Grammatica del greco antico

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.

La lingua greca antica (in greco antico Ἑλληνική γλῶσσα, in greco moderno Αρχαία ελληνική γλώσσα) è una lingua flessiva ad elevato grado di sinteticità, di origine indoeuropea, i cui dialetti erano parlati nell'antica Grecia, nelle isole dell'Egeo e nelle colonie greche sulle coste del Mediterraneo orientale e dai Greci della madre-patria, parlato sulle coste della Panfilia ed effettivamente contaminato da influssi adstratici di lingue epicoriche non greche.

Per la grammatica e le particolarità linguistiche di tutti questi dialetti si rimanda alle rispettive voci indicate dai collegamenti. La grammatica greca di cui qui delineeremo gli aspetti fondamentali è improntata in larga parte al dialetto attico, parlato ad Atene, ed impostosi dal V secolo a.C. in poi come lingua panellenica, a causa dell'egemonia militare, politica, economica, culturale di Atene; tale dialetto, insieme a una componente ionica più o meno forte a seconda dei luoghi, sarà alla base della κοινὴ διάλεκτος, la koinè di età ellenistica, la lingua franca del Mediterraneo nota anche come greco comune, greco alessandrino o greco ellenistico. Essa, tuttavia, non coincide appieno con il dialetto attico puro.

Flessione nominale e pronominale[modifica | modifica sorgente]

La lingua greca è dal punto di vista tipologico una lingua flessiva, caratteristica che eredita dalla sua lingua madre, l'indoeuropeo. In quanto lingua flessiva, possiede un'ampia articolazione di declinazioni nominali.

Il greco antico ha sviluppato un articolo determinativo, in tutto simile a quello di molte lingue europee occidentali moderne, a partire da un'antica forma di pronome dimostrativo, ὁ ἡ τό, che ancora in Omero significa "quello, egli, ella, esso", e assume la sua funzione tipica a partire dalla fine dell'VIII secolo a.C. Tale pronome dimostrativo/articolo è la filiazione diretta dell'indoeuropeo *so *sā *tod, e ha il suo omologo nel sanscrito sa sā tat.

Il greco, come il latino e la stragrande maggioranza delle lingue indoeuropee antiche, esprime morfologicamente tre generi nei nomi: maschile, femminile e neutro.

Dal punto di vista del numero, il greco attico, come il sanscrito, possiede, nel verbo e nel nome, un duale. Il mantenimento del duale è un tratto assai arcaico dell'attico, rispetto ad altri dialetti greci, come lo ionico che lo perde già nel VII secolo a.C.; nella flessione nominale, inoltre, si limita a due sole forme corrispondenti una ai casi retti (nominativo, accusativo e vocativo) e l'altra ai casi obliqui (genitivo e dativo). Nell'articolo si osserva che le forme del duale femminile tendono ad essere sostituite dalle corrispondenti forme del maschile/neutro, che quindi si standardizzano come uniche forme di articolo duale. Nella flessione verbale invece possiede solo la seconda e terza persona[1], ma le desinenze proprie sono uguali per entrambe le persone tranne nelle terminazioni dei tempi storici e nell'imperativo.

Il greco antico conserva cinque degli otto casi indoeuropei, operando un forte sincretismo (che si spinge ulteriormente nel greco moderno). Questi casi sono:

  • Il nominativo, che indica il soggetto della frase, l'attributo e l'apposizione del soggetto, il predicato nominale ed il complemento predicativo del soggetto;
  • Il genitivo, che esprime la specificazione possessiva, oggettiva etc., e riveste le funzioni dell'ablativo di origine e provenienza, di estensione e di allontanamento, nonché di causa, mezzo e causa efficiente;
  • Il dativo, indicante il complemento di termine, ma anche i complementi di causa, di mezzo, di stato in luogo e di tempo determinato;
  • L'accusativo, indicante il complemento oggetto, l'attributo e l'apposizione e il complemento predicativo dell'oggetto; in certi casi anche il complemento di limitazione (il cosiddetto "accusativo alla greca");
  • Il vocativo, indicante il complemento di vocazione.

