Perfetto

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Il perfetto è un tempo verbale di molte lingue. Dal punto di vista dell'aspetto verbale, indica un'azione considerata nella sua completezza, svoltasi nel passato. A differenza dell'imperfetto, non indica situazioni o abitudini passate. In italiano, le forme di perfetto per eccellenza sono il passato remoto ed il passato prossimo.

Il perfetto del latino è traducibile in italiano con una voce del passato remoto, un passato prossimo o un trapassato remoto, come ad esempio, nel celeberrimo epitaffio di Virgilio:

Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope; cecini pascua, rura, duces

Le tre forme di perfetto "genuit", "rapuere" e "cecini" possono essere tradotte così:

  1. "Mi generò Mantova, la Calabria mi rapì: ora mi custodisce Napoli; cantai i pascoli, i campi, i duci" (con il passato remoto).
  2. "Mi ha generato Mantova, la Calabria mi ha rapito: ora mi custodisce Napoli; ho cantato i pascoli, i campi, i duci" (con il passato prossimo).
  3. Per ragioni di logica grammaticale non è possibile tradurre, in questa frase, con un trapassato remoto (ebbe generato ... ebbe rapito ... ebbi cantato). Un esempio di quest'ultimo tipo di traduzione potrebbe essere

Ut animadverterunt legati eius in castra esse...

  1. "Non appena si furono accorti che i suoi ambasciatori erano nell'accampamento.."

In questo caso la traduzione con un trapassato remoto è da considerarsi corretta perché questo tempo italiano si usa in genere per definire un passato anteriore ad un altro passato più recente (in questo caso l' infinito presente "esse", che deve essere tradotto con un imperfetto)

Il perfetto del greco antico, generalmente formato con il raddoppiamento del tema verbale si traduce come il risultato attuale di un'azione incominciata nel passato, quindi a volte si ricorre a tempi diversi dal passato: non rari sono i casi in cui il verbo al perfetto subisce un radicale cambiamento di significato rispetto al presente:

  • οἶδα (perfetto di "ὁράω" = "vedere") = so (perché ho visto);
  • δέδρακα (perfetto da "δράω" = "fare")= causo (qualcosa, perché l'ho fatta).

A volte invece è necessario tradurre con un semplice passato prossimo:

  • λέλυκα (perfetto da "λύω" = "sciogliere") = ho sciolto