Guerra civile romana (49-45 a.C.)

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Guerre civili romane
Data 49-45 a.C.
Luogo Europa, bacino del Mediterraneo, Africa settentrionale, Asia occidentale
Esito Vittoria di Gaio Giulio Cesare
Schieramenti
Comandanti
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La guerra civile romana del 49-45 a.C., nota anche come guerra civile di Cesare e Pompeo, è uno degli ultimi conflitti sorti all'interno della Repubblica Romana. Essa consistette in una serie di scontri politici e militari fra Giulio Cesare, i suoi sostenitori politici e le sue legioni, contro la fazione tradizionalista e conservatrice del Senato romano, composta dagli Optimates e spalleggiata dalle legioni di Pompeo.

Molti storici concordano nel dire che la guerra civile fu una logica conseguenza di un lungo processo di decadenza delle istituzioni politiche di Roma, iniziata con gli omicidi dei Gracchi nel 133 e 123 a.C. e continuata con la riforma delle legioni di Gaio Mario, che fu il primo a ricoprire molti incarichi pubblici straordinari inaugurando un esempio che sarà seguito dai futuri aspiranti dittatori della decadente repubblica, la guerra sociale, lo scontro tra mariani e sillani conclusosi con l'instaurazione della dittatura di Lucio Cornelio Silla, nota per le liste di proscrizione emesse nel suo corso, ed infine nel primo triumvirato. Che l'analisi sia o meno corretta, questi eventi frantumarono le fondamenta della Repubblica, ed è chiaro che Cesare volse abilmente in suo favore l'opportunità offertagli dalla decadenza delle istituzioni. Dopo una lunga lotta militare e politica fra il 49 e il 45 a.C., combattuta in Italia, Grecia, Egitto, Africa e Spagna, Cesare sconfisse nella battaglia di Munda l'ultima fazione tradizionalista del senato.

Questa guerra civile aprì la strada alla fine della Roma repubblicana, a cui sarà dato il colpo di grazia dall'esito della guerra civile tra Ottaviano e Marco Antonio (terminata con la battaglia di Azio del 31 a.C.). Gli effetti della guerra civile di Cesare portarono profondi cambiamenti nelle tradizioni politiche della repubblica, compromesse definitivamente proprio dallo svolgimento della guerra tra cesariani e pompeiani.

La situazione politico-militare prima della guerra[modifica | modifica wikitesto]

Gaio Giulio Cesare.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Primo triumvirato.

Il primo triumvirato, un patto siglato fra Cesare, Crasso e Pompeo, portò nel 59 a.C. all'elezione di Cesare come console. Il programma di riforma del triumvirato fu quindi attuato e Cesare nominato governatore dell'Illiria e della Gallia. Finito il primo triumvirato, il senato sostenne Pompeo, che nel 52 a.C. divenne unico console. Nel frattempo, Cesare era diventato un eroe militare e godeva di un amplissimo sostegno sia presso l'esercito che presso il popolo. I poteri proconsolari accordati a Cesare sarebbero dovuti scadere il 31 dicembre 50 a.C., dopo la proroga di cinque anni che gli era stata concessa al convegno di Lucca. Ma nel marzo del 51 a.C. Cesare aveva inviato una lettera al Senato richiedendo un ulteriore prolungamento del suo Imperium. In questo modo questo sarebbe scaduto nel 49 a.C., senza che vi fosse alcune interruzione tra la fine del proconsolato e l'inizio del suo secondo consolato (il 1º gennaio 48 a.C.).

Il Senato era consapevole delle aspirazioni al consolato di Cesare una volta concluso il suo mandato in Gallia e, temendone le conseguenze, gli chiese di sciogliere il suo esercito. Nel dicembre del 50 a.C., Cesare scrisse al Senato dicendo che accettava di sciogliere l'esercito se anche Pompeo avesse fatto altrettanto. La lettera irritò gli optimates che però non potevano contestare la logica legale della richiesta. Il Senato intimò comunque ancora una volta a Cesare di congedare il suo esercito per evitare di essere dichiarato nemico del popolo.