Il greco di età classica ha perso lo strumentale, antico caso indoeuropeo ancora presente nel dialetto miceneo, di cui sopravvivono alcune vestigia in Omero (cfr. ἶ-φι, ναῦ-φι...).

Sono rintracciabili, in alcuni nomi notevoli, relitti del locativo indoeuropeo, ancora presente in altre lingue antiche, e tuttora presente in molte lingue slave.

La flessione dei nomi greci si articola in tre declinazioni:

  • la prima declinazione, tematica, dei maschili e dei femminili col tema in (corrispondente alla prima declinazione latina); della prima declinazione esiste altresì una sottospecie con desinenze alterate da contrazione (I declinazione contratta);
  • la seconda declinazione, tematica, dei maschili, dei femminili e dei neutri col tema in -o (corrispondente alla seconda declinazione latina); della seconda declinazione esiste una sottospecie contratta (come per la prima) e una sottospecie le cui desinenze sono significativamente alterate da fenomeni di metatesi quantitativa, la cosiddetta declinazione attica;
  • la terza declinazione, atematica, dei maschili, dei femminili e dei neutri, con la radice in consonante, in vocale chiusa, in dittongo (corrisponde grosso modo alla terza declinazione latina).

Prima declinazione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Prima declinazione del greco antico.

La prima declinazione greca, che corrisponde in tutto e per tutto alla prima declinazione latina, raccoglie i sostantivi maschili e femminili con il tema in . Ne esiste inoltre una versione contratta (prima declinazione contratta).

La prima declinazione regolare (non contratta) si articola in due sottoclassi: l'una comprendente esclusivamente i femminili, l'altra comprendente i maschili, che hanno il nominativo singolare sigmatico, il genitivo singolare -ου della seconda declinazione e, talvolta, il vocativo singolare esce in alfa breve anche se nel resto della declinazione è lungo.

La struttura della prima declinazione greca risente, in attico, della caratteristica evoluzione fonetica dell'α in questo dialetto: nel greco attico, infatti, l'α lungo si muta in η, a meno che non sia preceduto da ε, ι o ρ, nel qual caso non muta di timbro (si tratta del cosiddetto "alfa puro", assente del tutto nel dialetto ionico). Nel caso di α breve non intervengono modificazioni, salvo quando, nel caso sia impuro, la desinenza flessiva lo allunga nei casi obliqui del singolare.

L'accusativo plurale esce sempre in -ᾱς, con alfa lungo anche se impuro. Il genitivo plurale è sempre perispomeno (-ῶν) perché deriva da contrazione: *-άσων > *-άων > -ῶν[2].

Seconda declinazione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Seconda declinazione del greco antico.

La seconda declinazione comprende nomi maschili, femminili e neutri col tema in -o.

Declinazione attica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Declinazione attica.

I nomi della declinazione attica sono caratterizzati dal fatto che sulla forma della loro declinazione originaria, la seconda, inizialmente regolare, hanno influito le conseguenze del fenomeno della metatesi quantitativa e della sinizesi.

Così un sostantivo come λᾱός, "popolo", che non aveva da principio alcuna peculiarità rispetto agli altri paradigmi dei temi in -o, passa, per l'evoluzione tipica di lungo nello ionico-attico, a ληός, per poi mutarsi per metatesi quantitativa in λεώς. Identica evoluzione si ritrova in alcuni neutri come ἀνώγεων "sala". Ne fanno parte pochi sostantivi alcuni dei quali non univocamente attestati, e alcuni aggettivi, per lo più composti.

Terza declinazione (o declinazione atematica)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Terza declinazione del greco antico.

La terza declinazione include i nomi maschili, femminili e neutri in consonante, vocale chiusa e dittongo. Essa appare come una declinazione atematica, dato che, a differenza delle altre due declinazioni, inserisce le desinenze direttamente sulla radice nominale, senza intermediazione di vocale tematica.

