Senato romano

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Senato romano
Curia Iulia.JPG
La Curia Iulia a Roma, l'edificio sito nel Foro romano che ospitava il Senato.
Stato Repubblica Romana
Impero romano
Impero romano d'Occidente
Istituito 21 aprile 753 a.C.
Sede Roma[1]
Indirizzo Curia Iulia, Foro romano

Il Senato romano (in latino Senatus) era la più autorevole assemblea dello Stato nell'antica Roma, un'istituzione rimasta invariata nel corso delle trasformazioni politiche della storia dell'impero romano, il cui significato era assemblea degli anziani, ed i cui membri erano chiamati Patres (nel significato di patrizio).[2]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cursus honorum.

Età regia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Età regia di Roma.
Il primo Senato

I primi 100 Senatori furono così scelti: il primo, colui a cui sarebbe stata affidata la città quando il re fosse andato in guerra, fu scelto da Romolo stesso; 9 furono scelti tra le tre tribù originarie di Roma (tre per ogni tribù), e 90 furono scelti dalle 30 curie di Roma (tre per ogni curia) [3]

Il termine senato deriva dal latino senex (anziani o padri)[4][5], che significa vecchio, perché i membri del senato erano inizialmente gli anziani del popolo romano.

Secondo la tradizione, il senato fu costituito da Romolo, il fondatore di Roma, era composto da 100 membri scelti tra i Patrizi[6] ed era strutturato secondo l'ordinamento tribale tipico delle popolazioni indoeuropee di quel periodo storico.[7] Queste prime comunità spesso includevano nei loro consigli tribali, gli "anziani", uomini di una certa esperienza e saggezza.[8] Le prime famiglie romane erano chiamate gens ("clan").[7] Ciascuna di loro era formata da un'aggregazione di famiglie sotto un comune patriarca, chiamato pater (dal latino "padre"), il quale era l'indiscusso capo della gens.[9] Quando le gentes originarie si aggregarono in una comunità, i patres furono selezionati tra i capostipiti delle varie famiglie[10] per formare un consiglio federale, che prese poi il nome di Senato.[9] Fu così che i patres capirono che ora era necessario avere un singolo uomo che li guidasse. Per questi motivi elessero un re (rex),[9] e lo investirono di poteri sovrani.[11] Quando poi un re moriva, questo potere tornava, almeno in via provvisoria, ai patres.[9]

Il Senato dell'età regia di Roma ebbe, quindi, tre principali responsabilità: funzionò, almeno con i primi quattro re, come il tenutario del potere esecutivo durante l'interregnum,[12] ebbe il compito di consigliare il sovrano nelle decisioni da prendere e di fungere da organo legislativo insieme al popolo di Roma.[13] La formula allocutiva "patres (et) conscripti" faceva riferimento alla distinzione, all'interno dell'assemblea senatoria, di due categorie di senatori: i "patres" cioè i patrizi e tutti i loro discendenti, appartenenti al Senato romuleo primitivo, oltre ai "conscripti" aggregati in un secondo tempo da Tarquinio Prisco.

Durante gli anni dei primi re, la più importante funzione del Senato fu di eleggere il re. Il periodo tra la morte del precedente sovrano e l'elezione del successivo era chiamata interregnum.[12] Quando un re moriva, un membro del Senato (l'"interrex"') nominava un candidato che potesse succedere al precedente re.[14] Il Senato doveva, quindi, dare la sua approvazione alla nomina, per poi essere sottoposto all'elezione formale davanti al popolo di Roma[15] e ricevendo l'incarico definitivo, ancora una volta, dal Senato stesso che ne ratificava l'elezione.[14] E così mentre il re veniva ufficialmente eletto dal popolo, ciò avveniva di fatto dietro indicazioni del Senato.

