Cascina

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La cascina a corte, o più semplicemente cascina[1], è una struttura agricola tipica della Pianura Padana lombarda e in parte piemontese ed emiliana, dove si usa prevalentemente il termine di corte colonica.

Informazioni generali[modifica | modifica sorgente]

Un tipico cortile lombardo (più precisamente, di San Giorgio su Legnano)

Si tratta di una grossa fattoria al centro di un'azienda agricola di decine di ettari, normalmente almeno 40-50, ma a volte superiore ai 100 (nella Bassa Pianura irrigua le aziende delle Cascine hanno una dimensione media di 40-100 ettari[2]).

In genere nell'Alta Pianura Asciutta le cascine sono più piccole rispetto a quelle della Bassa Pianura Irrigua, di solito almeno la metà.

All'interno della cascina sono presenti stalle, fienili, sili, granai, caseifici, pozzi-fontane, forni, magazzini, mulini ed abitazioni dei contadini riunite in un'unica struttura.

Tali strutture sono sparse in mezzo alla campagna, lontane qualche chilometro dai centri abitati e tra di loro.

La pianta di questa struttura è quadrangolare. Al suo centro è situata la corte (il cortile o aia), attorno alla quale si trovano i vari edifici agricoli. La corte fa la funzione dell'aia. Nelle cascine più grandi si possono incontrare anche due o tre corti (cortili); in tal caso sono dette "a corte multipla".

In alcuni casi le cascine più grandi hanno anche il mulino, l'osteria, una piccola chiesa e a volte perfino una scuola.

Laddove sono più isolate, le cascine tendono ad assumere l'aspetto di fortezze, data la presenza di grosse mura perimetrali. Ci sono state anche cascine fortificate con fossati, ponti levatoi e torri.

Data la loro collocazione soprattutto in Lombardia, le cascine a corte sono state definite anche come "cascine lombarde".

Il nome della cascina deriva dal cognome del proprietario-fondatore dell'azienda agricola, o dal nome di qualche cappella, chiesa o monastero situati nelle vicinanze o nella cascina stessa.

(N.B. In Toscana con il termine cascina non s'intende la cascina a corte, ma un altro tipo di struttura agricola simile a una casa colonica.)

Tipologia di cascine[modifica | modifica sorgente]

Secondo la distribuzione degli edifici attorno alla corte (o alle corti) le cascine si dividono in quattro tipi:

  1. A corte chiusa: gli edifici vanno a formare un complesso quadrato.
  2. A corte aperta: gli edifici vanno a formare un complesso rettangolare con lato aperto, senza edifici.
  3. A edifici affiancati o separati: manca una vera e propria corte, anche se gli edifici sono gli stessi della cascina "classica".
  4. A corpo unico: vi è un unico edificio[3].

Ciascuna di queste strutture si è sviluppata in epoche diverse.

L'organizzazione della cascina[modifica | modifica sorgente]

Questa struttura ha dimensioni notevoli ed un tempo ospitava varie famiglie di contadini. Nell'Alta Pianura Asciutta erano 4-5 o 6, mentre nella Bassa Pianura Irrigua erano normalmente 10-15, anche se spesso raggiungevano le 20; di solito non si superavano le 25 famiglie.

Il numero dei nuclei familiari variava a seconda della grandezza dell'azienda agricola legata alla cascina. Nella "Bassa Milanese" la maggior parte delle cascine superava i 100 abitanti (circa 20 famiglie).

La cascina raramente era gestita dal proprietario. Costui dava in affitto l'azienda ad un fittavolo, che l'amministrava come se fosse il padrone per tutto il periodo del contratto. Normalmente in ogni comune vi erano 4-5 famiglie di fittavoli (detti anche fittuari) che spesso vivevano in casolari isolati, per una media di circa 20 famiglie ogni 100 km².

Il fittavolo o il proprietario della cascina, spesso non viveva nella fattoria. Nel caso in cui però ciò avveniva, la sua abitazione era l'edificio più grande posto al centro della cascina. Il fattore rispondeva solo ed unicamente al padrone col quale aveva un rapporto di fiducia. I due si tenevano in contatto spesso. Il fattore riceveva il doppio del compenso rispetto ai suoi sottoposti.

