Dialetti gallo-italici di Basilicata

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Dialetti gallo-italici di Basilicata
Parlato in Italia Italia
Parlato in Flag of Basilicata.svg Basilicata (Zone della Provincia di Potenza)
Flag of Campania.svg Campania (Zone della Provincia di Salerno)
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Filogenesi Indoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Galloromanze
    Galloitaliche
     Dialetti gallo-italici di Basilicata
Situazione linguistica nell'Italia odierna con le isole linguistiche eteroglosse e alloglosse

Il galloitalico di Basilicata[1], come si evince dal nome, identifica una serie di isole alloglotte all'interno della Basilicata, composte da comunità nei cui dialetti si riscontrano caratteristiche, soprattutto fonetiche, di tipo settentrionale, appartenenti cioè a parlate della famiglia dei galloitalici, diffusa nell'Italia Settentrionale.

I dialetti galloitalici sono collocati in due aree strategiche importanti della regione: un primo nucleo è presente sulle alture che sovrastano il golfo di Policastro (Trecchina, Rivello, Nemoli con appendici recentemente individuate nei dialetti di Tortorella e Casaletto Spartano già in provincia di Salerno); il secondo è collocato sullo spartiacque ionico-tirrenico lungo la direttrice Napoli-Salerno-Taranto (dialetti di Picerno, Tito, Pignola, Vaglio e della stessa Potenza con tracce settentrionali anche a Ruoti, Bella, Avigliano, Cancellara e Trivigno).

La scoperta[modifica | modifica sorgente]

Il filologo Gerhard Rohlfs, al quale si deve nel 1931[2]l'individuazione di questa serie di parlate, descrive la particolarità dei suoni ascoltati durante il viaggio da Salerno a Taranto nei pressi delle cittadine di Picerno, Tito, Potenza e Vaglio Basilicata:

« ... Il viaggiatore che, in uno scompartimento di III classe nel tragitto da Napoli a Taranto, presti attenzione alla conversazione dei contadini che salgono ad ogni stazione, si renderà subito conto che nel primo tratto – se si trascurano variazioni nell'intonazione e differenze locali minime – la base linguistica è sorprendentemente unitaria. Ma subito dopo la profonda valle del platano, dalla stazione di Picerno in poi il quadro cambia. Improvvisamente arrivano all'orecchio del viaggiatore forme foniche che non si adattano assolutamente alla situazione osservata fino a quel momento... E così si continua anche dopo che il treno ha superato le stazioni di Tito e Potenza. Soltanto a partire da Trivigno queste caratteristiche scompaiono e, mentre il treno tra le brulle e selvagge montagne della valle del Basento si dirige verso il golfo di Taranto, ricompare improvvisamente la situazione linguistica che, appena due ore prima, era scomparsa così improvvisamente e in modo così inspiegabile... »

Prima delle osservazioni di Rohlfs, i dialetti galloitalici non erano percepiti come "altri" rispetto al contesto lucano: i tratti della "settentrionalità" sono infatti stemperati in una significativa componente meridionale che è la conseguenza di un processo secolare di convergenza.

Origine[modifica | modifica sorgente]

Scarse tracce documentarie e le caratteristiche presenti nella componente settentrionale di questi dialetti inducono gli studiosi (Heinrich Lausberg, Max Pfister, Edgar Radtke, Alberto Varvaro) ad associarne l'origine al trasferimento in Basilicata nel XII secolo di nuclei di popolazione originaria dell'Italia settentrionale giunti al seguito di signori feudali in epoca normanna (XII secolo)[3] e angioina (XIII secolo).

L'area d'origine di questi coloni viene circoscritta oggi a un territorio compreso tra il Piemonte meridionale e l'entroterra ligure, e diversi indizi suggeriscono di spostarla ulteriormente sul settore montano della provincia di Savona: questo territorio fu a lungo possesso degli aleramici marchesi di Monferrato, che in epoca normanna ebbero la contea di Policastro in Basilicata con Enrico del Vasto e suo figlio Simone, a capo degli Aleramici di Sicilia e dei Lombardi di Sicilia[4]. Dalla collocazione in prossimità di scali e vie di comunicazione è evidente la funzione strategica, di controllo del territorio, che si associò a questi popolamenti.

Non è comunque da escludere che l'insediamento settentrionale interessasse in passato anche altri centri della Basilicata, poi assorbiti dalla realtà dialettale circostante.

Altre importanti colonie galloitaliche, che presentano una situazione analoga a quelle della Basilicata, si trovano in Sicilia, tra la provincia di Enna (Nicosia, Sperlinga, Piazza Armerina, Valguarnera Caropepe e Aidone), e la provincia di Messina (San Fratello, Acquedolci, San Piero Patti, Montalbano Elicona, Novara di Sicilia, Fondachelli-Fantina). I galloitalici della Sicilia, che si autodefiniscono lombardi[5], discendono da coloni arrivati durante la dominazione Normanno-Sveva. I Normanni, imparentati con gli Aleramici del Monferrato grazie al matrimonio di Ruggero d'Altavilla con Adelasia, favorirono la colonizzazione della Sicilia centrale e orientale da parte di popolazioni dal Basso Piemonte e dall'entroterra ligure in Sicilia per contrastare la presenza araba nell’isola.

Situazione attuale[modifica | modifica sorgente]

Le condizioni estremamente precarie della "galloitalicità" lucana non hanno mai supportato la costruzione di una identità specifica per gruppi di popolazione perfettamente integrati nella realtà regionale. Solo di recente, sulla scia dell'interesse scientifico, sono state avviate alcune iniziative per la valorizzazione del patrimonio linguistico altoitaliano della Basilicata, col coinvolgimento delle amministrazioni comunali e di gruppi di cultori e appassionati. Mancano totalmente inchieste e approfondimenti sul numero di parlanti e sullo stato complessivo di salute di queste varietà.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Definiti anche "dialetti altoitaliani della Basilicata", si veda per la definizione: Fiorenzo Toso, Le minoranze linguistiche in Italia, Il Mulino, Bologna 2008, p. 172.
  2. ^ Gerhard Rohlfs, Studi linguistici sulla Lucania e sul Cilento, Galatina, Congedo 1988
  3. ^ Nicola De Blasi, L'italiano in Basilicata: una storia della lingua dal Medioevo a oggi, p. 30.
  4. ^ Aa.Vv., Migrazioni interne: i dialetti galloitalici della Sicilia, Centro di studio per la dialettologia italiana, 1994, p. 13.
  5. ^ Fiorenzo Toso, Frammenti d'Europa: guida alle minoranze etnico-linguistiche e ai fermenti autonomisti, Baldini &Castoldi, Milano 1996

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]