Il Senato aveva poi il delicato ruolo di consiglio per aiutare il sovrano nelle proprie decisioni. E mentre il re non era vincolato ad un consiglio del Senato, il crescente prestigio del Senato costrinse di fatto i primi quattro re a non trascurare la valenza politica di questo importante organo aristocratico. Tecnicamente, solo il re poteva creare nuove leggi, sebbene fosse buona abitudine coinvolgere sia il Senato, sia il popolo attraverso i comitia curiata.[13]

La leggenda racconta che fu Romolo a decidere che il senato fosse composto di 100 patrizi (patres[4]),[2] raddoppiato da Tarquinio Prisco[16] (o comunque aggiunse altri 100 senatori[17]), in seguito ampliato a 300 membri da Lucio Giunio Bruto, tutti nominati dal rex. Il Senato raggiunse i 600 membri con Silla, i 900 membri con Cesare e fu in seguito riportato a 600 da Augusto. Si trattava dei capofamiglia delle cento gentes originarie ricordate da Tito Livio.

Età repubblicana[modifica | modifica sorgente]

Rappresentazione di una seduta del Senato: Cicerone denuncia Catilina, affresco del XIX secolo
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Repubblica romana.

Il Senato romano divenne organo fondamentale con l'instaurazione della Repubblica nel 509 a.C. Secondo quanto ci racconta Livio, uno dei primi provvedimenti del primo console romano, Lucio Giunio Bruto, fu quello di rinforzare il senato ridotto ai minimi termini dalle continue esecuzioni dell'ultimo re, portandone il totale a trecento, nominando quali nuovi senatori i personaggi più in vista anche dell'ordine equestre. Da qui l'uso di convocare per le sedute del senato i padri (patres) ed i coscritti (dove è chiaro che con questo termine si alludeva agli ultimi eletti). Il provvedimento aiutò notevolmente l'armonia cittadina ed il riavvicinamento della plebe alla classe senatoriale.[18]

Al Senato venne conferito formalmente il solo potere consultivo, ovvero il diritto di essere consultato prima di far passare una legge. Nonostante questo ruolo formale, il ruolo sostanzialmente esercitato era quello dell'assemblea del ceto dominante in una repubblica oligarchica, simboleggiato dal potere esercitato mediante il Senatus consultum ultimum.

Il senato si riuniva nella Curia che si trovava nel foro romano.

Nell'età repubblicana, per entrare in senato occorreva avere esercitato una magistratura. Dapprima vi furono ammessi soltanto coloro che erano stati censori, consoli o pretori; in seguito il senato fu aperto anche agli ex edili, agli ex tribuni della plebe e agli ex questori. Ogni cinque anni i censori redigevano la lista ufficiale dei senatori, integrando i posti vacanti e, in rari casi, procedendo all'espulsione degli indegni.

Il Senato romano si poteva riunire solo in luoghi consacrati, solitamente nella Curia; le cerimonie per il nuovo anno avvenivano nel tempio di Giove Ottimo Massimo mentre gli incontri di argomento bellico avvenivano nel tempio di Bellona.

Le principali funzioni del Senato erano esercitate nei seguenti ambiti:

  • sacrale : sorveglianza sul culto, controllo dei collegi sacerdotali, fondazione di templi;
  • militare : controllo dell'imperium militiae, autorizzazione della leva (delectus), sorveglianza e coordinamento delle operazioni belliche, assegnazione del trionfo o dell'ovazione per i comandanti vittoriosi, deliberazione della fondazione (deductio) di colonie;
  • politica estera: accordi di pace, trattati, dichiarazioni di guerra, ricevimento e invio di "legati", cioè di ambasciatori;
  • costituzionale : controllo sulle magistrature;
  • legislativo : discussione e approvazione di progetti di legge da sottoporre ai comizi, promulgazione dei senatoconsulto;
  • giurisdizionale : intervento nella giurisdizione dei magistrati;
  • politica finanziaria : spese pubbliche, tasse, entrate, amministrazione patrimoniale.

