Navigli (Milano)

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Navigli del Milanese e del Pavese
Il Naviglio Grande

I Navigli[1] sono un sistema di canali irrigui e navigabili, con baricentro Milano, che metteva in comunicazione il lago Maggiore, quello di Como e il basso Ticino aprendo al capoluogo lombardo le vie della Svizzera e dell'Europa nordoccidentale, dei Grigioni e dell'Europa nordorientale e, infine, quella del Po verso il mare. Col regime regolare delle acque dei navigli si irrigarono e resero produttive vastissime aree, collegandosi con l'opera di bonifica iniziata dai monaci delle abbazie a sud della città già nel X secolo. La costruzione dell'intero sistema è durata dal XII al XIX secolo. La Cerchia dei Navigli, o fossa interna, rappresentava la "cerniera" cittadina che consentiva il funzionamento del sistema nel suo complesso.

I navigli che fanno parte del sistema dei Navigli milanesi sono:

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il collegamento con il mare[modifica | modifica sorgente]

La foce della Vettabbia nel Lambro. Passava da qui, secondo alcuni storici, il primo collegamento di Milano con il mare

Alla storia del sistema come l'intendiamo oggi, c'è una doverosa premessa, perché la deviazione di corsi d'acqua e lo scavo di canali artificiali iniziò a Milano assai prima[Quando? E prima di quando?]. La città sorge al centro della fascia delle risorgive tra Ticino e Adda[2][3] in un'area ricchissima d'acque che defluiscono tutte a sudest. È fondata, secondo Tito Livio,[4] da Belloveso, principe dei Biturgi, durante il regno di Tarquinio Prisco, nel 590 a.C. in un luogo pianeggiante e asciutto adatto alle grandi adunate di preghiera (medelhen, santuario):[5] gli unici corsi d'acqua riferibili all'area dei pochi ritrovamenti archeologici del periodo sono il Nirone, che ha le sue sorgenti nella parte nordorientale dell'attuale città (piazzale Firenze) e il Rile de Crosa o Mollia che raccoglieva alcune rogge provenienti da nord.[6][7]

Nel 222 a.C. i Romani conquistano Milano e la città si allarga accrescendo il proprio fabbisogno idrico. Il Seveso è il fiume che transita più vicino alle mura e ancora in epoca repubblicana viene in parte deviato verso la città.[8] Per scaricare le sue acque esauste viene costruito il primo canale artificiale milanese, la Vettabbia che sfocia nel Lambro a Melegnano.

Giunto grosso modo all'altezza dell'attuale via Larga, a causa di una depressione naturale, il Seveso formava un ampio bacino (ne sarebbero tra l'altro testimoni antichi toponimi come via Poslaghetto e via Pantano): qui vi sarebbe stato il "porto di Milano" in comunicazione, tramite la Vettabbia appunto, con il Lambro, il Po e quindi il mare. Di questo collegamento fa menzione nell'XI secolo Landolfo Seniore nella sua Historia Mediolanensis, mentre una "patente" di Liutprando re dei Longobardi 690-740 parla di un porto tra Lambro e Po. Ancora a favore della tesi, due ritrovamenti, uno in piazza Fontana e l'altro in via Larga, di un lungo manufatto romano (un pavimento litico su palafitte) che appare come una banchina portuale. Il materiale, costituito da lastre in serizzo di due metri e mezzo e pali di rovere, è conservato al Civico Museo di Storia naturale.[9] Da ultima, una considerazione sulla deviazione dell'Olona dal suo alveo naturale fino alla confluenza con la Vettabia che pare del tutto superflua se non fatta per arricchire la portata di quest'ultima a favore della sua navigabilità.

Fosse e navigli di Milano
Le mura romane di Milano
In rosso il tracciato delle mura repubblicane, in blu quello delle mura massimiane

La deviazione dell'Olona[modifica | modifica sorgente]

La deviazione dell'Olona, che diventerà particolarmente importante prima con l'alimentazione della fossa difensiva del XII secolo e successivamente con la realizzazione dei navigli, parte da Rho, dove il fiume viene indirizzato in un alveo artificiale nel Lombra e poi da questo ripreso per portarne le acque a Milano, col nome di Vepra. Nei pressi delle mura romane, incontra il Nirone, che ne esce come canale evacuatore (lungo l'attuale via Torino fino al Carrobbio) e poco più o ovest la Vettabia in cui confluisce. Non sappiamo come fosse regolato questo intricato nodo idrografico che prefigura quello che si proporrà con la realizzazione della darsena alla fine del XV secolo. Sappiamo però che il Nirone proseguiva fino a incontrare il Lombra costituendo il Lambro meridionale o, come fu detto per secoli, il Lambro Merdario, non un volgare dispregiativo ma un qualificativo della funzione, destinato a irrigare e fertilizzare i territori a sud della città.