Due tribuni fedeli a Cesare, Marco Antonio e Gaio Cassio Longino posero il proprio veto alla proposta di dichiarare Cesare nemico del popolo ma, rapidamente espulsi dal Senato, andarono a Ravenna ad unirsi a Cesare che, a questo punto, radunò l'esercito chiedendo alle legioni l'appoggio per combattere contro il senato.

Nel 50 a.C. il Senato, appoggiandosi alla forza delle legioni di Pompeo e dando a queste legittimità politica, ordinò a Cesare di rientrare a Roma e congedare il proprio esercito perché il suo mandato come Proconsole era terminato. Inoltre il Senato gli negò un secondo mandato come console in absentia (fuori da Roma). Cesare sapeva che, se fosse rientrato a Roma senza godere dell'immunità come console e senza essere spalleggiato dal suo esercito, sarebbe stato perseguitato ed emarginato politicamente. Pompeo accusò Cesare di insubordinazione e tradimento. La situazione precipitò e alla fine il senato, su proposta di Pompeo, che si era ormai schierato contro il suo vecchio alleato, dichiarò che lo stato era in pericolo e affidò la Repubblica ai consoli e ai proconsoli, mettendola in pratica nelle mani di Pompeo. Non appena fu chiaro che Cesare non intendeva sottomettersi alle richieste del Senato, Tito Labieno, il più valoroso luogotenente di Cesare, fuggì dall'accampamento portandosi dietro numerosi cavalieri Galli e Germani. La sua perfetta conoscenza delle tattiche adottate da Cesare in Gallia costituirà una vera spina nel fianco per tutta la guerra civile.

La guerra civile[modifica | modifica wikitesto]

Attraversamento del Rubicone[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi De bello civili, Rubicone e Alea iacta est.

Cesare, a suo dire, cercò sempre la composizione e stigmatizzò che le leggi fossero violate a suo sfavore.

(LA)

« Consules [...] ex urbe proficiscuntur lictoresque habent in urbe et Capitolio privati contra omnia vetustatis exempla. Tota Italia dilectus habentur, arma imperantur, pecuniae a municipiis exiguntur et fanis tolluntur, omnia divina humanaque iura permiscentur. »

(IT)

« [...] I consoli lasciano la città [...] e i privati cittadini, contro tutti gli esempi della tradizione, hanno i littori in Roma e nel Campidoglio. Si fanno leve in tutta italia, si ordinano armi, si esige denaro dai municipi e lo si toglie dai templi, insomma si sconvolgono tutte le leggi divine e umane »

(Gaio Giulio Cesare, De bello civili, Rizzoli, Milano, 2004. a cura di M. Bruno.)

Nel 49 a.C., ancora Ravenna fu il luogo dove Cesare riunì le sue forze prima di attraversare il Rubicone:

« Cesare cercò di patteggiare con gli avversari, offrendo di lasciare la Gallia Transalpina e di congedare otto legioni, a condizione che gli rimanessero, fino a quando non fosse stato eletto console, la Gallia Cisalpina con due legioni, oppure anche solo l'Illyricum con una sola legione. Ma poiché il Senato rimaneva inerte, mentre i suoi avversari si rifiutavano di negoziare con lui qualsiasi cosa riguardasse la Repubblica, passò nella Gallia Citeriore e [...] si fermò a Ravenna, pronto a vendicarsi con le armi, nel caso il Senato avesse preso una qualche grave decisione contro i tribuni della plebe che erano a suo favore. »
(Svetonio, Vita di Cesare, 29-30.)