Il contadino che in Cascina controllava l'esecuzione dei lavori su ordine del Fittavolo o del padrone era il "fattore". Il fattore era infatti il responsabile dell'intera azienda agricola ed organizzava il lavoro degli altri agricoltori. Un tempo, quando la maggior parte dei contadini era salariato fisso, salariato avventizio o mezzadro (sotto contratto di mezzadria), il fattore faceva le veci del fittavolo o del padrone dell'azienda. Il fattore però non sempre viveva in cascina, ciò accadeva normalmente nelle cascine più grandi.

Data la quantità di contadini che lavoravano in cascina, questi svolgevano lavori specializzati. Normalmente vivevano in cascina i contadini che svolgevano una mansione essenziale per l'azienda agricola. Le figure principali residenti in Cascina erano le seguenti:

  • Campari: si occupavano della manutenzione delle roggia e dei canali d'irrigazione.
  • Bergamini: si occupavano del bestiame, in primo luogo della mungitura.
  • Casari: preparavano il formaggio.
  • Contadini: s'occupavano di vari lavori, ma in primo luogo del taglio del fieno per il bestiame.
  • Bifolchi o Cavallanti: avevano lo stesso ruolo, ossia dell'aratura, erpicatura e dissodamento dei campi tramite l'ausilio d'animali da lavoro. Il loro nome cambiava a seconda dell'animale che avevano a disposizione: i Bifolchi avevano una coppia di buoi, mentre i Cavallanti 1 o 2 cavalli. Essi si preoccupavano anche delle pariglie e della cura degli animali da lavoro a loro affidati.
  • Campagnoni: c'erano in alcune cascine e s'occupavano della gestione delle acque.

Oltre a queste categorie c'erano garzoni di vario genere: famigli, manzolai, stallieri, fatutto, mietitori ecc.

Nelle cascine più grandi c'erano anche artigiani di vario genere (maniscalco, sellaio, falegname, muratore, fabbro ecc.).

Tra i salariati stagionali vi erano: mietitori, tagliariso, mondine ecc.

I contratti agricoli in cascina[modifica | modifica sorgente]

I Fittavoli, che erano veri e propri borghesi agrari, avevano un contratto di 9-12 anni. Durante tutto il periodo del contratto fungevano da "padroni" e, per i contadini che lavoravano e vivevano in cascina, il proprietario dell'azienda era come se non esistesse, dato che questo spesso viveva in città e loro erano vincolati contrattualmente al fittavolo.

I contratti agricoli dei contadini che vivevano e lavoravano in cascina erano: la masseria, il lavoro salariato pagato fisso o a giornata. Il primo era diffuso nell'Alta Pianura Asciutta, dove le cascine erano più piccole, mentre gli ultimi 2 erano diffusi nella Bassa Pianura Irrigua.

I contratti di masseria tradizionale vedevano vincolate 4-5-6 famiglie coloniche che coltivavano i fondi in parte a mezzadria ed in parte a fitto. La parte di terreno coltivata a mezzadria fruttava al fittavolo o al proprietario circa 1/2 o 1/3 del raccolto.

I salariati fissi risiedevano in cascina, essi avevano un contratto di un anno che scadeva normalmente a S. Martino (11 novembre). In tal caso essi avevano diritto per contratto: al lavoro, all'alloggio, al vitto, all'orto ed al combustibile. Nel caso fossero bergamini o bifolchi-cavallanti anche al porcile con 1 o 2 maiali.

I salariati saltuari (detti anche braccianti, avventizi o giornalieri) invece risiedevano nei paesi, nei villaggi e nelle borgate agricole. In qualche raro caso vivevano in case sparse sui terreni appartenenti alla cascina. In tal caso pagavano un canone d'affitto.

