Trionfo

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Rilievo della processione trionfale sull'Arco di Tito.

Il trionfo era il massimo onore che nell'antica Roma veniva tributato con una cerimonia solenne al generale che avesse conseguito un'importante vittoria. Il primo a ottenerlo fu Romolo, il quale dopo aver ucciso il re dei Ceninensi, poté celebrarlo percorrendo la via Sacra nel foro romano e salire sul Campidoglio, deponendo nel tempio di Giove Feretrio le spolia opima.[1] Non fu invece possibile per il triumphator utilizzare un cocchio, per percorrere questo tragitto, come accadde in seguito, a partire dai Tarquini (VII secolo a.C.).[2][3] Gli stessi Fasti trionfali celebrano per l'anno 752/751 a.C.:

« Romolo, figlio di Marte, re, trionfò sul popolo dei Ceninensi (Caeniensi), calende di marzo (1 marzo). »

Indice

[modifica] Storia

[modifica] Epoca romana

Rilievo sempre dall'Arco di Tito, raffigurante la quadriga del vincitore
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Storia romana.

In epoca regia si racconta che Romolo, dopo aver sconfitto i Veienti, nel corteo che seguiva il vincitore, c'erano molti prigionieri nemici, fra cui il comandante etrusco, un uomo anziano, che però sembra si fosse comportato con poca esperienza e scarsa saggezza, nonostante l'età.[4] Da quel trionfo i Romani, quando celebrano i sacrifici per una vittoria, conducono attraverso il Foro romano fino al Campidoglio un uomo anziano con la veste bordata di porpora, ma ornato con una bolla infantile, e proclamano che gli abitanti di Sardi (in questo caso gli Etruschi di Veio) sono in vendita.[5]

Fu però Tarquinio Prisco che, per primo,[6] celebrò un trionfo su un cocchio dorato a quattro cavalli[6] in Roma, vestito con una toga ricamata d'oro ed una tunica palmata (con disegni di foglie di palma),[6] vale a dire con tutte le decorazioni e le insegne per cui risplende l'autorità del comando.[6]

Inizialmente il trionfo poteva essere accordato solo dal Senato romano, che doveva ricevere il resoconto degli scontri, e sapere quanti nemici erano caduti, e quindi l'entità della battaglia finale. Però dal 449 a.C. in un periodo di impasse politica, anche l'assemblea del popolo romano riuscì a decretare il trionfo ai consoli, nella fattispecie Lucio Valerio Potito e Marco Orazio Barbato. Inoltre solo membri della classe senatoriale o del rango consolare potevano riceverlo.

Consisteva in un corteo formato dalle truppe vittoriose con alla testa il triumphator, il trionfatore che, partendo da campo Marzio, entrava in Roma attraverso la Porta Triumphalis. Al momento culminante del Trionfo per tradizione, lo schiavo che teneva l'alloro della vittoria sulla testa del generale gli sussurrava nell'orecchio: Memento mori! Memento te hominem esse! Respice post te! Hominem te esse memento! (in italiano suonerebbe più o meno così: "Ricordati che devi morire! Ricordati che sei un uomo! Guardati attorno! Ricordati che sei solo un uomo!").

L'origine della cerimonia si perde nella notte dei tempi, forse derivava dagli antichi rituali Etruschi ed inizialmente il trionfo era strettamente legato al significato religioso, assunse dopo un valore politico: intendeva cioè celebrare la potenza romana. Dopo la riforma di Gaio Mario, invece, divenne un riconoscimento della grandezza del generale trionfatore, portava infatti prestigio al generale ed alla sua famiglia, e gli permetteva di stabilire un rapporto privilegiato con le proprie truppe. Era quindi un modo per accrescere agli occhi di tutti il suo personale potere.

[modifica] Trionfi memorabili

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Fasti triumphales, Cognomina ex virtute e Arco trionfale.
[modifica] Età regia

Il primo comandante vittorioso a celebrare un trionfo fu Romolo, secondo i fasti trionfali, i quali celebrano la prima cerimonia per l'anno 752/751 a.C.:[7]

« Romolo, figlio di Marte, re, trionfò sul popolo dei Ceninensi (Caeniensi), calende di marzo (1 marzo). »

Tale evento accadde, invece, secondo Plutarco, basandosi su quanto raccontato a sua volta da Fabio Pittore, solo tre mesi dopo la fondazione di Roma (nel luglio del 753 a.C.).[8] Dopo la vittoria sui Ceninensi fu la volta degli Antemnati.[9][10] La loro città fu presa d'assalto ed occupata, portando Romolo a celebrare una seconda ovatio.[11] Ancora i Fasti trionfali ricordano sempre per l'anno 752/751 a.C.:[7]

« Romolo, figlio di Marte, re, trionfò per la seconda volta sugli abitanti di Antemnae (Antemnates). »
[modifica] Età repubblicana
Il trionfo di Manio Curio Dentato dopo la vittoria su Pirro del 275 a.C. ottenuta a Benevento.

