Gaio Svetonio Tranquillo

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Miniatura ritraente Svetonio intento nella lettura, tratta dal Liber Chronicarum (foglio CXI), trattato di Hartmann Schedel (1493)

Gaio Svetonio Tranquillo, chiamato talvolta Suetonio[1] (in latino: Gaius Suetonius Tranquillus; 70126), è stato uno scrittore romano d'età imperiale, fondamentale esponente del genere della biografia. Fu un erudito, vista la grande mole di opere dallo stesso composte negli ambiti più svariati (in parte scritte in greco), amante della vita ritirata onde potersi dedicare agli studi che più amò. Fu figura di antiquario, studioso enciclopedico, con grande interesse per le antichità e la cultura romana, accostabile a Marco Terenzio Varrone per le caratteristiche della produzione.[2]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Svetonio nacque in un luogo imprecisato del Latium vetus, forse a Ostia, dove ebbe la carica religiosa locale di pontefice di Vulcano (solitamente conferita a vita) attorno al 70.

Non si conosce tuttavia con precisione l'anno di nascita. Alcuni, facendo riferimento ad una lettera inviata da Plinio il Giovane a Svetonio nel 101, collocano la data al 77, anno in cui avrebbe potuto ricevere un tribunato militare, se avesse intrapreso la carriera militare. Altri anticipano la data al 69, altri ancora, esaminando altre lettere indirizzate all'autore del De vita Caesarum, la collocano al 71 o al 75.

Altrettanto incerta è l'origine sociale di Svetonio: non si può stabilire con preciso se la sua famiglia appartenesse al ceto equestre o fosse plebea. Si sa comunque che il padre, Svetonio Leto, era tribuno angusticlavio della XII legione, che servì Otone nella battaglia di Bedriaco contro Vitellio.

Ciò nonostante, Svetonio studiò non solo grammatica e letteratura, ma anche retorica e giurisprudenza, divenendo avvocato e facendo fortuna, tanto che divenne amico e corrispondente di Plinio il Giovane, che lo considerava un suo protetto e che diede un impulso alla carriera di Svetonio. Prima di morire, nel 113 d.C., infatti, lo affidò alla protezione di Setticio Claro, che, divenuto prefetto del pretorio dell'imperatore Adriano, ottenne per lui la carica di segretario dell'imperatore (procurator a studiis e ab epistulis, ovvero sovrintendente degli archivi e curatore della corrispondenza imperiale), ed in tale qualità aveva accesso ai documenti più importanti degli archivi imperiali.

Ricoprì dunque cariche importanti sotto l'imperatore Adriano, e forse già sotto Traiano, entrando a far parte del personale a più stretto contatto con l'imperatore.

Della sua vita non si hanno molti altri dati certi. L'ultimo è il suo allontanamento da parte dell'imperatore Adriano nel 122 (assieme al prefetto del pretorio Setticio Claro, con la motivazione ufficiale di aver trattato con eccessiva vicinanza l'imperatrice Sabina), per motivi non chiari (nel contesto di una epurazione dei quadri dirigenti voluta forse dall'imperatrice stessa per conferire gli incarichi ai suoi protetti).

Anche la data di morte non è del tutto sicura, ed è posta da alcuni attorno al 126, da altri una quindicina di anni dopo, attorno al 140 o addirittura al 161, anno della morte dell'imperatore Antonino Pio.

Fu certamente un grande erudito e, grazie alla sua opera preziosa e paziente, ci sono giunte le vite dei dodici Cesari, altrimenti irrimediabilmente perdute ai nostri giorni. Nel periodo di contatto con l'Imperatore Traiano, infatti, ebbe l'occasione di consultare la foltissima libreria regia e si fece sentire in lui il bisogno di mettere per iscritto in un unico grande libro (De vita Caesarum) la vita dei dodici principes che si susseguirono dopo Gaio Giulio Cesare (ma vi sono anche dei capitoli dedicati a Cesare). Fu però suo grande difetto quello di farsi influenzare, riguardo alle vite di alcuni Cesari, come Caligola e Nerone, dal suo rango e dalla presenza di fonti storiche del tempo di per sé corrotte e parziali.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

De viris illustribus[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi De viris illustribus (Svetonio).

Il De viris illustribus ("I personaggi famosi"),[3] che trova un suo chiaro precedente in Cornelio Nepote, analizza le figure di personalità illustri suddividendole in cinque categorie: poeti (De poetis), grammatici e retori (De Grammaticis et rhetoribus), oratori (De oratoribus), storici (De historicis) e filosofi (De philosophis). Questa raccolta, come altri suoi lavori, non fu però organizzata cronologicamente.[2]

Dell'opera si conserva pressoché intatta soltanto la sezione riservata ai grammatici e ai retori (21 grammatici e 5 retori), anche se mancante della parte finale.[2]

Dopo un indice che riporta gli scrittori che saranno trattati, Svetonio offre dei brevi ritratti (alcuni brevissimi) di coloro che hanno contribuito allo sviluppo dello studio della grammatica a Roma. Di ogni autore non sono forniti specifici dati biografici, ma in genere l'attenzione è posta sulle novità che ciascun grammatico ha apportato.