Il senato era di norma convocato e presieduto da un magistrato fornito di tale diritto, il ius agendi cum patribus: si trattava del console o del pretore. Nella deliberazione dei comizi il magistrato doveva portare alla cittadinanza la proposta relativa (ferre ad populum) e, se la cittadinanza acconsentiva, doveva riportare la deliberazione al Senato (referre ad senatum) e chiederne la ratifica. L'auctoritas del Senato si configurava giuridicamente nel senatoconsulto: era un parere dato dal più importante collegio governativo al potere esecutivo, dietro richiesta di quest'ultimo. La votazione per giungere al senatoconsulto avveniva in quattro fasi: formulazione della questione da parte del presidente, chiamata di ogni senatore perché esprimesse la propria opinione, formulazione speciale della questione da parte del presidente in base alle opinioni udite ed infine votazione sulla questione. La votazione avveniva per discessionem: i votanti si separavano, da una parte andavano i favorevoli e dall'altra i contrari alla proposta da votare, per cui si parlava di pedibus in sententiam ire. La patrum auctoritas era dunque la ratifica delle deliberazioni comiziali da parte del senato e contro di essa non era ammesso il veto dei tribuni della plebe. In seguito al decadere della supremazia dei patrizi, la lex Publilia Philonis del 339 a.C. trasformò l'auctoritas in un parere preventivo non vincolante per le rogazioni (rogationes) legislative. Esisteva un relator (relatore) per la redazione del senatoconsulto che veniva poi custodito nell'aerarium posto nel tempio di Saturno dove si tenevano i bilanci, il tesoro e l'archivio di Stato. Il senatus consultum ultimum era la legge marziale e veniva promulgato in caso di pericolo e necessità molto gravi: i magistrati erano autorizzati a procedere immediatamente, venivano sospese tutte le garanzie costituzionali, quali l'inviolabiltà dei tribuni della plebe e la provocatio ad populum. I senatori dapprima erano solo patrizi (patres), poi vi entrarono anche i plebei ricchi (conscripti, cioè "iscritti"). A seconda delle magistrature ricoperte precedentemente i senatori erano divisi in ordine di dignità decrescente nei seguenti gruppi: censorii, consulares, praetorii, aedilicii, tribunicii, quaestorii. Il princeps senatus, primo senatore, era il titolo attribuito dai censori al più autorevole dei senatori, che quindi votava per primo dopo i magistrati.[19] L'elevazione del civis (cittadino) a senatore era compito del rex (re) in età monarchica, del console in età repubblicana. La carica era vitalizia. Esisteva la facoltà censoria di escludere (praeterire et loco movere) i senatori indegni attraverso apposito iudicium e relativa nota censoria. I senatori avevano diritto a posti privilegiati nelle pubbliche manifestazioni e a teatro. Indossavano la tunica con il laticlavio, il calceus senatorius (un particolare tipo di calzare) e portavano l'anulus aureus.[20][21][22]

Età imperiale[modifica | modifica sorgente]

Busto di Augusto, fondatore dell'Impero romano, che riorganizzò l'intero ordine senatorio.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Senato dell'impero romano e Impero romano.

Principato[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Alto Impero romano.
(LA)
« Senatorum affluentem numerum deformi et incondita turba - erant enim super mille, et quidam indignissimi et post necem Caesaris per gratiam et praemium adlecti, quos orcinos vulgus vocabat»
(IT)
« Il numero dei senatori era costituito da una folla infame e rozza (erano infatti più di mille e alcuni completamente indegni, che fossero entrati, grazie a favori e alla corruzione, dopo la morte di Cesare e che il popolo definiva «del regno dei morti»). »
(SvetonioAugustus, 35.)

Augusto ridusse il numero dei senatori alla cifra di un tempo, pari a 600, e gli restituì la sua antica dignità attraverso due selezioni: la prima era generata dai senatori stessi, in quanto ognuno sceglieva un collega; la seconda era operata dallo stesso princeps e dal fedele Marco Vipsanio Agrippa.[23] Svetonio racconta che in questa circostanza, mentre presiedeva le sedute del Senato, Augusto indossasse una corazza e tenesse alla cintura un pugnale, mentre dieci senatori, suoi amici fidati, selezionati tra i più robusti, circondavano il suo seggio. In questo periodo nessun senatore era ricevuto da solo e senza essere stato prima perquisito. Convinse alcuni a dimettersi per convenienza e lasciò che anche i dimissionari potessero continuare ad indossare il laticlavio, oltre al diritto di prendere posto nell'orchestra durante gli spettacoli, avendo infine facoltà di partecipare ai banchetti pubblici.[23]