Accadeva spesso che, se vi era surplus di lavoro (durante i raccolti), s'assumevano temporaneamente contadini salariati che risiedevano per breve tempo in cascina. Qualora vi erano braccianti agricoli che dovevano lavorare per un prolungato periodo di tempo, questi avevano un locale apposito della cascina dove alloggiare.

Significativo in tal senso è il caso delle cascine la cui azienda era dedita alla coltura del riso. Una volta l'anno infatti venivano assunte, per un breve periodo, le mondine per la monda del riso in primavera.

La produzione agricola delle cascine[modifica | modifica sorgente]

Le tenute agricole delle cascine sono caratterizzate dalla produzione cerealicola (grano, mais, riso, orzo) alternata da quella foraggera per consentire l'allevamento bovino.

Fino al 1950 circa, le aziende aventi la Cascina come unità produttiva, avevano 1/3 o 1/4 dei terreni a marcita, e sul restante 2/3 o 3/4 alternavano rotazioni quinquennali o settennali tra cereali autunnali (grano, orzo, segale), cereali primaverili (riso, mais, avena, miglio e sorgo) e maggese.

L'intera produzione del riso nella Pianura Padana (che costituisce il 60% della produzione europea[4][5]) è caratterizzata dalla cascina, come unità produttiva.

Data la loro collocazione geografica nella pianura irrigua ed alla presenza di fontanili e rogge, le cascine si son spesso specializzate nel sistema delle marcite che ha consentito la diffusione dell'allevamento bovino, attuato contemporaneamente all'agricoltura. Questo binomio allevamento-agricoltura sullo stesso territorio è stato il punto di forza dell'agricoltura lombarda a partire dal 1700.

Vi è infatti una capillare rete d'irrigazione che costituisce circa il 10 % dell'intero terreno dell'azienda della Cascina.

Molte cascine situate presso corsi d'acqua si dedicano alla pioppicoltura. Infatti la Pianura Padana è molto ricca di pioppete, che costituiscono l'unico caso di arboricoltura in Italia. Un tempo, oltre alla pioppicoltura, era assai diffusa anche la coltivazione dell'olmo e del gelso, quest'ultimo veniva piantato per l'allevamento dei bachi da seta. Non mancavano però robinie, platani, salici, ontani e querce.

Le tenute agricole delle cascine, divennero presto all'avanguardia tant'è che le innovazioni agricole avvenute in Inghilterra nel XVIII secolo erano già in parte utilizzate dalle cascine padane da qualche secolo.

Storia[modifica | modifica sorgente]

I precursori storici della cascina a corte si trovano nella villa rustica romana e nella grangia cistercense medioevale.

Al X secolo risalgano le prime strutture agricole che hanno portato alla cascina a corte. Le prime notizie di cascine (all'epoca dette cassine) risalgono al XIII secolo. La trasformazione delle antiche cassine alla struttura con le caratteristiche tipiche riscontrabili ai nostri giorni, avvenne fino al XVIII secolo.

La diffusione massima delle cascine avvenne tra il 1700 ed il 1800 epoca a cui risalgono la maggior parte degli edifici attuali. A partire dal 1750 circa infatti, in concomitanza dell'organizzazione capitalistica dell'agricoltura, le cascine si diffusero tantissimo in quanto la struttura stessa della Cascina era perfetta per la razionalizzazione della produzione.

Oggi le cascine più antiche risalgono al 1400-1500-1600. È infatti alla fine del XV secolo che nasce la Cascina così come la conosciamo oggi[6]. In questo secolo avviene la trasformazione dell'allevamento bovino-equino trasmumante a quello stanziale. Questa rivoluzione, avvenuta di pari passo con la diffusione delle marcite, ha fatto nascere la Cascina, una struttura sorta per far vivere assieme gli antichi allevatori, divenuti stanziali, ed i contadini che già vivevano accanto ai pascoli trasformati in marcite.

Quando vennero espropriati terreni agricoli alla Chiesa, vari monasteri si trasformarono in cascine (in Provincia di Milano ci sono vari esempi di questo fenomeno: Mirasole, Monluè, Selvanesco ecc.).