Il 10 gennaio del 49 a.C., Cesare, forse pronunciando davvero la famosa frase Alea iacta est attraversa il Rubicone (il confine dell'Italia) alla guida di una sola legione, la XIII,[1] dando inizio alla Guerra civile. Gli storici non concordano su ciò che Cesare disse nella traversata del Rubicone; le due teorie più diffuse sono "Alea iacta est" ("Il dado è tratto"), e "si getti il dado!" (un verso del poeta greco Menandro suo commediografo preferito) ma Svetonio riporta "Iacta alea est" (cfr. Svet. De vita Caesarum, I, 32)

La marcia su Roma e la successiva campagna in Spagna[modifica | modifica wikitesto]

La prima fase della guerra civile tra Cesare e Pompeo, dal passaggio del Rubicone a Zela (49-47 a.C.).
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Assedio di Marsiglia, Battaglia di Marsiglia, Battaglia di Tauroento e Campagna di Lerida.

La discesa dell'esercito di Cesare fu travolgente. Alle sue armate si unirono contingenti inviati in aiuto dalle prime città italiche e molti volontari, fra cui diverse centinaia di schiavi fuggitivi. In due giorni arrivò ad Ascoli Piceno dove attirò e sconfisse le coorti di Publio Cornelio Lentulo Spintere che avrebbero dovuto fermarlo; occupò quindi l'Etruria, poi l'Umbria, i territori dei Marsi e quello dei Peligni e pose quindi l'assedio a Corfinio, città difesa da Lucio Vibullio Rufo che era riuscito a raccogliere tredici coorti e da Lucio Domizio Enobarbo che ne comandava altre venti. Domizio chiese l'aiuto di Pompeo, fermo con il suo esercito a Lucera. Pompeo però commise l'errore di non intervenire e di spostarsi invece a Brindisi. Nel frattempo a rinforzare le truppe di Cesare arrivarono ventidue coorti provenienti dall'Ottava Legione e trecento cavalieri inviati dal re del Norico. Domizio tentò allora la fuga ma venne catturato assieme ad altri comandanti di Pompeo. Cesare decise di tenere con sé i soldati e, ostentando la propria clemenza, permise invece ai capi di andarsene. A soli sette giorni dal suo arrivo a Corfinio era già in Puglia, aveva raccolto sei legioni, tre di veterani e tre completate durante la marcia. Cesare era ormai a contatto con Pompeo e tentò di chiudere la flotta senatoriale nel porto di Brindisi.
Presi dal panico, nonostante avessero la possibilità di gestire discrete forze armate, Pompeo e buona parte dei senatori si rifugiarono oltre l'Adriatico, a Durazzo. Cesare, fermato dalla mancanza di navi, inviò parte delle sue forze in Sardegna e in Sicilia dove le popolazioni insorsero contro il Senato e accolsero i cesariani. Cesare stesso rientrò a Roma, convocò il Senato (i senatori rimasti ma non per questo tutti a lui favorevoli).

Gli Optimates, tra cui Metello Scipione e Catone il giovane, fuggirono a Capua. Lucio Domizio Enobarbo, che era stato rilasciato da Cesare a Corfinio si spostò a Marsiglia. L'antica colonia focese, da secoli alleata con Roma ma non ancora compresa nell'imperium romano aveva ricevuto grandi benefici sia da Pompeo che da Cesare, sotto la spinta politica di Domizio si schierò con Pompeo.

Non essendo riuscito a bloccare la fuga del Senato, Cesare si spostò in Provenza diretto verso la Spagna dove altre truppe pompeiane si stavano radunando ma che Cesare sapeva di poter affrontare in condizioni di parità operativa.

Sdegnato per l'atteggiamento di Marsiglia Cesare ne decise l'assedio, ordinò la costruzione di trenta navi ad Arelate, nell'interno, e lasciò tre legioni al comando di Decimo Bruto e Gaio Trebonio (che vedremo poi entrambi colpire, alle Idi di marzo) per portare avanti un assedio difficile perché Marsiglia era protetta dal mare su tre lati e il quarto era difeso da solide mura. In trenta giorni le navi furono armate e il porto di Marsiglia venne chiuso ai traffici. Cesare lasciò i legati e si diresse in Spagna preceduto da Gaio Fabio che con le sue truppe doveva aprire i passi dei Pirenei.