Il fossato della Milano Romana era alimentato a est dal Seveso e a ovest dal Nirone e dal Mollia: percorreva le vie Montenapoleone, Durini, Verziere, Delle Ore, Pecorara, Da Cernobbio, Maddalena, Cornaggia, Stampa attraversava via Circo, costeggiava via Cappuccio, via Nirone, Corso Magenta, Via San Giovanni sul Muro, Largo Cairoli, Via Cusani, Dell'Orso, Monte di Pietà, per defluire nella Vettabbia fra Porta Lodovica e Porta Ticinese.

La Fossa Interna a Milano[modifica | modifica sorgente]

Tutta la storia iniziò nel 1152, quando Guglielmo da Guintellino, un ingegnere militare genovese al servizio di Milano, fece costruire un canale difensivo da Abbiategrasso a Landriano, sul Lambro.[10] La lunga contesa tra Milano e il Barbarossa era agli inizi e Pavia era alleata dell'imperatore e il canale doveva proteggere Milano proprio dalle incursioni dei pavesi. È tra il 1156 e il 1158 che lo stesso Guglielmo da Guintellino fa erigere i bastioni della città e dal fossato da cui si era estratta la terra per innalzarli, si crea la fossa che sarà allagata e che diventerà, dopo più di due secoli, navigabile e che sarà "interna" solo dopo la costruzione delle Mura spagnole nel XVI secolo. Distrutta nel 1158 ad opera del Barbarossa fu prontamente ricostruita per essere nuovamente distrutta quattro anni dopo sempre dal Barbarossa. Il tracciato del fossato ricostruito nel 1167 corrisponde alle attuali vie Fatebenefratelli, Senato, San Damiano, Visconti di Modrone, Francesco Sforza, Santa Sofia, Molino delle Armi, De Amicis, Carducci, Piazza Castello e via Pontaccio. Nel 1171 venne costruita una chiusa fra P.ta Ticinese e la Pusterla di S. Eufemia per regolare l'acqua nella fossa e controllarne il deflusso nella Vettabbia.

Evoluzione dei Navigli dal XII al XX secolo[modifica | modifica sorgente]

Di seguito una breve storia dell'evoluzione del sistema dei navigli milanesi. In blu sono indicati i canali irrigui, in giallo i navigli costruiti durante il periodo storico ed in rosso i navigli preesistenti.

La Vettabbia in via Calatafimi, nel 1880. Costruita dai romani, secondo la Chronica Mediolanensis era navigabile fino al Lambro e da questo, via Po, si raggiungeva il mare.
Navigli alla metà del XII secolo

Navigli alla metà del XII secolo[modifica | modifica sorgente]

Con le invasioni barbariche le strutture idrauliche caddero in disuso e gran parte dei territori tra Milano e Pavia si ricoprirono di boschi, acque stagnanti e terre incolte. Nella prima metà del XII secolo era già cominciata la paziente opera di bonifica da parte dei monaci cistercensi[11] che riattivarono l'irrigazione, recuperando le strutture romane come la Vettabbia, e successivamente rettificarono il Ticinello, il fossato di frontiera che i milanesi avevano derivato dal Ticino per difendersi da Pavia. Qualche decennio più tardi, si affiancarono i Benedettini[12] e gli Umiliati, un movimento religioso con aderenti chierici e laici, seguitissimo a Milano, che diffuse rigidi costumi e un'indefessa vita di lavoro e comunità che univano al recupero delle terre la trasformazione dei prodotti.

Stabilizzata la pace con l'impero, Milano accentua il suo dominio su un territorio sempre più vasto. Nel 1177 (1179?) a Tornavento sul Ticino iniziano i lavori per la derivazione di un canale verso Milano: non più un'opera difensiva, ma una grande infrastruttura civile. Forse pensata per irrigare vaste estensioni di terra o forse già concepita come canale navigabile o per entrambe le cose: gli storici non hanno, su questo, un'opinione univoca.