Ancora Augusto dispose che i senatori svolgessero le loro funzioni con maggior coscienza e meno insofferenza. Decretò che, prima di prendere posto a sedere, bruciassero incenso e facessero una sacrificio davanti all'altare del dio nel cui tempio ci si riuniva; stabilì che non si tenessero più di due sedute al mese, una alle Calende e l'altra alle Idi, e che durante i mesi di settembre e di ottobre fossero presenti solo un numero di senatori estratti a sorte, affinché ci fosse un numero sufficiente per l'approvazione dei decreti del Senato.[23] Decise anche di creare, mediante estrazione a sorte semestrale, un gruppo di consiglieri con i quali studiare le questioni, prima di sottoporle all'intero Senato riunito in seduta plenaria. Sulle questioni importanti egli chiedeva un parere a suo piacere, in modo che ciascuno facesse attenzione a come si esprimeva e si trovasse sempre pronto, come se dovesse esprimere un parere e non come se dovesse semplicemente approvare.[23] Vietò infine di rendere pubblici gli atti del Senato.[24]

Permise ai figli dei senatori, al fine di apprendere più velocemente come si affrontassero gli affari della Res publica, di vestire con il laticlavio, poco dopo aver indossato la toga virile e di assistere alle sedute del Senato. A coloro che, in seguito, avrebbero affrontato la carriera militare diede la possibilità di entrare sia nella legione con il grado di tribunus laticlavius, sia nelle truppe ausiliarie con il grado di praefectus alae. E poiché ritenne necessario che ciascun figlio maschio di senatore dovesse affrontare la vita dell'accampamento militare, mise normalmente due ufficiali con il laticlavio al comando di ciascuna ala di cavalleria.[25] E ancora Svetonio racconta che Augusto:

(LA)
« Ac comitiis tribuniciis si deessent candidati senatores, ex equitibus R. creavit, ita ut potestate transacta in utro vellent ordine manerent»
(IT)
« E anche durante le elezioni dei tribuni, nel caso non ci fosse un numero sufficiente di candidati tra i senatori, li prese tra i cavalieri romani, tanto poi da permettere loro, una volta scaduto il mandato, di rimanere nell'ordine che volessero. »
(SvetonioAugustus, 40.)

Sempre Augusto elevò il censo senatoriale, portandolo da ottocentomila a un milione e duecentomila sesterzi, e diede la differenza ai senatori che non ne avevano abbastanza.[26] Per diventare, inoltre, senatori bisognava essere ex-magistrati e l'assunzione di cariche magistratuali dipendeva dal beneplacito imperiale. L'imperatore poteva inoltre introdurre in senato persone da lui scelte con la procedura dell'adlectio (promozione a) e guidava la revisione delle liste dei senatori (lectio senatus). L'imperatore aveva il diritto di convocare e presiedere il senato, cosa che poteva essere fatta anche dal console e dal pretore. In materia finanziaria il senato conservava l'amministrazione dell'aerarium populi Romani, anche se il fiscus (tesoro) imperiale a mano a mano diventò sempre di più il vero tesoro dello Stato.[27]

Svetonio racconta che Augusto ebbe un ottimo rapporto con l'ordine senatorio. Nei giorni di seduta del Senato egli salutava i senatori solo all'interno della curia e dopo che si fossero seduti, chiamando ciascuno con il suo nome, senza alcun suggerimento. E quando se ne andava, salutava tutti allo stesso modo, senza costringerli ad alzarsi.[28] Coltivò relazioni con molti di loro e spesso fu presente alle solennità celebrate da molti di loro, almeno fino a quando non fu troppo vecchio. Si racconta che:[28]

« Sebbene il senatore Gallo Terrinio non fosse uno dei suoi migliori amici, quando venne colpito da una malattia agli occhi e decise di morire di fame, Augusto stesso lo consolò e lo trattenne alla vita. »
(SvetonioAugustus, 53.)

