Trionfo

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Rilievo della processione trionfale sull'Arco di Tito.

Il trionfo era il massimo onore che nell'antica Roma veniva tributato con una cerimonia solenne al generale che avesse conseguito un'importante vittoria. Il primo a ottenerlo fu Romolo, il quale dopo aver ucciso il re dei Ceninensi, poté celebrarlo percorrendo la via Sacra nel foro romano e salire sul Campidoglio, deponendo nel tempio di Giove Feretrio le spolia opima.[1] Non fu invece possibile per il triumphator utilizzare un cocchio, per percorrere questo tragitto, come accadde in seguito, a partire dai Tarquini (VII secolo a.C.).[2][3] Gli stessi Fasti trionfali celebrano per l'anno 752/751 a.C.:

« Romolo, figlio di Marte, re, trionfò sul popolo dei Ceninensi (Caeniensi), calende di marzo (1 marzo). »

Indice

[modifica] Storia

Per approfondire, vedi le voci Cognomina ex virtute e Arco trionfale.
Rilievo sempre dall'Arco di Tito, raffigurante la quadriga del vincitore

Inizialmente il trionfo poteva essere accordato solo dal Senato romano, che doveva ricevere il resoconto degli scontri, e sapere quanti nemici erano caduti, e quindi l'entità della battaglia finale. Però dal 449 a.C. in un periodo di impasse politica, anche l'assemblea del popolo romano riuscì a decretare il trionfo ai consoli, nella fattispecie Lucio Valerio Potito e Marco Orazio Barbato. Inoltre solo membri della classe senatoriale o del rango consolare potevano riceverlo.

Consisteva in un corteo formato dalle truppe vittoriose con alla testa il triumphator, il trionfatore che, partendo da campo Marzio, entrava in Roma attraverso la Porta Triumphalis. Al momento culminante del Trionfo per tradizione, lo schiavo che teneva l'alloro della vittoria sulla testa del generale gli sussurrava nell'orecchio: Memento mori! Memento te hominem esse! Respice post te! Hominem te esse memento! (in italiano suonerebbe più o meno così: "Ricordati che devi morire! Ricordati che sei un uomo! Guardati attorno! Ricordati che sei solo un uomo!").

L'origine della cerimonia si perde nella notte dei tempi, forse derivava dagli antichi rituali Etruschi ed inizialmente il trionfo era strettamente legato al significato religioso, assunse dopo un valore politico: intendeva cioè celebrare la potenza romana. Dopo la riforma di Gaio Mario, invece, divenne un riconoscimento della grandezza del generale trionfatore, portava infatti prestigio al generale ed alla sua famiglia, e gli permetteva di stabilire un rapporto privilegiato con le proprie truppe. Era quindi un modo per accrescere agli occhi di tutti il suo personale potere.

[modifica] Altre forme di trionfo minori

Per approfondire, vedi la voce Ovazione.

L'importanza del trionfo in questo senso è testimoniata dalla decisione di Augusto di concederlo e farlo ottenere soltanto a membri della sua famiglia. Gli altri nobili e generali vennero così esclusi da una cerimonia di tale importanza. Ad essi erano concesse (a partire dal 12 a.C.), delle onorificenze, dette ornamenta triumphalia, che permettevano loro di sfilare con le vesti del triumphator insieme all'Imperatore.

Belisario fu l'ultimo generale a ricevere un trionfo a Costantinopoli (formalmente "in nome"dell'imperatore Giustiniano), come riconoscimento della sua vittoria sui Vandali.

Altra forma di trionfo era l'ovatio che ne costituiva una forma minore. In questo caso il generale vittorioso entrava in Roma non su una quadriga, bensì a piedi con la semplice toga praetexta, senza lo scettro, ed una corona di mirto al posto di quella d'alloro. La processione spesso coinvolgeva la folla, ma non comprendeva una parata di soldati, ed al termine della processione veniva sacrificata una pecora, non un toro.[4][5]

[modifica] Il Trionfo dopo la caduta di Roma

Parata su via dei Fori Imperiali (allora "via dell'Impero") poco dopo la sua realizzazione.

Altre forme di trionfo successive all'epoca romana le troviamo in Napoleone Bonaparte con la costruzione di un Arco di Trionfo a Parigi, nel 1806, in ricordo della sua vittoria nella battaglia di Austerlitz; oppure nella costruzione di Via dei Fori Imperiali per le parate militari, voluta da Benito Mussolini durante il Fascismo ed ancora oggi utilizzata nella festività del 2 giugno.

[modifica] Note

  1. ^ Livio, Ab Urbe condita libri, I, 10.
  2. ^ Plutarco, Vita di Romolo, 16, 8.
  3. ^ P.Connolly, Greece and Rome at war, Londra 1998, p.91.
  4. ^ Plutarco, Marcello, 22
  5. ^ Livio, III, 10; XXVI, 21.

[modifica] Bibliografia

[modifica] Fonti primarie

[modifica] Fonti storiografiche moderne

[modifica] Voci correlate

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