La Spagna era governata da tre legati di Pompeo: Lucio Afranio, Marco Petreio il vincitore di Catilina e Marco Terenzio Varrone Reatino. Costoro potevano contare complessivamente su sette legioni, grandi risorse economiche e sul carisma di Pompeo che in quelle province aveva ben operato e le aveva pacificate dopo la rivolta di Sertorio.

Cesare stesso nel De bello civili (dal capitolo 51 all'87 ) narra tutto il susseguirsi di scontri, inseguimenti, piccoli assedi ai campi avversari, astuzie e debolezze dei vari comandanti, la campagna di Lerida, il tentativo di spostamento dei pompeiani verso Tarragona, il blocco di Cesare, il tentativo di ritorno a Ilerda, la resa di Afranio e Petreio. Cesare consentì addirittura ai pompeiani, nel nome della comune cittadinanza romana, di scegliere se arruolarsi fra le sue file oppure stabilirsi in Spagna come civili o, infine, di essere congedati una volta ritornati al fiume Varo al confine fra la Provenza e l'Italia.

Ritornando a Roma Cesare portò vittoriosamente a termine l'assedio di Marsiglia. A questo punto tutto l'Occidente era ora sotto il suo controllo. Solo in Africa le sue truppe, guidate da Scribonio Curione, furono rovinosamente sconfitte da re Giuba I di Numidia, alleato di Pompeo, e di Publio Azio Varo. Ciò privò Roma di un'importante fonte di approvvigionamento di grano. Il danno fu però mitigato con l'occupazione della Sicilia e della Sardegna.

Rientrato a Roma, Cesare resse la dittatura per 11 giorni ai primi di dicembre, abbastanza per farsi eleggere console e iniziare le riforme che aveva in programma occupandosi dei problemi di chi era debitore (e dei relativi creditori), della situazione elettorale creata dalla legge di Pompeo (Lex Pompeia de ambitu che istituiva un tribunale speciale per i brogli dal 70 a.C. in poi). Appena poté partì per la Grecia all'inseguimento di Pompeo.

Marco Calpurnio Bibulo da Corcira gestiva le flotte pompeiane che controllano la costa dell'Epiro ma Cesare, con sette legioni, riuscì a sbarcare a Paleste e da lì a salire verso Orico. Pompeo che era stanziato in Macedonia all'efficace ricerca di rinforzi, cercò di fermare Cesare prima che potesse arrivare ad Apollonia ma il suo avversario lo precedette. I due eserciti si incontrarono sulle due sponde del fiume Apso fra Apollonia e Durazzo.

Il 10 luglio del 48 a.C. si scontrò con Pompeo a Dyrrhachium, ma perse 1.000 veterani e fu costretto a retrocedere e iniziare una lunga ritirata verso sud, con Pompeo al suo inseguimento. Un primo scontrò avvenne nella pianura di Petra, vicino a Durazzo, dove Cesare rischiò di essere sconfitto. Ma per sua fortuna, Pompeo non impegnò in battaglia il grosso delle sue forze, che non giudicava ancora pronte a scontarsi coi veterani cesariani. Ciò permise al conquistatore delle Gallie di disimpegnarsi.

Ne nacque una guerra di posizione con la costruzione di fortificazioni e trincee durante la quale i due contendenti cercarono di circondarsi a vicenda. Marco Antonio riuscì a lasciare le coste della Puglia e si unì a Cesare con altri rinforzi. Pompeo, più forte militarmente ma in grande difficoltà per la carenza di rifornimenti di viveri e armi, riuscì a forzare il blocco e cercò di riconquistare Apollonia. Ancora una volta venne preceduto da Cesare che però quasi subito abbandonò la città Epirota per dirigersi verso la Tessaglia. Anche Cesare doveva risolvere il problema dei rifornimenti e voleva ricongiungersi alle truppe che gli stava portando Domizio. Anziché puntare alla riconquista dell'Italia, che in questo momento era priva di reali difese, Pompeo decise di braccare Cesare in Tessaglia, in pratica precedendolo perché poteva utilizzare la Via Egnatia mentre Cesare era costretto ad arrampicarsi per antichi sentieri del Pindo.