Le desinenze generali della III declinazione (che continua in vario modo la classe dei nomi atematici indoeuropei) sono le seguenti:

Singolare Duale Plurale
Nominativo oppure allungamento organico; nei neutri, nessuna desinenza -ες e nei neutri
Genitivo -ος -οιν -ων
Dativo -οιν -σι
Accusativo (temi in cons.); (temi in voc.); nei neutri = nominativo -ας (temi in cons.) vocale lunga seguita da (temi in voc.); nei neutri
Vocativo nessuna desinenza, oppure = nominativo; nei neutri = nominativo -ες e nei neutri

Tali desinenze sono tuttavia spesso oscurate da mutamenti fonetici, nelle diverse sottoclassi in cui la III declinazione si divide.

Declinazione dell'aggettivo[modifica | modifica sorgente]

L'aggettivo greco viene classificato in due classi:

  • La prima classe che segue la prima declinazione dei nomi in alfa puro e impuro lunghi per i femminili e la seconda declinazione per i maschili e i neutri. Comprende aggettivi a tre e a due terminazioni (ne esistono varianti che seguono la declinazione attica);
  • Aggettivi contratti della prima classe:

Gli aggettivi contratti della prima classe seguono per il maschile ed il neutro la declinazione dei sostantivi contratti di seconda declinazione; mentre per il femminile la declinazione dei sostantivi contratti di prima declinazione.

  • La seconda classe, che segue la terza declinazione, e la prima declinazione dei nomi in alfa puro e impuro brevi, e comprende aggettivi a tre, a due e a una sola terminazione -gli aggettivi di seconda classe si dividono in varie sottoclassi, distinte a partire dal tema, come accade per i nomi di III declinazione.

Pronomi[modifica | modifica sorgente]

Pronomi personali[modifica | modifica sorgente]

1º Persona 2º Persona 3º Persona
Singolare Duale Plurale Singolare Duale Plurale Singolare Duale Plurale
Nominativo ἐγώ νώ ἡμεῖς σύ σφώ ὑμεῖς σφώ σφεῖς
Genitivo ἐμοῦ, μου νῷν ἡμών σοῦ, σου σφῷν ὑμῶν οὗ, οὑ σφῷν σφῶν
Dativo ἐμοῖ, μοι νῷν ἡμῖν σοῖ, σοι σφῷν ὑμῖν οἷ, οἱ σφῷν σφίσι(ν), σφισι(ν), σφι(ν)
Accusativo ἐμέ, με νώ ἡμᾶς σέ, σε σφώ ὑμᾶς ἕ, ἑ σφώ σφᾶς, σφας

Le forme della terza persona erano in origine dei riflessivi (ricordiamo che in protoindoeuropeo il pronome personale di terza persona non esisteva) e la funzione riflessiva è conservata nelle forme accentate; quelle atone sono da considerarsi pronomi anaforici[3]. Tuttavia, queste forme di terza persona sono usate molto raramente e, in loro sostituzione, quando non sono riflessive (se sì si usa il pronome riflessivo), i Greci preferivano usare:

  • per il nominativo: οὗτος, αὕτη, τοῦτο ("questo") oppure ἐκεῖνος, ἐκείνη, ἐκεῖνο ("quello") o ancora, soprattutto in principio di frase, ὁ δέ, ἡ δέ, τὸ δέ.
  • per tutti gli altri casi: αὐτός, αὐτή, αὐτό.

Nella lingua colloquiale, come pronome allocutivo della seconda persona si utilizza il nominativo di οὗτος, αὕτη, τοῦτο preceduto dall'interiezione : es. "῏Ω οὗτος" = "Ehi, tu!".

