L'albero degli zoccoli

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L'albero degli zoccoli
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Titolo originale: L'albero degli zoccoli
Lingua originale: {{{linguaoriginale}}}
Paese: Italia
Anno: 1978
Durata: 170'
Colore: colore
Audio: sonoro
Rapporto: {{{ratio}}}
Genere: drammatico
Regia: Ermanno Olmi
Soggetto: Ermanno Olmi
Sceneggiatura: Ermanno Olmi
Produttore: {{{nomeproduttore}}}
Produttore esecutivo: {{{produttoreesecutivo}}}
Casa di produzione: {{{casaproduzione}}}
Distribuzione (Italia): {{{distribuzioneitalia}}}
Storyboard: {{{nomestoryboard}}}
Art director: {{{nomeartdirector}}}
Character design: {{{nomecharacterdesign}}}
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Animatori: {{{nomeanimatore}}}
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Episodi:
Fotografia: Ermanno Olmi
Montaggio: Ermanno Olmi
Effetti speciali:
Musiche: Bach, Mozart Musica eseguita da Fernando Germani
Tema musicale: {{{temamusicale}}}
Scenografia: Enrico Tovaglieri
Costumi: {{{nomecostumista}}}
Trucco: {{{nometruccatore}}}
Sfondi: {{{nomesfondo}}}
Sequel: {{{nomesequel}}}
Si invita a seguire le linee guida del Progetto Film

L'albero degli zoccoli è un film del 1978 diretto da Ermanno Olmi, vincitore della Palma d'Oro al 31° Festival di Cannes.

Il film fu girato nel dialetto bergamasco della zona in cui l'opera è ambientata (il film è stato girato prevalentemente nella pianura compresa tra i comuni di Martinengo, Palosco, Cividate al Piano, Mornico al Serio ,Cortenuova e principalmente Treviglio) e fu poi doppiato in italiano dagli stessi attori per la distribuzione italiana. Notevole è la perfetta corrispondenza tra l'ideologia e il linguaggio.

Tutti gli attori sono contadini e gente della campagna bergamasca senza alcuna precedente esperienza di recitazione.

Indice

[modifica] Trama

Il film ha come protagonisti quattro famiglie di contadini. In una cascina di una pianura a Palosco (nella campagna bergamasca), tra l'autunno 1897 e la primavera 1898, vivono alcune famiglie di contadini. Mènec (Domenico), un bimbo di sei anni sveglio ed intelligente, deve fare 6 chilometri per andare a scuola. Un giorno torna a casa con uno zoccolo rotto. Non avendo soldi per comprare un nuovo paio di scarpe, il padre Battistì decide di tagliare di nascosto un albero per fare un nuovo paio di zoccoli al figlio. Il padrone della cascina però viene a saperlo e alla fine viene scoperto il colpevole: la famiglia di Mènec, composta dal padre Batistì, dalla moglie Battistina e dai tre figli di cui uno ancora in fasce, caricate le povere cose sul carro, viene cacciata dalla cascina.

Accanto a questa vicenda che apre, chiude e dà il titolo al film, si alternano episodi della umile vita contadina della cascina, contrassegnata dal lavoro nei campi e dalla preghiera. La vedova Runk a cui è da poco mancato il marito, è costretta a lavorare come lavandaia per poter sfamare i suoi figli, mentre il figlio maggiore di 14 anni viene assunto come garzone al mulino. Anche in questa situazione di indigenza, non viene mai a mancare la carità verso i più poveri, come Giopa, un mendicante che si reca da loro in cerca di cibo. A peggiorare la situazione, la mucca da latte della famiglia si ammala, tanto che il veterinario, fatto chiamare dal paese, consiglia loro di macellarla, considerandola spacciata. Tuttavia la vedova riempe un fiasco con dell'acqua che va a benedire in chiesa, implorando la grazia al Signore, e fa bere l'acqua benedetta alla mucca. L'animale dopo alcuni giorni guarisce. Con loro vive anche nonno Anselmo, padre della vedova, un ingegnoso e saggio contadino (sostituendo in gran segreto, con la complicità della nipote Bettina, lo sterco di gallina a quello di mucca come concime, riesce a far maturare i propri pomodori un mese prima degli altri). Anselmo è molto amato dai bambini ed è il continuatore della cultura popolare, fatta di proverbi e filastrocche, che si tramanda oralmente di generazione in generazione.