Campagne in Grecia, Egitto e Asia[modifica | modifica wikitesto]

La battaglia di Farsalo
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Farsalo.

Nel tragitto, Cesare espugnò Gonfi e ricevette la resa di Metropoli con le relative forniture di vettovaglie e finanziamenti. Il 29 luglio del 48 a.C. Cesare arrivò sulla piana di Farsalo. Due giorni dopo vi giunse Pompeo che aveva ricevuto anche le truppe portategli da Scipione. Pompeo tentava di stancare le ridotte forze di Cesare e contestualmente risparmiare le forze senatorie con un'azione di logoramento consistente in una serie di finte e brevi spostamenti. I nobili presenti nell'entourage di Pompeo, tanto sicuri della vittoria da litigare per i futuri posti eccellenti nella politica dell'Urbe, gli forzarono la mano e lo convinsero ad affrontare Cesare in campo aperto.

Era il 9 agosto e i due eserciti romani si scontrarono nella decisiva Farsalo: le forze pompeiane furono rovinosamente sconfitte (le perdite di Cesare furono appena 1.200, mentre 6.000 furono i morti pompeiani e 24.000 quelli fatti prigionieri). I prigionieri furono graziati dal vincitore. Molti pompeiani ripararono in Spagna e in Africa. Pompeo tentò di raggiungere la Provincia di Africa che il re Giuba aveva mantenuto a Pompeo e dove si erano rifugiati molti optimates fra cui Catone. Pompeo raggiunge prima a Larissa e poi ad Anfipoli, poi Mitilene. Antiochia gli chiude le porte. Rodi non lo accoglie. Infine il fuggiasco rifugiò a Pelusio, in Egitto ma la sua sorte era segnata. Potino, il massimo consigliere del re Tolomeo lo fece uccidere da Achilla scortato, per non far destare dubbi, dal tribuno Lucio Settimio (ex centurione di Pompeo contro i pirati nel 67 a.C.). Pompeo morì il 28 settembre, alla vigilia del suo cinquantottesimo compleanno.

La lotta dinastica egizia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cleopatra VII.

A Roma, nel frattempo, Cesare venne nominato dittatore, con Marco Antonio come suo magister equitum; Cesare si dimise da questa carica dopo undici giorni e venne eletto ad un secondo mandato come console, assieme a Publio Servilio Vatia Isaurico. Cesare inseguì l'esercito di Pompeo fino ad Alessandria, dove si accamparono e vennero coinvolti nella guerra civile alessandrina tra Tolomeo e sua sorella, moglie e regina coregnante, Cleopatra VII. Forse per via del ruolo di Tolomeo nell'uccisione di Pompeo, Cesare si schierò al fianco di Cleopatra; che pianse alla vista della testa di Pompeo[2] quando gli venne offerta in dono dal ciambellano di Tolomeo. In ogni caso, Cesare sconfisse le armate di Tolomeo e installò Cleopatra come regnante, con la quale ebbe il suo unico figlio naturale conosciuto, Tolomeo XV Cesare, meglio noto come Cesarione. Cesare e Cleopatra non si sposarono mai, a causa della legge romana che proibiva il matrimonio con chi non era cittadino di Roma.

La guerra contro Farnace[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Zela (47 a.C.).

Dopo aver passato i primi mesi del 47 a.C. in Egitto, Cesare si recò in Siria e quindi nel Ponto per trattare con Farnace II, un re alleato di Pompeo che si era avvantaggiato del fatto che i romani fossero impegnati nella guerra civile per opporsi a Deiotaro (amichevole nei confronti di Roma) e nominarsi regnante della Colchide e dell'Armenia Inferiore. A Nicopoli egli sconfisse la scarna resistenza romana che poté essere raccolta dal luogotenente di Cesare, Domizio Calvino. Farnace prese anche la città di Amisus, alleata di Roma, rese eunuchi tutti i ragazzi e vendette gli abitanti ai commercianti di schiavi. Dopo questo sfoggio di forza contro i romani, Farnace si ritirò per sopprimere una rivolta nelle terre appena conquistate.