Navigli nel XIII secolo

Navigli nel XIII secolo[modifica | modifica sorgente]

Il laghetto di Santo Stefano, accanto alla Ca' Granda

All'inizio del XIII secolo vennero derivate anche le acque dell'Adda nel canale della Muzza per scopi irrigui. L'opera lunga e complessa, che non toccava minimamente gli interessi milanesi, risultò di grande importanza per Lodi e il Lodigiano. In questa epoca si diffuse fra i proprietari residenti in pianura la consuetudine di lasciar scorrere nei propri terreni le "altrui acque" utilizzandole anche per far muovere le ruote idrauliche (mulini, torcitoi e altri opifici). Oltre alle funzioni irrigue in questo periodo sul Naviglio Grande si intensificarono quelle di navigazione, prima a tratti e poi sull'intero percorso: nel 1211 il canale (ora noto come Navigium de Gozano) era giunto a Milano, precisamente a Sant'Eustorgio vicino a porta Ticinese, e nel 1272, dopo i lavori ordinati da Beno de' Gozzadini, reso completamente navigabile.[13]

Risale al 1386 la posa della prima pietra del Duomo al quale Gian Galeazzo Visconti aveva destinato i marmi ricavati dalle cave di Candoglia sul Toce, quasi al suo sbocco nel Lago Maggiore. La pietra e gli altri materiali da costruzione giungevano a Milano per via d'acqua, ma ancora lontani dalla destinazione.[14] Si scavò un approdo (laghetto di Santo Stefano) il più vicino possibile al cantiere, lungo la fossa resa navigabile e a questa si collegò il naviglio. Si poneva però il problema del superamento del dislivello fra i due corsi d'acqua; si ricorse dapprima a un meccanismo complesso, lento e costoso che con la temporanea costruzione di una diga a valle dei barconi transitati, impedisse il regolare deflusso e alzasse il livello del bacino a monte, sospendendo nel frattempo ogni emissione d'acqua a scopi irrigui, suscitando problemi e rimostranze. Furono due ingegneri della Fabbrica del Duomo, Filippino degli Organi e Aristotele Fioravanti a risolvere il problema mettendo a punto una conca permanente, la prima al mondo. È la Conca di Viarenna, ma siamo già nel 1438. Nello frattempo (1359) fu costruito il Navigliaccio, aperto a spese pubbliche servì ad irrigare il parco del Castello di Pavia di Galeazzo II e un altro aqueducto portò le acque dell'Adda al castello di Porta Giovia a Milano per bagnare un altrettanto grandioso giardino.[15]

Navigli nell'anno 1457

Navigli nell'anno 1457[modifica | modifica sorgente]

La conca di Viarenna, la prima realizzata al mondo, fotografata nel 1890
Una delle 12 conche del naviglio di Bereguardo, non più navigato dal 1820.

L'anno della svolta decisiva fu il 1457. Dopo la caduta dei Visconti e la breve parentesi della Repubblica Ambrosiana, era duca Francesco Sforza. Fu lui ad ordinare la costruzione del Naviglio della Martesana (già decretata nel 1443 da Filippo Maria Visconti, ma mai intrapresa) e ad imprimere il passo giusto ai lavori per completare quello di Bereguardo (iniziato nel 1420). Il disegno era ambizioso, collegare l'Adda a Milano e, tramite la cerchia dei Navigli della città, l'Adda al Ticino: la Martesana fu il primo canale programmato in funzione della navigazione e dell'irrigazione progettato dall'architetto idraulico Bertola da Novate. Allo stesso architetto venne anche commissionata la direzione dei lavori di Bereguardo[16] anch'esso studiato, oltre che per l'irrigazione delle campagne, per permettere la navigazione. Le difficoltà di superare il dislivello fra il terrazzo ed il fiume impedirono il completamento fino alla riva del Ticino.

In questo periodo di grandi realizzazioni idrauliche giunse a Milano Leonardo da Vinci[17]. Non fu l'inventore delle conche,[18] come qualcuno erroneamente ancora pretende, ma ne perfezionò la tecnica ed impiegò per primo, nella lettura e nello studio dei corsi d'acqua, la prospettiva a volo d'uccello.

