Il posto

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Il posto
Posto-Olmi-01.jpg
Il protagonista in una scena del film
Titolo originale Il posto
Paese di produzione Italia
Anno 1961
Durata 93 min
Colore b/n
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Ermanno Olmi
Soggetto Ermanno Olmi
Sceneggiatura Ermanno Olmi
Produttore Alberto Soffientini
Casa di produzione Titanus, The 24 Horses
Distribuzione (Italia) Titanus
Fotografia Lamberto Caimi
Montaggio Carla Colombo
Musiche Pier Emilio Bassi
Scenografia Ettore Lombardi
Interpreti e personaggi
Premi

Il posto è un film del 1961 scritto e diretto da Ermanno Olmi.

Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, ottenne il Premio della critica e diede notorietà internazionale al suo autore, alla sua seconda regia cinematografica.

Nel 2001 il Bellaria Film Festival (al tempo denominato Anteprimaannozero) ne ha celebrato i quarant'anni.

Il film è stato selezionato anche tra i 100 film italiani da salvare[1].

Trama[modifica | modifica sorgente]

« Per la gente che vive nelle cittadine e nei paesi della Lombardia, intorno alla grande città, Milano significa soprattutto il posto di lavoro. »
(scritta nei titoli di testa)

Nel pieno del boom economico dei primi anni sessanta, un ragazzo di Meda, Domenico, partecipa ad una selezione di lavoro presso una grande azienda di Milano. Vive questo impegno con particolare apprensione a causa della famiglia, che si aspetta da lui che riesca ad ottenere il posto fisso con cui sistemarsi per tutta la vita.

Nel corso delle prove a cui viene sottoposto con gli altri candidati, conosce Antonietta, che si fa chiamare Magalì, trascorre del tempo insieme a lei e nasce una timida intesa fatta di sguardi silenziosi e sorrisi. Vengono assunti entrambi, ma poi assegnati a sedi diverse: lei al reparto dattilografia, in sede centrale, lui al reparto tecnico, in una sede distaccata, e lì, in attesa che si liberi un posto da impiegato, deve accontentarsi di lavorare come fattorino. Ostacolato dai turni differenti, Domenico spera di riuscire a rivederla almeno al veglione di Capodanno organizzato dal dopolavoro aziendale, ma lei non si presenta.

La morte di un impiegato infine libera il posto per lui, che può sistemarsi alla sua scrivania, in fondo ad uno stanzone in mezzo ad altri colleghi, indifferenti o addirittura ostili verso il nuovo arrivato, che riflette sulla vita che lo attende.

Commento[modifica | modifica sorgente]

Olmi descrive con onestà e senso della realtà il mondo del lavoro, in un film che racconta «la presa di contatto di Domenico, ancora integro nella sua fresca disponibilità e intelligenza, col desolato, intristito, squallido mondo impiegatizio».[2] Non fa dell'esplicita denuncia sociale, lascia che sia lo spettatore a riflettere su quale sia il prezzo, concreto e ideale, che il giovane dal volto malinconico e smarrito dovrà pagare per aver conquistato, senza nemmeno troppa fatica, quel posto fisso.

Non si tratta solo di una storia individuale, ma della transizione epocale di un'intera società: «I miei primi film sono storie sulla povertà ma in cui c'è sempre un po' della storia del nostro paese. Il passaggio dalle società contadine a quelle operaie, o da queste alla nuova borghesia. Nel Posto lo si vede bene nella casa di Domenico, una cascina in cui non si lavora più la terra ed è diventata solo un dormitorio per gente che va a lavorare in fabbrica e in città. Tra poco in quelle stalle senza più animali avrebbero messo le Lambrette e le Seicento».[3]

Per il Dizionario Mereghetti, «un film antispettacolare che, con ironica levità, offre un quadro acuto della condizione piccolo-borghese nella Milano degli anni Sessanta, con attenzione e simpatia per il giovane protagonista.» (giudizio di tre stellette su quattro).[4]

Da confrontare, in un percorso sulla rappresentazione del mondo del lavoro nel cinema italiano, con Impiegati (1984) di Pupi Avati e Volevo solo dormirle addosso (2004) di Eugenio Cappuccio.

Cast[modifica | modifica sorgente]

Gli attori protagonisti erano non professionisti. In particolare, Loredana Detto divenne la moglie di Olmi.

Nel ruolo di uno dei due esaminatori del "test psicotecnico" appare il critico cinematografico Tullio Kezich.

Riprese[modifica | modifica sorgente]

I palazzi dell'anonima azienda nel quale viene assunto il protagonista sono quelli della Edison, per la quale Olmi ha lavorato per buona parte degli anni cinquanta realizzando decine di documentari industriali.

Nel film viene anche mostrata piazza San Babila sventrata dai lavori per la costruzione della metropolitana milanese.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Rete degli Spettatori
  2. ^ Morando Morandini, in Lontano da Roma: il cinema di Ermanno Olmi. Firenze, La casa Usher, 1990.
  3. ^ Errore script
  4. ^ Paolo Mereghetti, Il Mereghetti. Dizionario dei film 2000, Baldini Castoldi Dalai, 1999, p. 1403. ISBN 8880897187

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

  • Errore script
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