Lingua lombarda

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Lombardo (Lumbard)
Parlato in Italia Italia
Svizzera Svizzera
Regioni Lombardia Lombardia (esclusa quasi tutta la Provincia di Mantova, l'Oltrepò Pavese nella Provincia di Pavia, e il Casalasco nella Provincia di Cremona)
Piemonte Piemonte (Provincia di Novara e VCO)
Trentino Trentino (parte occidentale)
Ticino Ticino (eccetto Bosco Gurin)
Grigioni Grigioni (Grigioni italiano)
Persone 3,9 milioni
Filogenesi Lingue indoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Italo-occidentali
    Occidentali
     Galloiberiche
      Galloromanze
       Galloitaliche
        Lombardo
Codici di classificazione
ISO 639-2 roa
ISO 639-3 lmo  (EN)
SIL LMO  (EN)
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, art. 1
"Tücc i vèss üman a i nàssen libér e cumpàgn en dignità e driss. Lùur i hinn dutáa dë resün e cunscénza e duarìen agì l'ünn vèrss l'àlter 'n'ünn spirit dë fradelanssa."
Zone in cui viene parlato il lombardo

Il lombardo[1] (nomi nativi lombard, lumbard, lumbaart, codice ISO 639-3 lmo, pronuncia fonetica IPA: /lumˈbaːrt/) è una lingua appartenente al gruppo delle lingue gallo-italiche[2], parlata principalmente in Italia in Lombardia e nella porzione orientale del Piemonte, oltre ai cantoni svizzeri del Ticino e dei Grigioni da almeno 3,9 milioni di persone[3][4].

Diffusione[modifica | modifica wikitesto]

Il primo scritto in lingua lombarda a noi noto è il Sermon divin del 1264. L'autore è Pietro da Barsegapè, nato nella prima metà del Duecento.

La lingua lombarda è distinguibile in sottogruppi linguistici che sono intelligibili fra loro. Tali sottogruppi linguistici (che arrivano ad ovest al Verbano-Cusio-Ossola, al Novararese e ad est fino ad aree occidentali del Trentino) sono poi parzialmente intelligibili con altri gruppi di lingue gallo-italiche, come l'emiliano (in particolare i dialetti piacentino, oltrepadano, tortonese, pavese, parmigiano, e mantovano) e alcune varietà del piemontese (soprattutto l'alessandrino e il vercellese)

Varianti[modifica | modifica wikitesto]

L'insegna di un ristorante scritta in lombardo a Poschiavo nei Grigioni

Le due varietà principali del lombardo sono quella orientale (transabduano o orobico) e quella occidentale (denominata anche nei secoli scorsi cisabduano[5] o insubre[6]), le quali presentano differenze (principalmente fonologiche) piuttosto marcate[7], al punto che potrebbero essere considerate due lingue separate[4]. Differenze di rilievo si trovano anche all'interno del ramo orientale, mentre il ramo occidentale presenta un numero di variazioni minime[8] (principalmente riguardante il gruppo vocalico /o/, /ɔ/ e il passaggio da /ts/ a /s/). Le due varianti assumono poi differenze interne a seconda dei vari luoghi soprattutto nelle località prossime ai confini linguistici, come capita spesso nella Romània continua.

Già dai tempi del Bernardino Biondelli, l'isoglossa principale che spinge ad una separazione fra le varianti orientali e quelle occidentali è determinata dal procedimento di lenizione, il quale interessa esclusivamente il primo dei due gruppi. Tale fenomeno coinvolge principalmente la consonante fricativa /v/ in posizione intervocalica e la sibillante sorda /s/, entrambe ridotte a fricativa aspirata (ma in alcuni casi la /v/ viene eliminata completamente); e quindi il cavàll dell'occidente diventa cahàll o addirittura caàll ad oriente. Alla stessa maniera, la parola che corrisponde all'italiano 'sopra' è resa come sura a occidente ma come hura ad oriente. Nelle varianti occidentali questo processo di debucalizzazione è sconosciuto, mentre la soppressione totale del suono /v/ è attiva solo in un numero minore di contesti, e precisamente in posizione intervocalica se preceduta da /u/ in parole che terminano con vocale tonica, come lavurà ('lavorare'), druvà ('usare') spesso pronunciate laurà druà.

Va comunque detto che l'analisi storica delle due varianti rivela due realtà linguistiche meno divergenti di quanto non si ritenga di solito, sebbene le due abbiano poi seguito sviluppi in direzioni diverse. Per esempio, una caratteristica che viene spesso citata come differenza principale fra variante orientale ed occidentale è la lenizione delle plosive in fine di parola, con la conseguenza che le parole che ad occidente sono spesso pronunciate lett e fred (letto, freddo) diventano leč e freǧ ad oriente. Questa caratteristica è però storicamente legata alla lingua lombarda in generale, anche se alcune delle varianti occidentali (essenzialmente il milanese) l'abbandonarono ai primi dell'Ottocento; una scelta che il Biondelli vede come un avvicinamento del lombardo occidentale al toscano (e dunque all'italiano.