Delle altre sezioni del De viris illustribus, rimangono soltanto alcune vite, sulla cui reale attribuzione a Svetonio, peraltro, non c'è accordo fra gli studiosi. Si ricordano la Vita Terentii (che costituisce la premessa al commento di Elio Donato alle commedie terenziane), la vita di Orazio e quella di Lucano; deriva dal De poetis anche la vita di Virgilio, premessa al commento delle opere del poeta sempre da Elio Donato.[2]

De vita Caesarum[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Vite dei Cesari.

Le Vite dei dodici Cesari in otto libri,[4] sono ben più ampie e sono a noi giunte pressoché complete (manca solo una breve parte iniziale). Comprendono, in ordine cronologico, i ritratti di dodici Imperatori romani, tra cui lo stesso Cesare, a cui seguono Augusto, Tiberio, Caligola, Claudio, Nerone, Galba, Otone, Vitellio, Vespasiano, Tito, Domiziano.

A parte una genealogia introduttiva e di un breve riassunto della vita e della morte del personaggio, queste biografie non seguono un modello cronologico, bensì uno schema non rigido, modificabile a seconda delle esigenze dell'autore. Questo schema era composto da moduli biografici di tipo alessandrino, vale a dire: si partiva dalla nascita e dalle origini familiari, per poi passare all'educazione, alla giovinezza, alla carriera politica prima dell'assunzione al potere; qui iniziava la seconda parte (organizzata per species, ovvero per categorie) della narrazione: i principali atti di governo, un ritratto fisico e morale, la descrizione della morte e del funerale, infine il testamento. Tutto ciò a discapito dell'organicità del racconto, con un interesse spesso dispersivo verso il particolare o l'aneddoto.[2] La differenza con il contemporaneo Plutarco è che, mentre quest'ultimo partecipava più emotivamente al racconto, Svetonio dimostra una attenzione più documentaria che appassionata. Svetonio appare più distaccato, astenendosi da un giudizio personale.[5] Emerge anche una caratterizzazione negativa degli imperatori del I secolo, forse incoraggiato dallo stesso Adriano, al fine di contrapporre il suo buon governo a quello dei suoi predecessori, caratterizzato spesso da eccessi (vedi su tutti Caligola, Nerone e Domiziano).[5] Svetonio sembra concentrarsi soprattutto attorno alla figura del princeps, quasi incurante del mondo imperiale che lo circonda. La forma, che appare in alcuni casi sciatta, risulta semplice, lineare, con una struttura schematica, anche frammentaria, che non fornisce un discorso articolato da un punto di vista stilistico.[5] In alcuni casi, Svetonio riesce invece ad "ottenere notevoli effetti drammatici ed a mostrare una caratterizzazione psicologica coerente".[5]

Come membro della corte imperiale (del consilium principis) e procurator a studiis e a bibliothecis (sovrintendete degli archivi e delle biblioteche imperiali), Svetonio aveva a disposizione documenti di prima mano (decreti, senatus consulta, verbali del Senato), tutti utili fonti per il suo lavoro, e materiale utile agli storici moderni per la ricostruzione del periodo. Tuttavia egli si servì anche di fonti non ufficiali, quali scritti propagandistici e diffamatori e anche testimonianze orali, al fine di alimentare quel gusto per l'aneddoto e il curioso cui egli dedica ampio spazio e che alcuni gli ascrivono come difetto ed altri come pregio.

Opere perdute[modifica | modifica wikitesto]

Sotto il nome di Svetonio sono pervenuti anche alcuni titoli e frammenti di argomento storico-antiquario (sul gioco della dama), grammaticale (opere filologiche e lessicografiche) e scientifiche (sulla natura e gli animali), tra i quali una Ludrica Historia (riguardante gli spettacoli a Roma) e due opere enciclopediche (Prata e Roma). L'insieme dei frammenti, in parte latini e in parte greci, è tuttavia troppo esiguo per consentire un'analisi di tali opere e verificarne la paternità.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Manca - Vio, Introduzione alla storiografia romana, pag. 211
  2. ^ a b c d e Luciano Perelli, Storia della letteratura latina, Pavia 1996, p. 324.
  3. ^ Svetonio, De viris illustribus (testo latino).
  4. ^ Svetonio, De vita Caesarum libri VIII (testo latino).
  5. ^ a b c d Luciano Perelli, op. cit., p. 325.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti antiche
Letteratura critica moderna
  • G. Cipriani, Storia della letteratura latina, Einaudi, Torino 1999 ISBN 88-286-0370-4
  • Gian Biagio Conte, Nevio in Letteratura latina - Manuale storico dalle origini alla fine dell'impero romano, 13ª ed., Le Monnier [1987], 2009, ISBN 88-00-42156-3.
  • Concetto Marchesi, Storia della letteratura latina, 8ª ed., Milano, Principato [1927], ottobre 1986.
  • Luciano Perelli, Storia della letteratura latina, 1969, ISBN 88-395-0255-6, Paravia.
  • Giancarlo Pontiggia, Maria Cristina Grandi, Letteratura latina. Storia e testi, Milano, Principato, marzo 1996, ISBN 978-88-416-2188-2.
  • Benedetto Riposati, Storia della letteratura latina, Milano-Roma-Napoli-Città di Castello, Società Editrice Dante Alighieri, 1965.ISBN non esistente
  • A. Wallace-Hadrill, Suetonius, Londra 1983.
  • Gaio Svetonio Tranquillo, Vita dei Cesari, traduzione di Edoardo Noseda, Garzanti Editore 1977, ISBN 9788811361879.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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