A partire dal 1900 esse sono state progressivamente abbandonate sia per effetto dell'abbandono delle campagne che ha caratterizzato il Novecento, sia perché i contadini ritennero più confortevole e sicuro vivere nei centri abitanti, piuttosto che in mezzo alla campagna.

Oggi, molte cascine sono state abbandonate o, a seguito dell'urbanizzazione, si son trasformate in parrocchie, scuole, edifici comunali, villette a schiera, ristoranti ed hotel. Tuttavia la loro presenza nelle campagne è ancora assai diffusa, anche se spesso le famiglie contadine preferiscono vivere nei centri abitati.

Spesso, se sono di una certa dimensione, le cascine hanno uno spaccio che vende al dettaglio direttamente al consumatore i prodotti dell'azienda, sono le cosiddette farmers markets. All'inizio del 2008 le cascine con uno spaccio erano 101 nelle sole province di Milano e Lodi. Sempre nello stesso periodo, nella sola Provincia di Milano le cascine con un distributore automatico self-service di latte crudo appena munto erano 43[7][8].

Attualmente molte cascine si stanno trasformando in agriturismi.

Diffusione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Corte lombarda.

Le cascine sono molto diffuse in tutta la Pianura Padana della Lombardia, del Piemonte centrale e orientale ed in piccola parte dell'Emilia-Romagna[9].

Si tratta delle intere province di: Milano, Monza, Lodi, Cremona, Mantova, Vercelli e Novara. Inoltre sono presenti nella parte in pianura della Provincia di Bergamo, Brescia, Varese, Torino, Alessandria e Asti; nella parte brianzola della Provincia di Como e Lecco. Infine nella Provincia di Pavia escluso l'Oltrepò pavese.

Al di fuori di queste province questo tipo di struttura agricola si trova sporadicamente solo nell'Emilia-Romagna, in particolare nelle province di Ravenna, Ferrara e Piacenza (nelle zone verso la Lombardia).

La maggior parte delle "cascine a corte" però si trova nel Bassa Pianura Irrigua delimitata a Nord dall'asse Milano-Torino, a sud dal fiume Po, ad est dal fiume Mincio e ad ovest dal fiume Sesia.

Cascinetavola.jpg

Una cascina a corte molto particolare si trova a Prato, in Toscana e fu voluta da Lorenzo il Magnifico. Si tratta di un insolito edificio quadrato a corte centrale e torri angolari e circondato da un fossato, il complesso detto Cascine di Tavola è attribuito a Giuliano da Sangallo e contemporaneo alla vicina Villa di Poggio a Caiano (fine XV). La tipologia a corte viene riferita da molti autori al modello delle cascine a corte padane, tenuto conto della finalità produttiva, come centro di attività agricole e di allevamento bovino. Si accede alla corte interna da un unico ingresso ad arco. La corte è circondata da portici ed accoglieva al suo centro, fino al XVIII secolo, una grande vasca adibita a vivaio di pesci.

L'amministrazione delle cascine[modifica | modifica sorgente]

Le cascine sono oggetto della giurisdizione dell'amministrazione comunale del comuni d'appartenenza. Nelle suddette province ogni comune ha almeno 4-5 cascine, nelle zone più rurali si raggiunge e si supera anche le 10-15 cascine per comune.

Alcune frazioni di comuni però, sono costituite interamente da cascine (8-10). Un tempo ciò avveniva abbastanza spesso ed a volte erano gli stessi comuni ad essere costituiti interamente da una decina (o più) di cascine, di cui il comune gestiva l'amministrazione. Poteva capitare che le amministrazioni comunali costruissero in aperta campagna scuole per i figli dei contadini delle cascine.

Un tempo i circondari delle città erano costituiti da cascine. Per esempio, fino all'Ottocento, il vastissimo circondario di Milano era costituito da decine di cascine (probabilmente circa 100[10]).

Anche le parrocchie a volte riunivano più cascine (7-8) per permettere ai contadini lontani dai centri abitati, di prender parte alle funzioni religiose. Per cui in mezzo alla campagna sorgevano oratori.