L'avvicinarsi estremamente rapido di Cesare in persona costrinse Farnace a volgere la sua attenzione ai romani. Inizialmente, riconoscendo il pericolo, fece offerte di sottomissione, con il solo scopo di guadagnare tempo sperando che Cesare fosse presto costretto a impegnarsi in altre battaglie. Per sua sfortuna la rapidità di Cesare lo costrinse ad accettare lo scontro in tempi brevi. Nella battaglia di Zela (che si svolse presso l'odierna Zile in Turchia), Farnace venne sbaragliato con solo un piccolo distaccamento di cavalleria. La vittoria romana fu così fulminea e completa che lo stesso Cesare, in una lettera ad un amico a Roma, la descrisse con la famosa frase "Veni, vidi, vici" - che potrebbe essere stata l'etichetta mostrata sulle spoglie sfilate nel suo trionfo pontico.

Farnace fuggì verso il Bosforo, dove riuscì ad assemblare una piccola forza di truppe scite e sarmate, con le quali fu in grado di prendere il controllo di alcune città. Ciononostante un suo ex governatore, Asandar, attaccò le sue truppe e lo uccise. Lo storico Appiano dichiara che morì in battaglia; Cassio Dione riferisce che venne catturato e ucciso.

L'ultima campagna in Africa: la guerra a Catone[modifica | modifica wikitesto]

La seconda fase in Africa (46 a.C.).
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Tapso.

Cesare tornò a Roma per fermare l'ammutinamento di alcune legioni. Mentre Cesare era stato in Egitto installando Cleopatra come regina, quattro delle sue legioni veterane si accamparono fuori Roma al comando di Marco Antonio. Le legioni erano in attesa del congedo e della paga straordinaria che Cesare aveva promesso prima della battaglia di Farsalo. A causa della lunga assenza di Cesare la situazione si deteriorò rapidamente. Marco Antonio perse il controllo delle truppe che iniziarono a saccheggiare le proprietà a sud della capitale. Diverse delegazioni vennero inviate per cercare di sedare l'ammutinamento. Niente ebbe effetto e gli ammutinati continuarono a richiedere il congedo e la paga. Dopo diversi mesi, Cesare giunse finalmente per rivolgersi alle truppe di persona. Sapeva di aver bisogno di loro per occuparsi dei sostenitori di Pompeo in Nordafrica, che avevano radunato 14 legioni. Cesare sapeva anche che non aveva i fondi per pagarli; sarebbe costato molto meno indurli a riarruolarsi per la campagna in Africa.

Freddamente Cesare chiese alle truppe ciò che volevano da lui. Vergognandosi di chiedere i soldi, i soldati domandarono il congedo. Cesare li chiamò cittadini invece di soldati, sottolineando che stava trattando con dei civili, quindi già congedati. Ma non con l'honesta missio che significava una pensione più ricca. Ma li informò che il pagamento sarebbe arrivato quando fosse stato sconfitto l'esercito pompeiano in Africa. E che egli lo avrebbe sconfitto con altri soldati. Gli ammutinati rimasero colpiti da questo maltrattamento; dopo quindici anni di fedeltà mai avrebbero pensato che Cesare avrebbe potuto fare a meno di loro. Cesare fu pregato di tenerli con sé e di portarli in Africa. Benignamente Cesare acconsentì. La sua conoscenza della psicologia delle masse e il suo acclarato carisma gli permisero di riunire quattro legioni di veterani senza spendere un solo sesterzio.