Era duca di Milano Lodovico il Moro quando il collegamento tra Martesana e fossa interna fu realizzato nel 1496 e Leonardo era ancora a corte, ma non fece a tempo a elaborare progetti per realizzare un canale che superando le rapide dell'Adda consentisse il congiungimento diretto con il Lario. Li compilò e li consegnò nel 1518 a Francesco I che nel 1500, sconfitto il Moro, si era impadronito del ducato. Erano troppo arditi per l'epoca e ci vollero quasi due secoli per aprire il Naviglio di Paderno e più di due per collegare Milano a Pavia.

Navigli nel XVIII e XIX secolo

Navigli nel XVIII e nel XIX secolo[modifica | modifica sorgente]

Il laghetto di san Marco in una foto del 1920. Era la "darsena" della Martesana.
Il canale Villoresi a Lainate

Per la realizzazione del Naviglio di Paderno, Francesco I donò alla città diecimila ducati. I tentativi furono numerosi e non riusciti: particolarmente drammatico quello dell'architetto, idraulico e pittore Giuseppe Meda, conclusosi con la morte del progettista (1591) che aveva immaginato una conca (il castello d'acqua) con un salto di ben 18 metri.[19]. Il Naviglio di Paderno sarà reso navigabile soltanto nel 1777 e quello Pavese nel 1819. Entrambi, per un capriccio della sorte, saranno inaugurati da viceré austriaci.

Si è detto della Muzza e va sottolineato come il canale nella sua secolare evoluzione sia stato protagonista prima nella bonifica di terre altrimenti paludose e non coltivabili e poi nella loro irrigazione: era un ramo morto dell'Adda ed è, ancora oggi, il canale con la maggiore portata sul territorio nazionale.

Il canale Villoresi, ultimo nato tra i corsi d'acqua di cui ci occupiamo, ha cambiato e resa redditiva l'intera agricoltura dell'Alto Milanese e, da solo, irriga una superficie superiore a quella dei tre navigli milanesi messi assieme. Il suo incile alla diga del Panperduto a Somma Lombardo, sul Ticino, ha cambiato quello del Naviglio Grande che ora nasce praticamente dal canale industriale che esce com il Villoresi dal Panperduto e alimenta tre centrali idroelettriche e raffredda la centrale termoelettrica di Turbigo[20]

La Cerchia dei Navigli[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cerchia dei Navigli.

Il 3 marzo 1928 viene chiesto al Ministero dei Lavori Pubblici, con esito positivo, il permesso di copertura della cosiddetta "fossa interna", ossia del tratto di naviglio da Piazza San Marco fino a Porta Genova. La decisione era motivata da nuove necessità viabilistiche ed igieniche, date dagli scarichi abusivi degli immobili adiacenti nella fossa interna anziché nella rete fognaria. La copertura dei navigli negli anni avvenne tra il 1929 e il 1930, creando un anello di strade che ne prese il posto e che fu chiamato Cerchia dei Navigli, il quale, snodandosi dalla Stazione nord a piazza Castello, via Pontaccio,[21] San Marco, via Fatebenefrarelli, piazza Cavour, via Senato, via San Damiano, via Visconti di Modrone, via Francesco Sforza, via Santa Sofia, via Molino delle Armi, via de Amicis e via Carducci per ritrovarsi a fianco della stazione Nord in piazza Cadorna, divenne la circonvallazione interna di Milano, benché già all'epoca venisse definito "cappio al collo", anziché "anello", per via del suo brevissimo raggio, che portava il traffico automobilistico in centro città[22]. La spesa da parte del Comune per la copertura fu di oltre 27 milioni di Lire. Visconti di Modrone risparmiò sulle spese di miglioria, riducendole del 18%[23]. In realtà, il percorso navigabile non coincideva in tutto e per tutto con quello stradale, ma aveva un tracciato che da porta Nuova, attraverso la conca delle Gabelle,[24] quella di san Marco, il laghetto e la via omonima, raggiungeva all'inizio di Fatebenefratelli il canale che circumnavigava la città in senso orario (acque discendenti) fin a Via De Amicis: da qui, il naviglio del Vallone piegava all'esterno (ansa verso sinistra) e discendeva, attraverso la conca di Viarenna, fino alla darsena di porta Ticinese per raggiungere i navigli Grande e Pavese.[25] Quest'ultimo tratto fu coperto qualche anno più tardi ed è proprio quello che oggi si vorrebbe riaprire come monumento vivente alla straordinaria epoca che la città ha vissuto grazie ai suoi navigli.[26]