Peculiarità del sistema agricolo capitalistico e differenze con quello latifondista[modifica | modifica sorgente]

Le cascine a corte sono il nucleo delle aziende con un tipo di produzione capitalistica. La grande azienda capitalistica ha le seguenti caratteristiche[11]:

  • Proprietà di grandi dimensioni, ma non enormi: mediamente 65-100 ha, raramente più di 100 (1 km²), quasi mai più di 150 (1,5 km²).
  • Il proprietario quasi mai gestisce direttamente i fondi e li affida tramite affitto ad un fittabile
  • Ha la Cascina a Corte come unità produttiva
  • Vi è una organizzazione specialistica e salariale del lavoro
  • Una produzione destinata soprattutto alla vendita
  • Un'azienda inserita in un meccanismo di mercato

Rispetto al sistema latifondista, il sistema di produzione della tenuta agricola avente la cascina come unità produttiva è quello dell'azienda capitalista. Questo modello è andato sempre più affermandosi a partire dalla seconda metà dell'Ottocento e oggi si può dire totalmente affermato.

Inoltre, a differenza dei latifondi del Mezzogiorno, l'azienda agricola della cascina non aveva una struttura latifondista (sebbene il proprietario spesso lo era ed aveva più cascine) ed i rapporti sociali erano diversi. Nel sistema latifondista, chi amministrava il latifondo non investiva del capitale per migliorarne la produzione e spesso molti terreni erano tenuti incolti.

I latifondi del Mezzogiorno erano molto più grossi delle tenute agricole legate alla cascina, mediamente 5-6 volte. Detto ciò a parità di dimensione un'azienda agricola capitalista, avente la cascina come unità produttiva, ai primi del Novecento era sei volte più produttiva dei latifondi del Mezzogiorno[12]. Infatti essi erano coltivati in modo diverso rispetto alle tenute delle Cascine. Essi presentavano vaste aree incolte e spesso vigeva la monocoltura del grano ed infine non vi era una razionalizzazione del lavoro dei contadini ne dell'irrigazione dei campi.

Differenze con altre strutture agricole[modifica | modifica sorgente]

  • Le masserie del Mezzogiorno,si differenziano dalle cascine per:
    • una struttura più imponente e caratterizzata da un numero maggiore di famiglie che vi lavoravano (nella masseria 2-3; nella cascina almeno 4-5 nella Alta Pianura Asciutta ed almeno 10-15 nella Bassa Pianura Irrigua).
    • un numero maggiore d'edifici ed una precisa struttura quadrangolare che ruota attorno alla corte.
    • una agricoltura ricca caratterizzata dall'alternarsi di vari cereali tra loro e con l'allevamento.
    • una struttura capitalistica caratterizzata da una produzione destinata soprattutto alla vendita, un'azienda inserita in un meccanismo di mercato ed una organizzazione specialistica e salariale del lavoro.
  • Un tipo particolare di cascina fu l'aia piemontese, cascina tipica del Piemonte sviluppata intorno a una stretta aia rettangolare. Fa parte dell'architettura vernacolare piemontese ed è sorta spontaneamente. Si differenzia dalla cascina a corte per le sue dimensioni più piccole e per le sue applicazioni in grande scala nella costruzioni di borgate agricole.
  • Rispetto alle case coloniche del centro Italia, ai casolari sparsi del nord-est ed alle fattorie dell'Emilia-Romagna, la cascina ha una struttura plurifamiliare non unifamiliare oltre che essere costituita da più edifici al posto che uno solo. Inoltre la dimensione dell'azienda agricola facente capo alla cascina è almeno 5-20 volte maggiore rispetto a quella del podere.
  • I contadini delle cascine, a differenza di quelli delle masserie e delle case coloniche, usavano normalmente i cavalli come animali da lavoro invece che i buoi.
  • Facendo un confronto con le grandi fattorie americane, la cascina si distingue per la precisa e specifica disposizione degli edifici (comunque più numerosi nella cascina) all'interno del complesso. Inoltre negli Stati Uniti gli edifici agricoli sono costruiti prevalentemente in legno, mentre le cascine sono sempre in muratura. Infine la conduzione delle fattorie americane è uni o bi-familiare e non pluri-familiare come nelle cascine, sebbene le dimensioni delle aziende siano simili (30-65 ettari). (N.B. l'agricoltura americana è molto più meccanizzata).