Il lombardo occidentale[modifica | modifica wikitesto]

Suddivisione dei vari dialetti lombardi occidentali

Le varianti dialettali principali del lombardo occidentale, secondo la suddivisione tradizionale, sono le seguenti:

Questa suddivisione è quella più riconosciuta a livello linguistico anche se esistono diverse altre versioni che individuano altre varianti del Lombardo occidentale a nord di Milano. Infatti in ogni cittadina, paese, frazione o borgo, si parla una tipica variante dialettale locale, con differenze a volte minime e quasi impercettibili, altre volte più marcate, rispetto agli abitati circostanti.

Il municipio di Livigno (SO) con la scritta in lombardo livignese, molto influenzato dal romancio

Il lombardo orientale e alpino-orientale[modifica | modifica wikitesto]

Le varianti dialettali principali del lombardo orientale e alpino-orientale, secondo la suddivisione tradizionale, sono le seguenti.

Il lombardo meridionale[modifica | modifica wikitesto]

In parte della Lombardia meridionale si estende il continuum dialettale emiliano-romagnolo[9], pertanto, secondo la classificazione standard, i dialetti pavese e oltrepadano (talvolta definiti pavese-vogherese), parlati nel circondario di Pavia e nell'Oltrepò Pavese appartengono al gruppo emiliano[10][11][12] (codice ISO 639-3 "eml"). Già nel 1853 Bernardino Biondelli, nel suo "Saggio sui dialetti gallo-italici", inseriva il pavese nel novero delle parlate di tipo emiliano[13]. Del gruppo emiliano-romagnolo fanno parte inoltre il mantovano (con la variante basso mantovana) e il dialetto casalasco-viadanese (parlato tra la parte meridionale della provincia di Cremona e quella di Mantova).

Vi sono però dialetti della Bassa Lombardia centro-orientale che, pur conservando strutture morfologiche lombarde, presentano alcuni influssi emiliani nella fonetica. Si tratta, in particolar modo, del

Da alcuni studiosi le diverse parlate della Lombardia meridionale sono definite "dialetti lombardi di crocevia"[14], oppure "dialetti misti" (alla luce delle influenze emiliane, piemontesi e liguri nella vasta provincia di Pavia, emiliane e venete nel Mantovano e ancora emiliane a Cremona)[15].

Diverse interpretazioni considerano l'intero gruppo dei dialetti emiliani (ma non tutti i romagnoli) nella varietà meridionale della lingua lombarda. Dialetti lombardi, emiliani ed in parte romagnoli sono comunque fra loro intelligibili.

Isole linguistiche lombarde[modifica | modifica wikitesto]

Esistono delle isole linguistiche lombardofone:

Dialetti gergali[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni dialetti gergali conosciuti sono

Riconoscimenti ufficiali[modifica | modifica wikitesto]

La lingua lombarda potrebbe essere ritenuta una lingua regionale e minoritaria ai sensi della Carta europea per le lingue regionali e minoritarie, che all'art. 1 afferma che per "lingue regionali o minoritarie si intendono le lingue ... che non sono dialetti della lingua ufficiale dello Stato".[17][18] Nonostante ciò, lo Stato italiano non riconosce i locutori della lingua lombarda come minoranza linguistica. È anche per questo motivo che il lombardo viene erroneamente considerato un dialetto dell'italiano (a volte anche dai suoi stessi parlanti), nonostante faccia parte di un altro sottogruppo delle lingue romanze.

Nessun riconoscimento ufficiale è ancora avvenuto neanche dalla Svizzera, dove però la lingua viene studiata e protetta dal Centro di dialettologia e di etnografia di Bellinzona.

Il lombardo, contraddittoriamente, è censito dall'UNESCO come "lingua in pericolo d'estinzione"[19] poiché viene parlato da un numero sempre minore di persone. Ma il lombardo non è riconosciuto come lingua regionale o minoritaria dal Consiglio Europeo[20]: sebbene abbia le caratteristiche per rientrare negli standard degli idiomi tutelati dalla Carta europea per le lingue regionali o minoritarie, questo documento non è ancora stato ratificato dallo Stato italiano.

