Inconscio collettivo

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« [...] al mondo effimero della nostra coscienza essi comunicano una vita psichica sconosciuta, appartenente ad un lontano passato; comunicano lo spirito dei nostri ignoti antenati, il loro modo di pensare e di sentire, il loro modo di sperimentare la vita e il mondo, gli uomini e gli dei. L'esistenza di questi stati arcaici costituisce presumibilmente la fonte della credenza nella reincarnazione e nella credenza di "vite anteriori" »
(Carl Gustav Jung, 1939, p.278)

Inconscio collettivo è un termine della psicologia analitica coniato da Carl Gustav Jung. L'inconscio collettivo, in opposizione all'inconscio personale, è condiviso da tutti gli uomini e deriva dai loro comuni antenati[1].

Indice

Definizione [modifica]

L'inconscio collettivo, secondo Jung, rappresenta un contenitore psichico universale, vale a dire quella parte dell'inconscio umano che è comune a quello di tutti gli altri esseri umani. Esso contiene gli archetipi, cioè le forme o i simboli che si manifestano in tutti i popoli di tutte le culture. Gli archetipi esisterebbero prima dell'esperienza e in questo senso sarebbero istintivi. I critici hanno però affermato che questa è una visione etnocentrica, che universalizza gli archetipi culturali europei in archetipi di tutta l'umanità.

In altri termini si potrebbe dire che l'inconscio collettivo è la struttura della psiche dell’intera umanità, sviluppatasi nel tempo ed è suddivisibile in inferiore, medio e superiore. L’inferiore è legato alle radici arcaiche, al passato dell’umanità; il medio è costituito dai valori socio-culturali in questo attuale momento; il superiore è invece relativo ai valori, alle potenzialità, alle mete future dell’umanità.

Propugnatori del modello Junghiano, caratterizzati da un minor misticismo, sostengono che l'inconscio collettivo può essere adeguatamente immaginato come emergente in ciascun individuo dall'istinto condiviso, dall'esperienza comune e dalla cultura condivisa. Il processo di naturale generalizzazione nella mente umana unisce questi tratti ed esperienze comuni in un substrato dell'inconscio pressoché identico.

Ad esempio, ci si potrebbe aspettare che l'archetipo della "grande madre" sia il medesimo con poche variazioni in tutte le persone, poiché tutti i bambini condividono l'aspettativa interiore per un individuo che si prenda premurosamente cura di loro (istinto umano); ogni bambino sopravvive perché ha avuto una madre o un suo surrogato; e pressoché ogni bambino è condizionato dell'idea fornitagli dalla società di quello che una madre dovrebbe essere (cultura condivisa). L'insieme di tutti questi effetti potrebbe essere la fonte della figura condivisa, o archetipo, che sembra essere la stessa nei sogni di molte persone.

Che la connessione dell'individuo all'inconscio collettivo sorga per ragioni materiali o mistiche, il termine inconscio collettivo descrive un'importante caratteristica comune osservata nei sogni di differenti individui. Fu semplicemente formulata da Jung come modello esplicativo.

L'inconscio collettivo nelle opere di Jung [modifica]

Nei suoi primi scritti, Jung denominò questo aspetto della psiche "inconscio collettivo", termine che in seguito mutò in quello di "psiche oggettiva".
La psiche oggettiva può essere considerata tale per due ragioni:

  • È comune a tutti
  • Restituisce un senso migliore del sé ideale di quanto non faccia l'ego o il sé cosciente. Dirige il sé, attraverso archetipi, sogni e l'intuizione e guida la persona a commettere errori con uno scopo. Spinge così la psiche verso l'individuazione o l'auto-realizzazione.

Nel capitolo "Definizioni" del lavoro iniziale Psychological Types, alla voce "collettivo" Jung cita representations collectives, termine coniato da Levy-Bruhl nel suo libro del 1910 How Natives Think. Jung indica che è ciò che egli intende quando parla di inconscio collettivo. Resta da chiedersi se sia stato Jung il primo a formulare tale concetto o l'abbia tradotto dall'antropologia culturale, rielabolandone il significato con i propri contenuti.

L'inconscio collettivo nella fiction [modifica]

Partendo dal presupposto che il concetto di inconscio collettivo junghiano ha ben poco a che fare con la seguente elencazione, ecco una breve lista dei casi nei quali, nella fiction, si è utilizzato (anche a sproposito) il termine "inconscio collettivo":

Nella serie televisiva Star Trek - Voyager, l'equipaggio incontra una razza aliena che li colloca tutti in un enorme sogno condiviso. Il personaggio Sette di Nove descrive questo come "inconscio collettivo".

Nei giochi PlayStation Persona 2: Innocent Sin e Persona 2: Eternal Punishment, si discute di inconscio collettivo.

Nei giochi PlayStation 2 della serie Xenosaga l'inconscio collettivo ricopre un ruolo molto importante nella trama.

Nei giochi PlayStation 3 della serie Assassin's Creed il protagonista, con l'ausilio di un macchinario sofisticato, riesce a risalire alla memoria di un suo antenato, conservata nel suo stesso DNA. Ciò si riallaccia alla convinzione di Jung che al momento della nascita, nell'inconscio di ogni individuo, sono presenti impostazioni psichiche che si trasmettono in modo ereditario.

L'inconscio collettivo è l'argomento di una delle discussioni nel film, Waking Life.

Nel romanzo di Douglas Adams La vita, l'universo e tutto quanto, il gioco del Cricket è un ricordo "inconscio collettivo" delle Guerre Krikkit.

Nel gioco Half Life 2, è evidente che la razza aliena dei Vortigaunt abbia una coscienza collettiva o "Hive mind".

Il fan club ufficiale della band Tool si chiama "Collective Unconscious".

L'anime Serial Experiments Lain fa riferimento all'inconscio collettivo.

Nel Romanzo di Diego Cugia "Il mercante di fiori" il protagonista (Alex) e lo psicologo ottantenne (Omar) parlano di "coscienza collettiva" in riferimento alle capacità del mercante di fiori.

Nel Romanzo di Adam Fawer "Improbabile" si fa ampio riferimento all'inconscio collettivo.

Nel Romanzo di Valerio Evangelisti "Cherudek" parte importante della trama fa riferimento agli archetipi ed all'inconscio collettivo. Cenni su di essi si possono trovare in altri libri dell'autore, appartenenti alla saga dell'inquisitore Eymerich.

Voci correlate [modifica]

Note [modifica]

  1. ^ Lawrence A. Pervin, Oliver P. John - La scienza della personalità - Edizione italiana a cura di Claudio Sica - p. 149 - Raffaello Cortina Editore.

Bibliografia [modifica]

  • Jung, Carl. The Development of Personality
  • Jung, Carl. "Psychic conflicts in a child.", Collected Works of C. G. Jung, 17, Princeton University Press, 1970. 235 p. (p. 1-35).
  • Whitmont, Edward C. (1969). The Symbolic Quest. Princeton University Press.
  • Gallo, Ernest. "Synchronicity and the Archetypes," Skeptical Inquirer 18 (4), Summer 1994.

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