andaa "andato", participio passato).
  • Mentre quasi tutte le parole italiane di più di una sillaba terminano in vocale, le terminazioni in consonante sono estremamente comuni in milanese. Una conseguenza è che molte parole che in italiano sono piane diventano tronche in milanese.
  • Mentre i pronomi soggetto italiani derivano direttamente dalla controparte latina, i pronomi soggetto milanesi derivano dai pronomi dativi latini. Questo fa assomigliare i pronomi soggetto milanesi ai pronomi oggetto o dativi italiani: mi (italiano io), ti (italiano tu), lu (italiano lui), lee (italiano lei), nümm (italiano noi), viálter (italiano voi), lór (italiano loro).
  • I pronomi soggetto sono raddoppiati nella seconda e terza persona singolare. "Tu sei" diventa ti te seet in milanese; il primo ti è il pronome soggetto vero e proprio (e, come in italiano, è opzionale), mentre il secondo te, normalmente un pronome dativo, è utilizzato per rinforzare il soggetto ed è obbligatorio.
  • La negazione è situata generalmente dopo il verbo. Questo significa che dove l'italiano direbbe "non sei", il milanese permette le due forme ti te seet no e ti te seet minga. Minga è un avverbio di negazione alternativo (probabilmente derivato dalla parola latina mica, che significa "briciola"), di cui svariate forme sono presenti in altri dialetti italiani e persino nell'italiano stesso, dove mica colloquialmente viene spesso aggiunto a non per rinforzare la negazione. Si considerino anche il pas francese e il punto toscano come esempi di negazioni formate utilizzando parole che designano genericamente "qualcosa di piccolo". Statisticamente, minga e no sono ugualmente comuni in milanese, e sono normalmente intercambiabili, anche se un madrelingua milanese troverà a volte che uno "suoni meglio" dell'altro in una determinata frase. Generalmente, la negazione "minga" è un po' più forte rispetto al "no": "poeudi minga" (non posso) indica più un'incapacità connaturata (fisica o etica), mentre "poeudi no" significa meglio un'incapacità contingente e momentanea (i.e.: ora come ora non posso) (e.g.: "poeudi minga fall foeura": "non posso ucciderlo": "non ho intenzione di ucciderlo e non lo farò mai"; diversamente da "poeudi no fall foeura": "non so come ucciderlo: sono un impiastro, ho paura che mi scoprano, oppure qualche altro problema..."). Ma, come detto, nulla è imperativo.
  • Le congiunzioni disgiuntive "o" ed "oppure" vengono solitamente rese con il comparativo "puttost che" ("piuttosto che"). Mentre in italiano le prime esprimono due scelte equiprobabili: "vado a teatro oppure al cinema?", "se mangio le fragole o le pesche mi viene l'allergia" , l'espressione "piuttosto che" esprime una preferenza per un'opzione: "Solitamente vado a piedi piuttosto che in auto", "Stai meglio col vestito verde piuttosto che con quello rosso". In milanese i due significati sono invece comunemente itercambiabili: l'esatto significato della frase va quindi a senso. "Se mangi i magioster puttost che i persigh i me fà purisnà": equiprobabili. "Puttost che nient l'è mej puttost" (uno dei più arguti proverbi milanesi): alternativi. Il significato equiprobabile si è conservata anche nell'italiano di Milano.
  • In milanese (così come in tutti gli altri dialetti del Lombardo, ma anche dell'Emiliano) sono molto frequenti i verbi seguiti da una preposizione o un avverbio che ne cambia il significato. Ad esempio trà (tirare) può diventare: trà via (gettare), trà sü (vomitare), trà giò (buttar giù), trà foeura "rinvigorire"... Questa costruzione è frequente anche nell'inglese, ad esempio: get up, get down, get off...

Proverbi, modi di dire e filastrocche in milanese[modifica | modifica sorgente]

L'erba di alter l'è semper la pussee bona = L'erba del vicino è sempre più verde.

El Signor prima ja fa e poeu ja combina = Il Signore prima li fa, poi li mette insieme

Non sempre le ciambelle escono con il buco, così pure le famiglie. Quando i due sposi manifestano dei limiti, di qualsiasi genere, le malelingue si scatenano e le più delicate si limitano a questa considerazione.

La bocca l'è minga stracca se la sa nò de vacca = La bocca non è stanca se non sa di vacca

Il detto sta a indicare, nel modo in cui anticamente il formaggio costituiva la portata finale del pasto, che il senso di fame non può essere placato finché non si è gustato qualche tipo di latticino come dessert.

Fa via la nev e mazaà la gent a l'è un laura' per nient = Spalare la neve ed ammazzare la gente è un lavoro inutile

Tanto la neve si scioglie da sola e la gente muore naturalmente

Te seet andaa a scoeul de giovedì = Sei andato a scuola di giovedì

Alcuni decenni fa il giovedì non si andava a scuola, e per questo dire a una persona che è andata a scuola solo di giovedì è come dire che è un ignorante.

Voeuja de lavorà saltom addòss che mì me spòsti = Voglia di lavorare saltami addosso che io mi sposto

Usato nei confronti di persone scansafatiche che cercano sempre di evitare il lavoro.