Lavori di copertura del naviglio alla conca di via Senato (porta Orientale)
Dalla Cerchia dei navigli verso la conca di Viarenna
Il naviglio in via Fatebenefratelli, scendendo da San Marco
Le acque dei navigli sono sotto accusa per la sporcizia, ma si continua a pescare (1910)
Il ponte che scavalca la cerchia in via De Amicis, all'altezza di via Cesare Correnti e corso Genova

L'arco di cerchio mancante a completare l'intero percorso, in quanto non asservito alla navigazione, ebbe una storia diversa legata in qualche modo alle vicende del Castello Sforzesco (di porta Giovia), al suo fossato e alle molte trasformazioni che esso subì nei secoli. Fino a quando la fossa interna fu puramente difensiva,[27][28] il fossato del castello ne era parte integrante. Da nord l'acqua scendeva per via Pontaccio e si incanalava con quella proveniente da rogge, fontanili e fonti che sgorgavano nell'area attorno all'attuale Arena che cingevano il castello arricchendosi con altre provenienti da nord ovest (l'attuale area di Musocco). Uscivano dal castello dal vertice meridionale e, attraverso la spianata dell'attuale piazza Cadorna (stazione Nord) si incanalavano per via Carducci. La storia racconta che lungo questo percorso si inoltrasse la "Magna", la reggia galleggiante di Filippo Maria, l'ultimo duca della dinastia dei Visconti, figlio cadetto di Gian Galeazzo. Aveva ereditato un regno e un esercito per la quasi contemporanea morte del fratello Giovanni Maria e del condottiero Facino Cane, di cui sposò la matura vedova: fu buon governante, ma superstizioso, crudele e terrorizzato dalle possibili congiure a suo danno e si spostava tra i castelli di Milano, Abbiategrasso Cusago[29] e Pavia solo per via d'acqua, per affari di stato o semplicemente per raggiungere le sue amanti (numerose malgrado la salute malferma e un corpo che lo sosteneva a malapena). Dapprima su percorsi incerti per rogge e canali che discendevano fino al Naviglio Grande[30], poi dal 1445 attraverso la conca di Sant'Ambrogio, appositamente costruita nell'attuale via Carducci (ramo Vercellino), e la conca di Viarenna.

Il primo documento ufficiale a parlare di copertura dei navigli è stato il Piano Regolatore Generale di Milano (piano Beruto) approvato nel 1884: ci vollero quasi cinque decenni perché si avviassero i lavori che però, una volta partiti, marciarono speditamente. La città ne giovò in ammodernamento, ma cambiò completamente fisionomia e perse il suo volto di "città d'acqua". Da Luca Beltrami[31] a Riccardo Bacchelli[32][33] a Empio Malara,[34] molti commentatori hanno sostenuto che il cambiamento e l'adeguamento alle esigenze di mobilità e di sviluppo si sarebbero potute ottenere senza stravolgere la personalità stessa della città. A intervalli di tempo si riparla di una possibile riapertura dei navigli, l'ultima proposta è avvenuta in occasione dei preparativi per l'Expo 2015[35]. La mancanza di mezzi economici ha sempre bloccato lo sviluppo di ogni seria proposta di ripristino, anche parziale, delle vie d'acqua cittadine

conca-località[36] distanza km salto m
Tombone di San Marco 0,000 0,000
Dell'Incoronata 0,068 1,300
Grande di San Marco 0,704 1,703
Del Ponte Marcellino 0,167 0,409
Di Porta Orientale 0,310 0,749
Di Viarenna 3,254 1,483
Totale 5,090 ---
Totale salti --- 5,834
Discesa fondo --- 2,116
Dislivello totale --- 7,950
Ramo Vercellino 1,195 0,055

Navigli come zona di Milano[modifica | modifica sorgente]

Navigli è anche il nome della zona di Milano, di forma triangolare, delimitata dal Naviglio Grande e dal naviglio Pavese che ha come vertice la darsena di porta Ticinese e che copre una buona parte del quadrante sudoccidentale della città.