Nello stesso anno Cesare raggiunse l'Africa, dove i seguaci di Pompeo erano fuggiti, per sconfiggere la loro opposizione guidata da Catone il giovane. Cesare vinse velocemente la prima significativa battaglia, Battaglia di Tapso nel 46 a.C., contro le forze guidate da Catone (che si suicidò) e da Cecilio Metello Scipione (che pure si suicidò).

La seconda campagna Ispanica: fine della guerra[modifica | modifica wikitesto]

La terza fase in Spagna (45 a.C.).
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Munda (45 a.C.).

Nonostante queste vittorie e queste morti eccellenti la guerra continuò. I figli di Pompeo Gneo Pompeo e Sesto Pompeo, insieme a Tito Labieno, precedentemente propretore di Cesare e suo secondo in comando durante la guerra in Gallia, fuggirono in Spagna. Cesare li inseguì e sconfisse gli ultimi epigoni dell'opposizione nella battaglia di Munda nel marzo del 45 a.C. Durante quel periodo, Cesare fu eletto per il terzo e quarto mandato a console; nel 46 a.C. con Marco Emilio Lepido e nel 45 a.C. (senza collega).

Dopo la guerra[modifica | modifica wikitesto]

  • Cesare viene eletto dittatore a vita.
  • Cesare viene assassinato alle Idi di marzo.

Cronologia[modifica | modifica wikitesto]

  • 49 a.C.
    • 1º gennaio - Il Senato Romano riceve da Cesare la proposta di lasciare il comando contemporaneamente a Pompeo. Il Senato risponde a Cesare di arrendersi immediatamente.
    • 10 gennaio - Cesare guida le sue truppe attraverso il Rubicone, che segna il confine fra la sua giurisdizione della Gallia cisalpina dall'Italia. Inizia la guerra civile.
    • Febbraio, Pompeo fugge in Epiro con la maggior parte del Senato.
    • 9 marzo Cesare avanza verso le forze di Pompeo in Spagna.
    • 19 aprile - Cesare si scontra a Marsiglia contro il pompeiano Lucio Domizio Enobarbo, più tardi lo scontro viene condotto dal cesariano Gaio Trebonio.
    • Giugno - Cesare arriva in Spagna, attraversando i passi dei Pirenei.
    • 30 luglio - Cesare sconfigge le forze di Afranio e di Petreio a Ilerda.
    • 2 agosto- I pompeiani in Spagna si arrendono a Cesare.
    • 24 agosto - Il generale di Cesare Gaio Scribonio Curione, viene sconfitto in nord Africa dai pompeiani di Publio Attio Varo affiancati da Giuba II nella battaglia del Bagrada, e si suicidò.
    • Settembre - Decimo Bruto, un cesariano, sconfigge le forze navali combinate dei pompeiani e Marsigliesi nella battaglia di Marsiglia, mentre la flotta di Cesare nell'Adriatico viene sconfitta vicino a Curicta.
    • 6 settembre - Marsiglia si arrende a Cesare, che sta ritornando dalla Spagna.
    • Ottobre - Cesare si proclama dittatore di Roma.
  • 48 a.C.:
    • 4 gennaio - Cesare sbarca a Dyrrhachium (Durazzo)
    • Marzo, Marco Antonio raggiunge Cesare in Epiro.
    • Aprile - Battaglia di Durazzo.
    • 10 luglio - Giulio Cesare evita a malapena una sconfitta, si ritira verso la Tessaglia.
    • 9 agosto - Battaglia di Farsalo; Cesare sconfigge definitivamente Pompeo e la flotta di Pompeo in Egitto.
    • Giulio Cesare viene nominato console per un periodo di 5 anni
    • 28 settembre, Cesare viene informato dell'assassinio di Pompeo.
    • Scontri ad Alessandria.
    • Ottobre, Farnace, re del Ponto, sconfigge i romani di Domizio Calvino nella battaglia di Nicopolis (o Nikopol)
    • Dicembre - Battaglia di Alessandria d'Egitto tra le forze di Cesare e dell'alleata Cleopatra e quelle rivali di Tolomeo XIII e della regina Arsinoe IV. Questi vengono sconfitti e abbandonano la città, ma durante la battaglia parte della Biblioteca di Alessandria si incendia e viene distrutta.
  • 47 a.C.
    • Febbraio - Cesare e Cleopatra sconfiggono le forze della rivale regina Arsinoe IV nella battaglia del Nilo, Tolomeo XIII rimane ucciso. Cesare rinforza le sue truppe assediate ad Alessandria
    • Maggio - Cesare sconfigge Farnace nella Battaglia di Zela.
    • Cleopatra nomina coregnante il suo giovane fratello Tolomeo XIV.
    • Agosto - Cesare sventa un ammutinamento tra i suoi veterani in Roma.
    • Ottobre - Cesare sbarca in Africa, contro Metello Scipione e Labieno.
  • 46 a.C.
    • 6 febbraio - Cesare sconfigge le forse combinate di pompeiani e Numidi guidate da Metello Scipione e Giuba I nella Battaglia di Tapso. Catone si suicida.
    • Novembre - Cesare parte per la Spagna per gestire una nuova e emergente resistenza.
    • Cesare viene eletto pontefice Massimo a vita, riforma il calendario e instaura il Calendario giuliano. L'anno di transizione viene allargato a 445 giorni per sincronizzare il nuovo calendario al ciclo delle stagioni. Il Calendario giuliano rimarrà in uso in Europa occidentale per altri 1600 anni, fino a che non verrà superato dal Calendario gregoriano nel 1582.
    • Cesare indica come successore suo nipote Augusto.
  • 45 a.C.
    • 1º gennaio - Entra in vigore il Calendario giuliano.
    • 17 marzo - Nella sua ultima vittoria, Cesare sconfigge le forze pompeiane di Labieno e Gneo Pompeo il giovane nella battaglia di Munda. Labieno muore in battaglia, Gneo Pompeo viene giustiziato. Sesto Pompeo riesce a fuggire e a prendere il comando della flotta dei pompeiani.
    • I veterani delle legioni di Cesare Legio XIII Gemina e Legio X Equestris vengono smobilitati. I veterani della decima legione vengono mandati alla colonia di Narbo, mentre a quelli della tredicesima verranno assegnate terre migliori in Italia.
    • Cesare scrive probabilmente in questo anno le sue memorie, sebbene alcune teorie suggeriscono che le abbia scritte anno per anno, negli inverni seguenti ogni campagna.
  • 44 a.C.
    • Cesare viene nominato Dittatore a vita.
    • 15 marzo - Idi di marzo; Cesare viene assassinato.