Ricordiamo quello di Gneo Pompeo Magno celebrato il 29 settembre del 61 a.C. dopo la vittoria ottenuta su Mitridate VI, che durò per due interi giorni:[12][7][13]

« Furono catturate e condotte nei porti 700 navi armate di tutto punto. Nella processione trionfale vi erano due carrozze e lettighe cariche d'oro o con altri ornamenti di vario genere; vi era anche il giaciglio di Dario il Grande, figlio di Istaspe, il trono e lo scettro di Mitridate Eupatore, e la sua immagine a quattro metri di altezza in oro massiccio, oltre a 75.100.000 di dracme d'argento. Il numero di carri adibiti al trasporto di armi era infinita, come pure il numero dei rostri delle navi. Dopo questi [carri] venne il gran numero di prigionieri e pirati [catturati], nessuno di loro legati, ma tutti in processione nei loro costumi nativi.
Davanti a Pompeo furono condotti satrapi, figli e generali del re [del Ponto] contro i quali [Pompeo] aveva combattuto, che erano (tra quelli catturati e quelli dati in ostaggio) in numero di 324. Tra questi c'era il figlio di Tigrane II,[14] cinque figli maschi di Mitridate, chiamati Artaferne, Ciro, Osatre, Dario e Serse, ed anche due figlie, Orsabari ed Eupatra. Oltace, capo dei Colchidi, era anche lui condotto in processione, come pure Aristobulo, re dei Giudei, il tiranno dei Cilici, e le donne dei regnanti tra gli Sciti, tre capi tra gli Iberi, due tra gli Albani, oltre a Menandro di Laodicea, che era stato a capo della cavalleria di Mitridate. Furono portati in processione le immagini di coloro che non erano presenti, di Tigrane e Mitridate, che li rappresentavano durante il combattimento, da vinti o in fuga. Viene anche rappresentato anche l'assedio di Mitridate e la sua fuga silenziosa di notte. Infine fu raccontato come morì e di come le sue figlie morirono con lui attraverso delle pitture; ma non vi erano pitture dei figli o delle figlie che erano morti prima di lui; vi erano le immagini degli dei barbari vestiti secondo la moda dei loro paesi. Mentre su un cartello era rappresentata questa iscrizione: rostri delle navi catturate pari a 800; città fondate in Cappadocia pari a 8; in Cilicia e Siria Coele pari a 20; in Palestina pari a quella che ora è Seleucis; re sconfitti come l'armeno Tigrane, Artoce l'iberico, Oroze d'Albania, Dario il Mede, Areta il nabateo ed Antioco I di Commagene. Questi erano i fatti registrati sull'iscrizione. Pompeo stesso era portato su un carro tempestato di gemme, indossando il mantello, si diceva, di Alessandro Magno, che si ritiene si trovasse tra gli oggetti di Mitridate, che gli abitanti di Cos avevano ricevuto da Cleopatra. Il suo carro era seguito dagli ufficiali che avevano condiviso con lui le campagne militari, alcuni a cavallo ed altri a piedi. Quando arrivò in Campidoglio, non mise però un solo dei prigionieri a morte, come era l'usanza del trionfo, ma li mandò tutti a casa a spese della Res publica, ad eccezione dell'unico re. Era Aristobulo, il solo che fu, poco dopo, messo a morte, e Tigrane un po' più tardi. Tale era la rappresentazione del trionfo di Pompeo. »
(Appiano di Alessandria, Guerre mitridatiche, 116-117.)
« Le iscrizioni [del corteo trionfale] indicavano le nazioni su cui [Pompeo] aveva trionfato. Questi erano: Ponto, Armenia, Cappadocia, Paflagonia, Media, Colchide, Iberia, Albania, Siria, Cilicia, Mesopotamia, Fenicia, Palestina, Giudea, Arabia e tutta la potenza dei pirati di mare e terra che erano stati sconfitti. Tra questi popoli furono catturate non meno di 1.000 fortezze, secondo le iscrizioni, e non meno di 900 città, oltre ad 800 navi pirata, e 39 città fondate. Oltre a tutto questo, le iscrizioni riportavano che, mentre i ricavi pubblici dalle tasse erano stati pari a 50 milioni di dracme, a cui se ne aggiungevano altri altri 85 milioni dalle città che Pompeo aveva conquistato e che andarono a costituire il tesoro pubblico, coniato da oggetti d'oro e d'argento per 20.000 talenti; oltre il denaro che era stato distribuito ai suoi soldati, tra i quali, quello a cui era stato dato la quota minore aveva ricevuto 1.500 dracme. Tra i prigionieri portati in trionfo, oltre al capo dei pirati, c'era il figlio di Tigrane con la moglie e la figlia, Zosimo con la moglie dello stesso re Tigrane, Aristobulo re dei Giudei, una sorella e cinque figli di Mitridate, alcune donne Scite, oltre ad ostaggi dati dal popolo degli Iberi, degli Albani e dal re di Commagene; c'erano anche moltissimi trofei, in numero pari a tutte le battaglie in cui Pompeo era risultato vittorio (compresi i suoi legati). Ma quello che più di ogni altra cosa risultava emergere per la sua gloria fu che nessun romano prima di allora aveva mai celebrato il suo terzo trionfo sopra tre differenti continenti. Altri avevano celebrato tre trionfi, ma lui ne aveva celebrato uno sulla Libia, il suo secondo in Europa e l'ultimo sull'Asia, in modo che sembrava avesse incluso tutto il mondo nei suoi tre trionfi. »
(Plutarco, Vita di Pompeo, 45.2-5.)

