Veni, vidi, vici

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Foto del cippo -rubato di recente-[quando?] con inciso Veni Vidi Vici.

Veni, vidi, vici (lett. Venni, vidi, vinsi) è la frase con la quale, secondo la tradizione, Gaio Giulio Cesare annunciò la straordinaria vittoria riportata il 2 agosto del 47 a.C. contro l'esercito di Farnace II a Zela nel Ponto.

Le parole vengono citate nella Vita di Cesare (50, 6), una delle famose Vite del biografo greco Plutarco.

« Subito marciò contro di lui con tre legioni e dopo una gran battaglia presso Zela lo fece fuggire dal Ponto e distrusse totalmente il suo esercito. Nell'annunziare a Roma la straordinaria rapidità di questa spedizione, scrisse al suo amico Mazio tre sole parole: "Veni, vidi, vici". »
(Plutarco, Vite Parallele: Alessandro e Cesare, BUR. Milano, 2004. Trad.: D. Magnino)

Non contento di aver stupito il Senato, per sottolineare la vittoria davanti all'intero popolo romano, nel trionfo Pontico, il terzo dei cinque che celebrò nel 46 a.C.

(LA)
« inter pompae fercula trium verborum praetulit titulum "Veni, vidi, vici" non acta belli significantem sicut ceteris, sed celeriter confescti notam. »
(IT)
« ...tra le barelle del corteo fece portare avanti un'iscrizione di tre parole, "Venni, vidi, vinsi" che evidenziava non le azioni di guerra, come negli altri casi, ma la caratteristica della rapida conclusione. »
(Svetonio, Vita dei Cesari, I, 37, Newton, Roma, trad.: F. Casorati)

Ancora oggi tale locuzione è utilizzata, spesso ironicamente, per indicare un'impresa compiuta con un successo rapido, totale e senza grosse difficoltà.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]