Caratteristiche fonetiche e morfosintattiche[modifica | modifica wikitesto]

Ortografia[modifica | modifica wikitesto]

Il lombardo non ha mai goduto di un'unificazione ortografica istituzionale, ma due sono i sistemi ortografici più usati. Quello con più prestigio e tradizione storica è il milanese classico, già nel XVI secolo e fino alla prima metà del XX secolo era adottato, sebbene con piccole differenze, in tutte le zone lombardofone. Claudio Beretta ed il Comitato per il Vocabolario Italiano - Milanese hanno iniziato nel 1979 un lavoro di semplificazione del sistema ortografici generando la versione ora in uso, detta ortografia moderna. Il secondo sistema è quello ticinese (o "alla tedesca", perché fa uso delle vocali ö e ü) che ha avuto ha origine nel cantone svizzero lombardofono. Questo sistema è oggigiorno usato anche in alcune zone lombardofone di confine, sia ad est che a ovest dell'Adda).

Fonologia e fonetica[modifica | modifica wikitesto]

  • La palatalizzazione dei complessi latini CL- e GL- in c(i), g(i) (es. CLAMARE > ciamà, GLAREA > gièra 'ghiaia');
  • La lenizione delle consonanti occlusive sorde intervocaliche (es. FATIGAM > fadiga, MONITAM > moneda/muneda);
  • La trasformazione di -CE, -GE in affricate alveolari o in sibillanti (es. GELUM > dzel/zel 'gelo');
  • La perdita delle vocali finali latine eccetto la a, risultata dal procedimento di sincope[21] (es. MUNDUM > mund/mond 'mondo') (presente anche nella lingua francese).
  • L'evoluzione in ü della ū latina (PLUS > pü);
  • La presenza della vocale ö (NOVU > növ/nöf).

La presenza di queste vocali anteriori arrotondate (dette anche "vocali turbate") è considerata una delle caratteristiche determinanti della lingua lombarda[22] caratteristica che la accomuna con il piemontese, il ligure e alcuni dialetti di tipo emiliano, ma la separa altre varietà della lingua emiliano-romagnola e dal veneto. Il lombardo si separa poi dal piemontese per mancanza della vocale media centrale (ovvero la “terza vocale piemontese”, ortograficamente rappresentata dalla lettera ë). Altra caratteristica che lo distingue dal piemontese è l'infinito della prima coniugazione che termina in à(r) (es. , fare, al posto del piemontese ).

La presenza delle vocali arrotondate ha poi causato uno "spostamento vocalico", per mezzo del quale la "o" latina appare come "u" in lombardo: (POTÌRE > pudè/pudé/pudì 'potere') (procedimento che si trova anche in altre lingue neolatine a sostrato celtico, come il francese e l'occitano).

Il lombardo ha poi mantenuto la "u" latina in molte posizioni dove il toscano (e quindi l'italiano) la perse: CURRERE > cur 'correre'; TURRIM > tur 'torre'

Morfologia e sintassi[modifica | modifica wikitesto]

  • La frase lombarda affermativa usa obbligatoriamente il pronome in forma cliticizzata, con o senza il pronome personale tonico: (luu) el dis (pronunciato /al/ - /el/ - /ol/ - /ul/ a seconda della variante dialettale).
  • Nella frase interrogativa il soggetto clitico si sposta dopo il verbo, a formare una sorta di suffisso verbale, caratteristica tipica del gallo-italico[23]: se disel ?
  • Le interrogative introdotte da avverbio o pronome necessitano spesso l'uso del pronome “che”. Altrettanto gli avverbi e i pronomi delle frasi affermative: cumè che l'é? = com'è?; induè che te l'è mandaa(t)? = dove l'hai mandato?.
  • La negazione si pone dopo il verbo o l'ausiliare: a parlen no; han no/minga/mia parlaa (Dalla negazione 'minga' deriva anche una delle denominazioni della lingua).
  • Esiste una serie di quantificatori inerentemente negativi, una caratteristica che si trova anche nell'inglese, ma assente nell'italiano:[24] hoo vist nissu(n) = non ho visto nessuno (cfr. l'inglese I saw nobody).
  • Esiste un imperativo negativo (assente in italiano, ove si usa la forma infinita): va no int'la nita! (trad. non andare nel fango).
  • Al posto del participio presente e del gerundio (che non esistono) si usa l'espressione “son(t) (a)dré a”, letteralmente "sono (a)dietro a", esempio: stai cantando? = te set (a) dré a cantà?
  • Il tempo verbale che in italiano corrisponde al passato remoto è caduto in disuso sin dal tardo Settecento[25]. Al suo posto è usato il passato prossimo: Un mese fa andai si dice Un mes fa son(t) andaa(t).