Pronomi riflessivi[modifica | modifica sorgente]

Il pronome riflessivo si utilizza quando gli effetti dell'azione ricadono, in modo diretto o indiretto, sul soggetto stesso (es. io mi lavo = lavo me stesso). Un pronome personale non riflessivo non può essere utilizzato insieme ad un verbo coniugato alla stessa persona (ad es., λούω ἐμαυτόν è corretto, λούω με no); dal momento che nell'azione riflessiva l'oggetto (diretto o indiretto) è il soggetto stesso, questo pronome non possiede né nominativo né vocativo. Le prime due persone presentano solo il maschile e il femminile; la terza mostra tutti e tre i generi.

Da notare che questo pronome è formato, nel singolare, dalla radice del pronome personale all'accusativo (ἐμ-, σε-/σ-, ἑ-) più le forme di αὐτός; al plurale, tranne quello della terza persona, i due pronomi sono indipendenti.

  • Prima persona
Singolare m, f Plurale m, f
Genitivo ἐμαυτοῦ, ἐμαυτῆς ἡμῶν αὐτῶν
Dativo ἐμαυτῷ, ἐμαυτῇ ἡμῖν αὐτοῖς, ἡμῖν αὐταῖς
Accusativo ἐμαυτόν, ἐμαυτήν ἡμᾶς αὐτούς, ἡμᾶς αὐτάς
  • Seconda persona
Singolare m, f Plurale m, f
Genitivo σεαυτοῦ (σαυτοῦ), σεαυτῆς (σαυτῆς) ὑμῶν αὐτῶν
Dativo σεαυτῷ (σαυτῷ), σεαυτῇ (σαυτῇ) ὑμῖν αὐτοῖς, ὑμῖν αὐταῖς
Accusativo σεαυτόν (σαυτόν), σεαυτήν (σαυτήν) ὑμᾶς αὐτούς, ὑμᾶς αὐτάς
  • Terza persona
Singolare m, f, n Plurale m, f, n
Genitivo ἑαυτοῦ, ἑαυτῆς, ἑαυτοῦ ἑαυτῶν
Dativo ἑαυτῷ, ἑαυτῇ, ἑαυτῷ ἑαυτοῖς, ἑαυταῖς, ἑαυτοῖς
Accusativo ἑαυτόν, ἑαυτήν, ἑαυτό ἑαυτούς, ἑαυτάς, ἑαυτά

Flessione verbale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Classi verbali del greco antico.


Il verbo greco conserva parecchi tratti arcaici del verbo indoeuropeo, ma mostra altresì notevoli forme innovative, e in particolare, rispetto alla lingua madre, è caratterizzato dalla generale tendenza a rendere coerente il sistema della coniugazione verbale per tutti i tempi, le forme e i modi.
Il verbo in greco si modifica suffissando a una radice verbale una vocale tematica, un suffisso modale e/o temporale una terminazione; talora la radice stessa è ampliata con dei prefissi o degli infissi, per definire i vari temi temporali e le loro funzioni. Si serve inoltre spesso dell'apofonia o gradazione vocalica per distinguere i temi temporali fra di loro.

I verbi greci si dividono in due grandi coniugazioni, che si differenziano solo e soltanto nel tema del presente:

  • quella tematica, che si distingue per la desinenza della prima persona singolare del presente indicativo, ed è caratterizzata dal fatto che le desinenze del presente e dell'imperfetto sono inserite sistematicamente su una vocale tematica, che mostra apofonia, ε - ο
  • quella atematica, che si distingue per la desinenza -μι della prima persona singolare del presente indicativo, ed è caratterizzata dal fatto che le desinenze del presente si inseriscono direttamente sulla radice verbale, la cui vocale mostra apofonia (grado allungato nel singolare del presente indicativo, grado normale nelle altre forme).

Le due coniugazioni del greco corrispondono perfettamente alle due coniugazioni del sanscrito. Una coniugazione atematica in tutto simile a quella greca si rinviene anche in lingua ittita. Il greco, nel presente e nell'imperfetto, conserva al novanta per cento la struttura del verbo indoeuropeo.