Zucca e melon, a la soa stagion = Zucca e melone, a ognuno la sua stagione

È utilizzato quando si vuole indicare di fare qualcosa in tempi opportuni

Quand gh'è scappaa el porscell, sarren el stabiell = Quando è scappato il maiale, chiudono il porcile

È indicato in situazioni in cui si sottolineano rimedi presi troppo tardi

Gatta inguantada la ciappa minga i ratt = Gatta coi guanti non prende i topi

Indica che spesso coi metodi gentili e cauti si ottiene poco

In agost el Sô el va in del bosch = Ad agosto il sole va nel bosco

Indica la possibilità di avere brutto tempo nel mese di agosto

Offelee, fa el tò mestee = Pasticciere, fa' il tuo mestiere (esortativo)

Ogni ofelè al fa el so mestè = A ciascun pasticciere la sua specializzazione

Chi vusa püsé la vaca l'è sua = La mucca è di chi urla di più (durante la compravendita del bestiame)

Usato nei confronti di coloro che si vogliono occupare di materie o discorsi che non li riguardano

L'acqua l'ha faa i oeuv, el gh'ha inscì de pioeuv = L'acqua fa le uova, ne ha ancora tanto per piovere

Utilizzato in condizioni acquazzoni, ove le "uova" non sono altro che le gocce grosse di pioggia al momento della loro "esplosione" al contatto con il terreno

Te gh'ee l'oeucc pussee grand del boeucc = Hai l'occhio più grande dello stomaco

Detto di chi serve di più cibo di quanto ne può mangiare. In alcuni casi è utilizzato per definire chi fa il passo più lungo della gamba.

A Milan i murön fan l'uga A Milano i gelsi fanno l'uva, ricalcato sul detto I murun fan minga l'uga (i gelsi non fan l'uva per dire che a Milano ogni cosa è possibile.[2]

Fa minga la figüra del cicculatée = Non far la figura del cioccolataio.

Làsel in del so broeud = Lascialo nel suo brodo equivalente all'espressione idiomatica Làsel faa de luu

Cent co, cent crap; cent cu, dusent ciap = Cento menti, cento teste; cento culi, duecento chiappe. Indica la moltitudine dei modi di vedere delle persone.

Tucc i can menan la cua, tucc i cujun vor di la sua = Tutti i cani scodinzolano, tutti gli sciocchi vogliono dire la propria opinione.

Volti el cuu a Milan, volti el cuu al pan = Volti le spalle a Milano, volti le spalle al pane

Usato per dire che solo a Milano ci si guadagna da vivere.

La somiglianza col francese[modifica | modifica sorgente]

È opinione comune che determinate sonorità del milanese, così come del lombardo e di altre lingue e dialetti del gruppo gallo-italico in generale, siano confondibili col francese. Esso deriva in parte dalla presenza di suoni come "oeu" (ö), "u" (ü); dell'abbondanza di parole tronche, soprattutto nei verbi (staa, andaa, stracch, ecc.), e dall'esatta corrispondenza di molti lemmi (es. giambon in milanese è mutuato dal francese jambon, prosciutto; l'utilizzo in mercì invece di Grazie/prego, ecc.). Alcune parole o frasi brevi di significato sono addirittura identiche: "oeuf" e "assez" significano rispettivamente "uovo" e "abbastanza" in entrambi gli idiomi e "ça te dit" (cosa ne dici?) rappresenta un tipico esempio di frase affine. Queste notevoli somiglianze vanno fatte risalire soprattutto alle diverse dominazioni a cui è stata soggetta l'area padana nel corso della storia, che hanno influito sulla lingua. Inoltre in milanese antico e presente sont che ci connette intrinsecamente al latino ed al francese.
La parziale somiglianza col francese tuttavia è stata qualche volta esasperata, creando qualche equivoco. Significativa a proposito una vecchia filastrocca riguardante un ortolán che aveva delle noci in esposizione, e un turista francese, che sarebbero stati capaci di comprendersi, all'interno di una serie di continui e sconclusionati qui pro quo:

Turista: "Comment s'appellent-ils?" (Come si chiamano?)
Fruttivendolo: "Se pelen no, se schiscen." (Non si pelano, si schiacciano.)
Turista: "Comment?" (Come?)
Fruttivendolo: "Coi man, coi pé, 'me te voeuret!" (Con le mani, coi piedi, come ti pare!)
Turista: "Je ne comprends pas..." (Non capisco...)
Fruttivendolo "Se te voeuret minga comprài, lassa pur stà!" (Se non vuoi comprare, lascia stare!)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, nella nomenclatura delle voci viene usato il termine "lingua" se riconosciute tali nelle norme ISO 639-1, 639-2 o 639-3. Per gli altri idiomi viene usato il termine "dialetto".
  2. ^ Emilio Magni A Milan i murun fan l'uga Milano 2011 Edizioni Mursia

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Dizionari[modifica | modifica sorgente]

  • Vocabolario milanese-italiano - Francesco Cherubini - Libreria Meravigli, 1997.
  • Dizionario milanese-italiano con repertorio italiano-milanese - C. Arrighi - Hoepli, 1896 (rist. 1999).
  • Dizionario del gergo milanese e lombardo - Bazzetta De Vemenia Nino, 1939.
  • Vocabolario italiano-milanese - Antonini Ambrogio Maria, 1983
  • Dizionario milanese-italiano - C. Beretta - Vallardi, 2002.
  • Vocabolario milanese italiano coi segni per la pronuncia, preceduto da una breve grammatica del dialetto e seguito dal repertorio italiano milanese - F. Angiolini - Sala Bolognese, Forni, 1978, SBN TO00367438.

Grammatiche[modifica | modifica sorgente]

  • Grammatica milanese - Nicoli Franco - Bramante Editore, 1983.
  • Grammatica del dialetto milanese - C.Beretta - Libreria milanese, 1998.

Antologie e Varie[modifica | modifica sorgente]

  • Letteratura dialettale milanese. Itinerario antologico-critico dalle origini ai nostri giorni - Claudio Beretta - Hoepli, 2003.
  • I quatter Vangeli de Mattee, March, Luca E Gioann - NED Editori, 2002.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]