Produzione letteraria[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi letteratura milanese.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

I film in lombardo sono molto pochi. Se ne conoscono almeno sei:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, nella nomenclatura delle voci viene usato il termine "lingua" se riconosciute tali nelle norme ISO 639-1, 639-2 o 639-3. Per gli altri idiomi viene usato il termine "dialetto".
  2. ^ meno comunemente detta anche gallo-romanzo-cisalpina, famiglia che costituisce un sistema linguistico distinto sia rispetto all'italiano, sia rispetto al retoromanzo
  3. ^ (EN) UNESCO Atlas of the World's Languages in Danger
  4. ^ a b (EN) Ethnologue report for language lmo
  5. ^ Clemente Merlo, L'Italia dialettale 1 (1924): 12-26.
  6. ^ Gabriele Rosa. Dialetti, costumi e tradizioni delle provincie di Bergamo e di Brescia; Tipografia Pagnoncelli, Bergamo, 1857.
  7. ^ Bernardino Biondelli, Saggio sui dialetti gallo-italici, Milano, 1853.
  8. ^ Gian Battista Pellegrini, Carta dei dialetti d'Italia, Pacini, Pisa, 1977.
  9. ^ Fabio Foresti, Profilo linguistico dell’Emilia-Romagna, Editori Laterza, Bari, 2010, pag. 120
  10. ^ Profilo linguistico dei dialetti italiani, Loporcaro Michele, Editori Laterza, Bari, 2009, pag. 97, cfr Salvioni C., Dell'antico dialetto pavese. Bollettino della Società Pavese di Storia Patria
  11. ^ Devoto Giacomo, Giacomelli Gabriella, I dialetti delle regioni d'Italia, Sansoni Università, Firenze, 1972, pag. 54
  12. ^ Francesco D'Ovidio, Wilhelm Meyer-Lübke, Grammatica storica della lingua e dei dialetti italiani, Hoepli. URL consultato l'11 febbraio 2014.
  13. ^ http://www.archive.org/stream/saggiosuidialet02biongoog#page/n8/mode/1up "Saggio sui dialetti Gallo-italici" di B. Biondelli
  14. ^ Giovanni Bonfadini, Dialetti lombardi, Treccani. URL consultato il 13 marzo 2014.
  15. ^ Glauco Sanga, Dialettologia Lombarda, Aurora Edizioni - Università di Pavia, Pavia, 1984, pag. 8
  16. ^ Cfr. Western Lombard (Piazza Armerina, Novara, Nicosia, San Fratello)
  17. ^ La "Carta europea per le lingua regionali minoritarie è stata approvata il 25 giugno 1992 ed è entrata in vigore il 1º marzo 1998. L'Italia ha firmato tale Carta il 27 giugno 2000 ma non l'ha ancora ratificata.
  18. ^ In ogni caso, la carta non specifica quali lingue europee corrispondono al concetto di lingue regionali o minoritarie quali definite al suo articolo 1. In realtà, lo studio preliminare sulla situazione linguistica in Europa effettuato dalla Conferenza permanente dei poteri locali e regionali d'Europa ha condotto gli autori della carta a rinunciare ad allegarvi un elenco delle lingue regionali o minoritarie parlate in Europa. Malgrado la competenza dei suoi autori, un tale elenco sarebbe stato di certo ampiamente contestato per ragioni linguistiche, come pure per altre ragioni. Inoltre, rivestirebbe un interesse limitato poiché, almeno per quanto riguarda i provvedimenti specifici che figurano nella Parte III della carta, le Parti avranno un ampio potere discrezionale per stabilire le misure che si devono applicare ad ogni lingua. La carta presenta delle soluzioni appropriate per le varie situazioni delle diverse lingue regionali o minoritarie, ma non avanza giudizi sulla situazione specifica rispetto a dei casi concreti". Carta Europea delle lingue regionali o minoritarie, Consiglio d'Europa, Rapporto Esplicativo STE n. 148; traduzione non ufficiale
  19. ^ Red book of endangered languages
  20. ^ Carta europea delle lingue regionali o minoritarie
  21. ^ Hermann W. Haller: "The Other Italy". University of Toronto Press, 1999.
  22. ^ Giovan Battista Pellegrini, La carta dei dialetti d'Italia. Pacini editore, Pisa, 1977.
  23. ^ Cecilia Poletto: Dialectal Variation in the Northern Italian Domain.
  24. ^ Zanuttini, R. (1997). Negation and clausal structure: A comparative study of Romance languages. Oxford University Press, USA.
  25. ^ Il Biondelli riporta che il dialetto milanese fu la prima variante lombarda a perdere questo tempo verbale
  26. ^ Notizie e informazioni da Brescia e Provincia

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giacomo Devoto e Gabriella Giacomelli, I dialetti delle regioni d'Italia, Firenze, 1972, pag. 20-29
  • Sergio Salvi, Le lingue tagliate, 1975

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]