La relazione fra temi temporali, tempo dell'azione, qualità (durata, momentaneità compiutezza dell'azione verbale) è alquanto articolata in greco, e porta alle estreme conseguenze la struttura originaria del verbo indoeuropeo. Concettualmente, la grammatica del verbo greco si trova a metà strada fra quella del verbo sanscrito, che conserva le strutture del verbo indoeuropeo e molto delle sue valenze originarie, e quella del verbo slavo, che si fonda essenzialmente sull'aspetto verbale.

Modi e tempi[modifica | modifica sorgente]

Il verbo greco conosce quattro sistemi temporali fondamentali. A ognuno di essi è associato un determinato aspetto verbale, o qualità dell'azione, in relazione alla sua durata o compiutezza. tali sistemi temporali sono:

  • il presente, tema temporale che definisce un'azione non compiuta e durativa, con sfumature conative ("tentare di...") o iterative o di consuetudine;
  • il futuro, che indica un'azione futura rispetto al momento della sua enunciazione;
  • l'aoristo, che indica un'azione momentanea, osservabile come un punto sulla linea temporale, oppure unica e non ripetibile, senza alcuna conseguenza perdurante nel presente; da notare che, al di fuori dell'indicativo, non ha una collocazione temporale (ἀόριστος significa non definito), la quale si ricava dal contesto.
  • il perfetto, che indica: 1) uno stato nel presente causato da un'azione passata (perfetto stativo, intransitivo: πέφυκα "sono", "sono per natura" perché, lett., sono nato [in un determinato modo]; τέθνηκα "sono morto" , "mi trovo ad essere morto"), oppure 2) il risultato nel presente di un'azione passata (perfetto risultativo, transitivo: κέκτημαι "possiedo" perché, lett., ho comprato; οἶδα "so" perché, lett., ho visto, sono stato testimone).

A partire da questi quattro temi temporali, che costituiscono l'ossatura del paradigma del verbo greco, si formano tutti i tempi verbali del greco, che sono nel complesso sette:

  • sul tema del presente si formano due tempi: lo stesso presente, in tutti i suoi modi, e l'imperfetto indicativo, indicante un'azione durativa nel passato (e corrispondente in linea di massima all'imperfetto italiano),
  • sul tema del futuro si forma il futuro semplice, in tutti i suoi modi;
  • sul tema dell'aoristo si forma l'aoristo in tutti i suoi modi (all'indicativo esso corrisponde a tre tempi italiani, il passato prossimo, il passato remoto e il trapassato remoto[4]; negli altri modi ha solo il proprio valore aspettuale);
  • sul tema del perfetto si formano tre tempi: il perfetto stesso, indicante uno stato presente derivante da azione passata; il piuccheperfetto, indicante uno stato perdurante nel passato derivante da un'azione ancora anteriore; il futuro perfetto o futuro esatto (impropriamente definito anche futuro anteriore)[5], indicante lo stato futuro derivante da un'azione presente o futura. I tempi del perfetto, per la loro peculiare valenza, non hanno una e una sola corrispondenza con i tempi italiano, ma assumono diverse funzioni, tutte relative all'idea del risultato presente, passato o futuro, di un'azione precedente.

I tempi del verbo greco si dividono in due categorie:

  • i tempi principali: presente, futuro, perfetto, futuro perfetto, che hanno valore di azione presente o futura e assumono le desinenze primarie, caratterizzate dalla tipica ι finale;
  • i tempi storici: imperfetto, aoristo indicativo, piucchepperfetto, che indicano l'azione passata e assumono due caratteristiche: 1) il prefisso verbale noto come aumento (ma solo nell'indicativo -vedi sotto); 2) le desinenze secondarie, che sono totalmente prive della tipica ι finale.