Altra vicenda narrata è il timido corteggiamento di Stefano a Maddalena, fatto di intensi e casti sguardi e pochissime parole. Significativo è il loro primo incontro in cui Stefano, dopo aver seguito a pochi passi di distanza Maddalena lungo il sentiero per un lungo tratto, le chiede il permesso di salutarla, la giovane dopo un breve silenzio, dà l'assenso, Stefano allora la saluta, lei ricambia il saluto e si separano. I due alla fine si sposano e si recano in barca a Milano, agitata da tumulti, per andare a trovare in un orfanotrofio suor Maria, zia di lei. Su richiesta della religiosa adottano un bambino di nome Giovanni Battista.

La quarta ed ultima famiglia che vive nella cascina è quella del Finard. Essa è composta da padre, madre, tre figli ed il nonno. Una peculiarità di questa famiglia sono i litigi, frequenti e violenti, tra il padre ed il figlio maggiore accusato di non lavorare mai abbastanza (è anche alcolista). Un giorno Finard, alla festa del paese trova una moneta d'oro. Tornato in cascina la nasconde nello zoccolo del suo cavallo. Dopo qualche tempo cerca di recuperare la moneta. Accortosi che non c'è più, inizia ad inveire contro il cavallo che si imbizzarrisce. Per calmare il Finard, che si è preso un malanno per la rabbia, la moglie chiama la donna del segno che gli dà una pozione.

Tra i personaggi esterni alla cascina, oltre al padrone e al fattore, ha una significativa importanza il parroco del paese don Carlo, il quale pur avendo un'istruzione e appartenendo a un diverso ceto sociale, si prende cura della vita dei contadini e li guida e consiglia con le sue parole. Ricordiamo anche il loquace venditore di stoffe Frikì, abile nel valorizzare la sua mercanzia che trasporta con un carretto di corte in corte, e la ciarlatana donna del segno.

[modifica] Curiosità

  • Per un errore nella versione in bergamasco la parola melgòt (granoturco) è stata tradotta nei sottotitoli con "letame".
  • La musica di Johann Sebastian Bach eseguita all'organo dal M°. Ferdinando Germani accompagna il film sottolineando i momenti salienti della storia. Tra di essi il taglio dell'albero.
  • La cascina è stata trovata dopo ricerche infruttuose e solo per caso, appunto quando Ermanno Olmi ritornando a Martinengo
« da un giro pomeridiano per la campagna tra Martinengo, Cividate e Palosco, si perse nella nebbia fitta e percorrendo in auto un viottolo a fondo cieco, finì proprio davanti ad un cancello chiuso. Era solo, scese per rendersi conto di dove potesse essere finito e si accorse di trovarsi davanti ad una tipica cascina lombarda abbandonata e pianse per la commozione. Quella fu la cascina che avrebbe scelto per girarvi tutto il film. »
  • Il film Ratataplan diretto da Maurizio Nichetti ha una scena che è una parodia de L'albero degli zoccoli, naturalmente con battute in bergamasco.

[modifica] Collegamenti esterni

[modifica] Bloopers

  • In due scene del film si vedono i tetti delle cascine con l'antenna della televisione.
  • In due diverse scene con la stessa inquadratura a campo lungo di parte della cascina, sullo sfondo fra gli alberi si vede un'automobile che sfreccia sulla strada; in entrambi i casi sembra trattarsi di una Fiat 500.
  • In un'altra inquadratura a campo lungo dei campi circostanti, si intravedono, seppure di sfuggita e molto sfuocati, i tralicci dell'alta tensione.
  • Nelle scene ambientate a Milano, sulle facciate di molti edifici si vedono i tubi del gas e i cavi dell'impianto elettrico.
  • Il mulino dove lavora il figlio della vedova ha il canale costruito in cemento armato, tecnica che all'epoca era stata sviluppata da poco ed era usata solo per qualche importante edificio urbano, ma non certo in un mulino delle campagne padane.
  • La tettoia dell'imbarcadero è di lamiera ondulata, altro materiale incompatibile con i tempi.


Filmografia cronologica di Ermanno Olmi (1931-)

Il tempo si è fermato (1958) · Il posto (1961) · I fidanzati (1963) · E venne un uomo (1965) · Un certo giorno (1968) · L'albero degli zoccoli (1978) · Cammina cammina (1983) · Lunga vita alla signora! (1987) · La leggenda del santo bevitore (1988) · 12 registi per 12 città: Milano (1989) · Lungo il fiume (1992) · Il segreto del bosco vecchio (1993) · Il denaro non esiste (1999) · Il mestiere delle armi (2001) · Cantando dietro i paraventi (2003) · Tickets (2005, co-regia con Kiarostami e Loach) · Centochiodi (2007)

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