I navigli nell'arte[modifica | modifica sorgente]

Riaprire i Navigli[modifica | modifica sorgente]

La Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano ha condotto, dal 2008 al 2010, degli studi relativi alla possibilità di riaprire i Navigli. Il professore Roberto Biscardini e l’architetto Andrea Cassone hanno riportato questi studi nella pubblicazione “Riaprire i Navigli si può”, edito dalla casa editrice Biblion Edizioni, Milano, 2012. Il progetto si pone l’obiettivo di riaprire i Navigli a Milano, ripristinando l’antica connessione tra il Naviglio Martesana, da Cassina de’ Pom, nel punto in cui il Naviglio Martesana oggi si infossa sotto via Melchiorre Gioia, verso la Conca dei Navigli fino alla Darsena di Porta Ticinese. Esso prevede la realizzazione di un nuovo canale, lungo via Melchiorre Gioia e lungo la “fossa interna”, di otto chilometri, da realizzare prevalentemente all’interno del vecchio alveo, per garantire il ripristino della continuità idraulica della rete e dei Navigli lombardi. L’idea generale del progetto è stata presentata per la prima volta nella sua complessità e unicità, in coincidenza con la presentazione del volume “Riaprire il Naviglio si può” il 15 marzo a Milano alla presenza del sindaco Giuliano Pisapia. Il progetto è stato ulteriormente illustrato in molti incontri pubblici e in particolare si cita il convegno tenuto il 20 ottobre del 2012 al Teatro Puccini di Milano dal titolo “Riaprire i Navigli. Un grande progetto per Milano, la Lombardia e i suoi paesaggi”, il 15 giugno del 2013 presso la sala Alessi del Comune di Milano con il titolo “Rifacciamo Milano con l’acqua” e l’8 febbraio 2014 a Milano a Palazzo Morando nell’ambito della mostra di Arnaldo Chierichetti con il titolo: “L’immagine dei Navigli tra passato e futuro”. Attualmente l’associazione sta predisponendo il volume: “Milano, nuova città sui Navigli – Criteri di indirizzo per la progettazione e la realizzazione delle opere.”

Il tracciato[modifica | modifica sorgente]