Tardo impero[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tardo Impero romano.

Con Costantino I venne creata una seconda capitale a Costantinopoli, caratterizzata da un proprio Senato. Si creò quindi un organismo speculare a quello dell'Urbe, detto Synkletos. Quest'ultimo, inizialmente, sembrava non potesse competere per prestigio, con quello dell'antica capitale imperiale. I rivolgimenti del V secolo (fra cui due sacchi di Roma e la definitiva caduta dell'Impero romano d'Occidente) infersero un colpo mortale a tale istituzione, che pure alla fine di quello stesso secolo e agli inizi del successivo, seppur avendo perso gran parte della primitiva importanza, continuò a svolgere un ruolo di alto profilo. Durante i regni di Odoacre e soprattutto di Teodorico il Grande il senato funse infatti da mediatore fra il patriziato romano e le vecchie classi dirigenti italiche da una parte, e i re e le aristocrazie guerriere dei popoli germanici, dall'altra.

Le guerre gotiche segnarono l'estinzione, anche fisica, delle élite che fino ad allora avevano costituito il nerbo di tale istituzione. Oltre ai molti senatori che avevano trovato la morte nel corso della guerra vi erano anche coloro che, rifugiatisi in Oriente, preferirono restarvi, grazie anche alla favorevole legislazione giustinianea (e in particolare grazie alla Prammatica Sanzione, del 13 agosto 554[29]). Le ultime attestazioni dell'esistenza del senato le abbiamo nel 578 e 580. In quegli anni vennero inviati due senatori in qualità di ambasciatori, alla Corte Imperiale di Tiberio II Costantino a Costantinopoli.

Papa Gregorio I in un'omelia, una decina di anni più tardi, lamentava la scomparsa quasi totale dell'ordine senatorio e il tramonto della prestigiosa istituzione, la cui fine poté dirsi definitivamente attestata nei primi decenni del VII secolo con la trasformazione ad opera di papa Onorio I della curia, l'edificio in cui il Senato si riuniva, in una chiesa: (Sant'Adriano al Foro). Nella seconda metà dell'VIII secolo, il termine senatus riappare nuovamente nella corrispondenza di alcuni pontefici, senza però avere alcun legame né con l'omonima istituzione, da tempo tramontata, né con alcuna assemblea di nuova costituzione. Con tale denominazione si voleva piuttosto designare il nuovo ceto aristocratico romano formatosi in età bizantina[30].

Membri e nomina[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Gentes originarie e patrizio (storia romana).

Questo collegio, che nella vita romana ebbe un ruolo di preminente importanza, almeno in epoca regia e repubblicana, sembra sia stato di nomina regia al tempo della monarchia, di nomina consolare e poi censoria al tempo repubblicano.[31] Era formato, in epoca regia, dai patres gentium (intendendo con pater il capo di un ampio gruppo, denominato gens), che altri non erano se non i capigruppo delle gentes originarie della primitiva comunità latina.[31]

Il numero dei patres andò col tempo aumentando, grazie all'aggiunta di nuovi gruppi. Vennero, infatti, ricevuti all'interno della comunità romana i principes Albanorum o il pater gentis della gens Claudia. I membri del senato risultarono, di conseguenza, costituiti solo dai cosiddetti patricii, ovvero i membri dei gruppi primitivi e di quelli entrati a far parte della comunità romana successivamente per cooptatio (ammissione o adozione all'interno di una comunità).[31]

Sedi e riunioni del Senato[modifica | modifica sorgente]

Denario ottavianeo con la Curia Iulia, sormontata da un frontone con acroteri e statue, e preceduta da un porticato.

