Gallia cisalpina

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Categoria: Storia d'Italia

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Gallia cisalpina è il nome conferito dai Romani ai territori della Pianura padana compresi tra il fiume Oglio (eccetto per il suo corso superiore ove risedevano i Camunni), e le Alpi piemontesi, fino al 42 a.C., anno nel quale uscì dalla condizione di provincia. Non è invece dato sapere quando essa divenne provincia. Essa comprendeva due principali aree: quella a nord del fiume Po detta Gallia Transpadana e quella a sud del grande fiume e chiamata Gallia Cispadana.[1]

In Gallia cisalpina erano presenti popolazioni celtiche (Galli), frazionati in numerose tribù. Tra queste, di particolare rilievo furono i Boi (nell'area di Bologna, che da essi prese il nome), gli Insubri (Pianura Padana centrale, tra gli attuali Canton Ticino e Lombardia), i Salassi (nelle odierne Val d'Aosta e Canavese), i Taurini (intorno all'attuale Torino, che ne perpetua il nome) e i Senoni, che si spinsero a sud dei confini della Gallia cisalpina (cioè oltre il Rubicone) e si stanziarono lungo la costa adriatica oggi compresa tra Romagna e Marche (lasciando il nome alla città di Senigallia e giungendo anche, tradizionalmente nel 390 a.C., a mettere al sacco Roma).

La provincia era governata da Mutina (l'odierna Modena), dove nel 73 a.C. Spartaco sconfisse la legione di Gaio Cassio Longino, governatore della provincia o, alternativamente in altre sedi, fra cui Aquileia.

[modifica] Popolazioni

Le Tribù Celtiche in Italia
Le Tribù Celtiche in Italia

La Gallia cisalpina fu abitata da popolazioni quali i Liguri, i Celti di Golasecca, i Veneti, i Reti; in seguito ripetute invasioni celtiche provenienti da oltre le Alpi e databili tra il 600 e il 400 a.C. (Insubri, Cenomani, Boi, Lingoni, Senoni, Taurini e Benacensi) stabilirono una egemonia celtica molto più culturale che non politica o militare. L'influenza celtica si estendeva su tutta l'area padana con l'eccezione del "triangolo veneto"; vi fu diffusa integrazione con i Liguri, con la formazione di numerose tribù miste celto-liguri, e l'epigrafia documenta anche episodi di integrazione tra famiglie nobili celtiche e venetiche.

Il famoso "Periplo di Silace" (viaggiatore e geografo greco 522-485 a.C.) attesta la presenza di indigeni di lingua celtica insediati in Italia del nord Est già dal VI secolo. Con il nome di "Periplo del Mare interno" o "Periplo di Silace" si indica un testo che racconta della storia del viaggio lungo le coste del mediterraneo compiuto dal viaggiatore greco. Perduto l'originale, il testo fu riscritto un secolo dopo dallo pseudo-Silace col titolo "Periplo del Mediterraneo" (338-335) che ci descrive le tribù celtiche presenti sulla costa appena a meridione degli insediamenti dei Veneti in una data che, considerando le date note della vita di Silace, deve aggirarsi attorno al 490 a.C.

Il ritrovamento e la decifrazione di materiale epigrafico in lingua celtica nell'area di Golasecca testimonia la presenza di popolazioni celtiche tra il VII e il VI secolo a.C.. Secondo lo storico R.C. De Marinis, la cultura proto-celtica di cultura di Golasecca appare essere evoluzione senza soluzione di continuità della cultura di Canegrate risalente al 1300 a.C.. Tutto ciò conferma alcuni cenni di storici classici come Polibio e Livio. Frequenti toponimi di origine celtica in Carnia e Carniola occidentale, uniti alla storiografia antica ed ai reperti archeologici, dimostrerebbero la lunga presenza celtica anche nelle estremi Alpi orientali, peraltro qui già suggerita da caratteri culturali e tradizionali residui nella moderna etnografia friulana.