La Martesana da Cassina de’ Pom dovrà proseguire lungo via Melchiorre Gioia, attraversare i Bastioni di Porta Volta poi proseguire verso via San Marco, Via Fatebenefratelli, via Senato, via San Damiano, via Via Visconti di Modrone, via Francesco Sforza, via Santa Sofia, via Molino delle Armi, via De Amicis, via Conca del Naviglio, fino alla Darsena. Naturalmente saranno salvaguardati gli attuali attraversamenti stradali veicolari ed altri pedonali potranno essere realizzati.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La parola naviglio deriva dal latino navigium, imbarcazione, indicando quindi, strictu senso, un canale navigabile, ma in Lombardia e nel Milanese in particolare la distinzione non è mai stata rigida, probabilmente per il fatto che tutti i canali del sistema ebbero, fino dall'origine, sia la funzione irrigatoria sia quella di navigazione, così che nella pratica locale naviglio e canale sono diventati sinonimi.
  2. ^ La fascia delle risorgive accompagna tutta l'alta pianura padana da ovest a est
  3. ^ La fascia delle risorgive
  4. ^ Storia di Roma dalla fondazione
  5. ^ Oggi questa sovrapposizione celtica agli Insubri precedentemente stanziati è messa in dubbio da diversi storici
  6. ^ San Mamete, Maderno, San Momaso e fontanile Moro
  7. ^ Questi riferimenti, come i successivi riguardanti la Milano romana, sono tratti dalla "Ricostruzione idrografica dell'area milanese" fatta nel 1911 dall'ingegnere Felice Poggi, progettista della rete idrica e di quella fognaria della città
  8. ^ Una seconda deviazione sarà operata più o oriente in età imperiale per alimentare direttamente le Terme Erculee
  9. ^ www.comune.milano.it/museostorianaturale/ Siloteca Cormio
  10. ^ Prima da Abbiategrasso a Landriano
  11. ^ Abbazia di Morimondo e Abbazia di Chiaravalle
  12. ^ Abbazia di Viboldone
  13. ^ Il linciaggio del podestà
  14. ^ I "privilegi della Fabbrica del Duomo
  15. ^ Prima il Navigliaccio e Bereguardo
  16. ^ I carichi più impegnativi che dovevano risalire il dislivello erano quelli di sale, di cui Milano si approvvigionava in Adriatico
  17. ^ A Milano (1482-1500
  18. ^ Il contributo di Leonardo
  19. ^ Milano Di Giuseppe De Finetti, Giovanni Cislaghi, Mara De Benedetti, Piergiorgio Marabelli
  20. ^ Microsoft PowerPoint - panperduto sito.ppt
  21. ^ Secondo la carta idrografica di Milano del Collegio degli Ingegneri del 1884, il tratto che storicamente si attribuisce a via Pontaccio scorreva in via Fiori Chiari e raggiungeva il castello per rogge secondarie
  22. ^ http://books.google.it/books/about/Urbanistica_a_Milano_in_regime_fascista.html?id=fcxnQgAACAAJ&redir_esc=y
  23. ^ "Urbanistica a Milano in regime fascista", a cura di Dario Franchi e Rosa Chiumeo (Firenze, 1972)
  24. ^ La descrizione qui riportata è quella successiva all'allacciamento col naviglio della Martesana e coincide con la copertura novecentesca
  25. ^ Un progetto, approvato, per un'alternativa alla darsena esisteva dal 1917 Porto di Mare Milano
  26. ^ http://www.amicideinavigli.it/conca%20viarenna.htm
  27. ^ La trasformazione avvenne durante il ducato di Gian Galeazzo Visconti, prima con il collegamento al Naviglio Grande e immediatamente dopo con lo scavo del laghetto di Santo Stefano e la decisione di far giungere per quella via i materiali indispensabili alla costruzione del Duomo (1387-1395)
  28. ^ I "privilegi" per la Fabbrica del Duomo
  29. ^ Residenza della sua amante "ufficiale", Agnese del Maino
  30. ^ Si sa dei suoi spostamenti, accuratamente annotati da Pier Candido Decembrio suo biografo, ma non con precisione degli itinerari seguiti
  31. ^ "...così, tra la pubblica indifferenza, si sta compiendo un'opera destinata a modificare il tradizionale aspetto estetico della città e storico di una larga zona della città: vedremo gradatamente ridotta la visione di quel poco verde che ancora rimane nell'ambito delle vecchie mura e non lontano ci sembra il giorno in cui l'unico albero superstite del recinto di Azzone Visconti sarà considerato come una rarità." da il Marzocco, marzo 1929
  32. ^ Quando Milano nascose i suoi Navigli «l'onda impura» cantata da Manzoni
  33. ^ Naviglio interrato, un errore che viene da lontano
  34. ^ http://www.expoholic.it/infrastrutture/eco-barche-e-ponti-girevoli-la-darsena-%C2%ABsogna%C2%BB-il-porto
  35. ^ L'acqua perduta di Milano « Kepos, il giardino
  36. ^ I dati, validi sino alla copertura, sono desunti da "Notizie naturali e civili su la Lombardia" di Carlo Cattaneo, Milano, 1844

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Il sistema dei navigli milanesi e pavesi, Regione Lombardia, a cura del settore coordinamento per il territorio.
  • Giuseppe Bruschetti, Istoria dei progetti e delle opere per la navigazione interna del Milanese, 1824 (da Google libri)
  • Carlo Cattaneo, Notizie naturali e civili su la Lombardia, coi tipi di Giuseppe Bernardoni di Giovanni, Milano, 1844 (da Google libri)
  • Pierino Boselli, "Toponimi lombardi", Sugarco Edizioni, Milano 1977
  • T.Celona-G. Beltrame, I Navigli milanesi, storia e prospettive, Milano, Pizzi editore, 1982.
  • Giorgio Bocca e Enzo Pifferi, Il Duomo, Milano Anno Domini 1386, Editrice E.P.I., Como, 1986
  • Enciclopedia di Milano Franco Maria Ricci Editore, Milano 1997
  • Roberta Cordani (a cura di), I Navigli, da Milano lungo i canali, Edizioni Celip, Milano, 2002
  • Roberta Cordani (a cura di), Milano, il volto di una città perduta, Edizioni Celip, Milano, 2004
  • Vittore e Claudio Buzzi, Le vie di Milano, Ulrico Hoepli editore, Milano, 2005
  • Francesco Ogliari, "Il naviglio che non c'è più", Edizioni Selecta, Pavia, 2009
  • http://www.amicideinavigli.it/notiziario/notizie_aprile%202010.pdf
  • Navigli 1800-1900 Milan Yesterday, LittleItaly edizioni, Milano, 2011

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]