Farnace II del Ponto

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Farnace II
Re del Ponto
In carica 63 a.C. - 47 a.C.
Predecessore Mitridate VI
Successore dominio romano



Altri titoli in greco: Φαρνάκης, Farnàkes; latino: Pharnaces
Nascita  ?
Morte 47 a.C.
Padre Mitridate VI

Farnace II (greco: Φαρνάκης, Farnàkes; latino: Pharnaces; ... – 47 a.C.) fu re del Ponto dal 63 a.C. alla sua morte. Era figlio di Mitridate VI.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Si racconta che nel 63 a.C., Farnace, considerato da tutti il figlio prediletto del grande Mitridate, da quest'ultimo designato a succedergli, preoccupato per la spedizione paterna in Italia che gli avrebbe definitivamente negato il perdono da parte dei Romani (con un possibile ritorno sul trono del Ponto), formò una congiura contro il padre, che però fu scoperta.[1] Tutti i congiurati furono messi a morte, tranne il figlio che invece fu perdonato. Ma quest'ultimo temendo la collera paterna, cominciò a spargere la voce di quali sventure sarebbero andati incontro, nel caso in cui avessero seguito il padre nella sua folle impresa di raggiungere il suolo italico. Molti cominciarono a disertare, temendo l'ennesimo fallimento, compresa la flotta che serviva per il trasporto iniziale. Mitridate, avendo intuito che qualcosa era cambiato, inviò alcuni messaggeri per essere informato su quanto stava accadendo, ricevendo la formale richiesta di lasciare definitivamente il regno in mano al giovane figlio, Farnace, tanto più che aveva commesso numerosi ed orribili omicidi a danno dei suoi stessi figli, dei suoi stessi amici e generali.[1]

Mitridate, allora, fuori di sé per la collera, temendo inoltre di essere consegnato ai Romani, prima tentò di uccidersi con del veleno, a cui risultò però immune, e subito dopo si diede la morte grazie ad un generale dei Galli di nome Bituito, che lo aiutò a trafiggersi con la spada. Questa fu la fine del re del Ponto, che combatté Roma per quasi trent'anni.[2]

Morto il padre, Farnace, accettò inizialmente il dominio romano, venendo messo a capo di un regno satellite da Gneo Pompeo Magno. In seguito, approfittando della guerra civile tra Pompeo e Gaio Giulio Cesare (49 a.C.),[3] tentò di allargare i propri domini a discapito dei vicini, occupando Sinope ed avendo come obbiettivo l'occupazione di Amisus.[3] Il re locale, Deiotaro, si rivolse al rappresentante di Cesare nell'area, Gneo Domizio Calvino,[3] il quale attaccò Farnace, venendo pesantemente sconfitto.

Farnace si occupò allora di sedare le rivolte, ma all'arrivo di Cesare riconobbe il problema, cercando prima di eluderlo riconoscendo il dominio romano, e poi di risoverlo affrontando il generale romano in battaglia. Lo scontro, passato alla storia come battaglia di Zela, vide Cesare vincitore.[3]

Farnace tornò in patria con mille cavalieri, rifugiandosi a Sinope, per poi muovere con soldati mercenari sarmati e sciti ad occupare Theodosia e Panticapeo,[3] ma fu sconfitto e ucciso in combattimento contro Asandro, dopo 15 anni di regno,[3] il quale entrò definitivamente sotto l'influenza romana.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Appiano di Alessandria, Guerre mitridatiche, 110.
  2. ^ Appiano di Alessandria, Guerre mitridatiche, 111.
  3. ^ a b c d e f Appiano di Alessandria, Guerre mitridatiche, 120.
Predecessore Re del Ponto Successore
Mitridate VI 63-47 a.C. dominio romano