La definizione che il filosofo Aristotele dà del verbo è che esso "esprime in aggiunta il tempo" (προσσημαίνει τὸν χρόνον). Ciò è vero unicamente per il modo indicativo, non per gli altri modi del verbo greco, che indicano, per ogni tema temporale, solo la qualità dell'azione (la sua durata o compiutezza), e la sua modalità logica (reale, potenziale etc.). Il greco ha quattro modi finiti (gli stessi dell'indoeuropeo, ancora conservati in vedico) e due forme nominali. I modi finiti del verbo greco sono:

  • l'indicativo[6], modo dell'azione reale, oggettiva, collocata nel tempo: è l'unico modo dell'imperfetto e del piucchepperfetto e il solo in cui l'aoristo assume l'aumento;
  • il congiuntivo[7], modo dell'esortazione e dell'eventualità, dell'espressione del dubbio e dello scopo, dell'azione presentata in modo soggettivo, derivante da volontà; il congiuntivo di tutti i tempi ha sempre le desinenze primarie, ed è trattato alla stregua di un tempo principale (ha valore prospettivo, quasi fra presente e futuro);
  • l'ottativo[8], modo del desiderio e della possibilità; può eventualmente trovarsi anche in dipendenza da tempi storici (cosiddetto ottativo obliquo), sostituendo l'indicativo o il congiuntivo - l'ottativo di tutti i tempi ha sempre le desinenze secondarie ed è trattato alla stregua di un tempo storico;
  • l'imperativo[9], modo del comando.

Accanto a questi modi ci sono poi le forme nominali dell'infinito[10], che ha la stessa valenza dell'infinito italiano e latino, e del participio[11], corrispondente al participio e al gerundio italiani.

Non tutti i sistemi temporali si coniugano in tutti i modi. Uno sguardo d'insieme è fornito dal seguente specchio riassuntivo:

  • il presente ha l'indicativo, il congiuntivo, l'ottativo, l'imperativo, il participio, l'infinito;
  • l'imperfetto ha solo l'indicativo;
  • il futuro ha l'indicativo, l'ottativo, il participio e l'infinito;
  • l'aoristo ha l'indicativo, il congiuntivo, l'ottativo, l'imperativo, il participio, l'infinito - solo l'indicativo, dotato dell'aumento, colloca l'azione nel passato;
  • il perfetto ha l'indicativo, il congiuntivo, l'ottativo, l'imperativo, il participio, l'infinito;
  • il piuccheperfetto ha solo l'indicativo;
  • il futuro perfetto ha l'indicativo, l'ottativo, il participio e l'infinito.

Persone e numero[modifica | modifica sorgente]

Come nella flessione nominale, anche nella coniugazione dei verbi greci esistono tre numeri, singolare, duale e plurale. Il singolare e il plurale hanno le consuete tre persone nell'indicativo, nel congiuntivo e nell'ottativo, ma non nell'imperativo, che non ha le prime persone; il duale ha solo la seconda e la terza persona in tutti i quattro modi finiti.

Diatesi[modifica | modifica sorgente]

Il verbo greco ha tre diatesi (in questo, fra le lingue indoeuropee, è eguagliato solo dal sanscrito), tutte flesse, nella maggior parte dei tempi, con desinenze proprie, ben distinte per ognuna di esse (al contrario di ciò che avviene nelle moderne lingue europee occidentali). Queste forme o diatesi sono:

  • l'attivo, che esprime l'azione compiuta dal soggetto;
  • il medio, che esprime un'azione che avviene nella sfera di interesse o di pertinenza del soggetto - esso può corrispondere ai vari usi del riflessivo della lingua italiana;

Le tre forme del greco sono ben diversificate solo in due tempi: il futuro e l'aoristo. Negli altri tempi, presente, imperfetto, perfetto, piuccheperfetto e futuro esatto, il medio e il passivo coincidono e sono distinguibili solo dal contesto sintattico della frase.

Sintassi[modifica | modifica sorgente]

La regola dell’invalicabilità delle congiunzioni del greco antico prevede che all’interno di un periodo formato da una o più proposizioni coordinate, le parti di un discorso comprese fra due congiunzioni coordinanti non possono essere spostate nelle proposizioni precedenti e/o successive.


Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Esisterebbe anche una forma di prima persona mediopassiva (-μεθον, creazione greca formata fondendo il plurale -μεθα con il duale -σθον), ma è attestata in tutto cinque volte (una nell'Iliade, ma probabilmente aggiunta successivamente, due in Sofocle e due in Ateneo) e si riduce quindi più a curiosità piuttosto che essere una forma effettivamente utilizzata. La forma è citata in Antoine Meillet, Morphologie historique du grec, Klincksieck.
  2. ^ Cfr. il corrispondente latino -asom > -arom > -arum
  3. ^ Giacinto Agnello, Arnaldo Orlando, Manuale del greco antico. Con un profilo di greco moderno, vol. Teoria, Palumbo, 1998, pag. 177
  4. ^ La prassi scolastica richiede di tradurlo sempre con il passato remoto, ma questo risponde solo a necessità pratiche; in realtà, l'aoristo indicativo esprime un'azione puntuale nel passato, e lo stesso concetto viene espresso, oltre che dal passato remoto, anche dal passato prossimo, dal trapassato prossimo e dal trapassato remoto italiani. Questo dipende dal fatto che il sistema verbale italiano, figlio di quello latino, privilegia una successione logica sulla scala temporale, individuando ogni azione in sequenza; il greco, invece, esprime il tempo in modo assoluto, cioè non mette in evidenza la precisa individuazione in sequenza delle azioni preferendo invece esprimerne l'aspetto e per questo il suo sistema verbale offre un solo passato compiuto.
  5. ^ La qualifica di anteriore è inesatta perché, come detto, il greco esprime il tempo in modo assoluto, quindi questo futuro non esprime mai l'anteriorità relativa al futuro semplice, ma soltanto il risultato o lo stato nel futuro derivante da un'azione precedente; l'equivoco potrebbe nascere dal fatto che, spesso, la traduzione più appropriata in italiano è proprio il futuro anteriore: τεθνήξω sarò morto perché risulterò morto, mi troverò ad essere morto.
  6. ^ In greco ὁριστική [ἔγκλισις] (cfr. verbo ὁρίζω), cioè [modo] definito, determinato.
  7. ^ In greco ὑποτακτική [ἔγκλισις] (cfr. verbo ὑποτάττω), [modo] subordinato. Cfr. latino subiunctivus e la variante italiana di congiuntivo soggiuntivo.
  8. ^ In greco εὐκτική [ἔγκλισις] (cfr. verbo εὔχομαι), [modo] precativo, della preghiera. Ottativo deriva dal latino optare, "desiderare."
  9. ^ In greco προστακτική [ἔγκλισις] (cfr. verbo προστάττω), [modo] del comando, imperativo.
  10. ^ In greco ἀπαρέμφατος [ἔγκλισις] (cfr. verbo παρεμφαίνω), [modo] non finito, indefinito.
  11. ^ In greco μετοχή (cfr. verbo μετέχω), ossia "che prende parte", perché è compartecipe sia dei verbi che dei sostantivi.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giacinto Agnello, Arnaldo Orlando, Manuale del greco antico. Con un profilo di greco moderno, Palumbo, Palermo-Firenze, 1998
  • Bottin, Quaglia, Marchiori, Il nuovo lingua greca, Minerva italica, Milano, 2002
  • Dino Pieraccioni, Morfologia storica della lingua greca, D'Anna, Messina-Firenze 1975; Grammatica greca, Sansoni, Firenze, 1976
  • Carmelo Restifo, Nuovo corso di greco, vol.1 Grammatica, Le Monnier, Firenze, 2001
  • Angelo Cardinale, I Greci e noi, Ferraro, Napoli 1990
  • Pierangelo Agazzi, Massimo Vilardo, Ἑλληνιστί - Grammatica della lingua greca, Zanichelli
  • Eric G. Jay, Grammatica greca del Nuovo Testamento

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]