Le riunioni del Senato in epoca repubblicana avvenivano a Roma in un luogo chiuso, a porte aperte, che fosse pubblico oppure sacro (di norma un tempio). Una riunione dei senatori richiedeva per tradizione gli auspici, che dovevano essere favorevoli. Locali adatti alle riunioni erano la Curia Hostilia sul Comizio e la Curia Calabra sul Campidoglio, ciascuna con il relativo senaculum, ovvero il luogo di riunione dei senatori. Cesare e Augusto innalzarono poi la Curia Julia sul Foro (che divenne sede stabile fino all'epoca tardo antica).

Durante l'epoca tardo-repubblicana vennero innalzati il teatro di Pompeo (presso il quale sorgeva una grande esedra rettangolare con una statua di Pompeo, cioè la Curia di Pompeo) e il portico di Ottavia (propileo al tempio di Giove Statore, usato anch'esso come sede), poco distante dal teatro, dove sorgeva la Curia Octaviae alle spalle dei templi di Giunone Regina e Giove, che servirono abitualmente anch'essi come luoghi delle assemblee.[32]

Le cellae dei templi erano utilizzate per le sedute, tra cui quella del tempio di Giove Capitolino, dove aveva luogo di norma la seduta per il primo giorno dell'anno in carica dei senatori, e quella del tempio di Giove Statore. Altri templi utilizzati furono quello di Concordia nel Foro e il tempio della Terra. Riunioni potevano avvenire anche fuori dal pomerio, dove c'era un senaculum presso il campo di Marte e sedute del senato vennero tenute in diversi templi adiacenti.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Poi Milano e infine Ravenna.
  2. ^ a b Plutarco, Vita di Romolo, 13, 2-3.
  3. ^ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, II, 12, 1-2.
  4. ^ a b Floro, Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum DCC, I, 1.15.
  5. ^ Come ricordato nella XIV legislatura repubblicana dal documento IV, n. 10-A (pagina 3) del Senato italiano, consultabile su ((http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/168949.pdf)).
  6. ^ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, II, 12, 1.
  7. ^ a b Abbott, 1
  8. ^ Abbott, 12
  9. ^ a b c d Abbott, 6
  10. ^ Abbott, 16
  11. ^ Byrd, 42
  12. ^ a b Abbott, 10
  13. ^ a b Abbott, 17
  14. ^ a b Abbott, 14
  15. ^ Byrd, 20
  16. ^ Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, I, 6.
  17. ^ Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 1.37.
  18. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, II, 1.
  19. ^ "Princeps senatus" in Vocabolario della lingua latina di Luigi Castiglioni e Scevola Mariotti, ed. Loescher
  20. ^ Giovanni Ramilli, Istituzioni Pubbliche dei Romani, ed. Antoniana, Padova, 1971, pp. 60-69.
  21. ^ Georges-Calonghi, Dizionario Latino Italiano
  22. ^ Alberto Burdese, Manuale di Diritto Pubblico Romano, UTET, Torino, 1977, pp. 72-76.
  23. ^ a b c d SvetonioAugustus, 35.
  24. ^ SvetonioAugustus, 36.
  25. ^ SvetonioAugustus, 38.
  26. ^ SvetonioAugustus, 41.
  27. ^ Giovanni Ramilli, op. cit, pag. 82-84.
  28. ^ a b SvetonioAugustus, 53.
  29. ^ «...una parte notevole dei senatori che si erano rifugiati in Oriente, valendosi delle disposizioni della Prammatica Sanzione" che sanciva il diritto dei membri del senato di Roma di soggiornare in quella delle due Rome che avessero preferito, optarono ovviamente per la Roma orientale...». Citazione tratta da: Girolamo Arnaldi, Le Origini dello Stato della Chiesa, Torino, UTET Libreria, 1987, pag. 22, ISBN 88-7750-141-3
  30. ^ Girolamo Arnaldi, Le Origini dello Stato della Chiesa, Torino, UTET Libreria, 1987, pag. 145 e 146, ISBN 88-7750-141-3
  31. ^ a b c Pietro De Francisci, Sintesi storica del diritto romano, p.47.
  32. ^ Filippo Coarelli, Roma, Guide Archeologiche Laterza, Roma-Bari 2012, p. 372

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti antiche
Fonti moderne

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]