Cascine e cinema[modifica | modifica sorgente]

Destino di vecchie cascine[modifica | modifica sorgente]

Gli aeroporti milanesi, Taliedo (attivo fino agli anni trenta), Linate e Malpensa, furono costruiti su territori appartenenti a cascine. Per esempio per costruire l'aeroporto di Linate furono espropriate e demolite 7 cascine ed i loro 3 km² di campi furono utilizzati come piste per l'aeroporto. Gli aeroporti di Malpensa e Taliedo prendono il nome dalla cascina principale su cui furono costruite le piste per gli aerei.[14].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Cascina in Treccani.it - Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 25 aprile 2014.
  2. ^ Dato riscontrabile a pag 106 di "Grande Atlante d'Italia De Agostini", ISBN Officine Grafiche, Novara 1989.
  3. ^ Per alcuni è dubbia la sua classificazione come cascina a corte, dato che non c'è la corte. Si tratta soprattutto di una struttura simile a una grossa casa colonica plurifamiliare.
  4. ^ La produzione di riso in Italia è quasi tuta concentrata nelle Province di Vervelli, Novara e Pavia
  5. ^ Fonte: http://www.cascinaveneria.it/infoazienda3.asp
  6. ^ Fonte: "ASSAGO E LE SUE CASCINE NEL TERRITORIO MILANESE"; PARTE I, Assago dalla preistoria alla dominazione austriaca; Paragrafo 11. Alle soglie dell'età moderna: le trasformazioni nel paesaggio agricolo. La cascina. http://www.comune.assago.mi.it/acm-on-line/Home/StoriaeimmaginidiAssago/Lastoria.html
  7. ^ Dati di Coldiretti Lombardia riportati il 20-2-2008 su: VENTIQUATTRO MINUTI, il quotidiano pomeridiano del gruppo "Il sole 24 ore"- Edizione gratuita - Milano.
  8. ^ Mappa distributori automatici nella Provincia di Milano
  9. ^ Cartina localizzazione cascine a corte in Italia
  10. ^ Come riporta l'articolo di Giorgio Maimon a pag. 19 su VENTIQUATTRO MINUTI, il quotidiano pomeridiano del gruppo "Il sole 24 ore"- Edizione gratuita - Milano del 09-02-2009: Il Comune di Milano ha entro i limiti della città 144 Cascine, la stragrande maggioranza delle quali situate in quello che era il circondario della città, il resto nei quartieri che un tempo erano comuni autonomi.
  11. ^ Grande Atlante d'Italia De Agostini, Officine Grafiche, Novara 1989, pp. 106-107.
  12. ^ Grande Atlante d'Italia De Agostini, ISBN Officine Grafiche, Novara, 1989, pp. 107, riporta che un ettaro di terreno agricolo di un'azienda agricola a conduzione capitalista era di 596 lire annue, contro le 259 della media italiana e delle 100 dei latifondi meridionali.
  13. ^ Il luogo in cui è ambientato il film è la cascina "Corte delle Piacentine" situata a Roncole Verdi di Busseto in Provincia di Parma. È da notare che questa provincia non è normalmente luogo di cascine, infatti la "Corte delle Piacentine" è un'eccezione rispetto alle strutture agricole della zona.
  14. ^ [1]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Cascina in Treccani.it - Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  • Cesare Saibene, La casa rurale nella pianura padana e nella collina lombarda, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Ricerche sulle dimore rurali in Italia, Vol. 15, Leo S. Olschki - Editore, Firenze 1955
  • Antonio Saltini La corte colonica nel Ferrarese Fondazione Carife

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