[modifica] Altre forme di trionfo minori

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Ovazione.

L'importanza del trionfo in questo senso è testimoniata dalla decisione di Augusto di concederlo e farlo ottenere soltanto a membri della sua famiglia. Gli altri nobili e generali vennero così esclusi da una cerimonia di tale importanza. Ad essi erano concesse (a partire dal 12 a.C.), delle onorificenze, dette ornamenta triumphalia, che permettevano loro di sfilare con le vesti del triumphator insieme all'Imperatore.

Belisario fu l'ultimo generale a ricevere un trionfo a Costantinopoli (formalmente "in nome"dell'imperatore Giustiniano), come riconoscimento della sua vittoria sui Vandali.

Altra forma di trionfo era l'ovatio che ne costituiva una forma minore. In questo caso il generale vittorioso entrava in Roma non su una quadriga, bensì a piedi con la semplice toga praetexta, senza lo scettro, ed una corona di mirto al posto di quella d'alloro. La processione spesso coinvolgeva la folla, ma non comprendeva una parata di soldati, ed al termine della processione veniva sacrificata una pecora, non un toro.[15][16]

[modifica] Il Trionfo dopo la caduta di Roma

Parata su via dei Fori Imperiali (allora "via dell'Impero") poco dopo la sua realizzazione.

Altre forme di trionfo successive all'epoca romana le troviamo in Napoleone Bonaparte con la costruzione di un Arco di Trionfo a Parigi, nel 1806, in ricordo della sua vittoria nella battaglia di Austerlitz; oppure nella costruzione di Via dei Fori Imperiali per le parate militari, voluta da Benito Mussolini durante il Fascismo ed ancora oggi utilizzata nella festività del 2 giugno.

[modifica] Note

  1. ^ Livio, Ab Urbe condita libri, I, 10.
  2. ^ Plutarco, Vita di Romolo, 16, 8.
  3. ^ P.Connolly, Greece and Rome at war, Londra 1998, p.91.
  4. ^ Plutarco, Vita di Romolo, 25, 6.
  5. ^ Plutarco, Vita di Romolo, 25, 7.
  6. ^ a b c d Floro, Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum DCC, I, 5.6.
  7. ^ a b c Testo originale latino dei fasti triumphales: AE 1930, 60.
  8. ^ Plutarco, Vita di Romolo, 14, 1.
  9. ^ Eutropio, Breviarium historiae romanae, I.2.
  10. ^ Plutarco, Vita di Romolo, 17, 1.
  11. ^ Tito Livio, Ab Urbe Condita, I.11.
  12. ^ Appiano di Alessandria, Guerre mitridatiche, 116.
  13. ^ Plutarco, Vita di Pompeo, 45.1.
  14. ^ Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, XXXVII, 6.2.
  15. ^ Plutarco, Marcello, 22
  16. ^ Livio, III, 10; XXVI, 21.

[modifica] Bibliografia

[modifica] Fonti primarie

[modifica] Fonti storiografiche moderne

[modifica] Voci correlate

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