La Cultura di Golasecca si diffuse, tra l'Età del Bronzo finale e la prima Età del Ferro, in una zona compresa tra il Sesia e l'Adda, con una serie di insediamenti collinari e pedemontani posti intorno ai laghi alpini del Canton Ticino.

Sul finire dell'epoca preistorica, quest'area dell'attuale Lombardia era punto di transito e di contatto con la cultura celtica di Hallstatt a Ovest, con quella dei Campi d'Urne nel Nord continentale e con gli Etruschi al Sud. Inizialmente concentrati in zona pedemontana e poi dilagati in tutta l'area dei laghi, qui si svilupparono numerosi agglomerati abitativi di una cultura originale, i cui reperti più antichi oggi disponibili sono databili a partire dal IX secolo avanti Cristo.

Dall'inizio del IV secolo a.C. nuove migrazioni di celti attraversarono a più riprese le Alpi installandosi in zone del territorio italiano, compiendo saccheggi e distruggendo molte delle città etrusche più a nord. Nel nord-Italia molte antiche popolazioni locali del ceppo ligure (per esempio i Taurini) si fusero coi celti. Nel 388 a.C. la nazione dei Senoni compie una spedizione contro Chiusi. La città etrusca di Melpun viene distrutta. L'anno dopo, gli stessi Senoni, sulla scia dei saccheggi in territorio etrusco, sconfiggeranno le forze Romane nella battaglia del fiume Allia, Roma verrà saccheggiata dai Galli di Brenno: sarà il giorno più nero della storia repubblicana.

Province dell'Impero Romano
Province dell'Impero Romano

Nel 385 a.C., i Galli Senoni si installano definitivamente nel Piceno, colonizzandolo interamente nel 322 a.C. (Polibio riferisce di un trattato di pace dei Senoni con Roma per questo anno).

Nel 295 a.C., nell'ambito delle guerre sannitiche, i Celti del Nord Italia si alleano a Umbri, Etruschi e Sanniti per combattere Roma. La coalizione ha in un primo tempo successo (ad esempio con la presa di Arezzo da parte degli stessi Celti) ma in seguito alla defezione degli Umbri, verrà definitivamente sconfitta dai Romani nella battaglia di Sentino. Nel 225 a.C. cinquantamila fanti e venticinquemila cavalieri Celti varcano le Alpi in aiuto ai loro consanguinei cisalpini, ma vengono sconfitti e massacrati dalle armate romane nella battaglia di Talamone (a nord di Orbetello) descritta dettagliatamente settanta anni dopo da Polibio (Storie, II-27).

Tre anni dopo gli Insubri vengono debellati a Clastidium sulla riva del Po e la loro capitale, Mediolanum (Milano) è conquistata. Per consolidare il proprio dominio Roma crea le colonie di Placentia (Piacenza), nel territorio dei Boi, e Cremona in quello degli Insubri. Le popolazioni celtiche della Cisalpina si ribelleranno nuovamente in seguito alla discesa di Annibale in Italia. Come alleati del condottiero cartaginese saranno fondamentali per le sue vittorie al Trasimeno (217 a.C.) e a Canne (216 a.C.). Dopo la sconfitta di Annibale a Zama (202 a.C.), verranno definitivamente sottomessi da Roma.

Di alcune tribù di celti in Italia abbiamo notizie sparse o anche solo cognizione della loro collocazione geografica:

Il termine Gallia togata con cui viene a volte definita la stessa zona deriva dall'abitudine delle popolazioni autoctone, di etnia gallica, a vestire abiti tipici del mediterraneo simili alla toga romana, da cui il nome togati utilizzato dagli esploratori romani per definire gli abitanti di questa zona.

[modifica] Note

  1. ^ Lawrence Keppie, The Making of the roman army, From Republic to Empire, University of Oklahoma, 1998, p.98.

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