La propaganda di Cesare[modifica | modifica wikitesto]

Cesare è molto attento a mostrare la guerra come giusta e non un crimine contro lo Stato come affermavano i suoi nemici. È altresì molto attento: nel De bello civili non usa mai il termine hostes per riferirsi ai pompeiani ma adversarius: non nemici, avversari. Sono tutti concittadini di Roma, cives.

  • Il De bello civili scritti da Cesare per raccontare la guerra civile e spiegare le sue motivazioni narrano gli eventi della guerra civile fino alla morte di Pompeo e alla successiva esecuzione di Potino.

Altre opere sulla guerra civile attribuite a Cesare, ma delle quali tale attribuzione è dubbia:

Altre opere antiche sulla guerra civile[modifica | modifica wikitesto]

La guerra civile romanzata[modifica | modifica wikitesto]

  • Una versione cinematografica della guerra civile nella prima stagione di Rome prodotto da HBO-BBC. Sebbene migliore di molte riduzioni cinematografiche, la serie si concentra sulla vicenda personale di due soldati, nella quale gli eventi che sconvolgono Roma fanno da sfondo.
  • La serie di racconti polizieschi Roma Sub Rosa è in parte situata al tempo di questa guerra civile.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cesare, De Bello civili, I, 7-8.
  2. ^ Plutarco, Cesare, 80.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]